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MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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L'universo femminile degli amori totali
«Le lacrime amare di Petra von Kant» rivissute con la regia di Antonio Latella
Gianfranco Capitta
Narni
Per Antonio Latella, inarrestabile nella produzione di spettacoli, questo deve essere un periodo artistico cosparso di spinte contraddittorie. Ha mostrato di recente a Roma un saggio del suo lavoro con giovani attori per la Ecole des maitres, che puntava (forse troppo) sulla leggerezza e la superficie del teatro, fino a trasformare lo shakespeariano Timone d'Atene in un rap sul bilico di una discoteca.
Dall'altra parte, in una produzione del Teatro stabile dell'Umbria, carica ora di connotazioni pesanti, quasi manierate, un piccolo e pungente classico di fine novecento, Le lacrime amare di Petra von Kant (ancora oggi a Perugia, poi in tournée fino a tutto gennaio), di quel Fassbinder a cui Latella si era già rivolto, con una versione-tabarin del genetiano Querelle, che il regista tedesco aveva eternato per lo schermo poco prima di morire.
Petra, a differenza di molti altri testi dell'artista tedesco, è un testo al femminile. Nell'ambientazione, che è quella della moda, e nella struttura dei rapporti che geometricamente, quasi, si vanno a instaurare tra le diverse creature. Come tutte le storie di Fassbinder, anche questa è una storia d'amore e di disillusione, o meglio la storia di grandi amori, un vero e proprio mélo, dove i sentimenti dominano i personaggi e le situazioni che questi vivono. E nello stesso tempo è anche una sorta di apologo, di quelli che spesso l'autore amava raccontare con lo sguardo disincantato che veniva però da un cuore «tenerone».
Un apologo denunciato fin dal titolo, dall'aggettivo «amare» che definisce subito le lacrime di Petra, definizione tanto partecipata quanto «morale». Petra è una donna bella e forte, che si innamora di altre donne, e ne fa innamorare. Una donna che sa fare i suoi conti economici, ma poi sbraca davanti ai richiami del cuore e dell'eros, e quindi anche del potere. Che inizia da una modesta attività sartoriale e si ritrova boss di una grande fashion haus, naturalmente mirata ad un target redditizio e popolare, come spiega la rivalità con una catena di grandi magazzini. Una donna evoluta e cosmopolita, che quando si innamora non smette di comandare e imporsi (fin dall'iniziale scippo ad un'amica della ragazza amata), ma anche capace di farsi traino, strumento e vittima dell'altra, prima e dopo che questa l'avrà mollata. Mentre fedele resta attorno a lei, vigilante ronzio muto, la donna senza parole che è la sua assistente/schiava.
Non c'è sangue versato o cruento in questo universo femminile, ma molto dolore, appena lenito dalla madre o dalle amiche, e le lacrime appunto, prevedibili ma anche necessarie per filtrare attraverso il loro effetto deformante la propria visione del mondo. Un mondo che ruota attorno a lei, Petra, che nello spettacolo di Latella ha ha una interprete con tutti i mezzi per esercitare quel ruolo. Laura Marinoni è il vero perno di tutto l'apologo fassbinderiano, bella e inquietante, seducente e determinata nelle sue statuarie mises bianche candide, come un'innocenza che forse rincorre e non può proprio possedere, come chiunque frequenti i sentimenti.
Latella però non asseconda il tono neomélo di Fassbinder: ne sottolinea semmai il paradosso e l'errore, o anche la «maniera». Tutte quelle signore accentuano ridicolmente il proprio birignao, a parte la stessa Marinoni intensissima, e Cinzia Spanò che è l'amica Sidonie. La mamma arriva a cantare Balocchi e profumi, l'oggetto della passione gestisce in modo quasi manageriale il proprio richiamo.
Tutte, e tutto, agiscono sotto una sorta di enorme totem, feticcio di donna nuda, un fantoccio altro quattro metri che raffigura nuda quella medesima «oggetta» di desideri. All'altezza del cui sesso si muovono le facce e volano le parole. Con un effetto di claustrofobia maniacale che, forse, non rende giustizia alla complessità di quelle relazioni tra donne, e neanche alla lucidità di Fassbinder. E nonostante la lettura discutibile, Latella compone uno spettacolo molto bello figurativamente, di un certo spessore e di grande seduzione. E anche di qualche inquieto, «amaro» dissenso.
(il manifesto 24 ottobre 2006)
amo le recensioni di Giancarlo Capitta!
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20 e 21 ottobre 2006
venticinque anni
Nuovo Teatro Nuovo
teatro stabile d'innovazione
venerdì 20
ore 21.00
Sala Teatro Nuovo
Le cinque rose di Jennifer
di Annibale Ruccello
regia di Arturo Cirillo
sabato 21
ore 10.30
Sala Assoli
Teatro di guerra*
un film di Mario Martone
ore 12.00
Sala Teatro Nuovo
presentazione del volume
Veri movimenti 2006>1981
venticinque anni tra i linguaggi e i protagonisti della scena contemporanea
ore 16.00
Sala Assoli
proiezione video
Opera Genet*
di Antonio Latella
ore 17.00
Conclusioni
dalle ore 23.30
Festa per il venticinquennale
presso
Bougainvilla
via Manzoni 308 (Capo Posillipo)
INFO
Napoli, Via Montecalvario 16
tel. 081 4976267
redazione@nuovoteatronuovo.it
www.nuovoteatronuovo.it
(scusate se posto l'informazione solo ora ma sabato ero fuori Napoli e non ci sono potuta andare)
MILANOLTRE 2006 – VENTANNI IN SCENA (spesso al teatro dell’elfo di milano)
colpevolmente segnalo solo i tre spettacoli ke mi hanno più colpito.
ven 22.9 ANTONIA SAN JUAN - LAS QUE FALTABAN
Sala piena, molti del pubblico ricordano lo spettacolo di 2 anni fa, ‘el veneno del teatro’, Antonia ci spiazza subito entrando in scena zoppicando ad arte su 1 gamba irrigidita e guatandoci con aria d superiorità dall’alto del già famoso soprano Fedora di Sansepolcro, 1 sequela di ricordi di glorie (fasulle) passate e di insulti ai detrattori... STREPITOSA! seguiranno la moglie vessata dal marito (ke parla con lui solo x mezzo della figlia ‘dì a tuo padre di passarmi il sale’), la figlia ke desidera solo 1 uomo ke la opprima come ha visto fare dal padre con la madre (ma facendosi maltrattare, lo tiene x le p...., lui torna sempre), la collegiale ipercattolica ke ama il macho bellissimo & militare (ke disgusto!), la donna di mezza età ke si cura della madre tenendola a dieta stretta (digiuno) e ke viene premiata x la sua abnegazione, la signora snob drogata di pillole dimagranti calmanti eccitanti ke propina anke alla figlia adolescente e ke si ‘distrae’ nelle orge con i servitù extracomunitaria, la giornalista del tg ke parla di stragi e varie amenità all’ora di cena...
divertente & amara, grande Antonia...
dom 8.10 MARK RAVENHILL – PRODUCT
finalmente vedo il drammaturgo amatissimo (di cui ho visto rappresentati ‘bagaglio a mano’ e ‘polaroids molto esplicite’ da Teatridithalia) presentare direttamente un suo nuovo testo! Mark è il regista cinematografico alla ricerca spasmodica del buon testo, lo ha trovato, gli piace e lo racconta a Federica Fracassi, l’attrice-vittima ke ha scelto x farle interpretare la protagonista. lei è la ragazza sprovveduta ke conosce, si porta a letto, s’innamora del terrorista mediorientale diventando a sua volta terrorista in 1 crescendo di avvenimenti ke ricalcano le paure occidentali, attentanti mortali & resurrezioni compresi, molto splatter. divertente, lui è molto comunicativo, bravo attore, buon cantante e giovane quarantenne piacente J
mer 11.10 TIM CROUCH – AN OAK TREE
Ieri su Repubblica è stata pubblicata la recensione del nuovo spettacolo di Antonio Latella, Le lacrime amare di Petra von Kant, a firma di Franco Quadri. Cito qualche estratto:
"Ci sono 6 personaggi femminili in cerca di una realtà in cui convivere nelle Lacrime amare; e Antonio Latella, arrivato alla pièce per aggiungere Fassbinder alla sua collezione di drammaturghi della diversità, ne aggiunge in forma di immagine un settimo che li rappresenti: è la statua alta 4 mt di una donna nuda [...] che ha il volto di Karin, l'aspirante modella in cui Petra crede di identificare l'amore assoluto, un amore che la distrugge mentre crede di realizzarsi. Ma la grande figura è anche muta come la assistente della protagonista, che ne insegue ogni gesto senza una parola [...].
"Sotto alla persona simbolica, guardata da quelle viventi come un'immagine da museo, l'azione molto quotidiana della pièce, che, per tradurre l'immediatezza sentimentale di un impianto mélo, usa parole che rasentano il fumetto, non assume qui un andamento realistico, perché non ci sono mobili e ci si siede per terra davanti ai teli di fondo che raccolgono immagini proiettate di quel che si sta svolgendo [un po' come alla fine della Cena, nota di Cecilia]
"[...] E la recitazione è il punto di forza della serata, a cominciare dalla grande prova di Laura Marinoni [...] e ai mascheramenti borghesi di Cinzia Spanò, in questo scontro infelice con le molte facce dell'amore".

Il Teatro Stabile dell'Umbria e quello di Torino tornano a collaborare insieme per la messinscena di un testo estremamente attuale, di particolare interesse e fascino, in cui Fassbinder, figura fondamentale del rinnovamento culturale del dopoguerra tedesco ed europeo, opera un'analisi lucida e disincantata dell'amore nella nostra società.
La regia è affidata ad Antonio Latella che ha già ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per l'attività svolta con il nostro teatro. Protagonista dello spettacolo è Laura Marinoni, attualmente una delle attrici più interessanti e apprezzate per la sua versatilità e potenza espressiva
Via F.lli Zoia, 89 - 20153 Milano
INAUGURAZIONE SPAZIOTEATRO89
Venerdì 13 ottobre 2006
ieriE'oggi a cura dell’Associazione Culturale “equinozi” realizzazione tecnica delle immagini Alfredo Manzoni voce recitante Liana Nissim ideato da Ingresso: Eur 5,00
consonanze
suoni, parole, immagini della tradizione
Tenore Nugoresu
Fratelli Mancuso
Giorgio Botta
eventi.parma 10/10/2006
Studio su Medea
Tre spettacoli di Antonio Latella dedicati a Medea. Al Teatro Lenz dall'11 al 13 ottobre
CAPITOLO I_MEDEA & FIGLI
CAPITOLO II_MEDEA & GIASONE
CAPITOLO III_MEDEA DEA
Regia < Antonio Latella
Elaborazione_Drammaturgia < Federico Bellini
Interpreti < Nicole Kehrberger_Michele Andrei_Giuseppe Lanino_Emilio Vacca
Musiche < Franco Visioli
Luci < Giorgio Cervesi Ripa
Produzione < Teatro Stabile dell’Umbria_Totales Theater International_Festival delle Colline Torinesi
Tre tele sporche, caotiche, colori gettati di getto senza una grammatica, una logica, la rottura di una forma, anzi il tentativo utopico della non formalizzazione. Da questo caos è la memoria dei corpi, della carne che prende il sopravvento.
La tela, o capitolo uno Medea & Giasone, è l’incontro scontro tra questi due corpi e le loro storie, sintesi della storia di Medea, del mito di Medea, così come è stato tramandato. Danza di corpi che si cercano e si annullano nell’altro, in quella memoria che non ci appartiene. Le altre due tele o capitoli vanno a completare il racconto del primo: il corpo della donna amata-amante che si fa corpo madre-corpo matricida; e poi nell’ultimo capitolo il corpo che elimina annulla il sangue, la carne, per andare verso l’ascesi e quindi divenire Dea_Me_Dea. Poche parole, nessuna parola: alfabeto che cerca il recupero di una lingua nell’impossibilità della comprensione, anche il detto diventa suono, memoria arcaica, Musica.
The director Antonio Latella will undertake the trilogy “Study on Medea”: recent debut and great audience and critics’ success. Three dirty, chaotic canvases, colours thrown without any logical sequence, the breaking up of a shape, on the contrary the utopic tentative of non formalization. The memory of bodies and of flesh emerges from this caos and stands out.