MF e compagnia bella

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martedì, 27 novembre 2007

FINALMENTE LO PRESENTANO...

Il 27 novembre arriverà a Torino per il TorinoFilmFestival anche Nelle tue mani di Peter Del Monte con Kasia Smutniak e Marco Foschi. Distribuisce la Teodora Film.
A proposito del film il regista Peter Del Monte ci dice: «Il film racconta la storia d’amore tra un giovane astrofisico e una ragazza di origine slava. Lei irrompe nella sua vita con la violenza di un meteorite. Una sera lo investe con l’auto, lo soccorre, lo porta in ospedale, gli dona il proprio sangue. Poi sparisce. Il destino li fa ritrovare...»

h20 al cinema massimo, beati i torinesi!

www.torinofilmfest.org - www.screenweek.it

 nelletuemani

 

"Gli attori non sono gente normale, sono schizofrenici: si guardano nel profondo fino a farsi male. Ora sento di dovermi prendere una pausa e di capire dove sono nella vita". Parola di Kasia Smutniak, protagonista con Marco Foschi di Nelle tue mani diretto da Peter Del Monte, in anteprima al festival di Torino e - probabilmente - in sala a fine gennaio distribuito da Teodora Film. "Tormentatissima storia d'amore tra due non ventenni, cosa abbastanza rara nel panorama cinematografico italiano - dice Del Monte - Nelle tue mani nasce dalla mia predilezione per personaggi femminili instabili: rifletto sul rapporto tra l'ordine e il caos, con un astrofisico abituato a esplorare l'ignoto cosmico (Foschi) e una donna Mavi (Smutniak), che irrompe nella sua vita con la violenza di un meteorite". "Mavi non è me, ma Peter: un animale selvaggio che va per la sua strada, senza voltarsi, senza guardarsi intorno", aggiunge la Smutniak. Prodotto da Roberto e Mattia Levi, con budget inferiore ai 700mila euro, regista e attori senza cachet, girato in alta definizione (vent'anni fa Del Monte fu precursore nell'utilizzo dell'HD con Giulia e Giulia, NdR), Nelle tue mani per la Smutniak è stata un'esperienza forte: "Anche nella vita al tempo della riprese avevo una figlia di un anno e mezzo, e sul set quando la mia bambina finzionale piangeva o veniva da me trascurata mi sentivo una cattiva madre, tornavo a casa e abbracciavo la mia piccola (avuta dal compagno Pietro Taricone, NdR)". Nel frattempo, a dicembre ultimerà le riprese di Caos calmo di Antonio Luigi Grimaldi, dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, al fianco di Moretti: "Nanni è alla mano, divertente: sa tutto, legge persino Novella 2000", mentre in Inghilterra ha preso parte a Goal 3 prodotto da Buenavista. Per Marco Foschi, "il problema di Mavi viceversa riguarda la realtà che non sa accettare quello che non è ordinario". Attore di lungo corso a teatro, 11 le collaborazioni con "il mio maestro Latella", Foschi ha un cameo in Come tu mi vuoi "del mio amico Volfango De Biasi, a cui Medusa ha imposto il film...", ma dice: "teatro e cinema in Italia sono mondi separati: operatori e casting difficilmente vanno a teatro, a differenza che all'estero. Pur con poche partecipazioni sul garnde schermo, devo ritenermi fortunato rispetto ad altri miei colleghi".  (yahoo cinema)

postato da: erica1cate alle ore 13:22 | link | commenti (4)
categorie: film, eventi, foto, peter del monte, marco foschi

'OCCIDENTE' AL TEATRO FILODRAMMATICI

OCCIDENTE
di Rémi De Vos
traduzione di Anna D’Elia
con Cinzia Spanò e Nicola Stravalaci
regia di Sylvie Busnel
produzione Face à Face
Rémi De Vos, giovane drammaturgo francese, attraverso una feroce, esilarante satira sociale, ci spinge ad interrogarci sulla miseria affettiva della coppia, sull’impossibilità di comunicare, e sui tanti, quotidiani razzismi di un’Europa che continua a essere sensibile al richiamo di un eterno fascismo.

dal 27 novembre al 9 dicembre www.tieffeteatro.it

 

 

postato da: erica1cate alle ore 08:31 | link | commenti
categorie: programma
venerdì, 23 novembre 2007

DA OGGI IL TORINO FILM FESTIVAL

www.torinofilmfest.org

e il 27... finalmente...

postato da: erica1cate alle ore 15:19 | link | commenti (1)
categorie: film, eventi, peter del monte, marco foschi
martedì, 20 novembre 2007

ANGELS IN AMERICA... IN TOURNEE'...

Limone Fonderie Teatrali Moncalieri (Torino) 20-25 novembre 2007
Teatro Mercadante Napoli 28 nov-9 dic 2007
Teatro Goldoni Livorno 12-13 dicembre 2007
Teatro Fabbricone Prato 14-18 maggio 2008
info e recensioni su www.elfo.org
postato da: erica1cate alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: programma, ferdinando bruni
venerdì, 09 novembre 2007

DA OGGI...

esce COME TU MI VUOI  nei cinema del regno (Marco Foschi è Lucifero in atelier, scrive Alessio Guzzano su City)

IL SENTIERO DEI PASSI PERICOLOSI di Michel Marc Bouchard regia Tommaso Tuzzoli oggi sabato e domenica allo spazio Pim http://www.pimspazioscenico.it/

Ascanio Celestini al teatro ciak http://www.teatrociak.it/ - http://www.ascaniocelestini.it/

 

 

 

postato da: erica1cate alle ore 09:22 | link | commenti (2)
categorie: eventi, programma, marco foschi, tommaso tuzzoli
mercoledì, 07 novembre 2007

A' PARIS, A' PARIS!!!

MOBY DICK AL THEATRE ODEON DA STASERA ALL'11 :-D

già pensato ma: beaucoup de merde, mes enfants!

http://www.theatre-odeon.fr/fichiers/t_downloads/file_254_Latella.pdf

(foto di anna bertozzi)

 E DAL 14 AL 18 'LA CENA DE LE CENERI'

http://www.theatre-odeon.fr/new/fr/la_saison/les_spectacles_2007_08/la_cena_de_le_ceneri/accueil-f-242.htm

postato da: erica1cate alle ore 13:50 | link | commenti
categorie: programma, marco foschi, antonio latella
martedì, 06 novembre 2007

GOMORRA!

a teatro
Gomorra, l'altro stato
La camorra raccontata senza veli sullo sfondo urbano di una provincia dissestata
Flaviano De Luca - Napoli

 Il prologo, l'attacco del discorso di denuncia pronunciato da Roberto Saviano a Casal di Principe il 23 settembre 2006, una carica di indignazione, prima timida poi crescente, che segna il suo ritorno nella città natale dopo il successo del romanzo che metteva in fila e raccontava in profondità le imprese di quelle organizzazioni criminali campane chiamate abitualmente malavita camorristica oppure 'O sistema. Così comincia Gomorra, lo spettacolo ispirato a quel fortunato libro (oltre un milione di copie vendute e soprattutto il velo alzato sul malaffare di clan e delinquenti a legioni), portato in scena in questi giorni al Ridotto del Teatro Mercadante, dal regista Mario Gelardi, con l'aiuto dello stesso Saviano. In uno scenario da provincia dissestata da costruzioni abusive - impalcature di tubi innocenti, sacchi di sabbia, bidoni di vernice, pilastri dissestati - si dipanano i due piani della scena, un qualunque slargo cittadino e una balconata con uno schermo, quasi a rappresentare i due livelli, quello più basso della violenza cieca e animalesca, il braccio armato col feticismo per il kalashnikov o i test delle droghe scadenti (lasciate provare ai Visitors, quelle larve umane disposte a tutto per una dose di kobret, eroina, ecstasy) e quello più alto, dei manager senza scrupoli laureati alla Bocconi capaci di interrare tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia a poca distanza dei condomini iperpopolati, quel livello imprenditoriale che non si sporca mai le mani (ottimamente reso dallo Stakeholder, l'uomo indipensabile, Giuseppe Miale di Mauro), che strozza commercianti e agricoltori coi tassi da usura e gestisce traffici illeciti, dalla Campania alla Cina alla Russia.
Di fronte al materiale incandescente del romanzo, la versione teatrale ha deciso di puntare su brevi flash, una sequenza di quadri narrativi, dialoghi inevitabilmente accorciati, in un continuo rincorrersi di situazioni ed avvenimenti, dove lo stesso Roberto Saviano (interpretato da Ivan Castiglione) fa da ulteriore raccordo. Mettendo in risalto alcuni personaggi principali come Pasquale 'o sarto (Ernesto Mahieux) di Arzano, il maestro della cucitura, l'artigiano talmente bravo e professionale da insegnare a classi di apprendisti cinesi l'orlo e il taglio salvo ritrovare una sua creazione, un vestito che doveva andare in America, indossata da Angiolina Jolie alla cerimonia degli Oscar senza un riconoscimento per la sua bravura, senza nemmeno un grazie. Oppure il giovane pusher Kit Kat (Adriano Pantaleo) e il suo capozona Pikachu (Francesco Di Leva), abili a destreggiarsi tra poliziotti e killer, partite di anfetamine e piccola criminalità eppure perennemente sopra le righe, nevrotici e ossessivi, nel delirante eppure autentico dialogo su «come e meglio morire», sparati in testa o al cuore, senza spalpitamenti o con quei dieci minuti di agonia sanguinante in cui ti si allentano gli sfinteri e cominci a puzzare, a odorare di morte. E anche, le immagini di Ciro Pellegrino dove le gocce di sangue e i buchi delle pallottole trasfigurano continuamente come le atmosfere dure della colonna sonora di Francesco Forni. In questa terra sventurata tutta cemento, rifiuti e mozzarella, i giovani sembrano non avere scampo. Non c'è possibilità di redenzione o di salvezza anche se poi sono tanti i coraggiosi che hanno voluto rompere l'omertà, come il sacerdote Peppino Diana o l'ex sindaco Renato Natale. E nel drammatico finale, tornano le parole conclusive del discorso di Roberto Saviano, esploratore di un malefico universo pericoloso, «fino al termine della notte io proseguirò questo viaggio. Non datevi pace». E nessuno, alla fine dello spettacolo, può andar via a cuor leggero, uscendo in piazza Municipio, tra i cumuli di rifiuti e l'arroganza della microcriminalità, le comitive di turisti e i monumenti carichi di storia.
(il manifesto.it 4.11.07)

postato da: erica1cate alle ore 08:42 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, articoli, programma
lunedì, 05 novembre 2007

HO UN EREDE: IL SUO NOME E' ISMAELE

Questa volta non salperà dall'isola d Nantucket nel Massachusetts la baleniera Pequod in caccia di Moby Dick ma dal teatro san Nicolò di Spoleto, dove inizierà l'avventura della nuova versione teatrale del capolavoro di Melville diretta da Antonio Latella per il Teatro Stabile dell'Umbria e per il Teatro di Roma. A guidare l'equipaggio sarà Achab - Giorgio Albertazzi che a 84 anni non sembra per nulla stanco di navigare: 'Mia nonna Leonilde è morta a 101 anni, sua madre Adalgisa a 106, se ne deduce che non ho nessuna fretta di scendere dal palcoscenico' precisa se glielo si crede.

Nei giorni che precedono il debutto, l'autunno sembra arrivato di colpo sull'Appennino: sopra di noi un cielo rancido che si sfalda in acqua e nuvole, tutt'intorno vento di tempesta. Ma Non c'è tempo dipensare al freddo, al convento di san Nicolò, annesso al teatro, è tutto un via vai di sarte, di attori che ripassano la parte, di tecnici che approntano scene e luci. Il primo ad arrivare all'appuntamento è Marco Foschi, figlio d'arte, ma di suo bello, bravo e timido insieme, al punto di vestire come abiti troppo larghi le lodi che a soli 30 anni lo precedono. Toccherà a lui, nei panni d'Ismaele, il testimone che Achab gli passerà quando la sua ricerca farà naufragio nel bianco simbolo d'assoluto rappresentato dalla grande balena. Scelta quanto mai azzeccata, visto negli anni passati è stato lo stesso Albertazzi a indicare in lui il suo erede teatrale. Ed ecco che arriva proprio Albertazzi: sciarpa viola intorno al collo, volto abbronzato, fisico ancora ineccepibile, occhio luciferino sottolineato da sopracciglia arcuate, prende subito la parola: 'Ci sono categorie oltre il bravo-bravissimo, Marco è in questo oltre: è nel vero talento'. E allora ricambiamo la cortesia.

Marco, Sabrina Ferilli, nuova partner artistica di Albertazzi in progetti presenti e futuri, dice che lui è <l'adulto più giovane> che lei abbia mai conosciuto, tu che cosa ne pensi?

MF: 'Sono pienamente d'accordo, mai vista tanta disponibilità, vitalità ed energia. gli manca solo il dono dell'ubiquità, dopo di che lo vedremmo anche in più spettacolo contemporaneamente'.

A proposito di vita d'artista, che cosa ve l'ha fatta scegliere, rinanciando ad una felicità più domestica, proprio come i marinai del Pequod?

MF: 'Non è stata una scelta, l'inizio è stato quasi un caso, la consapevolezza è arrivata quando ormai c'ero già dentro...'.

GA: 'E' proprio così, il palcoscenico è una necessità, una chiamata. A un certo punto Achab dice di sua moglie ancora viva: <<Ho lasciato una vedova bambina e il mio cuscino di nozze non ha che una sola piega>> ovvero è stato usato una solo volta, eppure non può oppersi al suo destino...'.

C'è per lei in questo destino anche il rimpanto per non essersi mai sposato?

GA: 'Diciamo che non mi sono ancora mai sposato...'

E' un annuncio? Chi è la fortunata?

GA: 'Nessuna del passato, ma del presente o del futuro, si vedrà... Ma se un rimpianto ci dev'essere semmai è per non aver avuto figli...'.

E per te Marco, essere figlio di Massimo Foschi e in sovrappiù nipote di un altro attore, Roberto Herlitzka, quanto ha contato?

MF: 'Non nego di avere fra i primi ricordi d'infanzia il palco del Piccolo Teatro dove mio padre provava il Faust con Strehler, ma io non ho mai vissuto con lui, visto che era separato da mia madre. L'idea del teatro era comunque presente come un fantasma e questo ha forse guidato la mia strada'.

E mentre lo dice si tocca i capelli castani, aggiustando il ciuffo nelle 2 bande che gli scendono sulla fronte. Un gesto che ripete spesso mentre parla e che gli fa rivelare occhi castano-dorato, in perenne fuga da un oggetto all'altro, e inevitabilmente rivela anche le linee strette e larghe di somiglianza con il padre.

Veniamo allo spettacolo, molte sono le interpretazioni, ma che cos'è per lei la grande balena bianca?

GA: 'E' l'assoluto, è tutto ciò che sta fuori dalle regole; è la soglia oltre la quale sei destabilizzato perchè hai cercato oltre i confini consentiti'.

E lei fino dove ha osato nella vita, qual è la conoscenza più audace che ha raggiunto e magari vorrebbe trasmettere al suo erede?

GA: 'Ho imparato che il solo assoluto è il nulla, anche se invidio quelli che credono in qualche fede. Eppure anche questo non potrei insegnarlo, l'esperienza non è comunicabile'.

Per altri Moby dick è il simbolo del male assoluto, se così fosse che cosa sarebbe oggi, che cosa più avvelena la tua visione del futuro, Marco?

MF: 'La logica del profitto, del mercato che non serve più gli uomini ma che li fa servi'.

GA: ' Io aggiungerei la scienza senza coscienza, la scienza quando è immorale'.

Quanto invece ai 'mali piacevoli', in che cosa siete indulgenti?

GA:'Io non rinuncerei alle donne e alla bellezza: e la seconda include le prime. Massimo simbolo di bellezza sono per me le donne e i cavalli. Dico spesso che le cosce delle donne son l'unica prova che Dio esiste'.

MF: 'Mi accodo, donne e vino'.

A proposito di vino, l'ora delle prove che mi porterà via i due protagonisti incalza: necessita una pausa ristoratrice. Ci spostiamo quindi in una taverna vicino al teatro, riempiamo i bicchieri e (al diavolo ogni scaramanzia!) iniziamo in anticipo i brindisi, mentre Albertazzi annuncia un'interprtetazione diversa da quella che tenne Gassman nel '92 nel ruolo di Achab. La conversazione diventa meno ufficiale, cerco di spiare dentro le parole che si sottraggono al copione troppe volte ripetuto.

GA: 'La donna è un pianeta talmente diverso dal maschio' riprende il Maestro giustamente dal tema che meglio si abbina al nostro schioccare di bicchieri 'che mi chiedo come non si siano ancora distrutti l'un l'altro...'.

Insisto con l'invito paterno: lei che ha fatto tanta Tv, consiglierebbe a Marco Foschi di inseguire questo tipo di popolarità?

GA: 'Quando io eero un divo della Tv - dico davvero un divo, visto che ricevevo 3000 lettere alla settimana - si trasmetteva letteratura, da quando la Tv la fa la gente comune si trasmette il backstage della vita, ovvero solo <sano odore di sesso> e forse neanche tanto sano'.

MF: 'Non lascerei mai il teatro per la TV, finchè me lo posso permettere continuerò anche a dire dei no. Ora ho fatto il telefilm di Tavarelli sul caso Moro comn Michele Placido, ma perchè era di un livello decisamente alto'.

E' la Tv che rispecchia l'Italia o l'italia che rispecchia la Tv?

GA: 'L'un l'altra e sempre verso una peggiore sottocultura'.

Non posso evitarle una domanda: lei che in passato ha persino pagato con il carcere il suo schieramento politico, ora <scenderebbe in campo>?

GA: 'L'avrei fatto per l'arte della politica, ma la politica non è più un'arte. Ho condiviso le battaglie dei radicali, ora assisto alle performances di Berlusconi, grande mattatore, e di veltroni, grande spettatore. E loro sono i più simpatici, anche se ci vorrebbe Sarkozy'.

E Marco, tu ti senti coinvolto negli eventi politici?

MF: 'Sono nato in una casa di tesserati PCI, al G8 io c'ero e ho firmato per il Vday di Grillo, ma non ho molta fiducia, basta vedere l'atteggiamento caritatevole che i politici hanno con la cultura ed è un grave errore, perchè un paese che non investe nel proprio ripensamento è un paese che non si muove'.

Si è fatta l'ora. Ed eccola dunque la battaglia possibile, qui, adesso, sul palco, a provare e riprovare finchè la parte non è perfetta, dove ancora si perpetua l'insaziabile ricerca di conoscenza, l'impossibilità di raggiungerla senza perdersi e il proseguimento del cammino con nuove giovani gambe, da Giorgio Albertazzi a Marco Foschi.

(Giulia Calligaro IO DONNA 13.10.07)

 

 

 

 

 

postato da: erica1cate alle ore 15:49 | link | commenti (3)
categorie: articoli, programma, marco foschi, antonio latella