MF e compagnia bella

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mercoledì, 31 ottobre 2007

CARLO CECCHI AL TEATRO FRANCO PARENTI - PIERLOMBARDO

Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me
Sik Sik, l’artefice magico

GRANDISSIMO! E TESTI MERAVIGLIOSI!

postato da: erica1cate alle ore 16:14 | link | commenti (2)
categorie: eventi

FERDINANDO BRUNI IN 'MORTE ACCIDENTALE D 1 ANARKICO'

Leonardo, dal 31 ottobre al 25 novembre 2007 (NUOVE DATE)
Ferdinando Bruni
Morte accidentale di un anarchico
di Dario Fo
regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Luca Toracca, Paolo Pierobon, Gianni Palladino, Margherita Di Rauso, Vittorio Attene
scene e costumi di Carlo Sala
luci di Nando Frigerio
una produzione TEATRIDITHALIA

anarchico

Debuttato al Teatro dell’Elfo il 2 dicembre del 2002 e riproposto a Milano e in tour per le quattro stagioni successive, Morte accidentale di un anarchico nella versione di di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani torna di nuovo sul palcoscenico del Teatro Leonardo da Vinci, forte del successo che lo ha accompagnato fin qui. Ritroveremo in scena, nella parte protagonista, Ferdinando Bruni (che già due anni fa aveva sostituito Eugenio Allegri) insieme a tre degli attori che hanno costruito in questi anni il successo dello spettacolo, Luca Toracca, Paolo Pierobon, Giovanni Palladino; entrano invece per la prima volta nel cast sia Margherita Di Rauso, volto noto e apprezzato del teatro italiano, che Vittorio Attene, già nella compagnia dell’Elfo come interprete di Trofimov nel Giardino dei ciliegi.

In questa commedia esilarante Dario Fo ha dispiegato la sua ironia più acuta e surreale per reclamare piena verità sulla strage di piazza Fontana e sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, che, accusato con Pietro Valpreda di aver messo la bomba nella Banca dell’Agricoltura il 12 dicembre del 1969, volò da una finestra della Questura di Milano durante un interrogatorio alcuni giorni dopo. I tribunali hanno a lungo indagato quei tragici episodi, ridisegnando, in un puzzle ingarbugliato e inquietante, trenta anni di storia del nostro paese, ma non sono arrivati ad assegnare alla giustizia i colpevoli. Al teatro resta il compito di continuare a seminare dubbi e porre domande.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

La chiave farsesca è tutta al servizio della verità e dello sdegno. Nell’antro kafkiano della questura (con finestra, pour cause) Bruni è con abilità e passione una maschera grottesca alla Charlot.

Ugo Ronfani, Il Giorno

Aspettatevi ritmo e diavolerie. Immaginatevi un carillon funambolico con guizzi lazzi e trovate, foolerie e verità: atroci, tragiche verità. Alla fine, con il divertimento in tasca, con lo spasso smargiasso negli occhi, vi troverete lucidata anche la memoria. Perché fare teatro è fare società. È dare alla comunità civile un luogo dove riflettere e riflettersi, ridere e ricordare. Ricordare qualche buona idea.

Gian Luca Favetto, Diario

L'allestimento di Morte accidentale di un Anarchico diretto da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani dovrebbe far cambiare parere a chi pensa ancora che gli accademici di Stoccolma abbiano preso un abbaglio. (…) ma in questo caso fecero centro, segnalando un talento straordinario. Trovatemi un altro autore vivente che sappia coniugare come Dario Fo quando è al suo meglio l'impegno con l'umorismo, lo sdegno civile con la giocosità, la buffoneria con l'assenza di volgarità!

Masolino D'Amico, La Stampa

Coadiuvati dalla bella scenografia di Carlo Sala, un allucinato paesaggio di fascicoli e incartamenti, polveroso e un po’ sbilenco, i due registi portano in luce le sottili nervature gogoliane della vicenda, evidenti nel finale, che richiama apertamente L’Ispettore generale, e danno spessore anche ai ruoli di contorno trasformati in maschere grottesche… È però il livello dell’intero complesso a rivelarsi insolitamente alto e omogeneo.

Renato Palazzi, il sole 24 ore

I due registi governano questa farsa feroce con ritmo sostenuto, e ne fanno apprezzare la maestria con la quale è stata scritta, i meccanismi della Commedia dell’Arte che Fo usa con straordinaria abilità e l’aria gogoliana che si respira. Pagliacceschi, animaleschi e ridicoli i bravi Luca Toracca, Gianni Palladino, Paolo Pierobon, Luca Altavilla e Mercedes Martini ben seguono il disegno registico in un ottimo spettacolo che ha nelle parole di Licia Pinelli che chiede verità, un prologo struggente.

Magda Poli, il Corriere della Sera

 il grande Bruni in una delle + incisive interpretazioni, imperdibile! (erica) 

postato da: erica1cate alle ore 11:50 | link | commenti
categorie: programma, ferdinando bruni
martedì, 30 ottobre 2007

IL SERGENTE A LA7

La7 dedica il palinsesto di oggi a "Il sergente" di Marco Paolini, l'opera tratta dal romanzo di Mario Rigoni Stern, che va in onda alle 21.30 senza interruzioni pubblicitarie e in diretta dalle viscere dei Colli Berici.

postato da: erica1cate alle ore 08:31 | link | commenti
categorie: eventi
domenica, 28 ottobre 2007

A MILANO TEATRI APERTI - FESTA DEL TEATRO - MA...

... a volte gli spettatori appassionati milanesi si assentano (e segnalano l'evento solo a voce collaborando cmq all'acquisto dei biglietti a €3)...

insomma, la mia personale festa del teatro l'ho santificata venerdì sera al Teatro della Pergola, Firenze, per MOBY DICK, regia d Antonio Latella :-)  

davvero nn potevo mancare a quest'appuntamento, ero troppo curiosa d sapere, d vedere, ma ancora 1 volta posso dire d nn sapere niente, nn si possono raccontare le emozioni, il mistero d certe messinscene... potrei raccontare ke ancora 1 volta ho visto Marco Foschi in proscenio prendere il pubblico e portarlo con sè in scena, ke vederlo strappare la pagine de 'la balena' mi fa stare male, ke tutti recitano e si muovono molto bene, da veri balenieri ;-) ke i cappelli a cilindro impressionano come quello del 'dracula d bram stoker', ke i canti a cappella rincuorano e commuovono (bellissime voci), ke nn si parla d balene ma d assenze e dell'insensatezza della ns esistenza,  ke nn si può descrivere la presenza scenica d Giorgio Albertazzi... ke questo è teatro, signori!

ancora 1 volta, anke questa volta, nn perdetevela!!!

pure il pubblico mi è parso in stato d grazia, attento, silenzioso e all'uscita in molti salutavano gli attori, riconoscendoli e complimentandosi, a Milano succede d rado, direi mai. nella tarda sera il tempo virava verso il sereno, niente più tempeste...

grazie a tutti i ragazzi ke hanno avuto tempo x le mie kiakkere, in ordine d incontro Annibale, Marco, Fabio, Rosario... mi mancate, erica

 

postato da: erica1cate alle ore 18:13 | link | commenti (1)
categorie: marco foschi, antonio latella, rosario tedesco
giovedì, 25 ottobre 2007

foto Vicario - Marco e Rosario

da http://www.duepunti.org/index-b.htm. Foto di Massimo D'Aleo.

Marco Foschi e Rosario Tedesco

una volta tanto che abbiamo qualche foto postiamola, no? Grazie Erica ^_____^

postato da: cabepfir alle ore 21:30 | link | commenti (2)
categorie: foto, marco foschi, rosario tedesco

MEDEA A CHIASSO

stasera al cine teatro (l'unico ke c'è, mi pare)

nn perdetevela!

postato da: erica1cate alle ore 13:12 | link | commenti
categorie: programma, antonio latella
martedì, 23 ottobre 2007

'ANGELS IN AMERICA' A MILANO E POI A NAPOLI

In scena dal 23 ottobre al 18 novembre
Sex & the Usa, fantasia gay su temi nazionali
All'Elfo il grande affresco di «Angels in America» di Tony Kushner, definito «una "Divina Commedia" per un'età laica e tormentata»
Potere, amore, morte, Aids. Questi in sintesi i temi del fluviale «Angels in America» di Tony Kushner, Premio Pulitzer 1993, in scena al teatro dell'Elfo nella sua prima parte, «Si avvicina il millennio», per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani (coproduzione Teatridithalia-Ert, testo pubblicato da Ubulibri). Corredata dall'emblematico sottotitolo «Fantasia gay su temi nazionali» e definita da un critico americano «una "Divina Commedia" per un'età laica e tormentata», la pièce (da cui Mike Nichols ricavò, nel 2003, un notevole film tv a puntate con un cast «all star») racconta l'ipocrisia del potere nell'America reazionaria di Reagan, i conflitti privati all'interno di comunità religiose minoritarie (ebrei, mormoni) e, soprattutto, l'amore ai tempi dell'Aids.
A incarnarli, le vicende incrociate del «wasp» Prior, malato di aids e abbandonato dal compagno ebreo Luis, che intreccia una relazione con l'avvocato mormone e gay represso Joe, sposato infelicemente alla valium-dipendente Harper e pupillo del feroce e potente Roy Cohn (personaggio realmente esistito, consigliere del senatore McCarthy), repubblicano ultra-conservatore dalla doppia vita sessuale, anche lui condannato, per contrappasso, dall'Aids. Intorno a loro, travestiti, rabbini, fantasmi di antenati, figure oniriche, amanti occasionali e angeli più apocalittici che consolatori a scandire discese agli inferi e orgasmi paradisiaci alle soglie del terzo millennio. Questioni saldamente ancorate alla realtà americana anni '80? Ormai non più, perché, in epoca di globalizzazione selvaggia, il tema della crisi e del conflitto d'identità (sessuale, razziale, religiosa, culturale) ha superato ormai i confini imposti dalla geografia e dalla storia statunitensi.
E lo dimostra l'intelligente regia di Bruni e De Capitani, che rinuncia alle scene, ridotte a pochi funzionali oggetti e sobri video proiettati sulle pareti, e punta tutto sulla forza evocativa della recitazione, mettendo insieme una compagnia di eccellente livello, capace di tenere ritmo e intensità pur nelle diverse stratificazioni di linguaggi (quotidiano, onirico, cinematografico, barocco, tragico, ironico), generi e citazioni (dalla soap opera a Brecht, dal melò alla Bibbia, da Sofocle a Shakespeare) presenti in questo dramma torrenziale. In scena lo stesso De Capitani con Elena Russo Arman, Cristina Crippa, Ida Marinelli, Cristian Maria Gianmarini, Edoardo Ribatto, Umberto Petranca e Fabrizio Matteini.
«Angels in America», teatro dell'Elfo, dal 23 ottobre al 18 novembre. Ore 20.45, fest. 16, v. Menotti 11, tel. 02.71.67.91, euro 20-10 (mart. euro 11) - Claudia Cannella (corriere.it)
MERDE!
guardate: http://www.myspace.com/angelselfo  
postato da: erica1cate alle ore 11:15 | link | commenti (2)
categorie: programma, ferdinando bruni
mercoledì, 17 ottobre 2007

Albertazzi, un Achab oltre il teatro

Di Enrico Fiore, Il Mattino 17-10-2007, p. 21
 
Spoleto. Ci sono due spettacoli in uno, in questo Moby Dick che, coprodotto dallo Stabile dell’Umbria e dal Teatro di Roma, ha debuttato a Spoleto nel chiostro di San Nicolò: quello del regista Antonio Latella e quello del protagonista Giorgio Albertazzi.
Cominciamo dal primo, naturalmente. Se nel suo Ulisse e la balena bianca del ’92 Vittorio Gassman aveva letto il personaggio di Achab in termini di “dismisura” (la parola era sua), di titanismo e addirittura di “faustismo”, l’Achab di Latella si colloca, al contrario, fra Kerouac (“andare, andare e non importa dove”) e Cacciari (siamo “viandanti senza nostalgia della casa”). Insomma, l’Achab del regista napoletano non è il pellegrino che, una volta raggiunta la meta che s’era prefissa, torna indietro arricchito d’esperienza e certezze, ma il naufrago per scelta, quello che – in piena scienza e coscienza, con lucidità e determinazione assolute – decide di annegarsi nella vita.
Mi fa pensare, questa lettura, al passo de La persuasione e la retorica di Michelstaedter riferito al peso: “[…] sempre lo tiene un’ugual fame del più basso, e infinita gli resta pur sempre la volontà di scendere. Che se in un punto gli fosse finita, e in quel punto potesse possedere l’infinito scendere dell’infinito futuro, in quel punto esso non sarebbe più quello che è: un peso. La sua vita è questa mancanza della sua vita”.
Ma tutto questo rimane, sostanzialmente, nelle note di regia: assai belle, in certi punti persino commoventi, e non a caso intitolate “Il non ritorno”. In scena – nel quadro dell’elaborazione drammaturgica di Federico Bellini, in pratica un semplice riassunto del capolavoro di Melville – non se ne riverberano che poche, sebbene acute, deduzioni: vedi le copie del Moby Dick sparse sul tavolato e su cui gli attori poggiano i piedi come sulle rocce che sporgono da una rapida o la lingua dei segni, quella adoperata dai sordomuti, con cui vengono “detti” alcuni dei passi capitali, a partire dal canto dantesco di Ulisse. Si scontrano, in breve, l’illusione disperata di salvarsi aggrappandosi alla monumentalità letteraria e l’accettazione dolorosa dell’impotenza della parola.
Per il resto, prede corpo, invece, il secondo dei due spettacoli di cui dicevo, quello che Albertazzi anticipò ad aprile nell’intervista concessa al Mattino (link). Disse allora Albertazzi: “Achab sono io” e aggiunse: “In quel personaggio, a ben guardare, ci puoi scavare anche Amleto”. Ed è esattamente quello che constatiamo. Tutta l’interpretazione di Albertazzi, per la verità molto intensa, non è, in fondo, che la premessa al finale: in cui il mattatore, dopo aver esclamato “Addio Achab” getta via le grucce e, accoccolato al proscenio, parte dalla constatazione definitiva (“Il resto è silenzio”) per tornare indietro al dubbio di sempre (“Essere o non essere”).
C’è lo sciabordio del mare, in sottofondo. Perché quella è l’ultima spiaggia del mattatore: conosciuta la sconfitta della parola, non gli resta che pronunciare ancora una volta le parole che forse sono le più alte mai pronunciate su un palcoscenico. Non è che gli altri non siano bravi, a cominciare da Marco Foschi (Ismaele). È che con “questo” Albertazzi siamo di fronte a qualcosa che va oltre il teatro.    
postato da: cabepfir alle ore 13:06 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, articoli, antonio latella
sabato, 13 ottobre 2007

Le date di Moby Dick

- 14 ottobre CHIOSTRO DI SAN NICOLO’ - SPOLETO

- 16 e 17 ottobre teatro verdi - terni

- dal 19.10 al 21.10 teatro manzoni - pistoia

- dal 23.10 al 28.10 teatro della pergola - firenze

-  il 30 ottobre alle ore 20.30 nel Foyer del Teatro è prevista una conversazione su Moby Dick con Piero Dorfles, il 30 e 31 ottobre alle ore 21.15 al Teatro Sanzio in Urbino, in collaborazione con AMAT, va in scena Moby Dick (www.comune.urbino.ps.)

- 2 e 3 novembre teatro dell'aquila - fermo

- dal 7.11 all'11.11 téatre odéon - paris

- dal 20 al 25.11 teatro arena del sole - bologna

- dal 28.11 al 16.12 teatro argentina - roma

dal 18 al 23 dicembre TEATRO VERDI - SALERNO

- dal 9.1.08 all'11 TNP - villeurbanne (lion)

- dal 15.1.08 al 20.1 teatro morlacchi - perugia

postato da: cabepfir alle ore 11:11 | link | commenti
categorie: programma
venerdì, 12 ottobre 2007

ALBERTAZZI ALL'ASSALTO DELLA BALENA BIANCA

Un regista per niente convenzionale, Antonio Latella, porta a teatro il capolavoro di Melville.Il capitano Achab ha un volto noto, quello dell'ultimo mattatore, che dice: 'Mi trovo molto meglio qui che sulle solite scene'.

Nell'oceano di riferimenti alti in cui naviga 'Moby Dick' la balena bianca che Antonio Latella porterà in scena con Giorgio Albertazzi immerso nelle ossessioni del capitano Achab, c'è anche una filastrocca di Gianni Rodari, intitolata 'Il dittatore'. Non la recita nessuno, ma introduce le note di regia insieme a citazioni di Baudelaire, Melville e Dante. Racconta di un punto piccoletto chepretendeva di essere un punto fermo, cioè definitivo, finale, quandoera solo un punto e a capo, le parole lo piantarono in assso e 'il mondo continuò una riga più in basso'.

Non è una frivolezza, rimanda alla sfida impossibile di Achab che è un deliberato punto di nn ritorno, per la nave e l'equipaggio, ma nn certo per Moby Dick. Il capodoglio che ha divorato la gamba e la quiete del capitano continuerà a trasportare il suo poderoso carico di simpboli nell'immensità del mare.

Anche la filastrocca ha un valore simbolico per Latella: la declamò a Vittorio Gassman quando chiese di entrare nella sua bottega del teatro. Il pezzo di riserva era 'Amstedam', il testo di una canzone di Jacques Brel che parla di marinai, puttane e languori oceanici. Funzionò, perchè Antonio Latella fu accolto nella bottega e oggi, a quarant'anni, è uno dei registi più rigorosi e innovativi, ma anche versatili e prolifici del teatro italiano. Da Genet a Pasolini, da Shakespeare a Marlowe, da Giordano Bruno a Fassbinder. Ma lui dice che c'è un filo rosso in tanta varietà: tutti gli autori e i personaggi che ha potato in scena sono irregolari, viaggiatori, eretici. E il capolavoro di Herman Melville (1851) era un tappa, o un approdo, o una ripartenza programmata da molto tempo.

Questo non è il suo primo 'Moby Dick', aveva già recitato ne 'Ulisse e la balena bianca' allestito da Gassman a Genova nel 1992. 'Il suo era un Achab fisico, potente, che lottava contro la balena proprio come faceva Gassman con la vecchiaia, che voleva sconfiggere. Albertazzi invece ci gioca, con la vecchiaia: il suo corpo è un'enciclopedia vivente, si regala con semplicità, senza alcuna supponenza. E' uno degli attori più moderni perchè nn recita, dice.'

A 84 anni Giorgio Albertazzi è salito a bordo del Pequod, la baleniera fatale, con giovanile entusiasmo. Si era incuriosito per Latella vedendo il suo 'Querelle' e gli aveva spedito una lettera di elogi. 'Non sono un attore di tradizione - dice - Mi trovo meglio qui che su certi palcoscenici paludati. Il manierismo è la morte del teatro. Da 20 anni sbraito contro gli attori che hanno la gola in testa. Se mai hanno la testa...'.

Saranno pure scambi di cortesie ma, quando si incontrano alle prove, mattatore e attore si abbracciano, semmbra con affetto. E Latella racconta un sogno: 'Ero sull'autobus, c'era un incidente e io soccorrevo tutti ma non riuscivo a salvare mia madre che era rimasta incastrata nella doccia. In autobus.'. 'Strana, tua madre - commenta Albertazzi che poi la butta sul freudiano - 'la doccia, l'acqua rappresentano le passioni'. Poi Latella gliene racconta un altro: ha ammazzato qualcuno e il suo assistente lo porta lontano per non farlo arrestare e lo protegge dall'eventuale lettura del pensiero di potenze sconosciute mettendogli sul cuscino delle pile e dell'aspirina. Albertazzi si astiene dalle interpretazioni.

Si prova al Teatro San Nicolò di Spoleto dove lo spettacolo, prodotto dallo Stabile dell'Umbria e dal Teatro di Roma, debutterà il 14 ottobre. Sulla scena di travi bianche che ricordano l'ossatura di una nave o di una balena incombe una vela nera che diventa cornice e fasciame. Il mare è una pozza, una piscinetta di bordo. I marinai, la compagnia storica di Latella, passano i loro guai perchè hanno appena capito che non si va per balene, ma si insegue in fondo al mondo l'ossessione per Moby Dick. Domina tutto la cabina di Achab, che poi scende zoppicando, arriva sul proscenio e attacca il monologo di Amleto. E' come i sogni di Latella.

Una baleniera non è un posto per signore e questo dispiace un po' al Maestro, che riceve molte lettere di ammiratrici, alcune anche con foto osé: 'Quando ci sono le donne a teatro, è più divertente'. E non ci sono, almeno fino adesso, neanche nudi, una costante nel teatro di Latella che ormai sbuffa se interpellato sull'argomento: 'Da ragazzino, dopo le medie, ho fatto l'infermiere per 3 anni, ho lavato cadaveri, fatto nascere bambini: il corpo nudo per me non è un espediente estetico, una provocazione. Poi, ognuno ci legga quel che vuole'. Ma poco dopo ammette che il suo fedele drammaturgo federico Bellini, all'opera anche con 'Moby Dick', conosce bene le sue oassessioni d'autore, che sono: il linguaggio, il viaggio e la carne 'intesa come un universo da conquistare'.

La carne, il corpo, è anche quella della balena come pure la gamba d'avorio del capitano. Albertazzi almanacca: 'Vorrà dire qualcosa che questo Achab mi è arrivato ora che la mia gamba sinistra non obbedisce più come una volta? mi ha rovinato Falstaff: è un grassone, ho dovuto portare chili e chili di ciccia'. Azzardiamo la teoria junghiana della sincronicità che governa anche il caso. 'Proprio così!' esulta il Maestro. C'è un'altra sincronicità in questo 'Moby Dick'. L'unico testimone che sopravvive alla catastrofe del Pequod, che ne raccoglie la memoria, è Ismaele, cioè Marco Foschi, l'attor giovane di cui Albertazzi ha già detto un gran bene, riconoscendo perfino che ha el duende, talento misterioso riservato a pochi.

'Mi hanno chiesto chi potrebbe essere il mio erede: l'Amleto del futuro penso sarà proprio lui'.

(il venerdì di repubblica 5.10.07)

IL DITTATORE

Un punto piccoletto,
superbioso e iracondo,
" Dopo di me - gridava -
verrà la fine del mondo! "

Le parole protestarono:
" Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e basta,
e non è che un Punto-e-a-capo".
Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.

 

postato da: erica1cate alle ore 13:26 | link | commenti
categorie: interviste, programma, marco foschi, antonio latella