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giovedì, 28 dicembre 2006

BIENNALE TEATRO - AGGIORNAMENTI - 19/20 LUGLIO '07


Il feudatario 
di Carlo Goldoni
adattamento Letizia Russo
regia Pierpaolo Sepe
scene Francesco Ghisu
costumi Gianluca Falaschi
musica Francesco Forni
luci Gaetano Piscopo
con Giacomo Rizzo, Paolo Sassanelli, Michelangelo Dalisi, Diego Sepe e altri interpreti in via di definizione
produzione Nuovo Teatro Nuovo -Teatro Stabile di Innovazione, Clàsicos en Alcalà. La Biennale di Venezia
in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi

Quando scrive il suo primo testo per il teatro vincendo il Grinzane Cavour – Grinzane scrittura, Letizia Russo ha diciotto anni; ne ha venti quando scrive Tomba di cani, testo vincitore del Premio Vittorio Tondelli e messo in scena da Cristina Pezzoli con Isa Danieli; ventiquattro quando il National Theatre di Londra le commissiona un nuovo lavoro, Binario morto – Dead End, presentato alla Biennale Teatro del 2004 con la regia di Barbara Nativi, e quando è invitata in residenza presso il Teatro Tabora di Lisbona. Adesso che ha ventisei anni, i suoi testi sono tradotti in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, e sono di prossima pubblicazione presso Ubulibri in Italia e Arche Editeur in Francia.

E’ la “forza rabbiosa” della scrittura di questa giovane autrice (giuria del Premio Tondelli) a entrare in cortocircuito con il linguaggio goldoniano del Feudatario. Commedia singolare, in cui Goldoni mette in scena per la prima volta gente di campagna, tre deputati di Montefosco che protestano contro le pretese del marchese Florindo, senza evitare le profonde implicazioni sociali sottese.
Come spiega efficacemente Pierpaolo Sepe - regista di autori come Ruccello, Fassbinder, Sarah Kane, Pinter, Heiner Müller, Testori, Pasolini, Sylvia Plath: “Il feudatario è la storia di un tempo ingiusto. Quando l’uomo era costretto a subire le violenze e le ingiustizie del padrone. Goldoni racconta di una ribellione. In nome dell’onore. In nome della vita. Noi, attraverso Goldoni, vogliamo parlare del nostro tempo”.

Attorno a Giacomo Rizzo, attore della più autentica e popolare tradizione partenopea, che tanti ricorderanno nel ruolo del laido usuraio dell’ultimo film di Sorrentino, L’amico di famiglia, ruota una compagnia di giovani interpreti di grande valore: Marco Foschi, Michelangelo Dalisi, Diego Sepe. A far convergere le tante anime di questo singolare progetto, il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, nella consapevolezza che il teatro trae energia e nutrimento dalle differenze.

mancano solo le date ;-) da notare anche la collaborazione con il festival di borgio verezzi :-D
edit del 12.3 ecco le date:  19 / 20 luglio ore 21.30 - Campo San Trovaso (all'aperto!)


postato da: erica1cate alle ore 10:40 | link | commenti (1)
categorie: programma, marco foschi
lunedì, 18 dicembre 2006

Marco Foschi alla Biennale

Maurizio Scaparro, direttore artistico della Biennale Teatro, ha presentato il programma del 39° Festival Internazionale del teatro, a Venezia dal 18 al 29 luglio 2007, dedicato a "Goldoni e il teatro nuovo":

Dal 18 al 29 luglio 2007 il 39. Festival Internazionale del Teatro 

Per la prima volta un festival di teatro ospita un Campus dedicato agli studenti universitari dei Paesi europei e del Mediterraneo. Il progetto, ideato dalla Biennale di Venezia e dall’Università Ca’ Foscari, nasce all’interno del 39. Festival Internazionale del Teatro – Goldoni e il teatro nuovo che si svolgerà a Venezia dal 18 al 29 luglio 2007.

Promosso dalla Biennale di Venezia, presieduta da Davide Croff, Goldoni e il teatro nuovo è occasione per ritrovare attraverso l’opera del grande autore veneziano, nel tricentenario della nascita, le radici e le risorse del teatro moderno, per sottolineare la memoria culturale europea, ma anche per stimolare nuove e libere riscritture.

Il Campus, del resto, si inserisce nel cammino voluto dal direttore Maurizio Scaparro per la Biennale Teatro, che cerca di sollecitare nelle varie forme possibili un rapporto vitale tra teatro e giovani.

 

Il Campus raccoglierà infatti studenti provenienti dalle principali università nazionali e internazionali ma anche conservatori e accademie d’arte drammatica. A loro verrà dedicato un programma specifico quotidiano, curato da Carmelo Alberti e Pier Mario Vescovo, con workshop, laboratori, lezioni magistrali, performance e spettacoli strutturati in sessioni mattutine e pomeridiane. Un’attività di approfondimento ma anche di elaborazione e confronto - che si aggiunge e si integra agli spettacoli del festival - con attori, registi, scrittori della scena europea, esperti e critici internazionali dell’opera goldoniana presenti al festival o invitati espressamente per il Campus. Come Silviu Purcarete, Jean-Claude Penchenat, Gábor Zsámbéki e lo stesso Maurizio Scaparro, per citarne alcuni, protagonisti di avvenimenti di straordinario valore spettacolare.

Il progetto, avviato a ottobre, prevede la presenza di circa 1000 studenti e ha già, con rapidità sorprendente, raccolto l’adesione di oltre 500 studenti provenienti da 35 università.

 

Accanto al ricco programma del Campus, gli spettacoli serali del festival, nati dalla volontà di suscitare nuove energie e nuova creatività nel confronto con la drammaturgia goldoniana. La Biennale di Venezia e il suo direttore Maurizio Scaparro hanno infatti impegnato compagnie, registi, autori in un’opera di riscrittura, intesa nel senso più ampio, attorno a Goldoni, avviando progetti di respiro europeo, in collaborazione con teatri, festival, istituzioni nazionali e internazionali. Adattamenti, libere trascrizioni, e novità assolute - sia che nascano dalla penna di drammaturghi e romanzieri o dalla visione di un regista - caratterizzano la maggior parte degli spettacoli del festival.

Dal panorama vitalissimo, di graffiante attualità, della narrativa contemporanea, ma anche dalla musicalità della parola della canzone d’autore proviene un trittico di autori di successo, tutti di area veneta e ugualmente impegnati nella “rilettura” del commediografo veneziano: Tiziano Scarpa, l’autore di Occhi sulla graticola, Giancarlo Marinelli, finalista al Premio Campiello con Ti lascio il meglio di me e Marco Ongaro, raffinatissimo autore di canzoni nel solco tracciato da Luigi Tenco e Piero Ciampi. Il progetto, promosso dalla Biennale di Venezia, coinvolge autori e compagnie della stessa area veneta, valorizzando le risorse artistiche e culturali della città e del territorio a cui per primo Goldoni attinse. Allo stesso scopo la Regione Veneto, attraverso il Comitato Celebrazioni Goldoniane sta definendo, nell’ambito dell’attività teatrale per il 2007, una collaborazione con la Biennale di Venezia che farà parte integrante del festival.
Anche Giuseppe Genna, che riscrive La bottega del caffè per la giovane compagnia Band à Part, ispirandosi non solo all’originale goldoniani ma anche alla celebre riscrittura - nera e violenta - di Fassbinder, è narratore: autore di thriller di successo (Catrame, Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago, Grande Madre Rossa), a cui quest’anno ha aggiunto il clamoroso romanzo-fiume, appena pubblicato da Rizzoli, Dies Irae.
 
Nell’ambito della scrittura più squisitamente drammaturgica spiccano i nomi della ventiseienne Letizia Russo, già nota in Italia e all’estero, impegnata dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli nell’adattamento del Feudatario di Goldoni; di Eugène Durif, fra i migliori drammaturghi d’oltralpe, che il regista Beppe Navello coinvolge nel rifacimento di Le bourru bienfaisant; di Enzo Moscato, che per il festival della Biennale compone la sua originalissima partitura linguistica e teatrale, Le doglianze degli attori a maschera, un libero omaggio a Goldoni, prodotto dal Teatro Stabile di Napoli - Teatro Mercadante.
E sempre alla scrittura teatrale tout court appartiene il progetto europeo Goldoni Terminus, che fa convergere attorno al nome del commediografo identità, lingue e culture diverse attraverso tre drammaturghi, provenienti da differenti Paesi, e un gruppo di nove attori guidati da un unico regista, Toni Cafiero. Al trittico di autori - Edoardo Erba dall’Italia, Rui Zink dal Portogallo, Tena Štivičič dalla Croazia - è affidato il compito di scrivere nuovi testi a partire dall’impianto drammaturgico dei canovacci che Goldoni compose per i comici dell’arte in lingua francese.
Dalle commedie ai canovacci al “romanzo” teatrale: è la studiosa e traduttrice Ginette Herry ad adattare per il palcoscenico la trilogia goldoniana Zelinda et Lindoro - lunga e avvincente narrazione di due adolescenti e delle loro peripezie – di cui Jean-Claude Berutti cura la regia, con la compagnia della Comédie de Saint-Étienne.
Ai Mémoires attinge invece la penna lieve di Pietro Favari insieme a un mattatore della scena come Maurizio Micheli per Monsieur Goldoni, gustosa rievocazione degli incontri con illustri personaggi come Diderot, Voltaire, Jean Jacques Rousseau, negli anni del suo esilio francese.
Da quello che oggi si definirebbe un cult del teatro goldoniano, Arlecchino servitore di due padroni, nasce l’adattamento di Andrea Paciotto, già regista presso La MaMa ETC di New York, Jovan Cirilov, fondatore e direttore artistico del Bitef di Belggrado, e Susanne Winnaker, dramaturg attiva al Theater am Turm e Schauspiel Frankfurt. L’adattamento intendeuscire dal contesto dei personaggi della Commedia dell’Arte, e trasformare l’opera in una commedia ironica e feroce sul profitto e il doppio gioco.
 
La scrittura registica, infine, è protagonista, di alcuni degli spettacoli di maggiore importanza di questo festival. La famiglia dell’antiquario porta il segno forte di Lluis Pasqual, uno dei maggiori registi europei, e di un cast di attori guidato da Eros Pagni, complice l’alleanza di due Stabili, quello del Veneto e quello di Genova, che all’opera di Goldoni e alla sua riscoperta dedicano da anni le loro energie; Il Teatro comico, splendido esempio di teatro nel teatro, oltre che manifesto del nuovo teatro goldoniano, verrà riproposto dal regista Marco Bernardi con il suo collaudato gruppo di attori dello Stabile di Bolzano, fra cui Patrizia Milani, Carlo Simoni, Alvise Battain; un formazione di notevole importanza - Pamela Villoresi, Paolo Bonacelli, Elisabetta Valgoi - fa da corona alla lettura de La pupilla di Giuseppe Argirò. Infine, un celeberrimo e frequentatissimo testo goldoniano, La vedova scaltra passa atraverso il filtro irriverente della geniale Lina Wertmüller, interprete Raffaella Azim.
 
A completamento dell’ampio programma del festival, una rassegna di testi goldoniani che hanno ispirato cinema e televisione. Curata da Italo Moscati, la rassegnavede, tra l’altro, alcune autentiche sorprese come La locandiera di Luigi Chiarini (1941) con Luisa Ferida, Armando Falconi, Osvaldo Valenti, Elsa De giorni e Viaggio a Goldonia di Ugo Gregoretti con Gabriele Lavia, Paolo Poli, Luigi Proietti (1982).

Momento significativo e irrinunciabile del 39. Festival Internazionale del Teatro – Goldoni e il teatro nuovo, sarà la consegna dei Leoni d’Oro per il Teatro, dopo la prima edizione del 2006 che ha istituito i premi anche per questo settore dello spettacolo: un omaggio al teatro, dunque, alla sua memoria e al suo futuro.
 
Il festival, programmato a Venezia dal 18 al 29 luglio 2007, si svolgerà negli spazi all’aperto della città, dopo la felice esperienza della scorsa edizione, nei teatri storici, negli spazi dell’Arsenale, aperti allo spettacolo dalla Biennale di Venezia, e nei luoghi messi a disposizione dall’Università Ca’ Foscari: Campo San Trovaso, Teatro Goldoni, Teatro dell’Avogaria, Teatro Piccolo Arsenale, Teatro alle Tese, Teatro Tese delle Vergini, Ca’ Dolfin, Auditorium Santa Margherita, Teatro Universitario Santa Marta.

Il programma completo del festival verrà presentato in occasione del Carnevale di Venezia, quando la Biennale, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici Veneziani, presenterà La maschera del teatro. Un viaggio oltre la maschera dalla commedia dell’arte a Goldoni al teatro nuovo, mostra internazionale che anticipa i temi del 39. Festival Internazionale del Teatro, dedicata alla lunga e intensa attività di Amleto (1915-1962) e Donato Sartori, i due artisti padovani – padre e figlio - conosciuti in tutto il mondo per la loro opera di ricerca attorno a uno strumento antico del teatro, simbolico ed evocativo, come la maschera. 
 
 
Roma, 14 dicembre 2006
 
 
Per informazioni
Ufficio Stampa
Tel. 041 5218886 / 776
dmtpress@labiennale.org
Ufficio Promozione Pubblico
Tel. 041 5218775
Ora, anche se qui non c'è scritto, Repubblica di sabato 16/12 riportava che nel Feudatario dovrebbe recitare Marco Foschi...
postato da: cabepfir alle ore 09:06 | link | commenti (3)
categorie: programma, marco foschi
martedì, 12 dicembre 2006

IN SETTIMANA A MILANO...

Dal 12 al 23 dicembre al Teatro Out Off 
Elsinor, Teatro Stabile d'Innovazione, presenta
I TRIONFI              (cliccare l'icona per visualizzare le foto)


dal poema di Giovanni Testori
con Danilo Nigrelli
suono Franco Fisioli
adattamento Federico Bellini
realizzazione scene Sergio Cangini
regia Antonio Latella

                                                                                              

                                   

 In questo stillicidio quotidiano di parole vuote, vane, vomitate senza una necessaria urgenza, la parola di Testori è rara come un prezioso oggetto d'arte: il verbo si fa carne.                                     

 I versi diventano musica dell’anima, dipingono la tela, la culla, il materasso che accoglie la carne, la lascia riposare, per poi diventare calda bara di un ammasso di carne svuotata, una macchia di sangue indelebile; traccia di ciò che è stato, sintesi di un eterno riposo.   

L’uomo, il suo corpo senza fronzoli, senza alcuna difesa sono la sola cosa da osservare e continuare ad osservare, per scorgere - forse – la sua grandezza, terribilmente perfetta, chiusa in una cornice che ne delimita lo spazio vitale,  e reale; quel perimetro della solitudine che ogni forma vivente possiede, e che ogni forma vivente decide di infrangere o di preservare, come un’antica cornice di inestimabile valore. E’ la vita la sola forma d’arte che non ha prezzo. Essere e ancora essere.                                                          

Tutto questo si avvolge in una spirale di versi, un vortice senza fiato, una danza adrenalina, che da lontano perimetro si avvolge su se stessa, nel tentativo di raggiungere il centro, il punto da dove tutto è partito; le grandi labbra che hanno dato voce alla prima parola-pianto, a quel vagito da brivido, per la sua sintesi, la sua perfezione; perché il primo respiro che si affaccia all’esistenza, il verbo si fa carne, il feto bambino… ed è l’inizio della morte.  Un testo straziante, la cui lucida poetica è un continuo gridare, domandare, bestemmiare.  Chi sono? Che cos'è l'uomo? Perché esisto? Che cos'è l'arte?   Nessuna risposta l'uomo può dare, ma all'ultima domanda Testori ci invita a guardare la vita oltre la forma, il definito; poi ci intima di rimanere in silenzio, di ascoltare e di imparare. In questo viaggio che spezza il fiato , le parole si stampano sulla pelle, e poi più giù nella pelle, e poi più giù nelle vene, nelle viscere, nel sesso, nel sangue, cercano l’anima, la squarciano, frantumano l’eterno senso di colpa che ci accompagna fin dalla nascita e diventano testamento del proprio disperato ed unico esserci stato.  Sono felice che a farmi compagnia in questo primo viaggio con Testori ci siano gli amici di Elsinor che hanno conosciuto il poeta e l’uomo Testori, e sono orgoglioso che a ritmare questa maratona di versi ci sia un’atleta dell’anima e della mente come Danilo Nigrelli, perché sono sicuro che metterà totalmente a servizio la sua umile arte al canto e al grido di questo nostro poeta.                                                                                                                                                                                           

Antonio Latella

Teatro dell’Elfo dal 12 dicembre 2006 al 14 gennaio 2007
Compagnia Teatro dell'Elfo
La Bottega del caffè
di Rainer Werner Fassbinder da Goldoni
traduzione di Ferdinando Bruni
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Alessandro Genovesi, Nicola Russo, Gabriele Calindri, Fabiano Fantini, Luca Toracca, Corinna Agustoni, Marina Remi, Cristina Crippa
scene e costumi di Carlo Sala
luci di Nando Frigerio
suono di Jean-Christophe Potvin
una produzione TEATRIDITHALIA

La Bottega del caffè, nella versione corrosiva di Fassbinder, ha debuttato nell’ottobre del ’91 segnando il secondo incontro dell’Elfo con l’autore tedesco. Lo spettacolo metteva in scena il testo che Fassbinder aveva scritto nel ’69 per il Teatro Comunale di Brema, ma usandolo liberamente come uno strumento per confrontarsi con la commedia originale, così da riappropriarsi di Goldoni e al contempo rivelarne la portata sulfurea, aggiungere un tassello a una comprensione non mummificata del nostro grande drammaturgo. Questo efficace procedimento di “riscrittura al cubo”, che continua a essere uno dei punti di forza dello spettacolo, si è arricchito dell’esperienza di un confronto diretto con l’arte teatrale di Goldoni, maturata calandosi nel gioco di specchi e di sdoppiamenti dei Gemelli veneziani, che l’Elfo ha allestito nel 2001. Subito salutato da un esito fortunatissimo, La Bottega del caffè è diventata uno dei titoli cult del repertorio della compagnia, che nel corso di questi quindici anni l’ha spesso ripresa, fino a proporne una nuova edizione alla Biennale Teatro lo scorso luglio. A partire dalla scelta di un impianto scenografico dal forte segno espressivo, la Venezia di Goldoni si confonde con altre città d’acqua, Macao e Hong Kong, tra esotismi, cineserie e visioni di un futuro globalizzato. Una combriccola di relitti umani, di parassiti attenti allo spicciolo e infoiati di sesso, si affanna sui pontili traballanti di una città mefitica, per perpetuare il suo mercanteggiare. Il denaro è tutto ciò che rimane e ovunque ci si trovi - bottega, bisca e bordello – impone le sue regole costringendo i personaggi a un ossessivo calcolo per tradurre rapidamente gli zecchini in dollari o lire: somme, capitali, prestiti e bolle speculative che si gonfiano e si sgonfiano in un turbinio di cifre e di parole, degno presupposto per gli scenari della fanta-finanza più attuale.

“Il segreto è stato quello di attenersi al Fassbinder drammaturgo – sottolineano i registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani –ma di lasciar perdere le sue intuizioni registiche, riportando la commedia nel suo ambiente originale: la nostra Bottega si svolge in una Venezia laida, cupa, infestata dai ratti; abbiamo portato alle estreme conseguenze quell’idea di città aperta, luogo di frontiera che aveva spinto Fassbinder a situare la pièce in una specie di Las Vegas del Far West. Noi ci siamo resi conto che Venezia era proprio questo, un luogo in cui l’interesse mercantile si trasformava in una spinta a mercificare tutto già nell’epoca di Goldoni. Abbiamo anche recuperato dall’autore veneziano il senso di un linguaggio che ferisce attraverso la cerimonia e diviene immagine di un mondo in cui le buone maniere sono uno schermo per l’aggressione e la cattiveria”.

Il cast in questa edizione è in parte rinnovato, con attori cresciuti in questi anni tra le file dell’Elfo, accanto ai nomi storici della compagnia e ad alcuni interpreti delle precedenti edizioni: Elio De Capitani è un Ridolfo napoletaneggiante, ammantato di pigra insofferenza, Corinna Agustoni una spudorata Lisaura, Cristina Crippa un’energica Placida, moglie del debosciato Leandro, finto conte interpretato da Gabriele Calindri, Luca Toracca è un assatanato biscazziere e Fabiano Fantini un ottuso e cupo servo Trappolo; della generazione dei trentenni vedremo Alessandro Genovesi nel ruolo del sordido Don Marzio, Nicola Russo in quello del nobile impetuoso Leandro, pronto a concedere in uso la moglie, Marina Remi, ingenuotta dall’accento bergamasco.

DAL 14 AL 19 dicembre 2006 ALLO SPAZIO PIM DI MILANO
Nuovo Teatro Nuovo
presenta
I RE
di Julio Cortázar, traduzione di Ernesto Franco
con Marco Martini, Giorgia Salari, Marco Grossi, Andrea Capaldi, Giuseppe Papa
scene e costumi Clelio Alfinito
disegno suono Franco Visioli
disegno luci Simone De Angelis
trainer Sabrina Jorio
assistente alla regia Luisa Tuzzoli
progetto grafico Luca Corteggiano
Illustrazioni Renato Florindi
progetto video Francesco F. Capaldi
regia Tommaso Tuzzoli

Nell’attraversamento di un mito e di una ciclicità all’apparenza immutabile, Julio Cortázar rilegge la storia del Minotauro facendone una versione “completamente opposta a quella classica” pur tenendo come stelle fisse quella alfa e quella omega a cui gli uomini sono soggetti.
I Re opera che chiude per Cortázar gli anni del suo lungo apprendistato nella provincia argentina, sono il momento e l’atto attraverso il quale prende corpo il sentimento della libertà creatrice tema centrale di questa opera e movente di quasi tutti i suoi lavori futuri.
Un testo scritto e definito dal suo autore poema drammatico che rielabora la famosa storia del mostro cretese non negli avvenimenti, ma nelle relazioni tra i protagonisti: Arianna non sarà innamorata del giovane eroe ateniese Teseo bensì del suo fratellastro il testa di toro, Teseo non sarà l’eroe che porterà la libertà ad Atene, ma il sostenitore di un ordine gestito da un’unica possibilità, l’azione violenta, il re di creta Minosse da reggente indiscusso dei popoli risulterà essere un uomo tormentato e schiavo del segno del suo stesso potere, il Minotauro.
Il destino di queste macchine di potere, di questi Re, è legato alla figura di un essere recluso a vivere in una gabbia di marmo dalla quale non c’è possibilità di uscita; il labirinto dedalico da luogo fisico diviene spazio mentale dove ognuno riversa le proprie paure e i propri desideri inconfessati e dentro il quale come in un gioco di specchi infiniti e deformanti c’è la paura di osservarsi.

 

postato da: erica1cate alle ore 09:13 | link | commenti
categorie: programma, antonio latella
domenica, 03 dicembre 2006

I RE AL NUOVO TEATRO NUOVO DI NAPOLI

5 - 10 dicembre 2006
Nuovo Teatro Nuovo
presenta
I RE
di Julio Cortázar, traduzione di Ernesto Franco
con Marco Martini, Giorgia Salari, Marco Grossi, Andrea Capaldi, Giuseppe Papa
scene e costumi Clelio Alfinito
disegno suono Franco Visioli
disegno luci Simone De Angelis
trainer Sabrina Jorio
assistente alla regia Luisa Tuzzoli
progetto grafico Luca Corteggiano
Illustrazioni Renato Florindi
progetto video Francesco F. Capaldi
regia Tommaso Tuzzoli

debutto 10 gennaio 2006 Teatro Nuovo

Nell’attraversamento di un mito e di una ciclicità all’apparenza immutabile, Julio Cortázar rilegge la storia del Minotauro facendone una versione “completamente opposta a quella classica” pur tenendo come stelle fisse quella alfa e quella omega a cui gli uomini sono soggetti.
I Re opera che chiude per Cortázar gli anni del suo lungo apprendistato nella provincia argentina, sono il momento e l’atto attraverso il quale prende corpo il sentimento della libertà creatrice tema centrale di questa opera e movente di quasi tutti i suoi lavori futuri.
Un testo scritto e definito dal suo autore poema drammatico che rielabora la famosa storia del mostro cretese non negli avvenimenti, ma nelle relazioni tra i protagonisti: Arianna non sarà innamorata del giovane eroe ateniese Teseo bensì del suo fratellastro il testa di toro, Teseo non sarà l’eroe che porterà la libertà ad Atene, ma il sostenitore di un ordine gestito da un’unica possibilità, l’azione violenta, il re di creta Minosse da reggente indiscusso dei popoli risulterà essere un uomo tormentato e schiavo del segno del suo stesso potere, il Minotauro.
Il destino di queste macchine di potere, di questi Re, è legato alla figura di un essere recluso a vivere in una gabbia di marmo dalla quale non c’è possibilità di uscita; il labirinto dedalico da luogo fisico diviene spazio mentale dove ognuno riversa le proprie paure e i propri desideri inconfessati e dentro il quale come in un gioco di specchi infiniti e deformanti c’è la paura di osservarsi.

postato da: erica1cate alle ore 11:27 | link | commenti
categorie: programma