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giovedì, 26 ottobre 2006

ANCORA PETRA

 L'universo femminile degli amori totali
«Le lacrime amare di Petra von Kant» rivissute con la regia di Antonio Latella
Gianfranco Capitta
Narni
Per Antonio Latella, inarrestabile nella produzione di spettacoli, questo deve essere un periodo artistico cosparso di spinte contraddittorie. Ha mostrato di recente a Roma un saggio del suo lavoro con giovani attori per la Ecole des maitres, che puntava (forse troppo) sulla leggerezza e la superficie del teatro, fino a trasformare lo shakespeariano Timone d'Atene in un rap sul bilico di una discoteca.
Dall'altra parte, in una produzione del Teatro stabile dell'Umbria, carica ora di connotazioni pesanti, quasi manierate, un piccolo e pungente classico di fine novecento, Le lacrime amare di Petra von Kant (ancora oggi a Perugia, poi in tournée fino a tutto gennaio), di quel Fassbinder a cui Latella si era già rivolto, con una versione-tabarin del genetiano Querelle, che il regista tedesco aveva eternato per lo schermo poco prima di morire.
Petra, a differenza di molti altri testi dell'artista tedesco, è un testo al femminile. Nell'ambientazione, che è quella della moda, e nella struttura dei rapporti che geometricamente, quasi, si vanno a instaurare tra le diverse creature. Come tutte le storie di Fassbinder, anche questa è una storia d'amore e di disillusione, o meglio la storia di grandi amori, un vero e proprio mélo, dove i sentimenti dominano i personaggi e le situazioni che questi vivono. E nello stesso tempo è anche una sorta di apologo, di quelli che spesso l'autore amava raccontare con lo sguardo disincantato che veniva però da un cuore «tenerone».
Un apologo denunciato fin dal titolo, dall'aggettivo «amare» che definisce subito le lacrime di Petra, definizione tanto partecipata quanto «morale». Petra è una donna bella e forte, che si innamora di altre donne, e ne fa innamorare. Una donna che sa fare i suoi conti economici, ma poi sbraca davanti ai richiami del cuore e dell'eros, e quindi anche del potere. Che inizia da una modesta attività sartoriale e si ritrova boss di una grande fashion haus, naturalmente mirata ad un target redditizio e popolare, come spiega la rivalità con una catena di grandi magazzini. Una donna evoluta e cosmopolita, che quando si innamora non smette di comandare e imporsi (fin dall'iniziale scippo ad un'amica della ragazza amata), ma anche capace di farsi traino, strumento e vittima dell'altra, prima e dopo che questa l'avrà mollata. Mentre fedele resta attorno a lei, vigilante ronzio muto, la donna senza parole che è la sua assistente/schiava.
Non c'è sangue versato o cruento in questo universo femminile, ma molto dolore, appena lenito dalla madre o dalle amiche, e le lacrime appunto, prevedibili ma anche necessarie per filtrare attraverso il loro effetto deformante la propria visione del mondo. Un mondo che ruota attorno a lei, Petra, che nello spettacolo di Latella ha ha una interprete con tutti i mezzi per esercitare quel ruolo. Laura Marinoni è il vero perno di tutto l'apologo fassbinderiano, bella e inquietante, seducente e determinata nelle sue statuarie mises bianche candide, come un'innocenza che forse rincorre e non può proprio possedere, come chiunque frequenti i sentimenti.
Latella però non asseconda il tono neomélo di Fassbinder: ne sottolinea semmai il paradosso e l'errore, o anche la «maniera». Tutte quelle signore accentuano ridicolmente il proprio birignao, a parte la stessa Marinoni intensissima, e Cinzia Spanò che è l'amica Sidonie. La mamma arriva a cantare Balocchi e profumi, l'oggetto della passione gestisce in modo quasi manageriale il proprio richiamo.
Tutte, e tutto, agiscono sotto una sorta di enorme totem, feticcio di donna nuda, un fantoccio altro quattro metri che raffigura nuda quella medesima «oggetta» di desideri. All'altezza del cui sesso si muovono le facce e volano le parole. Con un effetto di claustrofobia maniacale che, forse, non rende giustizia alla complessità di quelle relazioni tra donne, e neanche alla lucidità di Fassbinder. E nonostante la lettura discutibile, Latella compone uno spettacolo molto bello figurativamente, di un certo spessore e di grande seduzione. E anche di qualche inquieto, «amaro» dissenso.

(il manifesto 24 ottobre 2006)

amo le recensioni di Giancarlo Capitta!

postato da: erica1cate alle ore 12:54 | link | commenti
categorie: recensioni, antonio latella
martedì, 24 ottobre 2006

DOMENICA 29 OTTOBRE FESTA DEL TEATRO A MILANO

UN GIORNO DI SPETTACOLI EVENTI E VISITE GUIDATE ( e anke sabato 28 ci son cose interessanti) A SOLI  €3 o GRATIS :-)))

http://www.lombardiaspettacolo.com/

 

postato da: erica1cate alle ore 15:22 | link | commenti (2)
categorie: programma
lunedì, 23 ottobre 2006

Altre due recensioni per Petra

Renato Palazzi – Sole 24Ore domenica 22 ottobre 2006
Lacrime amare per amori irrisolti
“… È più utile interrogarsi sull’ossessivo iper-realismo della scultura [che domina la scena e raffigura Karin, amata da Petra], tale da suggerire che sia proprio nel rapporto tra realtà e finzione la chiave di lettura adottata da Latella: Petra, all’inizio, dice cose false in tono falso e accusa la madre, la figlia, l’amica Simonie di essere a loro volta le maschere di un grottesco rito sociale: poi l’egoismo di Karin la spinge a prendere coscienza di sé, e allora la sua debolezza, la sua disperazione diventano ferocemente reali. […] Questo schema registico, indubbiamente lucido e meditato, nella prima parte risente di un certo approccio troppo intellettuale, quasi dimostrativo, che si evidenzia nelle forzature espressive con cui sono rese le figure di contorno, e nella scelta di mostrarle tutte vestite di un bianco gelido che le uniforma e ne fa come i riflessi di una sola creatura [… ] Merito prevalente della bravissima Laura Marinoni, che conduce via via la platea nella dolente evoluzione del suo personaggio, ma anche della Aielli, della Spanò, della Troise, che dà alla figlia le movenze di un ottuso bambolotto meccanico (ecc)”.
 
Franco Cordelli – Corriere della Sera 22.10.2006
Tutte le donne di Petra von Kant. Il dramma di Fassbinder rivisitato (e un po’ stravolto) da Latella
“Il sistema-Brecht pervade di sé la scena del mondo con il suo candore, con il suo bianco, ovvero con la sua ipocrisia; il rapporto che Petra intrattiene con l’amica, con l’amante, con le madre, con la figlia, con Marlene (l’assistente) è comunque un rapporto di forza. Al sistema-Brecht, nello spettacolo di Latella, si contrappone, sul piano figurativo, il sistema-Sirk, il regista tedesco emigrato a Hollywood e che per Fassbinder era l’altro punto di riferimento. In quanto eminente regista di melodrammi, Sirk è la passione che irrompe e destabilizza l’ordine sociale, mette a nudo i rapporti di forza, dice la verità. […] E però nella Petra von Kant di Latella vi è un equivoco irriducibile. È la deriva dell’ideologia oggi dominante, nei suoi residui di controcultura: l’idea che la passione, in quanto anti-borghese, sia di per sé salvifica. Questo tratto di irriducibilità la si coglie nella recitazione, in specie della protagonista, Laura Marinoni. La Marinoni è bravissima, ma come Petra non mi convince mai. Perché, se non perché crede troppo in ciò che dice? La Marinoni recita come in un film di Sirk, con la voce delle doppiatrici anni ’50. Il sistema-Brecht andava corretto, non già a sua volta demolito. La passione, non meno che buona e santa, è fanatica e perciò criminale”.   
postato da: cabepfir alle ore 09:29 | link | commenti
categorie: recensioni, antonio latella

Auguri Teatro Nuovo, siamo coetanei

20 e 21 ottobre 2006

venticinque anni

Nuovo Teatro Nuovo
teatro stabile d'innovazione


venerdì 20
ore 21.00
Sala Teatro Nuovo
Le cinque rose di Jennifer

di Annibale Ruccello
regia di Arturo Cirillo

sabato 21
ore 10.30
Sala Assoli
Teatro di guerra*
un film di Mario Martone

ore 12.00
Sala Teatro Nuovo
presentazione del volume
Veri movimenti 2006>1981

venticinque anni tra i linguaggi e i protagonisti della scena contemporanea

ore 16.00
Sala Assoli
proiezione video
Opera Genet*
di Antonio Latella

ore 17.00
Conclusioni

dalle ore 23.30
Festa per il venticinquennale
presso
Bougainvilla
via Manzoni 308 (Capo Posillipo)

INFO
Napoli, Via Montecalvario 16
tel. 081 4976267
redazione@nuovoteatronuovo.it
www.nuovoteatronuovo.it

(scusate se posto l'informazione solo ora ma sabato ero fuori Napoli e non ci sono potuta andare)

postato da: cabepfir alle ore 09:27 | link | commenti (3)
categorie: programma, antonio latella
giovedì, 19 ottobre 2006

COPI ALL'ELFO

Ida Marinelli
Les escaliers du Sacre-Coeur
(Le scale del Sacro Cuore)
di Copi
traduzione Luca Coppola, Giancarlo Prati
regia e spazio scenico di Lorenzo Fontana
con Olivia Manescalchi Simona Nasi, Mimoun El Barouni, Nicola Bortolotti, Fausto Caroli Giancarlo, Judica Cordiglia, Angelo Pireddu
costumi a cura della compagnia
luci di Cristian Zucaro
produzione Associazione Baretti in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Teatro d’Europa
dal 18 al 29 ottobre '06
 
visto ieri alla prima milanese (dopo le poche repliche di giugno a Torino).
1 bel gruppo d attori e 1 simpatico regista/attore mettono in scena il testo in versi del grande drammaturgo e disegnatore francese.
tutti bravi ma in particolare: Ida Marinelli (un cameo), Mimoun El Barouni (compagnia della Fortezza di Armando Punzo), Olivia Marescalchi.
il testo è giustamente strampalato ma viene portato in scena rigorosamente, forse troppo, 1 poco di grottesco ci poteva stare, interessante il discorso sull'identità sessuale, problema ke x l'autore tocca tutti, madri, figlie, padri x caso, travestiti e checche, comunque si sorride.
 
 

MILANOLTRE 2006 – VENTANNI IN SCENA (spesso al teatro dell’elfo di milano)

        

colpevolmente segnalo solo i tre spettacoli ke mi hanno più colpito.

 

ven 22.9 ANTONIA SAN JUAN - LAS QUE FALTABAN

Sala piena, molti del pubblico ricordano lo spettacolo di 2 anni fa, ‘el veneno del teatro’, Antonia ci spiazza subito entrando in scena zoppicando ad arte su 1 gamba irrigidita e guatandoci con aria d superiorità dall’alto del già famoso soprano Fedora di Sansepolcro, 1 sequela di ricordi di glorie (fasulle) passate e di insulti ai detrattori... STREPITOSA! seguiranno la moglie vessata dal marito (ke parla con lui solo x mezzo della figlia ‘dì a tuo padre di passarmi il sale’), la figlia ke desidera solo 1 uomo ke la opprima come ha visto fare dal padre con la madre (ma facendosi maltrattare, lo tiene x le p...., lui torna sempre), la collegiale ipercattolica ke ama il macho bellissimo & militare (ke disgusto!), la donna di mezza età ke si cura della madre tenendola a dieta stretta (digiuno) e ke viene premiata x la sua abnegazione, la signora snob drogata di pillole dimagranti calmanti eccitanti ke propina anke alla figlia adolescente e ke si ‘distrae’ nelle orge con i servitù extracomunitaria, la giornalista del tg ke parla di stragi e varie amenità all’ora di cena...

divertente & amara, grande Antonia...

 

dom 8.10 MARK RAVENHILL – PRODUCT

finalmente vedo il drammaturgo amatissimo (di cui ho visto rappresentati ‘bagaglio a mano’ e ‘polaroids molto esplicite’ da Teatridithalia) presentare direttamente un suo nuovo testo! Mark è il regista cinematografico alla ricerca spasmodica del buon testo, lo ha trovato, gli piace e lo racconta a Federica Fracassi, l’attrice-vittima ke ha scelto x farle interpretare la protagonista. lei è la ragazza sprovveduta ke conosce, si porta a letto, s’innamora del terrorista mediorientale diventando a sua volta terrorista in 1 crescendo di avvenimenti ke ricalcano le paure occidentali, attentanti mortali & resurrezioni compresi, molto splatter. divertente, lui è molto comunicativo, bravo attore, buon cantante e giovane quarantenne piacente J   

 

mer 11.10 TIM CROUCH – AN OAK TREE

Tim Crouch (altro giovane quarantenne dall’aspetto molto simpatico) va in scena con Elio De Capitani in 1 spiazzante psicodramma basato sullo spettacolo di 1 ipnotizzatore ke incontra nel suo show il padre della ragazzina investita accidentalmente... nn era sua la colpa, il padre sembrava trovare la presenza della figlia in ogni angolo trovandone sollievo, ma il reincontrarsi accidentalmente scatena il senso d colpa e il dolore come appena suscitati... oppure è solo lo show ke induce a prendere l’ipnosi x realtà? il pubblico partecipa in qualità di avventori del bar dove si svolge lo spettacolo di ipnosi, poi l’autore ci dice ke siamo tutti usciti e il bar è vuoto, davero nn siamo più lì, terribilmente spiazzante! EDC è stata 1 ottima spalla molto in parte, appena Tim gli ha detto quale sarebbe stato il suo ruolo (46 anni, stanco e con le mani rovinate dal lavoro), lui si è trasfigurato e il volto si è fatto scavato, poi ha seguito tutte le indicazioni dell'autore come 1 giovane attore. BRAVI!!!
postato da: erica1cate alle ore 12:38 | link | commenti (3)
categorie: recensioni
martedì, 17 ottobre 2006

"Una tragedia d'amore per Petra von Kant"

Ieri su Repubblica è stata pubblicata la recensione del nuovo spettacolo di Antonio Latella, Le lacrime amare di Petra von Kant, a firma di Franco Quadri. Cito qualche estratto:

"Ci sono 6 personaggi femminili in cerca di una realtà in cui convivere nelle Lacrime amare; e Antonio Latella, arrivato alla pièce per aggiungere Fassbinder alla sua collezione di drammaturghi della diversità, ne aggiunge in forma di immagine un settimo che li rappresenti: è la statua alta 4 mt di una donna nuda [...] che ha il volto di Karin, l'aspirante modella in cui Petra crede di identificare l'amore assoluto, un amore che la distrugge mentre crede di realizzarsi. Ma la grande figura è anche muta come la assistente della protagonista, che ne insegue ogni gesto senza una parola [...].

"Sotto alla persona simbolica, guardata da quelle viventi come un'immagine da museo, l'azione molto quotidiana della pièce, che, per tradurre l'immediatezza sentimentale di un impianto mélo, usa parole che rasentano il fumetto, non assume qui un andamento realistico, perché non ci sono mobili e ci si siede per terra davanti ai teli di fondo che raccolgono immagini proiettate di quel che si sta svolgendo [un po' come alla fine della Cena, nota di Cecilia]

"[...] E la recitazione è il punto di forza della serata, a cominciare dalla grande prova di Laura Marinoni [...] e ai mascheramenti borghesi di Cinzia Spanò, in questo scontro infelice con le molte facce dell'amore".

Teatro Stabile dell'Umbria - Fondazione del Teatro Stabile di Torino - Théâtre National Populaire TNP Villeurbanne Lyon

Le lacrime amare di Petra Von Kant
con Laura Marinoni

di R.W. Fassbinder
traduzione Roberto Menin
e con Silvia Ajelli - Cinzia Spanò - Sabrina Jorio - Stefania Troise - Barbara Schroer
e gli animatori d'ombre Massimo Arbarello - Sebastiano Di Bella
regia Antonio Latella
scene e costumi Annelisa Zaccheria
disegnatore luci Giorgio Cervesi Ripa
suono Franco Visioli
ideazione ombre Massimo Arbarello - Sebastiano Di Bella

Il Teatro Stabile dell'Umbria e quello di Torino tornano a collaborare insieme per la messinscena di un testo estremamente attuale, di particolare interesse e fascino, in cui Fassbinder, figura fondamentale del rinnovamento culturale del dopoguerra tedesco ed europeo, opera un'analisi lucida e disincantata dell'amore nella nostra società.
La regia è affidata ad Antonio Latella che ha già ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per l'attività svolta con il nostro teatro. Protagonista dello spettacolo è Laura Marinoni, attualmente una delle attrici più interessanti e apprezzate per la sua versatilità e potenza espressiva

tournée
Narni - Teatro Comunale - dal 12 al 15 ottobre 2006
Perugia - Teatro Morlacchi - dal 17 al 22 ottobre 2006
Spoleto - Teatro Caio Melisso - 24 ottobre 2006
Foligno - Politeama Clarici - 25 ottobre 2006
Gubbio - Teatro Comunale - 26 ottobre 2006
Torino - Teatro Astra - dal 2 al 15 novembre 2006
Terni - Teatro Verdi - 17 e 18 novembre 2006
Todi - Teatro Comunale - 19 novembre 2006
Roma - Teatro Argentina - dal 21 novembre al 3 dicembre 2006
Catania - Teatro Ambasciatori - dal 6 al 12 dicembre 2006
Palermo - Teatro Biondo - dal 13 al 24 dicembre 2006
Villeurbanne (Lione) - Théatre National Populaire - dall'11 al 24 gennaio 2007
Brescia - Teatro Sociale - dal 17 al 21 gennaio 2007
Napoli - Teatro Mercadante - dal 23 al 28 gennaio 2007
note di regia
Per raccontarci la donna Fassbinder sente la necessità di chiuderla nella sua casa, quasi come se isolandola riuscisse ad evidenziarne tutti i suoi lati, compreso il virus che l'ha contagiata. La donna diventa nell'immaginario fassbinderiano una proiezione, un ideale, un'icona, una gigantografia, una mappa dei sentimenti. Il suo corpo diventa la casa da abitare, esplorare, invadere, conquistare, dominare, governare......tentativi inutili, perché la donna di Fassbinder resta unica e inafferrabile, anche per la donna stessa. La donna non può essere posseduta ma solo amata, totalmente, senza mezze misure. Amore assoluto, mortale. Una donna è la sua casa. L'ossessione di un ruolo, un posto, un luogo nel mondo. Quattro pareti di un interno borghese. Ghiaccio. Petra non varca mai la soglia, resta confinata nel suo isolamento, quasi come se fosse impossibilitata a muoversi. La sua casa è il suo tutto (ufficio-laboratorio-confessionale-atelier-album di famiglia-riposo-gioco-tomba-fossa comune dei sentimenti). Nessuna emozione forte, la passione manipola i comportamenti umani, tutto deve essere filtrato dalla testa; chi si lascia andare alle passioni è debole agli occhi della società. Tutto diventa rappresentazione. Ripetizione di regole, forme, di una partitura dalle forti tinte borghesi. Tutto è prevedibile, riconoscibile, ancor prima dell'essere detto o fatto. Come dice Fassbinder: ''non esistono vicende vere. Il vero è artificio'' Per rompere l'alienante corteo funebre di una inevitabile morte quotidiana, Fassbinder introduce nella cella della regina madre un elemento sconosciuto, non 'infetto' e per questo senza regole, pronto a tutto per conquistarsi un ruolo. Il nuovo attrae e paralizza, ci destabilizza, ma ci costringe ad agire, ad uscire (non fuori dalle mura, ma fuori da noi stessi) per rimettere l'amore in corpo e tornare ad essere protagonisti del proprio sogno d'amore; il nuovo è l'ossigeno necessario per andare oltre le pareti di una casa, oltre l'asfalto di una strada più volte percorsa. E così Petra si getta senza pensarci nelle braccia del vuoto (KARIN) per inseguire o, forse come Fassbinder, per ripercorrere con tanta disperata ostinazione quell'utopia probabilmente infantile e impudente che si chiama (AMORE). Nei fiumi dell'alcool finalmente la parola trova sangue, riacquista il suo valore arcaico e il non detto può finalmente essere ripetuto, urlato senza alcun pudore: ''Ti amo. Ti amo. Ti amo''. Stillicidio che ripercuote la stessa pelle di un corpo vuoto per recuperarne il senso, riempirne il suono. La parola ritrova l'utero, la pancia, la casa. Le quattro pareti diventano il manifesto ''IL NON AVERE UTOPIE È UN'UTOPIA''; diventano un luogo metaforico; uno spazio mentale che rende concreta l'illusione, anzi la ingigantisce, ne fa quasi un mostro che fagocita il reale, rendendolo ombra priva di corpo; proiezione di una vita. Le pareti diventano la placenta di un luogo primordiale, quasi onirico, dove tutto è possibile, dove non si ha più nessuna remora a seguire un impulso, dove le parole sono fili di un tessuto prezioso, si tendono, si intrecciano per tessere una trama, una ragnatela, dove la vittima si fa carnefice e il carnefice si fa vittima di se stessa. La forma perde la cortesia e diventa ostentata istallazione di un sentire primordiale, la parola torna ad essere femmina, liberandosi definitivamente della sua terroristica 'oppressione'. In questa sovraesposizione, in questo gioco di violenti luci e ombre, il testo taglia nettamente le appendici che lo datano, e recupera il suo valore tragico, il suo essere tragedia moderna, il suo essere melodramma. I corpi perdono i costumi, i ruoli e si rivestono di intimo. Il privato diventa la pelle in cui ritrovarsi ed imparare ad accettare la maschera della propria tragica esistenza. Così le lacrime si fanno simbolo, sintesi artistica, dell' amarezza del vivere.
Antonio Latella - marzo 2006
postato da: cabepfir alle ore 18:52 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, antonio latella
giovedì, 12 ottobre 2006

IERI E' OGGI ALLO SPAZIO TEATRO 89 - MILANO


 Via F.lli Zoia, 89 - 20153 Milano 

INAUGURAZIONE SPAZIOTEATRO89


Venerdì 13 ottobre 2006

 

ieriE'oggi
consonanze
suoni, parole, immagini della tradizione

 

La Sardegna
Tenore Nugoresu

La Sicilia
Fratelli Mancuso

a cura dell’Associazione Culturale “equinozi”

realizzazione tecnica delle immagini

 Alfredo Manzoni 

 

voce recitante

Liana  Nissim

 

ideato da
 Giorgio Botta

 

Ingresso: Eur 5,00


Le valli alpine di lingua d'Oc
Senhal

ore 21.00
postato da: erica1cate alle ore 15:44 | link | commenti
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martedì, 10 ottobre 2006

MEDEA A PARMA

eventi.parma  10/10/2006

Studio su Medea
Tre spettacoli di Antonio Latella dedicati a Medea. Al Teatro Lenz dall'11 al 13 ottobre

CAPITOLO I_MEDEA & FIGLI
CAPITOLO II_MEDEA & GIASONE
CAPITOLO III_MEDEA DEA

Regia < Antonio Latella
Elaborazione_Drammaturgia < Federico Bellini
Interpreti < Nicole Kehrberger_Michele Andrei_Giuseppe Lanino_Emilio Vacca
Musiche < Franco Visioli
Luci < Giorgio Cervesi Ripa
Produzione < Teatro Stabile dell’Umbria_Totales Theater International_Festival delle Colline Torinesi    

Tre tele sporche, caotiche, colori gettati di getto senza una grammatica, una logica, la rottura di una forma, anzi il tentativo utopico della non formalizzazione. Da questo caos è la memoria dei corpi, della carne che prende il sopravvento.
La tela, o capitolo uno Medea & Giasone, è l’incontro scontro tra questi due corpi e le loro storie, sintesi della storia di Medea, del mito di Medea, così come è stato tramandato. Danza di corpi che si cercano e si annullano nell’altro, in quella memoria che non ci appartiene. Le altre due tele o capitoli vanno a completare il racconto del primo: il corpo della donna amata-amante che si fa corpo madre-corpo matricida; e poi nell’ultimo capitolo il corpo che elimina annulla il sangue, la carne, per andare verso l’ascesi e quindi divenire Dea_Me_Dea. Poche parole, nessuna parola: alfabeto che cerca il recupero di una lingua nell’impossibilità della comprensione, anche il detto diventa suono, memoria arcaica, Musica.

The director Antonio Latella will undertake the trilogy “Study on Medea”: recent debut and great audience and critics’ success. Three dirty, chaotic canvases, colours thrown without any logical sequence, the breaking up of a shape, on the contrary the utopic tentative of non formalization. The memory of bodies and of flesh emerges from this caos and stands out.

http://www.lenzrifrazioni.it/natura/programma.htm

postato da: erica1cate alle ore 10:53 | link | commenti (1)
categorie: programma, antonio latella