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MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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Maurizio Scaparro, direttore artistico della Biennale Teatro, ha presentato il programma del 39° Festival Internazionale del teatro, a Venezia dal 18 al 29 luglio 2007, dedicato a "Goldoni e il teatro nuovo":
Per la prima volta un festival di teatro ospita un Campus dedicato agli studenti universitari dei Paesi europei e del Mediterraneo. Il progetto, ideato dalla Biennale di Venezia e dall’Università Ca’ Foscari, nasce all’interno del 39. Festival Internazionale del Teatro – Goldoni e il teatro nuovo che si svolgerà a Venezia dal 18 al 29 luglio 2007.
Promosso dalla Biennale di Venezia, presieduta da Davide Croff, Goldoni e il teatro nuovo è occasione per ritrovare attraverso l’opera del grande autore veneziano, nel tricentenario della nascita, le radici e le risorse del teatro moderno, per sottolineare la memoria culturale europea, ma anche per stimolare nuove e libere riscritture.
Il Campus, del resto, si inserisce nel cammino voluto dal direttore Maurizio Scaparro per la Biennale Teatro, che cerca di sollecitare nelle varie forme possibili un rapporto vitale tra teatro e giovani.
Il Campus raccoglierà infatti studenti provenienti dalle principali università nazionali e internazionali ma anche conservatori e accademie d’arte drammatica. A loro verrà dedicato un programma specifico quotidiano, curato da Carmelo Alberti e Pier Mario Vescovo, con workshop, laboratori, lezioni magistrali, performance e spettacoli strutturati in sessioni mattutine e pomeridiane. Un’attività di approfondimento ma anche di elaborazione e confronto - che si aggiunge e si integra agli spettacoli del festival - con attori, registi, scrittori della scena europea, esperti e critici internazionali dell’opera goldoniana presenti al festival o invitati espressamente per il Campus. Come Silviu Purcarete, Jean-Claude Penchenat, Gábor Zsámbéki e lo stesso Maurizio Scaparro, per citarne alcuni, protagonisti di avvenimenti di straordinario valore spettacolare.
Il progetto, avviato a ottobre, prevede la presenza di circa 1000 studenti e ha già, con rapidità sorprendente, raccolto l’adesione di oltre 500 studenti provenienti da 35 università.
Accanto al ricco programma del Campus, gli spettacoli serali del festival, nati dalla volontà di suscitare nuove energie e nuova creatività nel confronto con la drammaturgia goldoniana. La Biennale di Venezia e il suo direttore Maurizio Scaparro hanno infatti impegnato compagnie, registi, autori in un’opera di riscrittura, intesa nel senso più ampio, attorno a Goldoni, avviando progetti di respiro europeo, in collaborazione con teatri, festival, istituzioni nazionali e internazionali. Adattamenti, libere trascrizioni, e novità assolute - sia che nascano dalla penna di drammaturghi e romanzieri o dalla visione di un regista - caratterizzano la maggior parte degli spettacoli del festival.
Dal 12 al 23 dicembre al Teatro Out Off
Elsinor, Teatro Stabile d'Innovazione, presenta
I TRIONFI
(cliccare l'icona per visualizzare le foto)
dal poema di Giovanni Testori
con Danilo Nigrelli
suono Franco Fisioli
adattamento Federico Bellini
realizzazione scene Sergio Cangini
regia Antonio Latella
In questo stillicidio quotidiano di parole vuote, vane, vomitate senza una necessaria urgenza, la parola di Testori è rara come un prezioso oggetto d'arte: il verbo si fa carne.
I versi diventano musica dell’anima, dipingono la tela, la culla, il materasso che accoglie la carne, la lascia riposare, per poi diventare calda bara di un ammasso di carne svuotata, una macchia di sangue indelebile; traccia di ciò che è stato, sintesi di un eterno riposo.
L’uomo, il suo corpo senza fronzoli, senza alcuna difesa sono la sola cosa da osservare e continuare ad osservare, per scorgere - forse – la sua grandezza, terribilmente perfetta, chiusa in una cornice che ne delimita lo spazio vitale, e reale; quel perimetro della solitudine che ogni forma vivente possiede, e che ogni forma vivente decide di infrangere o di preservare, come un’antica cornice di inestimabile valore. E’ la vita la sola forma d’arte che non ha prezzo. Essere e ancora essere.
Tutto questo si avvolge in una spirale di versi, un vortice senza fiato, una danza adrenalina, che da lontano perimetro si avvolge su se stessa, nel tentativo di raggiungere il centro, il punto da dove tutto è partito; le grandi labbra che hanno dato voce alla prima parola-pianto, a quel vagito da brivido, per la sua sintesi, la sua perfezione; perché il primo respiro che si affaccia all’esistenza, il verbo si fa carne, il feto bambino… ed è l’inizio della morte. Un testo straziante, la cui lucida poetica è un continuo gridare, domandare, bestemmiare. Chi sono? Che cos'è l'uomo? Perché esisto? Che cos'è l'arte? Nessuna risposta l'uomo può dare, ma all'ultima domanda Testori ci invita a guardare la vita oltre la forma, il definito; poi ci intima di rimanere in silenzio, di ascoltare e di imparare. In questo viaggio che spezza il fiato , le parole si stampano sulla pelle, e poi più giù nella pelle, e poi più giù nelle vene, nelle viscere, nel sesso, nel sangue, cercano l’anima, la squarciano, frantumano l’eterno senso di colpa che ci accompagna fin dalla nascita e diventano testamento del proprio disperato ed unico esserci stato. Sono felice che a farmi compagnia in questo primo viaggio con Testori ci siano gli amici di Elsinor che hanno conosciuto il poeta e l’uomo Testori, e sono orgoglioso che a ritmare questa maratona di versi ci sia un’atleta dell’anima e della mente come Danilo Nigrelli, perché sono sicuro che metterà totalmente a servizio la sua umile arte al canto e al grido di questo nostro poeta.
Antonio Latella
“Il segreto è stato quello di attenersi al Fassbinder drammaturgo – sottolineano i registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani –ma di lasciar perdere le sue intuizioni registiche, riportando la commedia nel suo ambiente originale: la nostra Bottega si svolge in una Venezia laida, cupa, infestata dai ratti; abbiamo portato alle estreme conseguenze quell’idea di città aperta, luogo di frontiera che aveva spinto Fassbinder a situare la pièce in una specie di Las Vegas del Far West. Noi ci siamo resi conto che Venezia era proprio questo, un luogo in cui l’interesse mercantile si trasformava in una spinta a mercificare tutto già nell’epoca di Goldoni. Abbiamo anche recuperato dall’autore veneziano il senso di un linguaggio che ferisce attraverso la cerimonia e diviene immagine di un mondo in cui le buone maniere sono uno schermo per l’aggressione e la cattiveria”.
Il cast in questa edizione è in parte rinnovato, con attori cresciuti in questi anni tra le file dell’Elfo, accanto ai nomi storici della compagnia e ad alcuni interpreti delle precedenti edizioni: Elio De Capitani è un Ridolfo napoletaneggiante, ammantato di pigra insofferenza, Corinna Agustoni una spudorata Lisaura, Cristina Crippa un’energica Placida, moglie del debosciato Leandro, finto conte interpretato da Gabriele Calindri, Luca Toracca è un assatanato biscazziere e Fabiano Fantini un ottuso e cupo servo Trappolo; della generazione dei trentenni vedremo Alessandro Genovesi nel ruolo del sordido Don Marzio, Nicola Russo in quello del nobile impetuoso Leandro, pronto a concedere in uso la moglie, Marina Remi, ingenuotta dall’accento bergamasco.
DAL 14 AL 19 dicembre 2006 ALLO SPAZIO PIM DI MILANO
Nuovo Teatro Nuovo
presenta
I RE
di Julio Cortázar, traduzione di Ernesto Franco
con Marco Martini, Giorgia Salari, Marco Grossi, Andrea Capaldi, Giuseppe Papa
scene e costumi Clelio Alfinito
disegno suono Franco Visioli
disegno luci Simone De Angelis
trainer Sabrina Jorio
assistente alla regia Luisa Tuzzoli
progetto grafico Luca Corteggiano
Illustrazioni Renato Florindi
progetto video Francesco F. Capaldi
regia Tommaso Tuzzoli
Nell’attraversamento di un mito e di una ciclicità all’apparenza immutabile, Julio Cortázar rilegge la storia del Minotauro facendone una versione “completamente opposta a quella classica” pur tenendo come stelle fisse quella alfa e quella omega a cui gli uomini sono soggetti.
I Re opera che chiude per Cortázar gli anni del suo lungo apprendistato nella provincia argentina, sono il momento e l’atto attraverso il quale prende corpo il sentimento della libertà creatrice tema centrale di questa opera e movente di quasi tutti i suoi lavori futuri.
Un testo scritto e definito dal suo autore poema drammatico che rielabora la famosa storia del mostro cretese non negli avvenimenti, ma nelle relazioni tra i protagonisti: Arianna non sarà innamorata del giovane eroe ateniese Teseo bensì del suo fratellastro il testa di toro, Teseo non sarà l’eroe che porterà la libertà ad Atene, ma il sostenitore di un ordine gestito da un’unica possibilità, l’azione violenta, il re di creta Minosse da reggente indiscusso dei popoli risulterà essere un uomo tormentato e schiavo del segno del suo stesso potere, il Minotauro.
Il destino di queste macchine di potere, di questi Re, è legato alla figura di un essere recluso a vivere in una gabbia di marmo dalla quale non c’è possibilità di uscita; il labirinto dedalico da luogo fisico diviene spazio mentale dove ognuno riversa le proprie paure e i propri desideri inconfessati e dentro il quale come in un gioco di specchi infiniti e deformanti c’è la paura di osservarsi.
Nuovo Teatro Nuovo
presenta
I RE
di Julio Cortázar, traduzione di Ernesto Franco
con Marco Martini, Giorgia Salari, Marco Grossi, Andrea Capaldi, Giuseppe Papa
scene e costumi Clelio Alfinito
disegno suono Franco Visioli
disegno luci Simone De Angelis
trainer Sabrina Jorio
assistente alla regia Luisa Tuzzoli
progetto grafico Luca Corteggiano
Illustrazioni Renato Florindi
progetto video Francesco F. Capaldi
regia Tommaso Tuzzoli
debutto 10 gennaio 2006 Teatro Nuovo
Nell’attraversamento di un mito e di una ciclicità all’apparenza immutabile, Julio Cortázar rilegge la storia del Minotauro facendone una versione “completamente opposta a quella classica” pur tenendo come stelle fisse quella alfa e quella omega a cui gli uomini sono soggetti.
I Re opera che chiude per Cortázar gli anni del suo lungo apprendistato nella provincia argentina, sono il momento e l’atto attraverso il quale prende corpo il sentimento della libertà creatrice tema centrale di questa opera e movente di quasi tutti i suoi lavori futuri.
Un testo scritto e definito dal suo autore poema drammatico che rielabora la famosa storia del mostro cretese non negli avvenimenti, ma nelle relazioni tra i protagonisti: Arianna non sarà innamorata del giovane eroe ateniese Teseo bensì del suo fratellastro il testa di toro, Teseo non sarà l’eroe che porterà la libertà ad Atene, ma il sostenitore di un ordine gestito da un’unica possibilità, l’azione violenta, il re di creta Minosse da reggente indiscusso dei popoli risulterà essere un uomo tormentato e schiavo del segno del suo stesso potere, il Minotauro.
Il destino di queste macchine di potere, di questi Re, è legato alla figura di un essere recluso a vivere in una gabbia di marmo dalla quale non c’è possibilità di uscita; il labirinto dedalico da luogo fisico diviene spazio mentale dove ognuno riversa le proprie paure e i propri desideri inconfessati e dentro il quale come in un gioco di specchi infiniti e deformanti c’è la paura di osservarsi.