MF e compagnia bella

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giovedì, 31 maggio 2007

IN GIUGNO A MILANO

Milano: La fabbrica dell’uomo


Dall'1 al 10 giugno 2007 a Milano si svolge la seconda edizione de La Fabbrica dell'Uomo. Identità e passioni. Le nuove stagioni del desiderio, festival di teatro, musica, video e cinema.

 

Il programma:

Date e orari: dal 1 al 10 giugno 2007 – dalle 19.00 (escluso le domeniche in cui l’orario è variabile)
Luoghi:
• Superstudio Più - via Tortona 27 – Milano - spazi convolti: Art Point | Day Light | Gallery|Basement 1 e 2 | Garden |Dada Café
• Cinema Gnomo Via Lanzone 30/a – Milano
• Hammam Sahara via Benaco 1 – Milano | tel . 02 87393369

GLI INTRECCI DEL FESTIVAL

La Fabbrica dell’ Uomo si pone da sempre in un atteggiamento di dialogo con il suo pubblico e propone quest’anno  diverse, ma al tempo stesso complementari, chiavi di lettura per aiutare lo spettatore a cogliere le diverse sfaccettature che si nascondono all’interno del mondo della Passione.

STRATEGIE FATALI

 (seduzione, abbandono, tradimento, conquista, cibo…)

Nella società dell’apparire, in cui l’informatizzazione ha creato nuovi modi di vivere, , nuove relazioni sociali e nuove vie di comunicazione, quasi una nuova fisiologia della società globale, e i settori responsabili della produzione di emozioni, come quello dello show-business, hanno assunto un ruolo centrale nel sistema economico globale.il festival propone, in controtendenza, un viaggio intimista, addentrandosi nelle dimensioni dell’amore con le sue strategie seduttive fino a lambire gli aspetti del pathos, che scardina gli equilibri interiori facendoci però conoscere gli angoli più riposti della nostra mente.

Queste evoluzioni hanno avuto notevole influenza sulla politica, che ha posto un’attenzione sempre crescente ai sentimenti, al desiderio e alla solidarietà.

L’AMORE AL TEMPO DEL COLERA

 (chat e internet, casi di cronaca, prostituzione …)

Un viaggio tra i fatti di cronaca e il malessere esistenziale che colpisce, oramai, tutte le fasce d’età. Un disagio che si nutre di disamore, di un eros che dimentica l’anima, di rapporti mercenari, di vuoti comunicativi che pesano soprattutto sui giovani, soggetti sempre più indifferenti perché poco educati all’affettività e alla sensibilità. Emozioni che, se non canalizzate, irrompono come un torrente in piena sfociando in episodi di violenza.

…HO VISTO COSE CHE VOI UMANI…

 (identità, biogenetica, body art, padri e madri tra desiderio e biologia, tra natura e statuto sociale …)

Il “sensazionalismo” sessuale, la sperimentazione intesa come modo nuovo di vivere la sessualità e le sue nuove categorie sessuali e sociali, non solo tramite il corpo ma attraverso la sua modificazione fisica,  sono i motivi dominanti degli eventi di questa sezione.

LE ONDE DEL DESTINO

 (ascesi, sublimazione, umiliazione, martirio, passioni dell’anima, estasi…)

La caleidoscopia di emozioni e vissuti, tra parti consapevoli e socialmente accettabili, ma anche di parti nascoste o inconsce. Tutte queste espressioni del corpo, l'ambivalenza e l'ambiguità, possono essere raccontate dal teatro; perché questo mondo, senza la mediazione dell’arte, con il suo carico di inibizioni e regole, mortifica gli sforzi dell'uomo rispetto alle sue istanze interiori.

A complemento delle manifestazioni figurative, una serie di mostre, conferenze, happening, microdrammi e aforismi teatrali, performance musicali e artistiche, incontri letterari in collaborazione con gli editori e gli autori, realizzati in luoghi capaci di accrescere il significato simbolico dei contenuti trattati.  Idealmente un ulteriore gruppo di eventi, la Passione sotto la lente delle altre arti, tra cinema, fotografia, arte, video e letteratura.

Particolare attenzione è dedicata alla rassegna cinematografica “Identità e Passioni”, organizzata e promossa dal Comune di Milano – Cultura Milano Cinema, prevista presso il cinema Gnomo di Milano dal 5 al 10 giugno. La rassegna ben si presta a completare le proposte artistiche del festival, non solo per coerenza tematica, ma soprattutto per le scelte accurate e  decisamente originali.

RAPPRESENTAZIONI TEATRALI

 Venerdì 1 giugno | ore 22.00 | Day Light – Superstudio Più

SEX MACHINE

di e con Giuliana Musso. Musiche di scena di Igi Meggiorin. Regia di Massimo Somaglino 

Un viaggio nel mondo contemporaneo della prostituzione, che non si ferma a chi il sesso lo vende ma va a indagare chi il sesso lo vuole, lo cerca, lo compra, per osservare e capire i rapporti quotidiani tra uomini e donne, oggi. Un’attrice ed un musicista in scena danno voce ed anima a sei personaggi che, visti in sequenza, formano un quadro di contemporanea umanità multiforme e complicata che trova soddisfazione ai loro bisogni e ragione alle loro paure nel variegato e complesso mondo dei rapporti sessuali a pagamento.

Venerdì 1 e sabato 2 giugno | ore 20.00 | Basament 1 – Superstudio Più
RICORDANDO SHAHRAZÀD

a cura di Mara Baronti.- Da un progetto di Gloria Clemente e Mara Baronti. Con Mara Baronti.
Tratto dalle grandi storie delle Mille e una Notte, che hanno salvato la vita a Sharazad, la prima narratrice. L’intelligenza, l’astuzia, la tolleranza, il disincanto, l’ironia, la saggezza di questi racconti si unisce alla grande abilità della nota narratrice, alle luci, ai suoni tradizionali d’oriente. Mara Baronti ripropone queste storie per mostrare che possono ancora coinvolgere, che possono ancora avere per l’uomo di oggi un effetto terapeutico, che ancora oggi le leggende racchiudono in sé la catarsi dell’anima. Cambiano i tempi, le culture, ma i bisogni dell’interiorità umana sono sempre gli stessi.

 da sabato 2 a lunedì 4 giugno | ore 21 | Art Point – Superstudio Più

MATRIMONI

drammaturgia di Bepi Vigna. - Regia di Juan Diego Puerta Lopez. - Musiche a cura di Ego Kid. - Con Paolo Casiraghi, Miriam Crotti, , Rufin Doh Zeyenouin, Gianfelice Facchetti, Ginevra Notarbartolo, Piergiorgio Pardo, Annalisa Salis, Gianfranco Teodoro.
In una villa, messa a disposizione per i banchetti di nozze, si festeggiano contemporaneamente tre matrimoni: quello di due giovani, quello di un’anziana e squattrinata vedova con il rampollo di una ricca famiglia e quello di un uomo di colore con una misteriosa e remissiva ragazza. Il padrone di casa, che vive una turbolenta relazione col cuoco, fa da maestro di cerimonie, introducendo le pietanze, proponendo i brindisi e i balli, ed esibendosi personalmente come cantante. Intrattenendo gli invitati egli assapora la gioia di una festa che non potrà mai vivere da protagonista. Tra gli ospiti anche un vescovo, dei punk con la passione del gioco d’azzardo, le pettegole amiche di una delle spose, qualche ex fidanzato, qualche parente, un onorevole, alcuni bizzarri vip presenzialisti. Nel corso della festa, tra canti e balli emergono tensioni e contrasti, alcuni rapporti si incrinano, altri si cementano e nuovi amori sbocciano improvvisi. L’amore, cieco e folle e le passioni (ingovernabili) alla fine sconvolgono ogni rituale e ogni consuetudine, fino a quando dopo un gran ballo finale, si ristabilirà  un ordine… o un felice caos. Camerieri e inservienti, fungono da coro, sottolineando con i loro interventi  i vari momenti della rappresentazione. Juan Diego Puerta Lopez, regista e coreografo colombiano, dotato di originale talento, ha firmato diversi spettacoli, in collaborazione anche con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma diretto da Giancarlo Giannini. Bepi Vigna, scrittore, giornalista e fumettista, scrive per Dylan Dog.

 

Martedì 5 e mercoledì 6 giugno | ore 21 | Day Light  – Superstudio Più
LA SPIAGGIA.

di
Peter Asmussen. Regia di Michela Blasi. Con Andrea Facciocchi e Laura Ferrari

Protagoniste di questa pièce del danese Asmussen, uno dei più noti autori nordici grazie anche alla sua collaborazione con Lars von Trier nella stesura della sceneggiatura de Le onde del destino, sono  quattro persone. In un hotel deserto sulla spiaggia, le due coppie si confrontano per la prima volta sull’assurdità e solitudine della loro vita mondana, che anno dopo anno li allontana l’uno dall’altro. Una commedia sulle profondità dell’amore e su quattro personalità che procedono a fatica sotto il peso di vecchie ferite.

Da martedì 5 a venerdì 8 giugno | ore 20.00 | Gallery – Superstudio Più
GOOD BODY – IL CORPO GIUSTO
di Eve Ensler. Diretto da Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso con Angela Baraldi, Chantal Buseruka Safi, Fiorella De Pierantoni, Simona Gori, Giorgine Mango, Muna Mussie, Milite Ogbazghi, Daniela Piperno, Niurka Ramirez, Tita Ruggeri, Cristina Volta.
Il testo, scritto dall’autrice de I monologhi della vagina, affronta il problema della donna e del suo essere manipolata fisicamente e ricattata dai modelli imposti dalla società mediatica. Vite vissute: personaggi realmente esistenti, celebrità con l'onere e l'onore della loro emblematicità, ma anche sconosciute, che portano in dote i tesori segreti e imprevedibili del loro anonimato. La comunicazione si sostituisce alla natura, la copia all'originale. Le donne di Good Body appaiono come veri e propri segni dei tempi: relitti martoriati dall'onda anomala della globalizzazione; ma al tempo stesso potenti e tragicomiche icone di un presente totalitario, e totalizzante, che attraverso il pensiero unico dei media, tende a cancellare le differenze e a generare un mostruoso corpo unico, un modello femminile esteticamente e morfologicamente corretto, al quale non è consentito sottrarsi. Immagini, icone, segni, comunicazione, manipolazione: e' il destino del corpo femminile nell'universo globale mediatico la domanda che pone 'Good Body'.

giovedì 7 giugno
DIATRIBA D’AMORE CONTRO UN UOMO SEDUTO.
di Gabriel Garcia Marquez.  Regia di Alessandro D’Alatri.  Con Maria Rosaria Omaggio. Musiche dal vivo.
"Niente somiglia tanto all'inferno come un matrimonio felice"
, sono le prime parole di Graciela sul punto di celebrare le nozze d'argento, sciorinando i suoi sentimenti, davanti alla mancanza di amore nel compagno, muto, seduto in poltrona a leggere il giornale, presente-assente, seduto in ogni senso. Graciela, una donna di qualunque Sud del mondo, è figlia di una lavandaia, ma è riuscita ad ascendere socialmente e ad ottenere ben quattro dottorati per stare "all'altezza di lui", marchese di un’importante famiglia di Cartagena. Ora, dopo venticinque anni di matrimonio, torna alle sue origini reclamando un bisogno primario d’amore. Il testo porta inevitabilmente, e per fortuna, il marchio del suo autore. Nel monologo il premio Nobel coniuga un linguaggio curato con metafore delicate ("acquazzone di anni") al clima ben noto del suo realismo magico, che culmina in un finale sorprendente. Così scrive la critica ispano americana:  “L'autore di Cent’anni di solitudine, consacrato nel mondo per la sua Arte nel romanzo, dimostra con questa opera che avrebbe potuto fare un teatro tanto importante come la sua creazione narrativa”.

 

Gioved’ 7 e venerd’ 8 giugno | ore 21 | Day Light – Superstudio Più
LA FESTA.

di Magda Barile, Matteo Caccia, Marco Di Stefano, Alessandro Genovesi, Sarah Tardino e Giorgia Toso. Coordinatore per la drammaturgia Roberto Traverso.  Regia di Sofia Pelczer.
Sei giovani autori italiani raccontano, ognuno a suo modo, l'occasione che ci è data di incrociare il nostro destino con quello degli altri e di "giocare" le nostre carte alla Festa della vita. In un ambiente tematico composito, si vengono a creare situazioni sottilmente ambigue dai risvolti talvolta imprevisti e dirompenti, accompagnati da una colonna sonora in continua evoluzione.

 

Sabato 9 e domenica 10 giugno | ore 21.00 | Basament 1 – Superstudio Più

IL MOSTRO – UNA PARABOLA MODERNA SULL’AMORE.

drammaturgie e regia di Pia Fontana. Con Alessandra Bernardeschi, Gaetano D’Amico. 

Testo ispirato alla vera storia di Natasha Kampusch, la ragazza austriaca tenuta in ostaggio per otto anni e il cui ritrovamento ha scatenato l’attenzione dei media mondiali, sia per la particolarità della vicenda, che negli anni ha suscitato speculazioni e ipotesi investigative di ogni genere, sia per i misteri che ancora circondano la natura del rapporto tra la ragazza e il suo rapitore.

Pia Fontana, narratrice e drammaturga, vive e lavora a Venezia. Nel 1987 vince il Premio Calvino con il romanzo Sposane. Successivamente ha scritto numerosi romanzi pubblicati da Marsilio e Mondatori e opere teatrali.

 

Sabato 9 e domenica 10 giugno | ore 21 | Loft – Superstudio Più

IL RAGAZZO CON L’ALBERGO.

di Gian Maria Cervo.  Regia di David Warren Con: Monica Salassa, Giulia Weber Lo spettacolo sarà realizzato in collaborazione con il Festival Quartieri dell’Arte di Viterbo, il Bassano Opera Festival e il Centro Sperimentale di Cinematografia - Scuola Nazionale di Cinema di Roma.

Partendo da una riscrittura dell'opera "La locandiera" di Carlo Goldoni, il testo è un'esplorazione drammaturgica fondata sull'inversione dei generi sessuali. Al posto di Mirandolina c'è un sex-symbol maschile assediato da tre donne-manager. Viaggio nelle realtà e nelle finzioni delle identità del terzo millennio tra linguaggi di alta finanza e rilevazioni intimistiche guidato dal regista di " Desperate Housewives" (serie televisiva trasmessa in Italia dalla RAI) David Warren, attivo anche sui palcoscenici di Broadway e dell'off-Broadway (recentemente ha debuttato con la prima mondiale della versione di David Mamet di "The Voysey Inheritance" raccogliendo il consenso unanime dei critici americani) che sfida e rompe la routine teatrale.

Noto per le sue riscritture e traduzioni di testi elisabettiani, Cervo è stato autore in residenza del Teatro Nazionale di Amburgo ed è fondatore del Festival Quartieri dell’Arte di Viterbo

 

Domenica 10 giugno | ore 21 | Lounge – Superstudio Più
L'AMANTE DI M.D.
a cura di Paolo Bignamini. Regia di Massimo Giovara. Con: Roberta Mandelli. Direttore di produzione: Roberto Zibetti. Organizzazione e relazioni: Carlo Grassi. Disegno luci: Francesco Dell’Elba In collaborazione con il gruppo teatrale torinese 'O Zoo Nô.
A partire dallo “scandaloso” romanzo di Margherite Duras L’Amante,
un testo inedito di Paolo Bignamini che ridisegna, riscrive, ridefinisce in maniera personalissima la vicenda che descrive un'educazione sentimentale narrata in prima persona e ambientato in Indocina, nasce la riscrittura di Paolo Bignamini, giovane autore che ha già curato diversi adattamenti dai testi di Sartre e Céline. Un testo soffuso di passione, erotismo e lirismo.

SPETTACOLI DI TEATRO MUSICALE

Venerdì 1 giugno | ore 22.00 | Day Light – Superstudio Più
LA PASSIONE SECONDO ME.
Mario Brunello e Moni Ovadia interpretano la passione.
Work in progress #1  Produzione Musicamorfosi in collaborazione con il festival Letture dal Qohélet e Il Cantico dei CanticiIdea e progetto Saul Beretta e Mario Brunello. Musica di P. Sculthorpe, G. Sollima e M. Ovadia, E. Vallorani, M. Marcer, V. Pasquariello. Regia di Francesco Frongia. Regia del suono ed elettronica: Massimo Mariani Una collaborazione Musicamorfosi e Mittelfest.
Mario Brunello è il passionario del violoncello. La passione sgorga fluente dal suo violoncello, dalla musica che decide di interpretare. Musica capace di muovere le emozioni e le passioni: musica antica, classica, contemporanea. L’incandescente violoncello di Brunello incontra la voce ancestrale di Moni Ovadia in un concerto dedicato alla Passione, dove anelito al divino e ardore umano si agitano e rincorrono in continua tensione. Tra cielo e terra, aspirazione al Divino e richiamo pesante della forza di gravità, tra il Concerto Rotondo di Sollima, il Requiem di Sculthorpe e le letture dei Libri Sacri. Violoncello, voci ed elettronica, in uno spettacolo ascetico e passionale, eccitante e ipnotico per ascoltare il respiro di Dio mentre la ruota si sgretola nel pozzo e la polvere torna ad essere terra.

domenica 3 giugno | Day Light – Superstudio Più
ROCKY MOZART SEXY SHOW
ore 21.00
Produzione Musicamorfosi in collaborazione con il festival
Ideato e scritto da Saul Beretta. Regia di Andrea Taddei con Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Musicamorfosi Ensemble  Musica di W.A. Mozart, D. Brubeck, La Crus, Chick Corea e Bobby McFerrin, S.Prokofiev, Nirvana, G. Bataloni, S. Bozzoli, M. Mariani e Articoolaction Parole tratte dalle lettere di W.A. Mozart da WAM dI Piero Melograni, intrappolate in un racconto originale di Saul Beretta
Wolfgang, colui che ha il passo del lupo fu vampata, potenza, scherzo. Grande perché sapeva divertirsi, ironico, tragico, giocoso, doloroso, passionale e distaccato, angelico e demoniaco. Lo spettacolo racconta di un’operazione chirurgica e una terapia medica condotta da un’affiatata equipe di musicisti nella quale un paziente affronta un cambiamento di sesso, compiuto solo attraverso la forza e l’energia della musica. Un viaggio delirante e sorprendente senza confini di tempo e di spazio, tra parrucche e tacchi alti, per gli uomini di ieri e di oggi, una grande kermesse intorno alla modernità sconvolgente della musica del genio di Salisburgo.

domenica 3 giugno | Day Light – Superstudio Più ore 16.00
ROCKY MOZART
Produzione Musicamorfosi in collaborazione con il festival  Ideato e scritto da Saul Beretta. Regia di Andrea Taddei con Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Musicamorfosi Ensemble e le orchestre delle scuole medie di Via Maffucci- Pavoni, Ardigò Bellani, Calasanzio, Confalonieri, Pertini.  Musica di W.A. Mozart, D. Brubeck, La Crus, Chick Corea e Bobby McFerrin, S.Prokofiev, Nirvana, G. Bataloni, S. Bozzoli, M. Mariani N. Jappelli e Articoolaction. Parole tratte dalle lettere di W.A. Mozart da WAM dI Piero Melograni, intrappolate in un racconto originale di Saul Beretta
Anticipa la rappresentazione serale sopra descritta, lo spettacolo delle ore 16.00, intitolato ROCKY MOZART, ulteriore variante sul tema, realizzato dalle orchestre delle Scuole Medie a indirizzo musicale e i Cori di voci bianche delle scuole elementari di Milano e provincia.

Mercoledì 6 e venerdì 8 giugno | ore 19.30 | Basament 1 – Superstudio Più

STRAVAGANTI INTERVISTE
Adattamento drammaturgico a cura di Dylan McCullough. Regia di Pietro Faiella  Cast in via di definizione
La parola e i suoi effetti di devastazione interiore sul soggetto umano. Potrebbe essere il sottotitolo per la messa in scena dello spettacolo tratto dalla raccolta di racconti ‘Brevi interviste con uomini schifosi’, di David Foster Wallance, trentottenne, descritto dalla critica più severa come il "cupo principe della narrativa americana contemporanea". Una selezione delle interviste più incentrate sulla deviazione sessuale e sulla violenza verbale sulla donna ridotta a puro oggetto. Ogni intervista si svolgerà in uno spazio ristrettissimo e iperrealistico. Allo stesso modo, la successione degli incontri rappresenteranno il viaggio in un girone dantesco di agghiacciante modernità. Lo spettacolo sarà quindi itinerante. Una serie di ‘stazioni’ ospiteranno gli attori che diventeranno parte integrante delle installazioni. L’aspetto iconografico di ogni singola performance sarà elaborato in collaborazione con un artista che estrarrà dal singolo frammento la sintesi scenografica nel cui contesto si muoverà l’attore.

PERFORMANCE MUSICALI VIDEOARTE

Domenica 3 e lunedì 4 giugno | ore 20.00 | Lounge – Superstudio Più
MAMMA MIA! 

Compagnia Motus. 
Da Petrolio di Pier Paolo Pasolini. Appunti per l’ospite A cura di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande.  Narratrice: Emanuela Villagrossi Video con: Emanuela Villagrossi, Daniele Quadrelli Riprese: Simona Diacci, Daniela Nicolò Montaggio: Daniele Quadrelli, Simona Diacci Editing audio: Daniela Nicolò, Enrico Casagrande Una produzione Motus e TNB - Teatro Nazionale di Bretagna, in collaborazione con Teatro Mercadante - Progetto Petrolio.
Ancora un frammento, un altro piccolo viaggio dentro Petrolio secondo la medesima forma rappresentativa di “Come un cane senza padrone”: una narratrice che “descrive” eventi che si svolgono parallelamente in video, muti ed impietosi. Siamo giunti a questa formula di messa in scena, che separa forzatamente tutti i livelli espressivi per cercare di mantenere la stessa struttura compositiva di quest’opera immensa ed irrappresentabile. Del resto è così che è stata scritta, per appunti, stratificazioni, incursioni, debordaggi, e sbandamenti…ma sempre secondo una esasperata matematicità, un freddo calcolo descrittivo che continuamente sottrae l’Autore -ed il lettore - ad ogni facile coinvolgimento od immedesimazione emotiva, perché “(…) il racconto deve restare sulla materia (…) non essendo altro che la realizzazione, prevedibile razionalmente, di un piano.” L’incompiutezza pare allora essere magicamente integrata nel piano,  essendo ancor più deturnante l’effetto provocatorio che essa contiene: provocatorio nel senso etimologico del termine, ovvero di pro-vocare, chiamare fuori, mettere a nudo, di nuovo, senza pietà alcuna. Abbiamo scelto un altro frammento dell’esistenza di Carlo, contenuto negli appunti iniziali: il ritratto della sua  relazione con la madre ( e con la famiglia): ancora un tema scottante, che abbiamo affrontato anche ne L’Ospite, rappresentando la “bella” famigliola di Teorema, al cui interno covano impulsi incestuosi, descritti  poeticamente in quelle “confessioni” straordinarie che sono le Appendici del romanzo… Il tema dell’incesto ricorre più volte nell’opera di Pasolini ed in Petrolio  non esita a metterlo a nudo in con un altro linguaggio e con una sincerità disarmante (e proprio per questo scandalosa), ma che non può non far riflettere.

Martedì 5  giugno | ore 19.30 | Basament 1 – Superstudio Più
MORTA VENENDO

dal racconto di Ian Mc Ewan. A cura di Roberto Valerio.
Nel racconto, contenuto nella raccolta edita da Einaudi Fra le lenzuola, le vicende amorose e passionali di  un ricco quarantenne londinese alle prese con un insospettabile quanto ossessiva infatuazione.
Ian McEwan vive a Oxford. Conosciuto per il suo stile inquietante e morboso e lodato dalla critica internazionale (Espiazione è stato salutato come un vero capolavoro), è autore di numerosi romanzi e racconti, oltre che sceneggiature cinematografiche.

MOSTRE FOTOGRAFICHE / HAPPENING / INSTALLAZIONI / RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

Dal 5 al 10 giugno | ore 18.00 | Cinema Gnomo – Via Lanzone 30/a
IDENTITÀ E PASSIONI

Rassegna cinematografica organizzata e promossa dal Comune di Milano – Cultura Milano Cinema - Collaborazione alla programmazione di Lorenzo Vitalone

La passione deve essere gestita, con il coraggio di lasciarla vivere dentro di noi. Se è piacere, come è piacere l’erotismo, non può esserne esclusa: è un emozione che contribuisce a farci vivere. Oggi si favorisce la tranquillità e il controllo dei sentimenti e la negazione delle pulsioni. La passione è ribellione. La passione va recuperata  in quanto energia mentale pura, istintuale ma vitale. La negatività deriva dalle costrizioni morali e sociali che ne impediscono un fluido scorrere. Agli artisti e alle arti la passione è indispensabile alla loro attività come stimolo per nuovi orizzonti.
IDENTITÀ E PASSIONI, una breve ma particolare rassegna cinematografica, che propone pellicole dove la passione non è solo quella amorosa, ma viene declinata in vari altri modi come, ad esempio, la politica, per questo ben si inserisce nel progetto Fabbrica dell’Uomo: Identità e Passioni.

Lunedì 4 e martedì 5 giugno | 19.30 e alle 21.30| HAMMAM SAHARA, via Benaco 1 – Milano
HAMMAM OVVERO BAGNI DI TEATRO

L’appuntamento del venerdì
di Mariella de Santis. Regia di Luca Ciancia. Con Enzo Giraldo e Claudia Penoni.
Nell’originale ambientazione degli hammam cittadini verranno proposti testi scritti per l’occasione e brevi performance studiate ad hoc, allo scopo di dare alle Passioni una cornice dal sapore orientale e restituire ai bagni turchi la loro tradizionale funzione sociale.

 

Dal 5 al 10 giugno | ore 24.00 | Basament 1 – Superstudio Più

I RACCONTI DEL CUSCINO. 

a cura di Luca Scarlini. Con Federica Fracassi.

Gli spettatori, adagiati su cuscini o tappeti, in “intimità” con gli attori, ascolteranno una selezione di 4/5 racconti che hanno come tema portante l’eros. Ogni racconto, della durata di circa 30 minuti, verrà proposto a mezzanotte da un attore e un’attrice con un accompagnamento musicale live. I testi verranno tratti da: - La storia di Shunkin di Junichiro Tanizaki, che descrive l'amore devoto e apparentemente impossibile di un servo per la bella musicista Shunkin, una donna cieca che avvolge il servo in una rete di soggezione e seduzione.
- La belva nell’ombra di Ranpo Edogawa, in cui lo scrittore Samukawa s'improvvisa detective quando conosce una donna affascinante, Shizuko, che gli confida di essere perseguitata da un innamorato respinto.
- Patriottismo di Yukio Mishima. Il testo fa parte di una trilogia dedicata al colpo di stato del 1936, sferrato da un gruppo di militari fedelissimi all’imperatore e che finì nel sangue.
- Il paese delle nevi di Yasunari Kawabata. Sulla costa occidentale della maggior isola del Giappone, dove la neve è alta quindici piedi, e sorgono terme squisite, si dipana la storia di Shimamura, ricco e raffinato esteta, e di Komako, geisha delle terme.

 

Dall’ 1 al 10 giugno | a partire da un’ora prima inizio spettacolo alla fine della serata | Basement 2 - Superstudio Più
NECESSITÀ DELL’ANATOMIA
a cura di Viviana Nicodemo
La mostra fotografica nasce da una lunga ricerca in cui la figura femminile e maschile dialogano con spazi dalle ore contate, in attesa di riconversione o fine definitiva e perfetta, alla ricerca di una loro intima essenza, traccia, ragione che giustifichi la loro segnata esistenza. Tra luci e ombre livide (le stampe sono in b/n su carta baritata), si mescolano le identità nello sforzo comune di nominarsi e riordinarsi in un sogno di salita.

 

Dall’1 al 10 giugno | ore 19.00 | Dada Café - Superstudio Più

C’EROS UNA VOLTA…

di Giacomo GuidettiRegia e attori da definire
C'eros una volta
è il titolo di  una serie di brevi drammi (di una durata media di circa 10 minuti ciascuno), per lo più ironici o umoristici, sui rapporti tra i due sessi, in particolare sugli approcci, sulle relazioni sessuali, sul possesso e sull'ipocrisia. In Orgasmo contemporaneo viene simulato il rapporto fra due persone che non riescono a fondersi, dove il termine "contemporaneo" è ambiguo e va inteso sia come "simultaneo" che come "attuale". Noli-me-tangere ha come tema la passione erotica, l'adulterio, la possessività e l'impostura attraverso metafore ed analogie prese in prestito dalla botanica. Colpo di fulmine sull'infatuazione, sulle distorsioni dell'immaginazione,  sull’ innamoramento del sé innamorato. Sulla gelosia e la considerazione del tradimento nella coppia come il peggiore dei delitti è la scena iperbolica de Il sospetto.
In Berenice, che riprende il mito della regina egiziana col sacrificio della sua chioma per amore, il tema del fascino dei capelli. Quattro episodi che prendono spunto dalla mela come metafora dell'atto  sessuale: Le mele della Genesi è la storia parodiata di Eva e Adamo e  della cacciata dall'Eden, sull'origine del peccato e della disobbedienza come atti indispensabili alla continuazione della specie; ne Le mele della Discordia, che fa riferimento al mito greco della gara di bellezza fra le  dee, si sovrappongono due stimolazioni sensoriali, quella sessuale e quella della gola Una mela giorno... il senso del celebre proverbio viene caricato dal senso
metaforico attribuito al frutto; La mela della boheme, in versi e rime, riprende invece un altro celebre proverbio ma gli attribuisce, con un cambio di iniziale, un diverso significato. Tattiche è una raccolta di piccole parodie (della durata da 20" a 5-6') sui metodi frequentemente utilizzati per conquistare una donna.

 

Dall’1 al 10 giugno | a partire da un’ora prima inizio spettacolo alla fine della serata | Basement 2 - Superstudio Più
I COLORI DELL’ESTASI

a cura di Maria Cristina Madau e Jean-Marie Barotte
Percorso espositivo d’arte contemporanea: dalla pittura all’arte multimediale all’azione iperdrammatica. I colori dell’estasi è un percorso drammatizzato, dove l’estasi è intesa come un’esperienza creativa, un processo di distanziamento dallo stato cosciente, in uno spazio ritualizzato, dove l’opera è intesa non come rappresentazione, ma come un incontro nel cammino personale dell’artista: l’artista muto vive dietro le sue opere.

LETTURE POETICHE E INCONTRI LETTERARI IN COLLABORAZIONE CON GLI EDITORI

L’INUTILE SEDUTTORE
di Alessandro Feroldi
La raccolta di 20 brevi racconti sul tema della seduzione
, sentimentali e passionali, presenta  personaggi ben definiti nella psicologia, ma non nei corpi. Si incontrano via chat o per telefono, generando equivoci erotici, si amano davanti alla Gioconda, tra le rovine di Baalbek o nella suggestione di una barca a vela, tra presente e passato. Incontri casuali, lievi, ma pieni di passione; surreali tanto sono lontani da questo mondo in cui sedotti e seduttori sono «inutili» perché la civiltà dei consumi considera «utile» solo ciò che genera reddito, denaro, potere. I protagonisti sono anticonformisti, inutili ma vivi, perché la seduzione è l’unica cosa personalissima rimasta a ogni uomo e a ogni donna…

giovedì 7 giugno | ore 19.00 | Basement 1 – Superstudio PIù
CONFERENZA SPETTACOLO SULLA PORNOGRAFIA

a cura di Pietro Adamo e Luca Scarlini
Pietro Adamo e Luca Scarlini ripercorrono la storia della pornografia analizzandone, in una
conferenza spettacolo, le trasformazioni nei diversi paesi e culture e le evoluzioni nel corso delle epoche fino ai giorni nostri.

CONCORSO

“UN AMORE DI CARTA” - Concorso di lettere d’amore

Concorso nazionale, dedicato alla raccolta delle migliori lettere d’amore.  Una giuria selezionerà le dieci migliori lettere che verranno lette pubblicamente all’interno del festival da noti attori della scena italiana. La scadenza del bando per l’invio dei materiali è fissato al 15 maggio.

WORKSHOP E LABORATORI

LABORATORIO DI SCRITTURA
Condotto da Roberto Traverso, il laboratorio prevede la partecipazione di 6 giovani autori italiani (Magda Barile, Giorgia Toso, Sarah Tardino, Alessandro Genovesi, Matteo Caccia e Marco Di Stefano) che lavorano insieme per la creazione di un progetto drammaturgico unico: sei pièces, in sé compiute, che costituiscono le parti inscindibili di un unico spettacolo dedicato al tema delle Passioni.

Per info: OUTIS - Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea - tel. | 02.39.25.70.55 - Mobile | 3287611038 - fax. | 02.39.20.05.78 - eMail | fabbricadellepassioni@hotmail.it - Website | www.outis.it • Ufficio stampa: Claudia Zambianchi - 339 46 759 64 – 02 39 25 70 55 – ufficio_stampa@outis.it http://www.fabbricadelluomo.org/index.php

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mercoledì, 30 maggio 2007

PROPAGGINI DELLA NUOVA STAGIONE TEATRALE

Teatro Quirino - Stagione 2007 - 2008
dal 26 al 28 settembre 2007
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – Teatro stabile dell’Umbria

PERICLE
di Willliam Shakespeare
a cura di Antonio Latella
con gli attori del Progetto Thierry Salmon  - la nuova École des Maîtres
Alexandre Aflalo, Jean-François Bourinet, Paula Diogo, Ana Portolés, Estelle Franco, Julián Fuentes Reta, Luís Godinho, Valentina Gristina, Daniela Labbé Cabrera, Emiliano Masala, Dominique Pattuelli, Martim Pedroso, Daniele Pilli
suoni Franco Visioli
disegno luci Giorgio Cervesi
assistente al progetto Stefano Laguni
assistente per l’acrobatica Nicole Kehrberger
assistente per il canto Anne-Sophie Durand
un progetto
Progetto Thierry Salmon – la nuova Ecole des Maîtres 2006_2007
diretto da Franco Quadri
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG/ Teatro Stabile dell’Umbria
La Comédie de Reims (France), Ministério da Cultura - Instituto das Artes (Portugal), Centro Dramático de Aragón - Departamento de Educatión, Cultura y Deporte del Gobierno de Aragón (España)
in collaborazione con  ETI - Ente Teatrale Italiano (Italia), Arcus (Italia), Ministère de la Culture et de la Communication (France), Fonds d’Assurance Formation des Activités du Spectacle (France), Centro Cultural de Belém (Portugal), Regione Friuli Venezia Giulia (Italia), Comune di Fagagna (Italia)
Un lungo ed emozionante viaggio quello intrapreso da Antonio Latella sul PERICLE: lo spettacolo infatti è il frutto dell’atelier nato nell’edizione 2006 del Progetto Thierry Salmon - La nuova Ecole des Maîtres, diretto da Franco Quadri, diventato oggi uno spettacolo compiuto. Un modo di procedere alla creazione di un evento di scena che l’Eti, individuando una serie di partner nazionali ed internazionali, rinnova e perfeziona negli anni. Un lavoro completo che provenendo da un progetto storico ed in costante evoluzione, diventa il simbolo e la testimonianza dell’attenzione che l’Ente ha sempre tenuto attiva nei confronti delle alte esperienze formative, intitolandole al confronto generazionale e allo scambio tra culture.
Così il regista, ad apertura di stagione, presenta questo lavoro e dice «Pericle è un uomo, un eroe che sotto i piedi non ha quasi mai la terraferma, ma sceglie il mare come culla del suo peregrinare alla ricerca di una verità, o semplicemente di una casa dove fermarsi e forse finalmente raccontare agli altri e a se stesso; quel se stesso che ha smesso di essere un riflesso nel fondo del mare. Più che insegnare agli ospiti di questa nave, spero siano loro a saperla far galleggiare, per permettermi di imparare il più possibile, e forse insieme ad ogni porto, ad ogni imprevisto o tempesta, riusciremo a seppellire una delle tante maschere del nostro quotidiano, riusciremo a ritrovare quella spinta giusta, quell’esigenza che ci ha fatti imbarcare per la prima volta, ed essere viaggiatori tra i rossi sipari, porti del mondo».
... e il mio amico Maurizio ha messo in scena egregiamente proprio 'Pericle principe d Tiro' con il gruppo teatro del suo liceo (Cremona, d Milano)... GRAN LAVORO, GRAZIE A TUTTI! (da notare 'venus in furs' come motivo conduttore)
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martedì, 29 maggio 2007

IL COMBATTIMENTO DI TANCREDI E CLORINDA ALL'ELFO

28 e 29 maggio, ore 20.45
COMBAT
(Canti Molesti/ Il Combattimento di Tancredi e Clorinda)
Uno studio musicale per il teatro di Francesca Breschi
Progetto musicale di Francesca Breschi e Adolfo Broegg
Disegno del suono Mauro Formica
con Francesca Breschi voce, tastiere
Mauro Formica basso e stick
Alessandro Magnalasche chitarra elettrica e acustica
Lanfranco Fornari batteria

francescabreschi

Cantante, musicista e attrice, Francesca Breschi fa parte del Quartetto vocale di Giovanna Marini dal 1990 e con lei ha collaborato a numerosi progetti teatrali, tra i quali i cori per gli spettacoli di Elio De Capitani Turcs tal Friul e per il progetto Orestea. Lunedì 28 e martedì 29 maggio la vedremo in scena al Teatro dell’Elfo come protagonista di questo concerto, che precede di qualche giorno la ripresa di Elfo/Müller/Medea, spettacolo per il quale ha firmato le musiche e del quale è interprete nel ruolo della nutrice.

Combat porta in scena due momenti del lavoro di Francesca: Canti Molesti, progetto creato in collaborazione con Adolfo Broegg (che ha dato luogo all’omonimo, ed Nota /Materiali Sonori) e un personalissimo studio sul Combattimento di Tancredi e Clorinda, presentato come Progetto Speciale per Fabbrica Europa/Stazione Leopolda 2004. Il concerto percorre un reticolo d’incroci possibili che partono dal secolo XIV fino ad arrivare al rock progressivo e quello più contemporaneo, toccando il mondo di tradizione orale di culture che si affacciano sul mediterraneo, passando attraverso suoni elettrici, con incursioni nella parola “detta”. Ne nasce un nuovo idioma, personale, che usa giochi di ribaltamento e disorientamento, in cui la voce non vuole porsi confini prestabiliti né avere una connotazione “rassicurante”, ma entrare come elemento fortemente emotivo a scuotere l’ascoltatore, ora legata alle riflessioni più intime e personali, ora rivolta ad un pensiero più ampio, collettivo ed urgente.

Tutto questo viene narrato attraverso un gioco di mondi “paralleli”: come metafora della condizione della transizione da uno stato all’altro viene utilizzato un episodio emblematico della Gerusalemme Liberata del Tasso, e cioè ll Combattimento di Tancredi e Clorinda, in cui si narra come Clorinda, travestitasi da cavaliere, entri nell’accampamento nemico e venga avvistata e fermata da Tancredi, innamorato di lei, che però non riconoscendola così travestita, durante un sanguinoso duello, la ferisce mortalmente. L’eroina parla. Tancredi ode il suono della voce amata e, mentre le sfila tremante l’elmo ne scopre l’identità. Clorinda esala l’ultimo respiro, non prima però di aver perdonato il proprio assassino trasfigurandosi così nell’atto estremo. In un continuo dialogo tra passato e presente, il racconto della tragica vicenda di Tancredi e Clorinda ci svela alcune verità su noi stessi, sui conflitti più interiori e remoti, su quella “morte” necessaria alla presa di coscienza e alla transizione ad un altro stato. Nella narrazione epica si aprono improvvisamente spiragli che ci trasportano istantaneamente in un’altra zona della nostra percezione, come se fossimo risucchiati in superficie da un tempo lontanissimo ad un “oggi” che dobbiamo poco per volta ricostruire, come se tentassimo di svegliarci a forza da un sonno comatoso e fossimo dolorosamente riportati alla realtà.

Il racconto utilizza brani molto eterogenei fra loro, una specie di puzzle della memoria, in cui è facile riconoscersi per coloro che hanno saputo “ascoltare”, nel corso degli ultimi trent’anni, l’idea cantata che si trasforma definitivamente in “canzone” e racconta il tempo presente, lo scontro quotidiano tra la nostra coscienza e il mondo esteriore.

Programma del concerto:
PARALLELI (F. Breschi/A. Broegg) (inserto parlato da "Notte fatale" di Tahar Ben Jelloun}
COMETA ROSSA (Area)
LUCENTE STELLA (Anonimo sec XIV - elaboraz. di A. Broegg)
UNA DONNA (Giovanna Marini)
COEFORE (Eschilo/P.P.Pasolini/G. Marini)
TUTTI I NOMI DI GIUDA (Corrado Sannucci)
LOUISIANA (P. Pelù/G. Maroccolo/F. Renzulli/F.Magnelli)
LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE NERO (Area)
PIZZITANA (F. Breschi)
MORTE DI CLORINDA (Monteverdi), seguito da PHOENIX (F. Breschi)
IL CERCHIO (F. Breschi/ A. Broegg)
La struttura narrativa interna è affidata al Canto XII della Gerusalemme Liberata di T. Tasso (ossia Il Combattimento di Tancredi e Clorinda), utilizzando in maniera libera pratiche di tradizione orale, come il canto toscano in ottava rima e il cunto siciliano, e la narrazione musicale monteverdiana

Biografia. Con studi di pianoforte classico e di canto alle spalle, dal 1978 Francesca Breschi ha intrapreso una carriera eclettica, ricercando e cimentandosi in diverse forme musicali: dalla musica di tradizione orale italiana, al teatro-musica, dalla composizione di musica elettronica per video-arte alla musica flamenca; passando attraverso una lunga collaborazione col compositore Nicola Piovani e con David Riondino (Cundu luna Vini, che dà il titolo all’omonimo cd, Paesaggi dopo la battaglia, il cd Temporale e, nel 2005, Pia de’ Tolomei) fino ad arrivare all’esecuzione di musica medievale del XIII e XIV secolo prevalentemente col Micrologus Ensemble di Assisi.

Fa parte del Quartetto Vocale di Giovanna Marini e, dal 1995, è anche sua assistente per le musiche di scena per spettacoli teatrali (per i registi Elio De Capitani, Giancarlo Cobelli, Patrice Kerbrat/Giulio Bosetti, Hans Günther Heyme, Franz Marijnen).
Nel 2000 col Quartetto ha partecipato allo spettacolo I TIGI – Canto per Ustica di e con Marco Paolini.
Nel luglio 2006 è stata invitata dallo stesso Paolini e dal violoncellista Mario Brunello, insieme ai musicisti Giovanni Sollima e Paolo Fresu, a partecipare al festival I Suoni delle Dolomiti e, nello stesso mese, ha diretto una sua partitura per voci cantanti/recitanti scritta per la Preghiera Ecumenica per la Salvezza dell’Arte e della Cultura di Emilio Isgrò.

 

Cecilia, avresti gradito...

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giovedì, 24 maggio 2007

MOBY DICK...

 

Théâtre de l’Odéon
07 Novembre 2007 > 11 Novembre 2007


d'après HERMAN MELVILLE

mise en scène ANTONIO LATELLA

avec Giorgio Albertazzi, Marco Foschi
et Emiliano Brioschi, Marco Cacciola, Timothy Martin, Giuseppe Papa, Fabio Pasquini, Annibale Pavone, Enrico Roccaforte, Rosario Tedesco


Présentation

Antonio Latella est de ceux pour qui la scène est expérience et voyage. Un voyage pictural et raffiné. Comme tous les vrais créateurs, il veut voir chaque soir «lever l'ancre du théâtre». Aussi aime-t-il tenter, en compagnie d'un équipage fidèle, les traversées les plus inouïes. Moby Dick est de celles-là. La chasse à la grande baleine blanche est sans doute (comme le rappelle le dramaturge de Latella, Federico Bellini) «l'une des plus grandes métaphores que l'histoire de la littérature ait jamais produites». Le périple est animé par l'indéchiffrable désir d'un vieux capitaine. Quelles frontières de l'être ou de la connaissance cherche-t-il à franchir ? Latella a confié le rôle d'Achab à celui qui est sans doute aujourd'hui le plus grand acteur de la scène italienne : Giorgio Albertazzi. Son Achab, du haut de sa solitude environnée de livres, transmettra l'expérience de son savoir au jeune Ismaël incarné par Marco Foschi, une bête de scène avec qui Latella travaille depuis sept ans.  

 ... e, per fare iniziare bene il 2008 ai lionesi, dal 9 all'11 gennaio presso il TNP di Villeurbanne (Lion)!!!
a seguire: Perugia - Teatro Morlacchi - dal 15 al 20 gennaio 2008
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... E LA CENA DE LE CENERI

 

(Le Banquet des cendres)

Théâtre de l’Odéon
14 Novembre 2007 > 18 Novembre 2007


d'après GIORDANO BRUNO

mise en scène ANTONIO LATELLA


avec Marco Foschi, Danilo Nigrelli, Fabio Pasquini, Annibale Pavone


Présentation

Deuxième volet du diptyque Latella, et deuxième métaphore de ce voyage au long cours qu'est le savoir : après l'expérience de l'énormité et de la sauvagerie de l'existence, celle de la folle liberté de la pensée s'exposant à l'immensité du cosmos. Au roman-océan de Melville répond ici un dialogue que Giordano Bruno écrivit vers 1584 pour exposer sa doctrine hérétique - la Terre n'est pas le centre du monde ; chaque chose a une âme propre ; surtout, l'Univers est infini, et au sein de cette infinité, comme le note Latella, chaque être singulier est à son tour un monde en soi, «chacun avec son corps-planète, chacun avec un rôle auquel donner vie et caractère - mais des planètes appartenant toutes au même univers, à la même spirale qui s'enroule autour d'une lumière, d'une IDÉE». Plus qu'une doctrine obscure ou abstraite, ce sont les cheminements d'un homme vers la connaissance que Latella donnera à voir, sa marche errante à la conquête de sa liberté.  

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LA MAGLIA NERA AL MUSEO DELLA PERMANENTE - MILANO

Giovedì 24 Maggio, ore 21.00

 

 

LA MAGLIA NERA

Gesta e Ingegno di

di e con Matteo Caccia

Un monologo che raccontala vita e le gesta di un ciclista degli anni’50, Luigi Malabrocca,divenuto famoso per aver scoperto che era più facile accaparrarsi le simpatiedella gente arrivando ultimo

Mariangela Bonesso

De Angelis Relazioni Stampa  

Via Ollearo 5, Milano 

tel 02 324377 –

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categorie: programma
lunedì, 21 maggio 2007

'AD UN CERTO PUNTO DOVRAI ASSUMERTI LA RESPONSABILITA' DEL TUO TEMPO E DI CIO' CHE IN ESSO AVVIENE'

Il vicario


Va in scena Il vicario di Rolf Hochhuth a più di quarant’anni dalla sua pubblicazione e dalla censura che in Italia ne impedì la rappresentazione nel teatrino romano di via Belsiana sotto gli auspici di Gianmaria Volontè e di Carlo Cecchi. E pensare che in Europa è uno dei testi più rappresentati (da Erwin Piscator che lo inscenò per primo a Peter Brook) e famosi tanto è vero che Costa Gavras vi si ispirò per il suo film Amen. Da dove nasce l’ostracismo di matrice politica e religiosa che ne impedì l’andata in scena in Italia? Soprattutto dal fatto che in questa pièce scandita con i tempi del teatro politico post brechtiano Rolf Hochhuth racconta il silenzio di Pio XII non solo riguardo al nazismo come movimento politico aberrante ma anche nei confronti dei campi di sterminio e dunque dell’Olocausto di milioni di ebrei.

Un tema quanto mai attuale nel momento in cui è in corso il processo di beatificazione di papa Pacelli che tante polemiche ha fatto nascere. In quel lontano 1965 fu proprio questa accusa a spingere il prefetto a proibirne la rappresentazione nella città sede del papato. Ma non è che in altre città italiane le cose siano andate meglio.

A riproporre oggi questo testo di cui si erano praticamente perse le tracce sono alcuni attori che si sono formati accanto ad Antonio Latella che hanno scelto per l’operazione che si tiene allo Spazio del MIL di Sesto San Giovanni (ex capannoni della Breda) una lettura drammatica, una mise in espace molto casta e semplice che ha però il pregio di mettere in primo piano senza orpelli il senso di un testo sovrabbondante (da qui la necessità di un adattamento operato dal regista e interprete Rosario Tedesco) che ruota attorno a pochi personaggi, alcuni realmente vissuti: la SS che vuole combattere il nazismo anche in nome della propria religiosità; un prete di nobile famiglia che cerca di sostenere questo tentativo e che sceglie per sé il gesto estremo di seguire gli ebrei nei campi di sterminio per condividerne l’orrendo destino; il nunzio apostolico in Germania che si barcamena senza prendere posizione; il Papa che sceglie il silenzio; il Dottore, personaggio evidentemente ispirato a Mengele, un mostro che "studia" i disgraziati che gli capitano tra le mani, il simbolo forse più raccapricciante di quell’orrore sanguinario.

Portato in scena con una passione civile di cui di questi tempi sembra essersi smarrita la traccia, Il vicario, certamente l’opera più famosa di Hochhuth, che non ha mai più raggiunto una tale popolarità, si rivolge a spettatori determinati e con gli occhi bene aperti sul mondo. Proprio come scriveva la SS Kurt Gertstein, uno dei personaggi del dramma, vissuto in quegli anni a suo padre: "A un certo punto dovrai assumerti la responsabilità del tuo tempo e di ciò che in esso avviene".

di Maria Grazia Gregori  (venerdì 18 maggio 2007) www.delteatro.it

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categorie: recensioni, marco foschi
domenica, 20 maggio 2007

Tutte le colpe del Vicario

 
Di Renato Palazzi (dal Sole24Ore di domenica 20 maggio 2007, p. 48)
 
Era il 1963 quando un autore tedesco poco più che trentenne, Rolf Hochhuth, esponente, come il più affermato Peter Weiss, di quella corrente teatrale che mirava alla fedele ricostruzione della realtà storica attingendo a documenti e materiali d’archivio, scrisse un testo, Il vicario, nel quale denunciava i silenzi e le omissioni di Pio XII di fronte all’Olocausto. Il dramma ebbe enorme risonanza: in Germania fu allestito dal grande Erwin Piscator, praticamente l’inventore del teatro politico, a Parigi e a Londra da Peter Brook.
In Italia, nel ’65, Gian Maria Volontè e Carlo Cecchi lo presentarono in forma semi-clandestina al circolo Letture Nuove di Roma: l’iniziativa, com’era prevedibile, scatenò un finimondo, interventi della polizia, minacce di scomunica, divieti, polemiche, come d’altronde avveniva spesso in quegli anni, basti pensare all’Arialda di Testori: poi, com’era altrettanto prevedibile, sul Vicario scese il silenzio, e il titolo addirittura sparì dai cataloghi.
Ora, in concomitanza con l’imminente ripubblicazione da parte della Wizarts, una piccola casa editrice marchigiana, Rosario Tedesco con altri attori di Antonio Latella ha deciso di riproporlo: quello visto al bellissimo Spazio Mil di Sesto S. Giovanni – un ex stabilimento della Breda splendidamente riadattato – non è in verità una messinscena vera e propria, e neppure una semplice lettura, ma una sorta di scarno oratorio, dove anche lo spostamento di un leggio acquista un senso interpretativo. E del resto, al di là di altri aspetti, avrebbe senso rappresentarlo con scene e costumi?
Quello che conta, in questo caso, è comunque l’impatto del testo, che non sembra cambiato, e che anzi in un’esplosione spoglia, prosciugata sembra acquisire ulteriore forza: la sua scrittura, dopo quasi mezzo secolo, resta aguzza, incalzante, l’argomento, benché ormai noto e ampiamente dibattuto, continua a porre il suo agghiacciante interrogativo – si poteva fermare l’orrore? – non tanto ai cristiani quanto all’intera coscienza occidentale: oggi, forse, non è più il tempo di quelle battaglie frontali, ma il contenuto dell’inquietante denuncia non può lasciare indifferenti.
I brani selezionati evidenziano lo scrupolo analitico con cui il testo ricostruisce il confronto, dentro la Chiesa, fra chi chiedeva la protesta, soprattutto dopo la deportazione degli ebrei romani, e chi sosteneva una politica equidistante, ritenendo in primo luogo la Germania un baluardo contro il comunismo. Solo nel ritrarre il Papa l’autore sembra superare lo sguardo distaccato, per adottare toni assai rabbiosi. Ma errori e colpe sono ormai consegnati alla Storia, mentre un effetto di questa esperienza teatrale è la commozione – che una tale chiave rende ancor più viva – nei confronti della sorte delle vittime, e del coraggio di quei preti che scelgono di disobbedire agli ordini fino al sacrificio personale.
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categorie: recensioni, marco foschi

Latella: io e Napoli

“Il mio sogno: rifare ’O Zappatore
 
di Stefano De Stefano (dal Corriere del Mezzogiorno, sabato 12 maggio 2007, p. 17)
 
La trilogia dello Studio su Medea – in scena fino a domenica al Teatro Nuovo – ha “costretto” il regista Antonio Latella a rivivere, di filato per 15 giorni, nella sua Napoli. Quella terra del golfo (il regista è nato a Castellammare) da cui emigrò bambino e nella quale è ritornato più volte grazie ai suoi spettacoli e ad alcune importanti produzioni maturate e realizzate proprio qui all’ombra del Vesuvio.
 
Come ha ritrovato Napoli, nel corso di questo suo lungo soggiorno partenopeo?
 
Continua ad essere una città incredibile, in cui ogni angolo sa restituirti un’energia particolare, una suggestione, un’idea forte. Un luogo in cui può accadere di commuoverti fino alle lacrime per cose che sembrano possibili solo qui. Ma è anche una città dove si respira un’atmosfera di violenza, una sensazione che sul piano fisico faccio fatica a sopportare. E la cosa mi dispiace perché la violenza corre il rischio di consumare tutta la bellezza che c’è.
 
Si spiega così la sua decisione di emigrare a Berlino?
 
Certo, lì ti sembra di essere in una sorta di oasi plurinazionale, un’isola in cui c’è tantissima tolleranza, dove conosco pochissime persone e dove amo camminare per strada solo, parlando malissimo il tedesco o l’inglese, e capendo ancor meno. Ritorno a discutere solo quando i miei attori italiani vengono a trovarmi. Ma ci vivo bene e soprattutto ho messo i miei libri alle pareti, un segno per me inequivocabile.
 
Il suo è una sorta di esilio della comunicazione?
 
Dopo tanti anni trascorsi in Italia, avevo bisogno di raffreddare il contatto soprattutto con l’ambiente del teatro, per poter valutare tutto più lucidamente e con più distacco, anche emotivo. Una pratica che ti aiuta a ridimensionare le cose, anche le polemiche e le critiche, soprattutto se il tuo lavoro continua a svolgersi in gran parte nel tuo paese d’origine. Vedi il prossimo Moby Dick con Albertazzi, un Pericle di Shakespeare e un rifacimento a stazioni dell’Amleto.
 
Difficile quindi restare in Italia, impossibile a Napoli…
 
Qui non ho mai vissuto a tempo pieno, anche se negli anni scorsi ho pensato più volte di trasferirmi. La città ti riempie gli occhi, ti ispira, ti offre stimoli e voglia di fare. Ma c’è un altro problema per me insormontabile, un inquinamento acustico che non riesco a reggere a lungo.
 
Ciò non le impedirà di continuare a coltivare progetti professionali legati a questa realtà…
 
Ovviamente no, anche perché io non dimentico la mia casa ed il Nuovo è stato a lungo il mio teatro. Anzi non posso che confermare la mia stima e riconoscenza per quanto fatto da questa struttura, per giovani attori e registi come me, ma anche per il territorio in cui operano, un luogo di frontiera come i Quartieri Spagnoli, in cui hanno rischiato più volte il tracollo, ma in cui sono riusciti sempre a resistere, pronti poi a risollevarsi e continuare il proprio cammino. Credo che Napoli debba molto a Igina Di Napoli e Angelo Montella, anche perché dopo aver tirato fuori tanti talenti, sono certo che siano pronti a svelarne altri. A conferma della bontà di un vivaio partenopeo che insieme all’intero Sud, dalla Calabria alla Sicilia, sta producendo il meglio della attuale ricerca teatrale italiana.
 
A proposito di scena nazionale, come giudica la scelta di Napoli sede del nuovo festival del teatro?
 
Napoli ha tutte le carte in regola per ospitare questo festival prestigioso. Ha un porto ed è destinata ad essere fecondata da tutte le genti che qui transitano, anche per poche ore. Credo molto a questa fertilità, forse un po’ meno alla dispersione di energie che talvolta caratterizza questa città.
 
Al di là del festival, in cui sarà probabilmente coinvolto, ha mai pensato a un suo personale contributo al rinnovamento sperimentale del patrimonio storico teatrale napoletano?
 
Altri colleghi lo stanno già facendo e molto bene. Registi come Arturo Cirillo, o Davide Iodice che questa città ce l’hanno cucita addosso, più di me che sono un emigrato. Anche se…
 
Qualche pensierino fatto in punta di piedi?
 
Beh, diciamo che con molta tranquillità e tutta la calma necessaria, un piccolo grande sogno napoletano lo coltivo anch’io, quello della sceneggiata. Una forma di spettacolo sicuramente più vicina alle mie corde registiche e familiari. Non posso mai dimenticare mio padre ascoltare ‘O Zappatore, una storia che mi ha sempre incuriosito a partire dall’assurdo rifiuto del figlio istruito verso il padre ignorante e contadino. Credo che la sceneggiata sia la forma del tetro italiano più interessante del novecento, e perché no, potrei decidere di rappresentarne una, magari quella cara a papà.
 
Infine un pensiero alla Medea giunta al suo secondo movimento.
 
È la prima volta che affronto una tragedia greca, alla quale arrivo per una vera e propria necessità di azzeramento e di ripartenza. Recuperando l’essenzialità assoluta della parola, come atto sintetico, privo di orpelli. Medea è barbare, straniera e incapace di comunicare. Qui invece Nicole Kehrberger ci dice tutto col suo corpo, ci costringe a metterci in ascolto e a sintonizzarci sul dolore di Medea, descritto potentemente dalla scrittura di Euripide. Quando facevo il liceo l’insegnante ci mostrava i film in classe e rimasi molto colpito dalla Medea pasoliniana. Capii allora che da grande avrei voluto raccontare quel tipo di storie.
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Rece Medea

Studio su Medea tra illusioni e allusioni
 
Di Giulio Baffi (dalla Repubblica Napoli, sabato 19 maggio 2007 p. XV)
 
Quattro protagonisti, interamente, disperatamente nudi, per un nuovo percorso che Antonio Latella costruisce all’interno del suo teatro della fisicità. Meccanismo preciso e crudele che chiede all’attore fatica del corpo e tensione dello spirito, tanto forti e visibili entrambe da provocare cortocircuiti in ininterrotta serie, che inorridisce ed esalta lo spettatore. Sudore che scorre e tensione dei muscoli, parole che si cancellano e a fatica si articolano per un racconto, “studio” in tre segmenti. Per dipanare, o forse confondere, la storia antica di Medea. Non mito, ché se ne allontana, forse con colpevole decisione, per portare le passioni e le scelte disperate dei suoi protagonisti verso territori più domestici, intimi, e certo meno eroici. È in scena al teatro Nuovo lo Studio su Medea di Antonio Latella. Settimana dopo settimana, capitolo dopo capitolo. Alla domenica i segmenti ricompongono il viaggio in poco più di quattro ore di spettacolo. Bella prova, questa sì eroica, per gli eccellenti attori, Nicole Kehrberger (Medea), Michele Andrei (Giasone), Giuseppe Lanino (Medeios) ed Emilio Vacca (Alchimenes) e per gli spettatori introdotti in un labirinto di immagini e allusioni a cui arrendersi, fino al termine del percorso. Dunque meglio la lunga prova domenicale che i più rapidi frammenti dei giorni feriali. E meriti da attribuire anche alla partitura di musiche e suoni di Franco Visioli, alle luci drammatiche di Giorgio Cervesi Ripa, ai movimenti in complesse coreografie, o disegni dei corpi, curati da Rosario Tedesco in fedele riaffermata collaborazione con Latella per il delicato lavoro di “regista assistente”.
Partendo da Euripide per precipitosi allontanamenti in convinto rinnegare e dimenticare, cancellare e reinventare. Silenzi sospesi, gesti d’eloquente aggressività, sensuali. Si procede per illusioni e allusioni. Latella inventa una splendida, eretica sintassi drammaturgica per sgrammatichezze formali, salti logici, rapide incursioni nella memoria possibile di un incontro dei corpi, molto intimo, molto competitivo. Lasciandosi dietro il gran mito. Quasi a rinnegarne i passaggi. E procedere poi lentamente a riafferrarlo nel suo labirinto fatto di corpi e suoni, gesti e sentimenti, verso il terzo movimento in cui la parola ritrovata e il gesto ricomposto si fa disperazione e esaltazione. Con immagini di bellezza illimpidita, perfetta. Come l’ascesa di Medea verso il cielo, funambolico gioco di illusioni, e di ombre che moltiplicano i suoi, e ormai nostri, figli-marionetta, lasciando l’ansia dentro e negli occhi una tenerezza stupita.
 
Medea di Latella, poche parole per un conflitto disegnato dai corpi
 
Di Stefano De Stefano (dal Corriere del Mezzogiorno di sabato 19 maggio 2007, p. 21)
 
Per il suo primo incontro con la tragedia greca, a cui Antonio Latella giunge a 40 anni, il regista stabiese sceglie uno Studio su Medea e lo fa selezionando la più cruda delle opere di Euripide in tre stazioni presentate al Nuovo di Napoli in sequenza cronologica, e per due volte (domenica scorsa e domani) in un’unica soluzione. L’operazione si delinea infatti nella sua complessità solo al termine del percorso di cui i vari passaggi funzionano da climax verso una verità circolare e ineluttabile, come tradizione ellenica impone. Quella segnata dal fato che prescrive un insanabile conflitto sessuale, diviso tra la genetica stanzialità della donna e l’errabonda, odissiaca ricerca del nuovo da parte dell’uomo. Tema sul quale pone con forza l’accento Latella, spostando anche le ragioni finali del figlicidio della regina-maga di Colchide verso la deriva virilista della sua prole, a fronte della tradizione che legge nel tradimento di Giasone le ragioni dello scempio. Ma ciò che colpisce nell’allestimento è la sottrazione della parola, che diventa citazione, fonema poliglotta, segno ridotto a lettera alfabetica. A fronte di un dialogare incessante dei corpi, quello androgino e tiratissimo della protagonista (l’infaticabile acrobata tedesca Nicole Kehrberger), quello grassoccio e disarmonico di Giasone (Michele Andrei), e quelli plasticamente apollinei dei due figli, Giuseppe Lanino (Medeios) ed Emilio Vacca (Alchimenes). Fra i quattro si delinea un gioco soffice e tremendo, in cui le ancestrali essenze della coscienza umana, esaltate dall’integrale nudità di ognuno, si svelano e si sopprimono in una sorta di ebbrezza dionisiaca costruita in scena con i soli laterali di un letto in ferro. Che di volta in volta diventano scudi, gabbie, ali e tombe.
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