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MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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http://www.milanoltre.org/milanoltre/
ieri all'Elfo grande inizio con 'un peu de tendresse, bordel de merde!' coreografia d Dave St-Pierre. già visti nell'edizione scorsa con 'la pornographie des ames', mi hanno divertita & colpita ancora, performances 'nn per cardiopatici' & bei numeri d danza per 15 ottimi ballerini. :-)
la parola ai critici...
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Al festival MilanOltre, una super «degeneration»
L'israeliano Hofesh Shechter è la rivelazione oltre Manica della danza contemporanea
Francesca Pedroni - Milano
(il manifesto 7.10.07)
Israeliano, trasferito a Londra dal 2002, Hofesh Shechter è la rivelazione oltre Manica della danza contemporanea. Un segno del corpo immediato, energico, privo di affettazioni stilistiche, rabbioso e squarciato da lampi di delicatezza, marcato da una musica composta dallo stesso coreografo che impasta rombi e stridori della strada, parole e percussioni, un magma sonoro che opprime e sospinge. Un bel colpo per la XXI edizione di MilanOltre diretta da Luca Scarlini avere in città il 32enne coreografo, danzatore, musicista che pochissimi giorni fa con la sua Hofesh Shechter Dance Company e il suo ultimo lavoro In Your Rooms ha folgorato il Sadler's Wells di Londra (3000 spettatori in due giorni). All'Elfo ha portato il suo spettacolo manifesto: deGeneration, un trittico da non perdere in scena ancora stasera.
Titolo già di per sé calzante, deGeneration, che ci dà il fremito ruvido del battagliare interiore e esteriore dell'essere giovani oggi, e spettacolo che aderisce con impatto al tema di MilanOltre 2007, «La città è il mondo». Perché questo lavoro, privo di scenografia, ma avvolto in un'atmosfera densa, fumosa, rotta da tagli di luce improvvisi, riversa sui danzatori il boato sordo delle metropoli contemporanee, un ribollire di sollecitazioni che pulsa sottotraccia e non molla. Si pare con Cult, 3 donne e 3 uomini, prima separati poi in gruppo, una danza che si mangia lo spazio ma che nello stesso tempo si interroga e interroga, schiaffeggiata da voci fuori campo maschili e cupe che parlano di «something to die for, something to fight for, something to live for». Corpi che balzano ma anche che tremano, aprendo questioni. Fragments è il duo d'esordio di Hofesh. Una danza piena di scarti, di linee che si spezzano all'interno della coppia, braccia, gambe, spalle, mani che affondano nella materica partitura del musicista/coreografo mischiata con Bach, una musica che ributta la città sull'intimità nostra riflessa nel duo uomo/donna in scena. Ma se ancora ci fossero dubbi sul potenziale di questo giovane autore, ecco Uprising. 30 minuti con i 7 danzatori maschi della compagnia. Arrivano di corsa dal fondo e si fermano in fila, tutti di fronte, equilibrio e port de bras. Un attimo, una presentazione abbagliata dai riflettori puntati su di noi, poi via, nello spazio, a fronteggiarsi, lottare, correre, abbracciarsi e morire saltando in aria in una coreografia dove prima che i danzatori vediamo gli uomini, le persone, la temperatura di una Londra, di un'Europa, di un mondo dove l'integrazione e lo scontro, la complicità e il contrasto tra razze e culture è un cammino di fatica. MilanOltre 2007 dunque, piuttosto graffiante: potenti anche gli assoli combattivi, postrivoluzionari di Nora Chipaumire, danzatrice originaria dello Zimbabwe che ci ha consegnato l'anima di un conflitto sull'identità e l'esilio, nonché il concerto per quattro voci femminili e ensemble De Staat del compositore olandese Louis Andriessen, eseguito al Teatro Dal Verme con l'Ensemble Sentieri Selvaggi per la direzione di Carlo Boccadoro. |
DAL 26 AL 28 SETTEMBRE AL TEATRO QUIRINO 'PERICLE' CON LA REGIA DI ANTONIO LATELLA :-)
è anche grazie a questo spettacolo che l'Ecole des Maitres del CSS ha vinto il Leone d'Oro per il futuro 2007 (della 39^ edizione del Festival internazionale di Teatro della Biennale di Venezia)
Da martedì
(lo dice anche del teatro.it)
Laura Marinoni si è aggiudicata l’edizione 2007 del premio Eleonora Duse, riservato alle attrici che si sono maggiormente distinte nell’ultima stagione di prosa. La giuria, formata da giornalisti specializzati e critici di teatro, fra i quali i nostri Renato Palazzi e Maria Grazia Gregori, ha scelto l’artista milanese, recente protagonista ne Le lacrime amare di Petra von Kant di Fassbinder (regia di Antonio Latella). Il suo nome va ad aggiungersi a quelli di Mariangela Melato, Franca Valeri, Maddalena Crippa e Alida Valli, vincitrici in precedenti edizioni del premio, fondato nel 1986 e patrocinato da Banca Popolare Commercio e Industria.
Come da statuto, la giuria del premio ha proposta alla vincitrice una terna di giovani interpreti fra cui selezionare il nome di un’attrice emergente. La scelta di Marinoni è caduta su Fiorenza Menni, animatrice con Pietro Babina di Teatrino Clandestino, una della più apprezzate formazioni di teatro sperimentale sorte negli ultimi anni.
(giovedì 20 settembre 2007 delteatro.it)
Venerdì 14 settembre, al teatro Olimpico di Vicenza, si è svolta la premiazione dei vincitori della V edizione del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro.
SPETTACOLO DI PROSA
Le smanie per la villeggiatura regia di Vetrano, Randisi, Bucci, Sgrosso
MUSICAL O COMMEDIA MUSICALE
Chantecler regia di Armando Pugliese
SPETTACOLO D'INNOVAZIONE
Roma ore 11 regia di Mandracchia, Reale, Toffolatti, Torres
ATTORE PROTAGONISTA
Paolo Poli per Sei brillanti
ATTRICE PROTAGONISTA
Ottavia Piccolo per Processo a Dio
ATTORE NON PROTAGONISTA
Massimo Verdastro per Gli uccelli
ATTRICE NON PROTAGONISTA
Anna Bonaiuto per Inventato di sana pianta
ATTORE/ ATTRICE EMERGENTE
Francesco Bonomo per Misura per misura ex aequo con Federica Fracassi per Le muse orfane
INTERPRETE DI MONOLOGO O “ONE MAN SHOW”
Maria Paiato per Un cuore semplice
REGISTA
Pierluigi Pizzi per Una delle ultime sere di Carnovale
SCENOGRAFO
Enrico Job per Le voci di dentro
COSTUMISTA
Silvia Polidori per Chantecler
AUTORE DI MUSICHE
Enzo Gragnaniello per Chantecler
AUTORE DI NOVITÀ ITALIANA
Edoardo Erba per Margarita e il gallo
Premio del presidente della commissione per le candidature
Carlo Giuffre'
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Mercoledì 23 ottobre 1996, allegato al quotidiano L’Unità, usciva il primo numero di Diario della settimana, che si autodefiniva giornale dedicato alla «buona lettura», all’inchiesta e al reportage. Dopo un anno Diario se ne andò da solo nel perigliosissimo mare delle edicole. Questo giornale è durato 567 settimane, cercando di fornire nel corso di undici anni la buona lettura che aveva promesso e di non essere travolto dagli eventi. Alla buona lettura iniziale abbiamo aggiunto nel corso del tempo numeri speciali, libri, film. Per quanto riguarda i «terribili eventi», l’ironia vuole che nascemmo in Italia con il governo Prodi e lì di nuovo siamo in solo apparente tedio e continuità. Ma quanta corrente è passata in mezzo! Berlusconi, Bush, l’11 settembre, bin Laden (la grande inchiesta su «Guantánamo e le procedure dell’indifferenza» che trovate in questo numero chiude le nostre pubblicazioni), Saddam Hussein, gli immigrati appesi alle reti per tonni e quelli che ce l’hanno fatta ad asciugarsi per venire prontamente a bagnare, molesti, il nostro parabrezza. Tenere un diario in pubblico, settimana dopo settimana, è un’attività che in questi undici anni è cambiata molto. Il numero di siti web, di blog e in generale lo scambio di notizie è fortunatamente cresciuto a dismisura. La «buona lettura» è stata adottata da molti giornali. La possibilità di sedersi di fronte al proprio lap top e di consultare «in tempo reale» tutte le fonti di informazione del mondo è sempre più alla portata di tutti. Il mercato pubblicitario (l’unico a tenere in vita i giornali) è a noi praticamente precluso, per quella mancanza di do ut des che ci caratterizza e che dal mercato evidentemente è stato ben colto. Di qui la necessità di fare un pausa. E di ripensarci su. Decisione triste, perché le cose buone (almeno così paiono a noi) dovrebbero essere tenute in vita il più possibile; decisione traumatica per tutti coloro che a Diario lavorano, e molti dalla sua fondazione. Ma, purtroppo, unica decisione possibile per poter pensare di fare qualcosa di nuovo, come è stato Diario alla sua uscita di undici anni fa. Quindi, per riassumere: • quello che avete tra le mani è l’ultimo numero di Diario della settimana. Insieme alla carta arriva il nostro ringraziamento a tutti i lettori, i collaboratori, i sostenitori che ne hanno fatto, ne siamo sicuri, una buona esperienza nel panorama del giornalismo e dell’editoria italiana. • Oggi è martedì 4 settembre e domani non ci sarà la nostra settimanale riunione di redazione. Naturalmente siamo tutti tristi. Le e-mail comunque funzionano. Certo che se domani una spontanea ribellione di siciliani attacca i poteri della mafia, ci sarà da mordersi le mani a non avere un giornale. Chiediamo ai siciliani di attendere: aspettateci, non siamo ancora pronti. E così a tutti gli altri. In fondo Diario è sempre stato un giornale ottimista. Speriamo di farci vivi al più presto con un nuovo giornale. Ci stiamo pensando e pensando. Bisognerà fare un giornale (alla fine, a questo tipo di comunicazione siamo legati) che metta insieme le idee fondatrici – la libertà del giornalismo, la nostra frasetta che sta appesa qui in via Melzo 9: «Cercate la verità, nel dubbio un po’ a sinistra»), il gusto di andare sui posti a vedere persone e luoghi, il piacere della lettura, quello che parte dall’occipite e va giù lungo la schiena. Poi bisognerà fare un bell’oggetto, facile da leggere e bello da conservare. Poi bisognerà non smettere di credere che le parole possano dare un contributo, anche se piccolo, ma qualche volta (come è capitato anche a noi) grandissimo, nel cambiare le stupide cose che ci stanno intorno. Poi bisognerà guardare i signori della pubblicità negli occhi e dirgli: «Ce la facciamo da soli». A tutte queste cose (e speriamo nelle vostre buone proposte) si prova a lavorare. Dovremmo farcela. E anche abbastanza presto. Di sicuro non ci perderemo di vista: ne abbiamo passate troppe insieme |