Venezia
Sarà un evento unico e irripetibile, perché irripetibile è lo spazio delle Tese delle Vergini, il nuovo allestimento de "La Bottega del caffè" che Teatridithalia presenta nel programma 2006 della Biennale Teatro. Debutta a Venezia stasera (in replica il 28 e il 29 luglio) e il titolo è "Das Kaffeehaus", perché l'incontro del Teatro dell'Elfo con Carlo Goldoni è filtrato attraverso la scrittura corrosiva di Rainer Werner Fassbinder.
Dopo una prima versione allestita nel 1991 - che portava in scena la rielaborazione della commedia curata dal regista tedesco nel 1969 per il Teatro Comunale di Brema - Elio De Capitani e Ferdinando Bruni sono tornati a lavorarci e l'esito sarà un'opera radicalmente rinnovata, le cui suggestioni saranno ancorate al fascino dell'Arsenale.
Quanto e in cosa è cambiata questa messinscena rispetto a quella del 1991?
«L'elemento più vistoso che segna la differenza - dice Ferdinando Bruni - è lo spazio. Avere la possibilità di lavorare all'interno dell'Arsenale ci ha permesso di rivedere l'immagine di Venezia che avevamo costruito nel primo allestimento - una città nella quale c'era l'aura di Macao o Bangkok -, ambientando il racconto nella città vera che ospita quella società descritta da Goldoni».
«Questo spazio straordinario - afferma Elio De Capitani - alla Tese ci ha consentito di moltiplicare la superficie che richiama la laguna e questo richiama in maniera forte l'elemento pervasivo dell'acqua. Perché in teatro l'acqua diventa un elemento nella costruzione della scena, qui è il respiro stesso della città. E grazie a questa presenza invadente dell'acqua anche i giochi di luce, le ombre, i riflessi creano un'atmosfera unica».
Una Venezia che vive sull'acqua, ma popolata di relitti umani, materiali ferrosi, brandelli di macchine e gru, in uno scenario post-atomico. Qual è il senso di questa "dissacrazione" della Bottega di Goldoni?
«Questa Venezia - risponde Bruni - è la metafora di un mondo nel quale tutto si mercanteggia, nel quale ogni cosa e ogni relazione viene cariata dall'avidità. Ecco che in scena ogni volta che si pronuncia una cifra in zecchini viene immediatamente fatto il cambio in dollari, in sterline, in lire. In questo senso abbiamo enfatizzato la riscrittura di Fassbinder contaminandola con l'originale di Goldoni. E lo specchio di questa civiltà malata diventa una Venezia post-industriale».
Si rinnova dunque il segno neo-espressionista della prima edizione?
«In questo lavoro - spiega De Capitani - si scontra l'immagine della Venezia sull'acqua, città di relazioni e sposa del mare, una nuova Atene, con la Venezia della bassezza e del mercanteggiare su tutto. Una Venezia che assume i connotati della Chicago di Brecht, crogiolo di tutti i mali, nella quale vige il diritto del più forte e l'unico valore è il denaro».
Sotto questo cielo di piombo avete scelto di indurre alla risata "nera", lontana dall'ironia della commedia di Goldoni. Perché?
«In questo lavoro - sostengono Bruni e De Capitani - viene lasciato ampio spazio all'improvvisazione e quindi molte battute comiche nascono dal percorso scenico e dal rapporto con il pubblico. Questa è una Bottega che incrocia Goldoni, Fassbinder e il Teatro dell'Elfo. E alla fine non si ride per la leggerezza delle situazioni, piuttosto per eccesso di disgusto di fronte ad un mondo allo sfacelo».
Gb. M.
edit d inizio agosto ricordando la sera del 28 luglio all'arsenale d venezia
dunque, sono tornata a venezia dopo qualke anno d lontananza (come ho fatto a resistere??) xkè l'occasione d vedervi gli Elfi era troppo interessante ... il pomeriggio era stato stupendo ma la sera è scesa presto con un temporale da tregenda con vento fortissimo nubi basse sulla punta della dogana lampi e fulmini... solo la meta nn mi ha fatto desistere e andare avanti sulla riva degli skiavoni in piena tempesta ;-), devo ammettere ke avevo ragione… arrivando 1 poco emozionata allo spazio delle tese alle vergini ero inzuppata d pioggia (viva il k-way!) ma subito ho incontrato 1 delle persone ke + stimo, ferdinando bruni! bello tranquillo mi ha tranquillizzata dicendo ke la sera prima si stava molto peggio, morti d caldo... insomma fra kiakkere e sorrisi si comincia! la scenografia è grandiosa potendo sfruttare il grande spazio all'interno dell'arsenale, lì dove si svolgevano e controllavano le vele delle navi della serenissima... sono in terza fila sulla gradinata e vedo molto bene i rottami della città alla fine della storia dell'umanità, ferdinando e rita filmano le scene stando in + in alto ai lati, come se vegliassero su tutti... insomma ritrovo le battute e parte dei costumi visti 4 anni fa all'elfo, ma c'è un respiro + ampio e il don marzio d alessandro genovesi è fantastico, diverso da altri spregevoli personaggi ke c ha fatto amare, senza età, laido ma con la consapevolezza d nn trovare soddisfazione se nn nei vil denaro... veramente molto bravo! gli elfi affrontano con bravura e coraggio i faticosi personaggi paludati d paltò cardigans golfini rosa papaline cappellini stivali o scarpe d gomma (per i 'maski) e spesso a mollo nell'orrido pantano nero e abitato da pantegane (una, subito 'uccisa'), i personaggi sono ben delineati, incisivi, precisi, colpiscono il pubblico anke quando strappano il sorriso o la risata... alla fine molti applausi e un brindisi a elio per il suo compleanno (ma era già passata la mezzanotte!). grazie d esistere, ragazzi! erica