Cinema, teatro, tivù. Marco Foschi non ha un attimo di tregua. Per scelta e per necessità: «Siamo tutti precari. Dobbiamo darci una mossa»

L'appuntamento è telefonico. Marco Foschi risponde nel traffico di Roma. «Scusami, ma mi ero dimenticato che avevo un provino. Sono per strada, in motorino. Ti chiamo appena ho finito».

Marco Foschi è nato a Roma il primo aprile 1977: Ha fatto teatro (Pasolini, Amleto e altri classici più o meno rivisitati,per i quali ha ricevuto molti premi, dall'Ubu all'Oscar del teatro), è stato in tv il terrorista Mario Moretti (Aldo Moro. Il presidente, con Michele Placido nei panni del segretario Dc rapito e ucciso dalle Br), al cinema ha interpretato Tartarughe dal becco d'ascia, Fame chimica, Come tu mi vuoi, Nelle tue mani, Riprendimi. Giorgio Albertazzi, suo partner in un Moby Dick teatrale, ha detto di lui: «è l'Amleto perfetto per il terzo millennio». Se uno con un simile curriculum dimentica di avere un provino...
Comunque è puntuale: richiama.
Com'è andata?
«Benissimo. Forse anche troppo. Ma non ti dico per che cosa era (ride, ndr). Cinema, comunque».
Hai detto: «sento l'urgenza del recitare, anche se oggi è un mestiere che si fa sempre più in condizioni di pura emergenza». Che cosa ti fa continuare?
«Vivo in quest'ambiente e respiro le difficoltà. Con quello che ti pagano è impossibile campare. In più ti senti “appeso”, in eterna attesa dei casting o dei provini: ne fai decine, non ti prendono e allora pensi “non sono abbastanza bravo? Devo cambiare lavoro?”. In Italia siamo pieni di talenti: ma è tanta l'incapacità di usarli, di metterli dentro a questo benedetto mercato del cavolo».
Perché, secondo te?
«È un mercato finto: non c'è domanda, ma solo la richiesta di un rientro economico per cui chi produce vuole andare sul sicuro. Così quelli che lavorano sono sempre gli stessi. Spesso i provini sono proforma: sanno già chi prenderanno».
Non penso sia il tuo caso: hai un curriculum, soprattutto teatrale, invidiabile.
«Non mi lamento, riesco a fare le cose che mi piacciono. Ma in giro ci sono attori meritevoli quanto me, che sono bloccati. Colleghi che a 40 anni, quando fanno un figlio, si ritrovano nei guai. Attrici che hanno figli non possono andare in tournée, e di lavoro ce n'è sempre meno. In altri Paesi il teatro è trattato molto meglio: qui i fondi vanno solo al musical, che fa il tutto esaurito. Facce ride', si chiede solo questo. Si parla sempre di bisogno di educare il pubblico: ma chi lo fa?».
Quanto guadagna un attore teatrale, in media?
«Dipende da chi ti produce, se l'ente ha più o meno disponibilità. Con la compagnia con cui in genere lavoro, diretta da Antonio Latella, a maggio e giugno abbiamo fatto un Amleto al minimo sindacale, a Torino».
Che sarebbe?
«Ottantasei euro lordi».
Prego?
«Sì, 86 euro lordi. E con una mole di lavoro pazzesca, perché era uno spettacolo di 15 ore. Fra diaria e paga il teatro stabile dell'Umbria mi dava 130 euro netti al giorno. C'è una sproporzione gigantesca tra teatro, tv e cinema. Ci sono gli attori che hanno un cachet, io vado a paga».

Hai fatto anche un film sul tema: in
Riprendimi eri un documentarista che realizzava un lavoro sul precariato degli attori e finiva per distruggere la sua vita privata...
«Era uno dei temi: la precarietà professionale porta alla precarietà affettiva. Si entra in crisi, si lascia la famiglia. Lo vediamo quotidianamente: se non puoi pagare il mutuo, come puoi pensare al resto?».

(edit natalizio)

Che cosa stai facendo, adesso?
Sono a Roma per cercare di capire come sarà quest'anno, se ci sarà lavoro o no. Quando sono qui, se non lavoro, le mie giornate sono tutte uguali. Ma a Roma non sto mai senza fare nulla: o devo andare dal commercialista o in posta, a pagare una multa.
Tu hai messo in scena 'Moby Dick': Hollywood ha annunciato un remake 'aggiornato' pieno di effetti speciali, con il capitano Achab non più ossessionato dalla balena bianca , ma leader coraggioso...
Se mi scandalizzo? Perchè dovrei? Il cinema è intrattenimento, un film così sarà spettacolarissimo e piacerà tantissimo. Il cinema è industria, l'aggiornamento rientra nell'evoluzione.  
Mi sorprendi: hai lavorato molto sui classici, le tue scelte sono sempre 'impegnate', da Marlowe a Pasolini...
Dal 2000 lavoro con il gruppo di Antonio Latella: per me più che una compagnia è una famiglia con cui ho passato gli anni in cui ti formi, come persona e come attore. In loro sento questo bisogno, l'urgenza del recitare: cerchiamo di non essere troppo autoreferenziali, vogliamo sperimentare. Finchè posso permettermelo continuerò a fare teatro. Il rischio è quello di sedersi, di non andare avanti. Il teatro, per me, non deve essere solo intrattenimento.
Per questo hai lavorato spesso su Pasolini? Nella 'Trilogia', ad esempio, aggiornava i testi classici all storia d'Italia dal dopoguerra agli anni sessanta, sottolineando corruzione e cinismo...
Mi piacciono i testi complessi che fanno discutere e affrontano il mondo in cui viviamo. o fanno domande sul nostro passatoche hanno un'eco nel nostro contemporaneo.
Che cosa racconterebbe Pasolini dell'Italia di oggi?
Non amo il gioco dei se, ma quello che noi oggi viviamo lui l'aveva anticipato 40 anni fa. Il deragliamento, il consumismo, la società sempre più mobile, senza categorie di riferimento.
Hai detto: 'Sono nato in una casa di tesserati del Pci, al G8 c'ero e ho firmato per il Vday di Grillo'. Come ti trovi nella Roma di Alemanno e nell'Italia di Berlusconi? 
E' difficile sintetizzare. Abbiamo una classe dirigente, di destra e di sinistra, incapace d'interpretare l'oggi, anzi, che non vuola farlo. Mentre il centrodestra tutela i propri intresessi e ha la facciatosta di non nascondersi, l'altra parte è stata incapace di capire che un cambiamento era necessario. Con Tangentopoli potevamo cambiare e invece siamo rimasti un Paese clientelare, corporativista e gerontocratico, in cui nessuno vuole rinunciare ai privilegi. Hanno sbagliato per l'ennesima volta campagna elettorale? Dovevano avere il coraggio di andarsene ed invece sono ancora lì, con le loro correnti e correntine. Questo non ha nulla a che fare con l'Italia, con la gente che non arriva a fine mese. Che fare? te ne stai sul divano con la tua indignazione e poi vai a cena con amici altrettanto tristi. Puoi cercare di fare scelte private in linea con la tua etica, personale e professionale, ma dal punto di vista del cambiamento generale sono pessimista.
Sei sempre così impegnato e con le idee così chiare?
Son cresciuto con mia madre, non ero particolarmente impegnato politicamente, non volevo andare a scuola e vivevo dei miei sogni, mi facevo i piercing.
E al teatro come sei arrivato? Tuo padre è Massimo Foschi: ha dato la voce a Darth Fener in 'Star Wars' e fatto l'attore.
Finita quella benedetta scuola, per caso provai l'accademia. Avevo visto mio padre al Piccolo di Milano con Strehler, ma nn avevo mai letto niente. L'Accademia era a Roma: provai. 
Mi presero: al secondo anno, dopo aver messo in scena un testo di mario Luzi, mio padre mi dise: 'Hai tutte le carte in regola per fare questo lavoro'.
Hai detto che non t'interessa il successo: è vero?
Diciamo che il successo da copertina una volta è divertente,
ma poi non me ne frega più niente. il successo che ti permette di scegliere, quello m'interessa.
Il tuo attore preferito?
Tra i contemporanei? Tanti... Nel passato? Gianmaria Volontè.
La tua generazione lo adora: perchè lui più di Mastroianni, o Gassman?
Era un trasformista com De Niro e Pacino, ma lo era prima.
Nel documentario 'Un attore contro', Rosi, il regista de 'il caso Mattei' ricorada la scena in cui lui s'incazza con i suoi dipendenti perchè i bagni del motel dell'Eni non sono puliti com dovrebbero. Rosi dice di aver rivisto Mattei: lo stesso incedere per via di quella certa inclinazione del piede sinistro. Però aveva anche un distacco che gli permetteva d essere ironico e affascinante. In 'Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto' rende fascinoso uno che è l'incarnazione delle deviazioni dello Stato negli anni Settanta. Mastroianni e Gassman sono straordinari, ma lui aveva lo shining.    
E poi con Volontè hai in comune 'Il Vicario'...
Sì, lui riuscì a metterlo in scena una volta sola, 40 fa, poi intervenne la polizia. Dissero che una pièce che affrontava il silenzio di Pio XII sull'Olocausto, non poteva essere rappresentata nella città dei Papi. Visto che nesuno voleva lasciarcela fare, abbiamo detto 'La facciamo noi: vaffanuclo'. Il 25 aprile al Piccolo Eliseo di Roma abbiamo fatto il tutto esaurito: l'anno prossimo la riprendiamo.
Da noi il ministro della Giustizia dice che non farà inquisire la Guzzanti perchè Benedetto XVI, magnanimo, nelle sue preghiere chiederà perdono per le sue battute. Periodicamente torna il discorso su Pio XII: siamo un Paese che non riesce a guardare in faccia il proprio passato, non abbiamo fatto i conti con niente. 
          

Testo di Antonella Catena, foto di Doug Ordway, styling di Carlo Ortenzi

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