MF e compagnia bella

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venerdì, 31 agosto 2007

ODISSEA: DOPPIO RITORNO al Comunale di Ferrara

... in scena anke due attori dell'Elfo : CRISTIAN GIAMMARINI e ALESSANDRO GENOVESI :-)

m.... già da ora, ragazzi!!!

 

Ronconi - ©Federico Riva  dal 4 al 9 settembre
  ODISSEA: DOPPIO RITORNO
  progetto per Ferrara, città del Rinascimento

  ITACA
 
di Botho Strauss
  traduzione di Luisa Gazzero Righi

  L'ANTRO DELLE NINFE
  da Omero a Porfirio
  traduzioni di G. Aurelio Privitera e Laura Simonini
  a cura di Emanuele Trevi

  Regia di Luca Ronconi

  progetto scenico Marco Rossi
  costumi Silvia Aymonino
 
musiche Carlo Maria Boccadoro
  luci Nevio Cavina
  movimenti Maria Consagra
  registi assistenti Carmelo Rifici, Fabrizio Arcuri
  assistente costumista Marco Idini
 
assistente ai movimenti Alessio Maria Romano

 
Direttore di scena Lino Sinisi

 
Responsabile di produzione Claudia di Giacomo (PAV), Anna Damiani

Itaca
Pallade Atena Elena Ghiaurov, Ulisse Pierluigi Corallo, Ulisse Graziano Piazza, Ulisse Raffaele Esposito, Penelope Francesca Ciocchetti, Telemaco Vinicio Marchioni, Laerte Michele Maccagno, Euriclea Tatiana Lepore, Eumeo Riccardo Bini, Femio Cristiano Nocera, Irò Marco Grossi, Antinoo Cristian Giammarini, Eurimaco Stefano Moretti, Anfinomo Pasquale Di Filippo, Ctesippo Mirko Rizzotto, Elato Raffaele Sinkovic, Leode Massimo Di Michele, Leocrito Valerio Vittorio Garaffa, Anfimedonte Umberto Terruso, Demottolemo Riccardo Bocci, Agelao Mele Ferrarini, Euriade Nicola Todeschini, Pisandro Fabrizio Nevola, Melanto Cristina Gardumi, Ginocchio Irene Petris, Polso Camilla Zorzi, Clavicola Giorgia Salari

Antro delle Ninfe
I Francesco Colella, II Cristina Gardumi, III Alessandro Genovesi, IV Marco Grossi, V Giovanni Ludeno, VI Stefano Moretti, Ulisse Raffaele Esposito, Circe Elena Ghiaurov, Ulisse Graziano Piazza, Elpenore Massimo Di Michele, Tiresia Michele Maccagno, Antinea Tatiana Lepore, Achille Umberto Terruso, Agamennone Cristiano Nocera, Ulisse Pierluigi Corallo

una produzione Centro Teatrale Santa Cristina - Teatro Comunale di Ferrara in collaborazione con La scuola del Piccolo Teatro di Milano / Teatro d'Europa

Guardare al mito di Ulisse con gli occhi della modernità, far risuonare attraverso la voce di 30 attori la forza millenaria dei versi originali, giocare con tutte le possibilità espressive offerte da spazi scenici diversi, invitare il pubblico a prendere parte al viaggio dei viaggi - l'Odissea - per lasciar scoprire che si tratta di un percorso di approfondimento dentro se stessi.

Questi gli spunti dai quali Luca Ronconi muove per elaborare il progetto Odissea doppio ritorno, composto da due distinti spettacoli: Itacadi Botho Strauss e L'antro delle Ninfe, da Omero e altri autori antichi attraverso l'elaborazione drammaturgica di Emanuele Trevi.

Gli spettacoli, in scena contemporaneamente e per due pubblici diversi (sul palcoscenico il primo e nello spazio della platea il secondo: non potranno quindi essere visti insieme nella stessa serata), costituiscono l'evento clou della stagione teatrale 2007/2008 del Teatro Comunale di Ferrara, dove saranno presentati in prima assoluta dal 4 al 9 settembre  nell'ambito del progetto Ferrara, città del Rinascimento.

Ulisse, figura simbolo del viaggio come percorso di conoscenza e trasformazione, del confronto con il potere, della complessa relazione tra umano e divino,  è il fulcro di questo dittico teatrale ideato da Ronconi.

In platea, con il pubblico nei palchi, andrà in scena Itaca, suggestiva rivisitazione di Botho Strauss, uno degli esponenti di maggiore rilievo della drammaturgia tedesca contemporanea, sui momenti conclusivi dell'Odissea - il ritorno di Ulisse, la ricostruzione dei rapporti familiari e il ristabilimento dell'ordine che regnava prima della sua partenza -. Al centro del palcoscenico, separato dalla sala dal sipario tagliafuoco con ai lati le tribune per il pubblico, verrà invece presentato L'antro delle Ninfe, elaborazione drammaturgica di Emanuele Trevi in cui una selezione di brani dell'Odissea sarà arricchita da frammenti di autori diversi, a partire dal commento del filosofo Porfirio (232 d.C.) ai versi di Omero in cui si racconta del luogo in cui Ulisse nascose i suoi tesori.

Va segnalato che in alcuni momenti il sipario che divide i due spazi scenici si alzerà e attraverso il canto si creerà una comunicazione fra i due diversi ambienti e fra i due diversi pubblici.

Luoghi e orari
Itaca si svolge in platea, con il pubblico nei palchi, con inizio alle ore 20; L'Antro delle Ninfe si svolge al cento del palcoscenico, con il pubblico nelle tribune, con inizio alle ore 20.15. Il 6 settembre è programmata una rappresentazione aggiuntiva de L'Antro delle Ninfe con inizio alle ore 17:00.

I biglietti per i due spettacoli potranno essere acquistati alla biglietteria del Teatro Comunale di Ferrara (tel. 0532 202675, fax 0532 206007).  

ODISSEA: DOPPIO RITORNO

di renato palazzi - delteatro.it (martedì 11 settembre 2007)

 Pur svolgendosi simultaneamente in due spazi contigui, gli spettacoli che compongono il "dittico" allestito da Ronconi al Teatro Comunale di Ferrara sono eventi ben distinti, per certi aspetti di segno persino opposto: Itaca di Botho Strauss è infatti una riscrittura in chiave prevalentemente politica dell’ultima parte dell’Odissea, la raffigurazione di un vecchio potere feroce e autoritario che fa spietatamente strage del nuovo potere vizioso e corrotto. L’antro delle ninfe è invece in sostanza un "montaggio" di alcuni versi dell’Odissea con l’interpretazione misterica, sapienziale che ne diede il filosofo neo-platonico Porfirio.

Il primo si svolge nella platea vuota, col pubblico che segue dai palchi: i personaggi, praticamente senza costumi, si aggirano fra assi divelte, massi, treppiedi d’acciaio, e qua e là pezzi di colonne, uno scudo, un’armatura. Il secondo è ambientato in palcoscenico, attorno a un tavolo lustro, levigato, con dei pedanti accademici in abiti ottocenteschi che manovrano le parole di Omero, ridotte a calchi di gesso. Solo per un attimo i due mondi comunicano, quando uno dei tre Ulisse al centro di Itaca, seguendo il canto delle sirene, passa dall’uno all’altro varcando il sipario di ferro che li separa, e i due gruppi di spettatori si osservano a distanza.

Perché - a parte il coup de théâtre del folgorante rispecchiamento - il regista ha creato questo contatto fra le due rappresentazioni? Forse per suggerire che, al di là delle differenze di tono e di taglio, Itaca e L’antro delle ninfe sono meno lontani di quanto non appaia? Esaminando in pianta i due spettacoli, si vedrebbe come essi si sviluppino lungo un’unica linea retta che attraversa il teatro dal centro del palco al fondo della platea: il tavolo ai cui lati si disserta sulle tesi di Porfirio è la prosecuzione del tragitto che, in Itaca, va dall’impalcatura sulla quale siede Penelope a quella sorta di pietra tombale che la fronteggia a qualche metro di distanza.

Lo schema, in un certo senso, rimanda alla simbologia dell’Antro delle ninfe, che evoca un’ideale caverna i cui ingressi si aprono rispettivamente sulla vita e sulla morte. I due spettacoli quindi sono la logica continuazione l’uno dell’altro? Difficile affermarlo: in Itaca cogliamo le incertezze di un Ulisse smarrito, ormai estraneo alla propria casa, che - guidato da Atena - nel massacro dei Proci sfoga le più oscure passioni. L’antro delle ninfe ci porta invece nella grotta di Itaca in cui i Feaci depongono l’eroe addormentato, dove egli, liberato dagli averi e dalle passioni, completa il suo viaggio iniziatico alla piena conquista di se stesso.

Per certi aspetti, dunque, essi mostrano - a prescindere dall’ordine in cui li si vede - le due facce di una comune condizione umana: di qua l’offuscamento, il venir meno dell’identità, i febbrili grovigli interiori, di là l’opportunità di un’espiazione del peso della nascita che consente di arrivare, se non alla casa lasciata tanto tempo prima, almeno a una fine più lieve, meno affannosa. Di qua una classicità dissestata, perduta, di là una saggezza antica non priva di amene astruserie, ma capace almeno di garantire una dolente consapevolezza delle proprie contraddizioni. Altra Itaca, al nostro faticoso viaggio, non è probabilmente consentita.

Poi, certo, i due testi sono anche altro, una Penelope grassissima per lo stress che non vuole riconoscere il marito, i Proci impegnati nell’inquietante parodia di un’odierna campagna elettorale, o la gelida ironia con cui vengono lette le macchinose elucubrazioni di Porfirio. Ma il nocciolo è tutto in questo raffronto, in questo intreccio. Itaca, di per sé, non è proprio un capolavoro, l’altro è poco più di un divertissement intellettuale: il loro significato, tuttavia, si alimenta del reciproco accostamento, è l’accostamento che genera quella trama di sottili interrogativi senza risposta in cui consiste - come sempre - l’essenza del progetto ronconiano.

E poi, con lo stile spoglio scelto stavolta dal regista, con le scene pressoché ridotte a zero, risalta l’ottima qualità dei giovani attori, molti dei quali costretti al duplice intervento in entrambe le proposte, come i tre Ulisse interpretati da Pierluigi Corallo, Graziano Piazza, Raffaele Esposito, come Elena Ghiaurov che passa dai panni di Atena a quelli di Circe, come Tatiana Lepore che si divide tra la balia e la madre del conquistatore di Troia. Spiccano inoltre la Penelope della brava Francesca Ciocchetti, il porcaro Eumeo di Riccardo Bini e i due irresistibili sapientoni tratteggiati da Alessandro Genovesi e Francesco Colella.

di renato palazzi - delteatro.it (martedì 11 settembre 2007)

postato da: erica1cate alle ore 10:35 | link | commenti
categorie: eventi
venerdì, 24 agosto 2007

DALL'INTERVISTA DI GIORGIO ALBERTAZZI

...

Tra i suoi prossimi progetti c'è un MOBY DICK in versione teatrale...

GB - Avevo chiesto di fare la balena, ma il regista Antonio Latella ha preferito darmi il ruolo del capitano Achab. Battute a parte, mi sembra un'idea interessante.

Latella ha poco più d 40 anni, anche se ha già firmato molti spettacoli importanti. Che effetto fa mettersi nelle mani di un regista così giovane?

GB - Sta scherzando? Non mi metto nelle mani di nessuno. Non c'è regista con mani abbastanza grandi da contenere Albertazzi. Con Latella facciamo uno spettacolo insieme. E quando si fa teatro l'età non conta. 

(da repubblica - milano società 24.8.07)

 

 

postato da: erica1cate alle ore 15:50 | link | commenti (1)
categorie: interviste, antonio latella
martedì, 21 agosto 2007

Le terne dei finalisti del Premio ETI-Gli Olimpici del Teatro 2007

Migliore spettacolo di prosa
IL RE MUORE regia di Pietro Carriglio
LE SMANIE PER LA VILLEGGIATURA regia di Vetrano-Randisi-Bucci-Sgrosso
LE VOCI DI DENTRO regia di Francesco Rosi

Miglior musical o commedia musicale
CHANTECLER regia di Armando Pugliese
MASANIELLO regia di Tato Russo
TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE regia di Saverio Marconi

Migliore spettacolo d'innovazione
LA BUONA MADRE regia di Stefano Pagin
MACBETH regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
ROMA ORE 11 regia di Mandracchia-Reale-Toffolatti-Torres

Miglior attore protagonista
FRANCO BRANCIAROLI per Finale di partita
LUCA DE FILIPPO per Le voci di dentro
PAOLO POLI per Sei brillanti

Miglior attrice protagonista
LAURA MARINONI per Le lacrime amare di Petra Von Kant
OTTAVIA PICCOLO per Processo a Dio
PAOLA QUATTRINI per Un Tram che si chiama desiderio

Miglior interprete maschile/femminile di monologo o "one man show"
ANNA GALIENA per Quale droga fa per me?
SAVERIO LA RUINA per Dissonorata
MARIA PAIATO per Un cuore semplice

Miglior attore non protagonista
LORENZO LAVIA per Misura per misura
UGO PAGLIAI per Eracle
MASSIMO VERDASTRO per Gli Uccelli

Miglior attrice non protagonista
ANNA BONAIUTO per Inventato di sana pianta
GIOVANNA DI RAUSO per Eracle
PATRIZIA ZAPPA MULAS per Les Bonnes

Miglior attore/attrice emergente
FRANCESCO BONOMO per Misura per misura
FEDERICA FRACASSI per Le muse orfane
SUSANNA PROIETTI per La Presidentessa

Miglior regista
PIETRO CARRIGLIO per Il re muore
PIERLUIGI PIZZI per Una delle ultime sere di Carnovale
ARMANDO PUGLIESE per Questi fantasmi

Migliore scenografo
CARMELO GIAMMELLO per Misura per misura
ENRICO JOB per Le voci di dentro
CARLO SALA per La bottega del caffé

Miglior costumista
PIERLUIGI PIZZI per Una delle ultime sere di Carnovale
SILVIA POLIDORI per Chantecler
ANDREA VIOTTI per Le nozze di Figaro

Miglior autore di musiche
MATTEO D’AMICO per Il povero Piero
ENZO GRAGNANIELLO per Chantecler
GERMANO MAZZOCCHETTI per Gastone

Miglior autore di novità italiana
EDOARDO ERBA per Margarita e il gallo
STEFANO MASSINI per Processo a Dio
SPIRO SCIMONE per La busta

premiazione il 14 settembre, vedibile in differita su RAI1.

postato da: erica1cate alle ore 14:49 | link | commenti
categorie: eventi
lunedì, 20 agosto 2007

Pericle, principe smarrito

Il regista Latella mette in scena un’opera fiabesca e labirintica dove i personaggi vagano alla ricerca di se stessi
Di Renato Palazzi (Sole24Ore, domenica 19 agosto 2007)
 
Allestito nell’ambito dell’École des Maîtres, il prestigioso atelier internazionale per giovani attori diretto da Franco Quadri, il Pericle con la regia di Antonio Latella vive ora una vita propria che riassume al suo interno – ma insieme trascende – le finalità didattiche da cui è nato: se la coralità dell’azione e la distribuzione fra tutti gli interpreti delle (molte) parti sono tipici di un corso o di un laboratorio, la densità del percorso, la forza delle immagini ne fanno ormai una proposta teatrale a sé stante, presentata al Festival di Venezia e da settembre a Roma e in altre città italiane.
La trama di questo testo – l’ultimo attribuito a Shakespeare – è fiabesca, avventurosa, ipertroficamente ramificata, dominata da viaggi in mare, incontri, tempeste, smarrimenti, ritrovamenti, agnizioni, perfide congiure degli uomini e del destino: il suo dipanarsi da un’isola all’altra, fra popoli e regni diversi, con un andamento quasi omerico, ne fa al tempo stesso un itinerario linguistico – adatto a una compagnia che raccoglie le sue forze da quattro differenti paesi europei – ma anche un labirintico tragitto interiore in cui i personaggi vagano alla ricerca di se stessi.
Sarà anche per questo, oltre che per valorizzare al massimo le doti degli attori, che il racconto si sviluppa in uno spazio praticamente vuoto, scandito solo da mucchietti di lenzuola ripiegate – pronte a trasformarsi in elmi, libri, sudari – e grosse barchette di carta che, nell’accoppiamento del protagonista con la sua sposa, assumono persino una simbologia erotica: la scenografia si riduce a un tavolo che diventa nave, letto, catafalco, tunnel da cui emergono spesso i personaggi. E i costumi non sono che copricapo e pastrani che gli attori indossano su tenute nere tutte uguali.
Nelle oltre due ore e venti di spettacolo l’intera vicenda è costruita così, attraverso queste precarie entità che assumono risalto per un attimo, compiono i gesti che devono compiere e poi tornano ad essere assorbite dal respiro collettivo del gruppo. Alla stessa stregua, alle varie tappe della navigazione corrisponde l’uso di una delle lingue comuni ai partecipanti, che sono l’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese. L’alternarsi degli accenti, l’incertezza delle identità si assommano a delineare una generale condizione di smarrimento.
Lo stile spoglio, grazie anche al lavoro sui corpi condotto dall’attrice-acrobata Nicole Kerhberger, basta comunque a evocare figurazioni squassanti. Il richiamo a crocifissi e deposizioni è fin troppo ossessivo, l’esibizione di carni nude, non sempre motivata dal contesto come negli Studi su Medea, rischia a tratti di farsi un po’ greve. Ma il progetto registico, che pareva orientato a un puro approccio narrativo, prende fiato alla fine, quando il riunirsi del nucleo famigliare sembra lasciare perplessi i suoi dispersi componenti: forse, per Latella, il senso di queste esistenze era proprio nel loro cercarsi, nel loro essere lontane.  
 
 
 
TOURNEE PASSATA E FUTURA 
Venezia - Teatro alle Tese - Arsenale - 29 luglio 2007
Monticelli d'Ongina (PC) - Isola Serafini - 30 luglio 2007
Lisbona - Centro Cultural de Belém - 1 e 2 agosto 2007
Roma - Teatro Quirino - dl 26 al 28 settembre 2007
Terni - Festival ESTERNI - 29 e 30 settembre 2007
Udine - Teatro Palamostre - 4 e 5 ottobre 2007
Reims - La Comédie de Reims - 20 e 21 novembre 2007
 
postato da: cabepfir alle ore 17:38 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, articoli, antonio latella
lunedì, 06 agosto 2007

Shakespeare nel privé è carnale e indiavolato

Bell'allestimento del Pericle firmato da Antonio Latella per il progetto Salmon
di Rodolfo di Gianmarco (Repubblica 6-8-2007, p. 43)
Spettacolo di forte comunicazione pur nelle cinque lingue dei giovani attori di altrettanti paesi europei, scatenato viaggio nel cuore più maturo e in tempesta di Shakespeare, ricco caravanserraglio di emozioni generazionali e sensuali: il Pericle, messo in cantiere con un training babelico e poi con un ispirato adattamento-regia di Antonio Latella per il progetto Thierry Salmon (evoluzione dell'École des Maîtres), incanta per due ore e mezza di visionarietà gagliarda, agonistica e rituale. La storia, quasi epica, di più perdite che culminano in un ritrovamento, l'avventura nomade che muove da un peccato d'incesto tra padre e figlia e culmina in una redenzione-agnizione tra un altro genitore e un'altra figlia, quest'opera che ha fama quasi certa d'essere l'ultima di Shakespeare è indotta a svilupparsi, secondo Latella, in processione quasi ininterrotta di "macchine" profane sostenenti corpi caravaggeschi maschili e icone femminili materne e indocili. Al Teatro alle Tese dell'Arsenile della Biennale Teatro di Venezia, la scenografia teatrale sta tutta in una massa in movimento, in una grazia ardimentosa di corse, salti e posture dei 15 interpreti cosmopoliti e poliglotti, cui basterà anche solo un tavolo a simulare regni e navi, giacigli e feretri, tribune e strutture afflittive. Eccolo, il potere ammaliatore e artigiano del teatro, senza mai povertà di convenzione. Al contrario, Latella induce i suoi attori a un gioco carnale e istintivo di denudamenti. Ogni nubifragio cui va incontro il destino sull'acqua di Pericle è un maremoto mimico. Il torneo per aggiudicarsi la moglie Taisa, dà luogo a una sfida di panni caldi filosofali da sauna. Gli interventi corali hanno il ritmo di un sabba indiavolato. La presunta morte per parto di Taisa, come altre "pietà", è una deposizione tra Bacon e Lucian Freud. E le dispute d'amore hanno un'innocente oscenità. E poi quando Marina, la figlia di Pericle ritenuta persa (che riapparendo nel finale restituirà un soffio di vita al vecchio padre), sarà per un po' in un bordello, lì ecco un clima da club privé con tacchi alti e perizoma come se Brecht, Fassbinder e Almodòvar si dessero appuntamento, ma in modo angelico. La leggerezza di Shakespeare meritava questa lievità compulsiva, dove dal Pericle di Emiliano Masala a tutti gli altri non saprei chi lodare di più. 
 
postato da: cabepfir alle ore 19:03 | link | commenti
categorie: recensioni, articoli, antonio latella