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MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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Elio De Capitani mette in scena Blasted, il testo d’esordio di Sarah Kane, scritto quando la drammaturga inglese aveva appena ventitre anni. Il prossimo anno si celebreranno i dieci anni dalla scomparsa di questa autrice che, dopo avere scritto cinque testi memorabili, rappresentati e discussi con grande eco in tutto il mondo, nel pieno di una forte crisi depressiva, nel 1999 si suicidò. Più che scadenza commemorativa, il decennale segna un tempo organico di riflessione, che nulla toglie all’incandescenza del testo, ma lo distacca dal clamore della cronaca e anche dagli equivoci del celebre debutto al Royal Court, in quel gennaio del 1995 che vide Blasted e la Kane sommersi da un’ondata di scandalo, di critiche sdegnate e feroci. Altrettanto deciso si alzò il coro delle voci di segno opposto, tra cui spiccavano quelle di Edward Bond e del premio nobel Harold Pinter, che già riconoscevano la forza visionaria della sua scrittura, collocandola tra gli autori più innovativi del ventesimo secolo. Pinter scrisse infatti: «Mentre me ne stavo in un piccolo teatro gremito, nel bel mezzo di un soddisfacente allestimento di Blasted, ho capito che la realtà era cambiata. Blasted ha cambiato la realtà perché ha cambiato gli strumenti in nostro possesso per capire noi stessi. Ci ha suggerito un nuovo modo di vedere la realtà e così facendo la realtà cambia (…) possiamo rispondere o rifiutarci, ma in entrambi i casi definiamo noi stessi».
De Capitani medita da tempo sul teatro della Kane, già potentemente immaginifico in questa sua opera prima, che impone al regista, agli interpreti e agli spettatori un’esperienza teatrale di grande intensità e autenticità anche etica: «non c’è nulla di gratuito nella crudezza della Kane, nulla è osceno, tutto ha il segno del sacro che fa paura, della soglia che temiamo di avvicinare, ma alla quale osiamo guardare per scoprire l’orrore che altrimenti potremmo sperimentare sulla nostra pelle. Quante letture abbiamo fatto che ci hanno lasciato lo stesso segno profondo! Ma quando il teatro incarna la parola, il segno è ancora più inciso e l’esperienza ha un’evidenza lacerante, almeno nei casi felici in cui la messa in scena dà corpo all’immaginario dell’autore, al testo profondo e non solo alle parole. Voglio tentare un esperimento simile con Blasted: credo sia il momento giusto, per l’aria che sento tirare nel nostro paese e perché sono certo di avere gli attori ideali, disposti a tentare con me l’azzardo di questo viaggio».
Blasted ha un avvio realistico, all’interno di una stanza di albergo, dove Ian, un giornalista sui quarant’anni, razzista e arrogante, ha portato Cate, sua giovane ex amante. La ragazza ha accettato di seguirlo perché l’ha sentito disperato ed è lì infatti che Ian le confessa di essere condannato a morte da un cancro e braccato da misteriosi nemici. Non ha più nulla da perdere e vuole disperatamente il suo amore, ma proprio mentre queste richieste svelano tutta la sua fragilità, divengono via via violente: Cate viene aggredita verbalmente e fisicamente. E stuprata.
Mentre Sarah Kane stava componendo queste scene - nucleo della pièce allora incentrata solo sulla relazione di dipendenza e di forte squilibrio in una coppia - alla TV trasmettevano immagini drammatiche della Guerra in Bosnia. In particolare l’intervista a un’anziana donna di Sebrenica portò l’autrice verso un’intuizione inattesa: «Mi sono messa a pensare a quale sarebbe potuto essere il legame fra un comune caso di stupro in una camera d’albergo a Leeds e quello che stava accadendo in Bosnia. All’improvviso il dado era tratto, e mi sono detta: ‘Ma certo, è ovvio! Uno è il seme e l’altro è l’albero’. Credo che su larga scala sia possibile trovare il seme della guerra nella società in tempo di pace».
A questo punto la Kane decise di imprimere una forte virata all’opera, non tanto nell’intreccio - che vede un soldato irrompere nella stanza e replicare su Ian gli abusi prima inflitti a Cate, rievocando gli orrori della guerra in un crescendo di violenza - quanto nel passare dal realismo socio-psicologico di tanta tradizione teatrale a una forma molto più innovativa, che molti hanno definito surreale, espressionista e allucinata, una cifra originale che supera definizioni e paragoni. La struttura di Blasted (e fisicamente la scena stessa) viene scardinata, sia in senso letterale che metaforico, dall’esplosione di una bomba che fa irrompere la guerra nella stanza di Ian e Cate. Elio De Capitani e lo scenografo Carlo Sala hanno immaginato, seguendo questo percorso, uno spettacolo nel quale la teatralizzazione della violenza, mai gratuita e per questo mai elusa, si traduce in immagini visionarie. Vedremo la stanza d’albergo perdere progressivamente le connotazioni più realistiche: la devastazione della guerra oltrepassare le fragili pareti e penetrare all’interno del “rifugio” di Ian e Cate, fino a confondere in un incubo l’intimità dei personaggi e la realtà esterna. Il triangolo di sopraffazione e violenza tra Cate, Ian e il Soldato, diventa anche lo specchio di un disfacimento che riguarda noi e l’Occidente che rischia di implodere o sprofondare su se stesso un’ennesima volta.
De Capitani si avvale della traduzione di Barbara Nativi, che aveva fatto conoscere per prima Sarah Kane in Italia, rivedendola in alcuni punti ed evitando il titolo Dannati. Conserva il titolo originale inglese, Blasted, un termine che, seguendo le indicazioni date dall’autrice, rivela anche molti particolari sulla genesi del testo: «Quando ho iniziato a scrivere, il significato principale di Blasted era Ubriaco, perché sapevo che avrei scritto una pièce su un uomo che era costantemente ubriaco. Poi quando ero a metà della scrittura, mi sono resa conto del fatto che era una pièce sulla guerra (‘to blast’ = esplodere, da ‘blast’ = veloce spostamento d’aria), e poi mi sono ricordata del blasted heath (la landa sferzata dal vento) in Re Lear. Infine, ultimo significato, ma di questo mi sono resa conto solo molto più tardi, è quello che ‘blasted’ è, in inglese, un’imprecazione molto leggera. Per me quindi il titolo è incredibilmente carico, ma non di un particolare significato morale o etico».
Lo spettacolo, che debutta ad Asti Teatro il 30 giugno e verrà ripreso dal 21 ottobre all’Elfo di Milano, ha per protagonisti Paolo Pierobon e Elena Russo Arman, attori legati da tempo all’attività del Teatro dell’Elfo, ai quali De Capitani ha pensato appena ha iniziato a meditare su questo testo, attendendo per poterli coinvolgere. Per il Soldato ha scelto invece un giovane attore alla sua prima collaborazione con la compagnia: Andrea Capaldi.
www.elfo.org
Premio Hystrio 2008 a Luigi Lo Cascio, Alessandro Bergonzoni, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni
E’ uno dei premi teatrali più prestigiosi in Italia e compie 10 anni. E' il Premio Hystrio alla Vocazione. Da giovedì 26 a sabato 28 giugno 2008 presso il Teatro Franco Parenti di Milano.
In realtà c’è un doppio compleanno in casa Hystrio: sono passati 10 anni dalla prima edizione milanese del Premio Hystrio alla Vocazione e 20 dalla fondazione dell’omonima rivista che lo promuove. Rivolto a giovani attori dai 18 ai 30 anni, che si fronteggiano a colpi di monologo in audizioni pubbliche davanti a una giuria di addetti ai lavori, il premio ha l’obiettivo di scoprire nuovi talenti della scena e di premiarli con borse di studio utili ad approfondirne il percorso artistico. Grazie alla nuova collaborazione con il Circuito Teatri Possibili, le pre-selezioni, destinati ai giovani aspiranti attori autodidatti o provenienti da scuole istituzionali, hanno toccato quest’anno 5 città: oltre alla consueta Milano, le audizioni si sono svolte a Roma, Genova, Firenze e L’Aquila. Per i migliori ha avuto luogo anche una semi-finale a Pieve Ligure.
La serata-spettacolo delle premiazioni (28 giugno, ore 21) sarà l’occasione per consegnare, insieme alle borse di studio per i giovani attori vincitori del concorso, anche i premi (targhe realizzate per l’occasione dagli artisti di Arteca) che la rivista Hystrio consegna ogni anno ad artisti e realtà del panorama teatrale italiano e che per l’edizione 2008 sono stati così attribuiti:
Premio Hystrio all’interpretazione a Luigi Lo Cascio
Luigi Lo Cascio: formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Lo Cascio lavora in teatro con alcuni dei maggiori registi italiani, da Ronconi a Patroni Griffi, da Tiezzi a Cecchi riscuotendo grandi consensi in diversi spettacoli tra cui “La Caccia” e “Il Silenzio degli innocenti”. Al cinema ha girato “I cento passi” con la regia di Marco Tullio Giordana, , “Il più bel giorno della mia vita” con Cristina Comencini, “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, “Buon giorno buona notte” di Marco Bellocchio e “Mio cognato” di Alessandro Piva.
Premio Hystrio-Teatro Festival Mantova a Alessandro Bergonzoni
Alessandro Bergonzoni: nasce a Bologna nel 1958. A 24 anni dopo l’Accademia Antoniana e la laurea in giurisprudenza inizia a lavorare nel teatro e da allora il successo lo accompagna tra spettacoli, libri, collaborazioni con testate e programmi radiofonici e cinema. Per citare solo alcuni dei suoi fortunati lavori ricordiamo “Non è morto nè Flic nè Floc”, “Anghingò”, “La cucina del frattempo”, “Al Bergo Bergonzoni”, “Grili, cicalle ed altri erorri”, “Predisporsi al micidiale”, fino all’ultima fatica “Nel”.
Premio Hystrio alla regia a Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
Ferdinando Bruni: Dal 1973, quando fondò il Teatro dell’Elfo, lavora a tutto campo nelle produzioni della compagnia come attore, spesso in ruoli di protagonista, regista, scenografo e occasionalmente anche traduttore. È responsabile con Elio De Capitani della direzione artistica di Teatridithalia (Elfo e Portaromana Associati) e, a quattro mani insieme a lui, ha firmato molte degli spettacoli che hanno segnato lo stile e la storia del gruppo: dalla trilogia di Fassbinder - Le amare lacrime di Petra Von Kant, La bottega del caffè, I rifiuti, la città e la morte (che Bruni in seguito ha arricchito dirigendo e interpretando Come gocce su pietre roventi) - fino alla commedia di Dario Fo Morte accidentale di un anarchico, nella quale ha anche affrontato il difficile ruolo comico del protagonista.
Elio De Capitani: regista attore e direttore artistico dell'Elfo, ha firmato la sua prima regia nel 1982 con Nemico di classe di Nigel Williams che lanciava i giovanissimi Paolo Rossi e Claudio Bisio. Si devono a lui spettacoli cruciali nelle stagioni di Teatridithalia come I Turcs tal Friul di Pasolini, la trilogia shakespeariana, composta dal Sogno di una notte di mezza estate, Amleto e Mercante di Venezia, e il ciclo ancora incompiuto dell'Orestiade pasoliniana. In 25 anni più di trenta regie, soprattutto di drammaturgia contemporanea, prediligendo autori come Heiner Müller, Bernard-Marie Koltès, Copi, Biljana Srbljanovic, Marc Ravenhill, Giovanni Testori e ha portato per la prima volta sulla scena italiana Botho Strauss, Athol Fugard e Steven Berkoff.
Nell’ultima stagione teatrale Bruni e De Capitani firmano la regia di Angels in America di Tony Kusher.
Premio Hystrio alla drammaturgia a Renato Gabrielli
Drammaturgo, scrittore, regista e autore di sceneggiature televisive, Renato Gabrielli firma numerosi testi rappresentati con successo, tra cui Lettere alla fidanzata (1989), regia di Mauricio Paroni de Castro, produzione C.R.T. Milano, Marta e Maria (1992), regia di Silvio Castiglioni, produzione C.S.R.T. Pontedera, Moro e il suo boia (1994), regia di Mauricio Paroni de Castro, produzione C.R.T. Milano, Curriculum vitae (1999), regia di Renato Gabrielli, produzione Centro Teatrale Bresciano, Giudici (2002), regia di Renato Gabrielli, produzione Centro Teatrale Bresciano, Vendutissimi (2003), regia di Renato Gabrielli, produzione Ferdydurke-Agon, in scena al Teatro Litta di Milano, Salviamo i bambini (2006), regia di Sabrina Sinatti, produzione Extracandoni, Tre - Una storia d’amore (2008), regia di Sabrina Sinatti, produzione pianozerotreteatro / Compagnia Lombardi-Tiezzi.
Premio Hystrio-altre muse a Teatro delle Albe
Nel 1983 Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni fondano il Teatro delle Albe. La compagnia sviluppa il proprio percorso intrecciando alla ricerca del “nuovo” la lezione della Tradizione teatrale: il drammaturgo e regista Martinelli scrive i testi ispirandosi agli antichi e al tempo presente, pensando le storie per gli attori, i quali diventano così veri e propri co-autori degli spettacoli. Nel 1988 la compagnia acquisisce al suo interno dei griots senegalesi: Mandiaye N’Diaye (da allora "colonna" africana della compagnia), Mor Awa Niang e El Hadji Niang. La formazione diventa afro-romagnola, e pratica un originale meticciato teatrale che coniuga drammaturgia e danza, musica e dialetti, invenzione e radici. Gli spettacoli, da Ruh. Romagna piu’africa uguale (1988) a All’inferno! (1996), da I Polacchi (1998) al Sogno di una notte di mezza estate (2002), da Salmagundi (2004) a La mano (2005), valgono alle Albe premi e riconoscimenti, nazionali e internazionali, evidenziando una poetica rigorosa, raffinata e emozionante, capace di restituire alla scena la sua antica e potente funzione narrativa. Nel 2006 la non-scuola fondata da Martinelli è approdata a Napoli trasformandosi in ARREVUOTO, un progetto triennale del Teatro Mercadante,, diretto da Martinelli, a cura di Roberta Carlotto, e nel 2008 in PUNTA CORSARA, sempre per la direzione artistica di Martinelli, un progetto della Fondazione Campania Festival che prevede l'apertura di un teatro "stabile" a Scampia.
La Compagnia ha ricevuto il Premio UBU per lo spettacolo STERMINIO .
Premio Hystrio-Provincia di Milano a Compagnia Alma Rosè
Fondata nel 1997 Alma Rosè ha vinto nello stesso anno il Premio ETI Scenario con lo spettacolo “Alma Rosè” che ha poi dato il nome al gruppo formato da Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira e Elena Lolli.
Alma Rosè segue un’idea di teatro che è quella di lavorare in piena autonomia, di pensiero e di ricerca, spaziando dalla fiaba a tematiche di tipo politico e civile, trovando di volta in volta spunti e temi di riflessione diversi. Oltre che nei teatri opera anche in situazioni non teatrali e in tutti quei luoghi di aggregazione, della cultura, del sociale, del lavoro, che sono interessati a promuovere dialogo e riflessione emozione. Di recente la compagnia si è distinta per l’iniziativa “IL GIRO DELLA CITTA’” un viaggio in Milano e dintorni in cui portare i propri spettacoli per stimolare riflessioni e partecipazione ai temi sociali di cui questi lavori si fanno portatori.
Premio Hystrio-Arte e Salute a Accademia della Follia
Viene fondata da Claudio Misculin, Angela Pianca, Cinzia Quintiliani nel 1992.
È un progetto teatrale e culturale. Formato da attori a rischio, è un’esperienza singolare-universale. Qui la sofferenza individuale trova lo spazio delle parole e dei gesti. Qui il Teatro diventa terreno comune per agire la diversità e la sua trasformazione. Si opera ai confini: geografici, culturali, etnici, di generazione, di centralità e marginalità, di rischio personale, di gruppo, di età, di status. L’Accademia della Follia è il risultato di un percorso teorico e pratico condotto dal Velemir Teatro, che nasce nel 1983 a Trieste, nell’ambito dell’esperienza basagliana. I riferimenti teorici di Accademia della Follia, elaborati all’interno di una pratica quotidiana incessante, sono certamente Artaud, Grotowskji, Living Theatre, ma anche Franco Basaglia , Franco Rotelli, Sisto Dalla Palma.
Nel corso delle giornate del Premio è possibile assistere ad una mostra curata da Andrea Messana che racconta 10 anni di Premio Hystrio attraverso di foto dei premiati, dei partecipanti alle audizioni, di alcuni momenti del backstage e poi, in occasione dei 20 anni della rivista Hystrio, sono esposte tutte le 82 copertine dalle origini a oggi. La particolarità di queste copertine è che sono tutte illustrate (unica eccezione il n. 1-1998 con Strehler, omaggio al maestre deceduto pochi giorni prima) quasi sempre su commissione e in stretta relazione con i dossier contenuti in ogni numero. Tra i nomi degli illustratori: Ferenc Pinter, Gianni De Conno, Ivan Canu, Zaira De Vincentiis, Sara Not, Graziano Gregori, Gastone Mencherini, Daniela Dal Cin, Alessandro Gottardo, Lele Luzzati, Emiliano Ponzi, Chiara Dattola, Georgia Galanti.
Secondo evento che si svolgerà nelle giornate del Premio è la presentazione del libro di Andrea Porcheddu Il falso e il vero. Il teatro di Arturo Cirillo per i tipi di Titivillus, un percorso nel teatro dell’attore, regista e capocomico napoletano che crea maschere stralunate ed inquietanti con cui popola la scena in un costante confronto tra Vita e Teatro, finzione e realtà.
Il libro sarà presentato da Gilberto Santini, Claudia Cannella, Arturo Cirillo e Andrea Porcheddu.
Il Premio Hystrio 2008 è stato realizzato in collaborazione con:
Consiglio Regionale della Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano-Settore Cultura, Fondazione Cariplo, Comune di Pieve Ligure, Circuito Teatri Possibili, Teatri Possibili Liguria, Festival Teatro-Arlecchino d’oro di Mantova, Associazione Arte e Salute.
E con il patrocinio di:
Ente Teatrale Italiano, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.
PROGRAMMA
giovedì 26 giugno
ore 10-18 – Selezione. Audizioni di aspiranti attori provenienti da scuole di recitazione riconosciute a livello nazionale e dei candidati che hanno superato la pre-selezione.
ore 18.30 – inaugurazione della mostra Compleanni, a cura di Andrea Messana.
venerdì 27 giugno
ore 18.30 – presentazione del libro Il falso e il vero. Il teatro di Arturo Cirillo, di Andrea Porcheddu.
sabato 28 giugno
ore 10-13 – Selezione. Audizioni di aspiranti attori provenienti da scuole di recitazione riconosciute a livello nazionale e dei candidati che hanno superato la pre-selezione.
ore 15 – Comunicazioni della Giuria sui vincitori del Premio alla Vocazione.
ore 21 – Serata-spettacolo delle premiazioni. Conduce Roberto Recchia.
Le audizioni sono aperte al pubblico. L’ingresso alla serata del 28 giugno è libero
Giuria del Premio Hystrio alla Vocazione:
Fabrizio Caleffi, Claudia Cannella, Arturo Cirillo, Monica Conti, Corrado d’Elia, Nanni Garella, Lorenzo Loris, Sergio Maifredi, Valter Malosti, Andrea Paolucci, Lamberto Puggelli, Gilberto Santini.
(teatroteatro.it)
... complimenti ai sigg.ri registi!!!
Renzo Francabandera, 23 giugno 2008, 14:12
Forse è vero anche per Antonio Latella quello che scriveva Silvio
d'Amico nella sua "Storia del teatro drammatico", quando sosteneva che quella di Amleto è una vendetta non compiuta, ma ritardata, "rimandata".
Adesso il grande regista teatrale italiano ritorna su un testo già affrontato dieci anni fa, e conferma l'intenzione di dare maggior rilievo ai "rimandi", quelli dell'opera shakespeariana verso l'uomo, verso l'immenso fiume letterario e di pensiero che le scorre dentro, il fluido dei grandi temi dell'esistenza.
Per questo la vendetta tarda a compiersi, ma si riverbera in quadri e ambientazioni dove ogni battuta cerca riflesso e amplificazione nell'immenso patrimonio di conoscenza dell'umanità.
Sei spettacoli per raccontare delle infinite guerre e pacificazioni, di poveri e ricchi (da Omero a Dario Fo e Jannacci), del pubblico e del privato.
Ombre, potere, fratelli, spie, teatro, testamento: basta leggere i titoli di queste sei partizioni dell'intero, per capire quanto ampia si prefigga di essere l'indagine.
"Ho affrontato Amleto a trent'anni, con quella veemenza e quella presunzione alle quali un uomo di quell'età indulge per sentirsi meno solo. Ora mi ritrovo a quarant'anni faccia a faccia con Lui, ma la scoperta è terribile, è come stare davanti ad un amico di cui non so nulla, a cui non ho chiesto nulla e che non ho mai avuto l'umiltà di ascoltare, ho solo e sempre cercato di raccontarmi a lui, di usarlo per parlare di me."
Ora l'ascolto è totale, l'eco rimbomba assordante e ci ritorna dalle latitudini siderali della poesia, cercata in ogni dove, nelle pieghe più buie del testo di Shakespeare, finanche con il lumicino, per costruire un alfabeto della tragedia che aiuta a nominare e ricomporre l'uomo, l'Essere umano, atttraverso lo studio del non essere.
I sei atti vanno in scena a Torino in occasione del Festival delle Colline Torinesi, che lo ospita per la prima volta, e subito dopo a Cividale del Friuli per il Mittelfest, che coproduce lo spettacolo, insieme al Festiva delle Colline Torinesi, alla Fondazione dello Stabile di Torino e allo Stabile dell'Umbria.
Latella usa gli strumenti di evocazione con cui ha più familiarizzato nelle recenti regie e porta alla luce una narrazione multipla, che ci viene letta su piani e con strumenti espressivi differenti.
Nella Torino che vide nascere il cinema, risplende il cameo del secondo quadro di "Ombre", il primo spettacolo, dedicato alle figure dei becchini, e delle guardie in Amleto.
La lanterna magica di AltreTracce mossa da Massimo Arbarello, Fabio Bellitti e Sebastiano Di Bella, riporta il dramma, prima al pari di un piccolo cartoon di altri tempi, e poi lo ricollega alle
decorazioni dei vasi dell'epoca attica, figure chiare su fondo scuro e figure scure su fondo chiaro. Qui, come d'incanto, ci accorgiamo che il tentativo di abbracciare il fantasma è uguale nei millenni della letteratura, proprio come la storia di Amblet, da Omero a Dante: O ombre dall'apparenza vana! per tre volte cinsi il suo corpo e per tre volte le mie braccia mi tornarono al petto.
Regno delle ombre, specchio del reale attraverso la fiction letteraria.
E ancora, l'irridente gioco dei becchini, che fanno entrare gli spettatori in questo oltre-mondo, inscenando una televendita di storia del pensiero di dirompente comicità, intrecciata a ultime cene che prendono forma su deschi improvvistati: ci sembra di vedere unghie nere e disperata solitudine fra Pasolini e Caravaggio, con uno sguardo alle creazioni dell'arte fino a Damien Hirst, con il teschio tempestato di diamanti.
Una grande riflessione ha luogo anche con riferimento alla filosofia politica, la grande estinta dell'ultimo scorcio di Novecento, il vuoto più incolmabile per il nostro tempo. Tanti morti per l'idea, che su un unico fazzoletto rosso ora si raccolgono, a chiedere il perché di tanto, mentre un becchino sorseggia ignaro una birra.
Parlare degli interpreti di questo primo atto sarebbe onestamente riduttivo, per quanto loro stessi e gli altri attori protagonisti di questa colossale produzione porteranno a compimento in questa settimana. Eravamo fra i tanti, in piedi, alla prima di domenica pomeriggio, a rendere omaggio ad una magistrale prova di gruppo, in un lunghissimo e meritato applauso.
Ci resta il sapore di una geniale danza macabra, che gira intorno al grande edificio dell'epos letterario e teatrale sui temi dell'esistenza, della vita e della morte, dell'essere e del non essere, del vero e del teatrale, della letteratura, della politica, della filosofia, dell'arte.
Abbandonarsi a questa suggestione unica in sei parti, gustando ogni sera un pezzo, per chi vive a Torino. O fare un unico grande bagno nello Stige dell'arte drammaturgica, con i sei pezzi tutti insieme in un'unica giornata: il 28 giugno, sempre a Torino, al Teatro Astra, o il 18 luglio a Cividale del Friuli, per l'apertura del Mittelfest. Non vale fuggire.
Disegni: Renzo Francabandera
1.Ombre: I Becchini, Le guardie
Torino, teatro Astra 22/06/08 ora: 18 durata: 2 ore![]()
... in bocca al lupo a tutti!!!
20 giugno 2008 - El pueblo unido jamàs serà vencido
di Mari Accardi
Hamlet’s portraits è l’unico spettacolo – la versione integrale di 12 ore con dovute pause – che vedi insieme agli attori di Hamlet’s portraits. È l’unico spettacolo in cui alla fine non è il pubblico a complimentarsi con gli attori ma gli attori che si complimentano col pubblico per aver resistito. È l’unico spettacolo in cui arrivi alle dieci e mezza insonnolito e pieno d’acciacchi ed esci alle due di notte come se fossi stato alle terme.
Io, a essere sincera, ho visto solo le prime 3 parti e la parte finale. Nel mezzo sono dovuta tornare a casa per far fare la passeggiata al cane, ma ascoltando i commenti di chi non aveva avuto nessun cane a cui badare, ho notato che per molti la maratona è stata un’esperienza rigenerante. Sandro Avanzo diceva di avere la schiena dritta. Ernaldo era riuscito a fumare una sola sigaretta. Gli attori erano pronti ad andare ai murazzi e in generale sembrava mezzogiorno. Una ragazza ha detto: “A un certo punto ho avuto un abbiocco, ma una volta superato quel momento mi sono caricata di energia.”
Alle dieci e mezza eravamo tutti agguerriti e muniti di acqua, ventagli e girelle (Laura Manzone). Il bar accanto al teatro vendeva delle merendine che adesso sono scomparse dalla circolazione. Laura infatti la girella se la ricordava più grossa, forse perché la mangiava da piccola e da piccoli le cose sembrano più grosse. Guildenstern e Rosencrantz ci accompagnano in sala, uno dei due mi dice di sbrigarmi. Da lì un susseguirsi di quadri quasi a sé stanti ma non, dove l’unica costante è Orazio.
In quindici giorni di festival c’è stato l’acquazzone e ora che dobbiamo stare chiusi dalla mattina alla sera – letteralmente – dentro un teatro, è arrivato il caldo da mare. “Siamo tutti bianchissimi” commenta qualcuno in una delle pause caffè. Nelle pause si fanno nuove amicizie.
Antonio Latella è in prima fila, tutti gli altri dietro a due file di distanza. Gli attori assistono alla prova di chi in quel momento è in scena – Orazio sempre. Hanno gli occhi lucidi di commozione, anche quando ridono. Nel monologo di Amleto sento Guildenstern o Rosencrantz tirare su col naso.
Ogni quadro ha il suo protagonista, ma gli altri personaggi sono in qualche modo costantemente presenti (anche nelle racchette da ping pong). Questa Danimarca non ha confini né di spazio né –soprattutto - di tempo. Le epoche storiche si accavallano così come gli stili, le ombre e le ossa degli scheletri. I vivi non si distinguono dai morti, i pazzi dai sani, Guildenstern da Rosencrantz. I teschi però vengono identificati facilmente.
Sono uscita dal teatro Astra cantando El pueblo unido jamàs serà vencido e non mi sarei stupita se tutti i critici e quelli che hanno assistito alla prova generale della maratona si fossero uniti in coro e insieme ci fossimo messi a ballare per strada.
note di retro/scena - www.festivaldellecolline.it
... ke al Festival delle Colline Torinesi si sta molto bene, si lavora in gran libertà (cosa ke nn capita ovunque), ha diretto il suo primo Amleto a 30 anni con l'irruenza d ki dice 'vado e spacco il mondo' per ritrovarsi ora 'senza saperne niente, sapendo per certo ke quel ke rimane alla fine è il testo' (sante parole!!!). si debutta domani sera con le prime 2 stazioni (d 11), ognuno può vedere qulle ke desidera ('come al mercato, 1 kg d peske, 2 d... Amleto a peso') o tutte quante alla maratona d sabato ('si inizia alle 10,30 d mattina e si continua fino alle 2-3 d notte'), il pubblico serrà confortato dall'organizzazione del Festifal, dicono...
Ingresso libero
Chiostro del Palazzo delle Stelline - C.so Magenta 63 - Milano
ki può nn si perda il concerto, sono sempre interessanti & piacevolissimi!!!
Lunedì 16 giugno, in una serata densa di stimoli, i membri della Commissione per le Candidature, presieduta da Gianni Letta, si sono espressi a favore dei candidati fornendo argomentazioni articolate oltre che appassionate. Al termine del percorso, all’interno del quale il pubblico ha vivacemente espresso la propria partecipazione, sono state designate le terne finaliste delle categorie del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro.
La scelta dei vincitori è ora affidata alla numerosa Giuria dei Votanti, formata da attori, registi, artisti e addetti ai lavori, che sceglierà un solo nome per ciascuna terna.
Il premio sarà assegnato il 10 settembre prossimo al Teatro Olimpico di Vicenza.
(Titoli e nomi in ordine alfabetico)
spettacolo di prosa
ANGELS IN AMERICA regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO regia di Lluis Pasqual
LA PAROLA AI GIURATI regia di Alessandro Gassman
musical originale o commedia musicale originale
LA’ CI DAREM LA MANO regia di Roberto De Simone
PARLAMI DI ME regia di Marco Mattolini
PETER PAN regia di Maurizio Colombi
spettacolo d’innovazione
‘NZULARCHIA regia di Carlo Cerciello
‘U CICLOPU regia di Vincenzo Pirrotta
LE DOGLIANZE DEGLI ATTORI A MASCHERA regia di Enzo Moscato
attore protagonista
LEO GULLOTTA L’uomo, la bestia e la virtù
MASSIMO POPOLIZIO Ritter Dene Voss
MARIANO RIGILLO Romolo il grande
attrice protagonista
GUIA JELO La lupa
MASCIA MUSY Anna Karenina
GALATEA RANZI Il malinteso
attore non protagonista
GIUSEPPE BATTISTON Il compleanno
LORENZO LAVIA Misura per misura
GIGIO MORRA Trilogia della villeggiatura
ATTrice NON PROTAGONISTA
PAOLA DI MEGLIO L’una e l’altra
LEDA NEGRONI Elettra
BARBARA TERRINONI I 39 scalini
ATTORE / Attrice eMERGENTE
CHIARA BAFFI Chiove / Trilogia della villeggiatura
ANNA DELLA ROSATrilogia della villeggiatura
FEDERICA VINCENTI Il romanzo di Ferrara
INTERPRETE maschile/femminile di MONOLOGO o “ONE MAN SHOW”
Roberto Herlitzka Ex Amleto / Edipo a Colono
MARIO MARANZANA La fine è il mio inizio
MARIANGELA MELATO Sola me ne vo
REGISTA
FERDINANDO BRUNI / ELIO DE CAPITANI Angels in America
PIERO MACCARINELLI Ritter Dene Voss
LLUIS PASQUAL La famiglia dell’antiquario
scenografo
PIETRO CARRIGLIO Orestiade
ROBERTO CREA ‘Nzularchia
ANTONIO FIORENTINO Il mercante di Venezia
costumista
ODETTE NICOLETTI Faust
CATHERINE RANKL Svet la luce splende nelle tenebre
FRANCA SQUARCIAPINO La famiglia dell’antiquario
autore di musiche
MATTEO D’AMICO Il malinteso / Orestiade
ANTONIO DI POFI È vietato digiunare in spiaggia / La famiglia dell’antiquario / Il mercante di Venezia
SCOTT GIBBONS Hey girl!
autore di novita’ italiana
TULLIO KEZICH Il romanzo di Ferrara
CESARE LIEVI La badante
ROBERTO SAVIANO, MARIO GELARDI Gomorra
... da me ;-)
spettatori appassionati, è in rete l'avant programme del TEATRO DELL'ELFO
begli inizi di stagione, interessante programmazione (ci viziate!!!) ma poco Ferdinando Bruni in scena :-/
ke bolle in pentola???
Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L'anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato
della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,
scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d'esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri
piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti
agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare
ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri - in tuta o coi calzoni
di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori
chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.
Stupenda e misera città,
che m'hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,
le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa
delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato
con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d'estate;
a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire
che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono
fratelli proprio nell'avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi
vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare
esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognun, era il mondo.
Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra
muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette
lassù, un po' di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell'estate.
Trastevere, in un odore di paglia
di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide
risuonano d'incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
- sotto festoni di luci ormai sole -
verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l'anima era invasa
quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.
...
il pianto della scavatrice - p. p. pasolini (magnifica scelta della dedica, sono commossa)
mercoledì 18 giugno 2008 ore 21.30 – Teatro Alfieri di Asti
HONOUR di Joanna Muray-Smith con Paola Pitagora e Roberto Alpi e con Viola Graziosi, Evita Ciri traduzione di Masolino d’Amico, regia Franco Però - idea scenica Franco Però, costumi Mariolina Bono, musiche Antonio Di Pofi luci Marco Alfieri, in collaborazione con Fondazione Teatro Due (realizazione scene Mario Fontanini) - produzione Asti Teatro – Fama Fantasma srl - prima nazionale
George, giornalista e critico leterario, famoso e molto influente; Honour, sua moglie, già brava scritrice; Claudia, giovane intervistatrice, molto determinata, con mire leterarie; Sophie, fragile figlia della coppia, studentessa universitaria. Una famiglia importante dell’establishment intelletuale, dove i ruoli della coppia sono ben definiti con soddisfazione (reale? apparente?) di entrambi i partners. Ma poi piomba, meteora inaspetata, questa giovane a intervistare Lui, l’intelletuale famoso.
E l’ingranaggio, in apparenza perfetamente oliato del ménage familiare, comincia ad incepparsi: cosa succede allora quando un confortevole e consolidato matrimonio all’improviso si frantuma? Quando valori e responsabilità condivise non possono più convivere? Quando si presenta la possibilità di rinnovare la propria vita, ma a spese della felicità e della sicureza di qualcun altro? Se lo chiede Joanna Murray Smith, australiana classe 1962, impostasi ormai da tempo come una delle autrici più interessanti della sua generazione.
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giovedì 19 e venerdì 20 giugno 2008 ore 21.30 – Centro Giraudi
MEA CULPA di Eleonora D’Urso, con Fatima Corinna Bernardi , Chiara Claudi, Marianna Dal Collo, Daria D’Aloia, Desirée Giorgetti, regia Eleonora D’urso - produzione Asti Teatro – Hurlyburly - prima nazionale
Una prostituta rumena costreta ad avere un rapporto sessuale non proteto, una studentessa che per pagarsi gli studi ha venduto il suo corpo alla persona “sbagliata”, una ragaza di provincia che porta in grembo il figlio di uno stupro, una minorenne adescata dal fedele amico di famiglia, una suora novizia ingannata da chi ha abusato di lei mentre le parlava d’amore.
Sono queste le protagoniste di Mea: Culpa cinque giovani donne profondamente credenti e tute ingabbiate in un catolicesimo che le spinge a prendere su di sé la colpa delle violenze subite . Parole taglienti si scagliano in uno spazio scenico che non prevede alcun confessore e che fa del pubblico l’unico ascoltatore e testimone.
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sabato 21 giugno 2008 ore 21.30 – Teatro Alfieri
GLI ANNI ZERO a cura di Marco Falorni, con Ottavia Fusco
direzione musicale Cinzia Gangarella produzione Asti Teatro – Libero Srl prima nazionale
Gli anni zero è un progeto discografico e teatrale ideato da Marco Falorni per la cantante e attrice Ottavia Fusco. L'intento, certamente ambizioso, è di coniugare cultura e grande pubblico atraverso la musica pop. Alcune tra le più belle ed eterogenee firme artistiche italiane hanno infati accetato di cimentarsi in un ambito a loro inusuale come la canzone popolare, componendo una serie di testi che, musicati, stanno dando origine a un cd (in uscita a giugno) e a un recital teatrale dal titolo Gli anni zero, come a indicare un rinnovamento di proposte, di pensieri, di spetacolo… La "quadratura del cerchio"? Forse. Ma l'importante è sempre crederci. E osare. Hanno dato il loro contributo ai testi: Edoardo Sanguineti, Lina Wertmuller, Giorgio Albertazi, Aldo Nove, Nanni Balestrini, Federico Moccia, Ennio Cavalli, Pasquale Squitieri, Dacia Maraini, Romano Bataglia, Umberto Eco, Andrea Pinkets, Patrizia Cavalli, Magdi Allam, Giordano Bruno Guerri e Paola Veneto.
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martedì 24 giugno 2008 ore 21.30 – Teatro Alfieri
I HAVE A DREAM I grandi discorsi della storia - con Maria Laura Baccarini, musiche dal vivo Matteo Cremolini, messa in scena Massimo Natale, collaborazione ai testi Ennio Speranza
con il contributo di Gigi Proietti, Rosario e Beppe Fiorello, Catherine Spaak disegno luci Maurizio Fabretti - produzione Asti Teatro – Mind & Art S.r.l. - prima nazionale
Quante volte le parole hanno contribuito a segnare un’epoca, svelando ideali e aspetative di intere generazioni? Quante volte un particolare momento storico viene ricordato da una frase, dal frammento di un discorso che ha lasciato un segno indelebile? E quante volte ancora i grandi oratori hanno saputo accendere passioni civili individuando i traguardi sociali da conquistare trascinando milioni di persone? Pericle, Robespierre, Lutero, Hugo, Lady-Astor, Gandhi, Churchill, Einstein, Trotsky, Mandela sono alcuni esempi dell’importanza di un messaggio portato mediante la voce. Parole indelebili per l’immaginario colletivo, come i celebri I have a dream – Martin Luther King – e Ich bin ein Berliner – John Kennedy davanti al Muro. Maria Laura Baccarini legge e interpreta i grandi discorsi della storia, coadiuvata in scena dalle musiche dal vivo di Mateo Cremolini (chitarra acustica) e accompagnata dalle voci fuori campo di Gigi Proieti, Rosario e Beppe Fiorello, Catherine Spaak, conducendo il pubblico atraverso epoche diverse.
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martedì 24 ore 19, mercoledì 25 ore 21.30 e giovedì 26 giugno 2008 ore 19 – Centro Giraudi
PASSIO LAETITIAE ET FELICITATIS uno studio dal romanzo omonimo di Giovanni Testori adattamento teatrale di Valter Malosti, con Laura Marinoni e con Silvia Altrui. Regia di Valter Malosti. Suono G.U.P. Luci Francesco Dell’Elba - Spazio scenico Carmelo Giammello, costumi Federica Genovesi, produzione Asti Teatro - Teatro di Dioniso - Festival delle Colline Torinesi - Regione Piemonte - Crut Torino
asti teatro 30
Passio Laetitiae et, Felicitatisromanzo di Testori del 1975, appartiene a pieno titolo allo stesso magma linguistico ed emotivo dei magnifici testi teatrali della “trilogia degli scarrozanti” e alla sua poesia. La protagonista e il narratore monologano in quella sua lingua potente e straziante, svelandoci la storia d'amore maledeta e tragica tra una suora (Felicita) ed una orfana/conversa giovanissima (Letizia). Felicita tenta di strappare all’oscurità le parole che possano raccontare la sua vita…
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giovedì 26 e venerdì 27 giugno 2008 ore 21.30 – Teatro Alfieri
BORIS GODUNOV di Alex Ollé e David Plana con La Fura dels Baus - produzione La Fura dels Baus.
Durante l’esecuzione del Boris Godunov, una versione aggiornata del dramma di Alexander Pushkin, un gruppo di terroristi irrompe nel teatro prendendo in ostaggio il pubblico, gli attori e il personale. E’ questo il punto d’inizio del nuovo spettacolo de La Fura dels Baus ispirato al sequestro di ostaggi al Teatro Dubrovska di Mosca durante il musical Nord-Ost nel 2002.
La versione di Boris Godunov de La Fura dels Baus non pretende di essere una riflessione politica o sociologica sul fenomeno del terrorismo: il suo obietivo è immergere gli spetatori in un’esperienza estrema, riportare alla luce la funzione catartica del teatro e permetere al pubblico di vivere drammaticamente l’esperienza di una delle principali paure dell’era contemporanea che ha cambiato radicalmente la nostra visione del mondo: il terrorismo.
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lunedì 30 giugno 2008 ore 21.30 – Teatro Alfieri
BLASTED di Sarah Kane, con Elena Russo Arman, Paolo Pierobon, Andrea Capaldo, regia Elio De Capitani - scene Carlo Sala luci Nando Frigerio - produzione Asti Teatro – Teatridithalia
prima nazionale
Il teatro di Sarah Kane vive di eccessi scenici e verbali e fin dalla sua prima apparizione sulle scena londinese con il contestatissimo, Blasted che nel 1995 ha segnato una pietra miliare della nuova drammaturgia inglese, l’autrice si è posta al centro di un fuoco di controversie come paladina di una scritura estrema e visionaria. Nello spetacolo di De Capitani vedremo la stanza d’albergo, nella quale si svolge l’intera piece, perdere le connotazioni più realistiche per rivelare progressivamente i segni di una devastazione globale che dal mondo esterno penetra anche nell’intimità dell’interno. Così il triangolo di sopra fazione e violenza tra Cate, Ian e il Soldato diventa specchio del disfacimento dell’Inghilterra e in generale dell’Occidente, destinato a implodere o sprofondare su se stesso.
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mercoledì 2 e giovedì 3 luglio 2008 ore 21.30 – Centro Giraudi
JACK AND JILL storia d’amore di Jane Martin traduzione di Filippo Taricco , con Jurij Ferini, Eleonora Pippo, regia Beppe Rosso - Scenografia Paolo Baroni, luci Cristian Zucaro, tecnico di palco Francesco Mina - produzione Asti Teatro – Fondazione del Teatro Stabile di Torino – Acti Teatri Indipendenti anteprima nazionale
Nella pièce di Jane Martin il tema è ordinario, banale: l’amore, il rapporto di coppia nel mondo occidentale contemporaneo. Scrito nel 1998, alcuni anni dopo il successo di Keely and Du, questo testo più intimo e sfumato, quasi un teatro da camera, ne prosegue le tematiche portando avanti l’indagine sui paradossi e le ombre del mondo occidentale. Se il tema di Keely and Du era la nascita, e i diriti della donna in rapporto all’aborto, questa volta è la famiglia al centro del dramma: la famiglia moderna, ristreta e ossificata. I due protagonisti sono colti, intelligenti e si trovano loro malgrado a recitare la parte drammatica di chi in realtà non ha drammi, di chi vive nell’occidente ricco, desiderando una felicità che confina col vuoto.
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venerdì 4 luglio 2008 ore 2 1.30 – Teatro Alfieri
LA STRADA dramma con musiche tratto dall’omonimo film di Fe derico Fellini, di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi, musiche originali di Germano Mazocchetti, testi delle canzoni di Nicola Fano e Massimo Venturiello, con Massimo Venturiello, Tosca, Camillo Grassi e Franco Silvestri, Barbara Coradini, Gabriella Zanchi, Dario Ciotoli, Chiara Di Bari, regia Massimo Venturiello - scene di Alessandro Chiti, costumi di Sabrina Chiocchio , coreografie Fabrizio Angelini, luci Vincenzo Raponi, produzione Asti Teatro - La Contemporanea, Compagnia Mario Chiocchio
in collaborazione con Fondazione Fellini, prima nazionale
Dopo il grande successo otenuto con Gastone di Petrolini, Massimo Venturiello si confronta con La Strada di Federico Fellini. L’adatamento teatrale, scrito anni fa da Bernardino Zapponi e Tullio Pinelli (quest’ultimo collaboratore alla sceneggiatura con Fellini e Flaiano), pur restituendo la trama e i dialoghi del film, inventa qualcosa di nuovo, squisitamente teatrale, spostandosi in una dimensione poetica che va oltre la sfera realistica del film e ci porta altrove. La poetica dello spetacolo sarà centrata, da una parte, sul rapporto (o meglio sull’impossibilità di un rapporto) tra Zampanò e Gelsomina, sulla loro dificoltà insormontabile di ascoltarsi, e, dall’altra, sul mondo in cui essi si muovono (la ‘strada’, appunto) in mezo a persone che forse hanno in comune solo la ricerca disperata della sopravvivenza...
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