![]() |
MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
|
Capodanno con Marco Paolini. L'attore sarà in scena presso l'ex Tribunale di Padova il 30 e 31 dicembre e il primo gennaio 2009, ripreso dalle telecamere di La7, che trasmetterà lo spettacolo in diretta il giorno di Capodanno, a partire dalle 21.
Il pubblico potrà assistere alle tre serate, intitolate La macchina del capo. Racconto di Capodanno in cui Paolini rivisita la serie degli Album, un racconto in parte biografico, in parte generazionale, articolato in diversi spettacoli, che copre il periodo dal 1964 al 1984, già presentato con successo sia a teatro che in tv.
"Ho preso le storie più vecchie che ho raccontato - scrive Paolini -. Le ho prese dai primi Album, quelli su cui ho imparato questo mestiere che viene dal teatro, il mestiere di raccontare storie. Ho ricombinato le storie vecchie con episodi nuovi - prosegue - che ho cominciato a scrivere un anno fa. E Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquore) mi accompagna in questo esercizio".
Partendo da ricordi di infanzia - il primo giorno di scuola, le avventure sui campetti di periferia - Paolini compone un viaggio iniziatico che, di stazione in stazione, giunge fino all'età adulta. Un viaggio che finirà per coinvolgere il pubblico in un percorso all'insegna dell'identificazione o della semplice contemplazione di un racconto narrato con passione e incisività.
Chi fosse interessato a partecipare alle serate, troverà tutti i dettagli su marcopaolini.info. Biglietto unico 10 euro, ingresso gratuito agli under 14. Info sulla diretta tv su la7.it/paolini.
(13:12 - 23 dic 2008 - delteatro.it)
Sabato 27 gennaio dalle 17 alle 18 Elio De Capitani e Ferdinando Bruni saranno ospiti in diretta a Piazza Verdi (Radio Rai 3) per raccontare i successi del 2008, i progetti per il 2009 e augurarvi Buon Anno! Conduce Gaia Varon.
ZONA RIMOZIONE
CON ROBERTA CARTOCCI
REGIA DI MARIANO LAMBERTI
TEATRO IN SCATOLA
27-28-29-30 DICEMBRE 2008
orario spettacoli ore 21.00
Lungotevere Artigiani 12/14- Roma
+39 06 5815016
INFO@TEATROINSCATOLA.IT
Quattro personaggi, quattro donne diverse ci parlano (appassionate, emozionate, a volte sognanti) della loro vita: la conquista dell’uomo dei propri sogni, il rapporto di profondo affetto con una madre amorevole e premurosa, la soddisfazione di aver realizzato una famiglia perfetta…
C’è un problema, però. Perché proprio attraverso le loro parole emerge invece prepotente una realtà ben diversa. Una verità nascosta, sepolta, troppo scomoda e inaccettabile (per sé stesse e per la società) perché le si possa dare una qualche legittimazione a livello cosciente.
“Zona rimozione” vuole raccontare proprio questo: il processo di negazione profonda, la meticolosa strategia con la quale riusciamo a raccontarci una realtà profondamente “altra” da quella oggettiva, fino a cancellare ogni consapevolezza di sé.
Ben lontano dal voler seguire tracciati psichici di stampo psicanalitico, lo spettacolo si ripropone di far emergere le grottesche contraddizioni che governano e “agiscono” la vita di questi personaggi attraverso una spiazzante comicità. Sì, perché questa ostinata, machiavellica strategia attuata per non entrare in contatto con il proprio malessere, questo viverci accanto facendo finta di nulla, ha un lato profondamente comico che sfugge ai nostri personaggi ma non al pubblico.
Perché l’uomo perfetto è in realtà un feroce aguzzino, l’accogliente figura materna è, al contrario, manipolatrice e castrante e la propria famiglia felice la si vorrebbe tranquillamente sterminare.
Si può ridere delle caricature di felicità attraverso cui queste donne inconsapevolmente ci parlano di depressione, masochismo e annientamento. Al contempo, però, ci si può anche domandare quanto la rimozione rappresenti la vera merce di scambio dei nostri rapporti quotidiani, in cui la nevrosi è scambiata per normalità e dove ogni espressione di disagio profondo diventa sconveniente, inquietante e quindi prontamente “sedata” e nascosta agli occhi del mondo (per poi magari esplodere, a volte tragicamente, all’improvviso).
Attraverso quattro monologhi (interpretati con straordinaria efficacia da Roberta Cartocci), ogni personaggio mostrerà senza alcuna complice consapevolezza (e quindi senza alcuna reticenza, senza veli né veti) il preciso, ossessivo rituale, con cui si opera chirurgicamente questo scollamento dalla verità. E non importa quanto il tono sia divertito, dolce o appassionato, la realtà profonda troverà il modo di far esplodere la propria carica virale, con esiti a volte deflagranti a volte contenuti, comunque sempre devastanti.
Artisticamente lo spettacolo nasce dalla collaudata collaborazione tra il regista e la già citata Roberta Cartocci, protagonista di due serie tv comiche firmate dallo stesso Lamberti (“Colpi di sole” su Raitre e “Allegro, non troppo” su Fox), e dalla collaborazione ai testi con gli autori:
-Roberta Calandra (autrice con Lamberti del film “Non con un bang“ presentato a Venezia e del documentario “Storia d’amore in quattro capitoli e mezzo”)
- Riccardo Pechini (autore insieme al regista di diversi lavori, tra cui “Bandiera rosa” (sceneggiatura presto pubblicata da Arduino Sacco Editore).
e Luigi Romolo Carrino, scrittore rivelazione con il suo romanzo “Acqua storta”.
Mariano Lamberti
AUGURI!!!
Questo è uno strumento potentissimo che ci permette di agire in ogni circostanza nella maniera che riteniamo moralmente la migliore senza accettare altri compromessi.
E' una condizione di privilegio che ha portato alcuni di noi ad autotassarsi, ora chiediamo di aiutarci.
Si può contribuire facendo una donazione. Non possono essere accettate donazioni da persone giuridiche, solo i semplici cittadini possono cooperare nel progetto di legalità dei cittadini.
18 > 21 dicembre
CHE TRAGEDIA!

Un progetto di
tratto dai testi greci tradotti da Edoardo Sanguineti
con
regia
Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con Festival Della Magnagrecia
Appunti per uno spettacolo
Premessa
La Tragedia Greca è morta e seppellita con la cultura greca. Quando Aristotele scrive la sua Arte Poetica, scrive
Nei secoli successivi molti grandi autori teatrali, innumerevoli scrittori, filosofi e pittori, si sono lasciati influenzare dall’antico “canto del capro” e hanno coltivato il desiderio, l’ambizione e l’utopia di ridare vita allo spettacolo della tragedia greca.
Per noi, le parole scritte più di duemila anni fa restano lontane e incomprensibili. Non abbiamo l’illusione di poter fare un viaggio nel tempo a ritroso e nemmeno vogliamo cercare una forzata attualità.
Le parole tragiche scelte sono quelle nella traduzione del poeta Edoardo Sanguineti. L’arte poetica tragica di Sanguineti si presenta ai nostri occhi come emozione musicale, come ineffabile umanità e come stravolgente appello ai sensi del corpo umano. Detto così tutto può sembrare teoria, invece per noi, esiste una violenta concretezza nelle frasi del poeta Sanguineti.
Emozione, Ineffabile, Stravolgimento e Concretezza sono per noi le linee guida per una nostra futura riflessione pratica sulle possibilità del Tragico ai nostri giorni. Non ci interessa tanto il racconto delle disgrazie di Antigone o di Edipo. Ci interessa la discesa negli abissi della sofferenza umana senza nome, senza storia come i quotidiani morti del Darfur, delle strade in Iraq o nei massacri successi in Rwanda. La violenza dei nostri giorni è anonima e le vittime sono corpi senza nome, senza passato, quasi sempre senza una identificazione. Ci accorgiamo della loro esistenza solo quando una bomba li ha uccisi e ha fatto a pezzi i loro corpi. Insomma, i testi tragici non sono un fatto culturale ma un preciso racconto di orrori.
Vogliamo entrare nel labirinto dei testi greci per restarci, per perderci senza cercare una illusoria via d’uscita. Il Tragico come un conflitto senza soluzione. Il Tragico come una macchina di sterminio per l’astuzia della ragione. Il Tragico come antidoto all’indifferenza del dolore altrui.
Gli attori
La nostra avventura nel labirinto tragico è vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l’aspettativa di vita nell’antica Grecia era di 40 anni. Aldilà della filologia anagrafica, quello che ci interessava era formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione attoriale come si faceva un tempo, cioè, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere, respirare e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell’attore è l’arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai dimenticati perché eternamente ricordarti nelle e dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo è il principio che ci ha guidato nel labirinto tragico: resuscitare i morti per scoprirci vivi.
Mah…come vedete non è così originale, questo era il canto del capro.
Estratti dalle critiche:
… un gruppo guida come EGUMTEATRO da sempre dedito al teatro moderno decide di misurarsi con l’antichità e lo fa in modo del tutto insolito, titolando con ironia Che tragedia! una serie di traduzioni classiche firmate da Edoardo Sanguineti, puntando esclusivamente su brani dei cori e dei messaggeri. A esprimerli con occhi sbarrati e precisi movimenti corporei, precisi fino alle vibrazioni, ci sono quattro ragazzi tra il 24 e i 30 anni… e anche se si sussurra del Dioniso, delle Baccanti, o si grida di Andromaca divenuta schiava, non si smette di parlare di noi, di questa umanità che galleggia nei secoli, grazie ad una comunicazione che scavalca il suono per trasmetterci vibrazioni sensitive. Gran serata con prove da brivido di
… lode ai due intrepidi registi e, in specie, ai loro quattro attori, tutti bravissimi nella scansione ritmica del testo. Essi sono
… in Che tragedia! di EGUMTEATRO (in collaborazione con lo Stabile di Calabria), c’è un sottotesto non dichiarato che arriva dall’antica Grecia al Romanticismo… la fisicità dell’attore (
Renato Nicolini – L’Unità
… Davvero una gran bella prova artistica questa, e coraggiosa, da parte di un gruppo giovane e agguerrito come Egumteatro…. I quattro attori corrono, , si affannano, declamano in una prova che a momenti si fa atletica (Fino all’apnea, con momenti di brivido, con risalite dove lo sforzo del raccontare è commovente, appassionante). Come la scena del coro che, in una corsa simultanea, da fermi, restituisce un crescendo ritmico e sonoro dove non conta più tanto la narrazione quanto lo spasmo nervoso, febbrile, parossistico dei coreuti, la corporeità al servizio della parola a dilatarne il senso, a spostare , come
Renzia D’inca - Hystrio
EGUMTEATRO
La compagnia ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998.
Tra gli spettacoli più recenti realizzati dal gruppo ricordiamo: Quartett da “Le relazioni pericolose di Laclos” (2002) e Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi (2006) di Copi. Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005.
Un anno con 13 lune tratto dall’omonimo film di Fassbinder ha debuttato nel 2007 proprio al Festival delle Colline, è ancora in tournée in Italia ed è valso al protagonista, l’attore torinese Michele Di Mauro, la candidatura a miglior attore ai Premi Ubu 2007.
Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20
Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato dalle 17; domenica dalle 15.30
Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it
Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro
Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano)
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16
Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto
Teatro OUT OFF v. Mac
Uffici, via
Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105
E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it

www.exister.it
| Il camposanto di Ofelia Spavento |
Per il ciclo “a Voce Alta”, tre serate per ascoltare storielunedì 15 dicembre 2008, ore 21.00 Il camposanto di Ofelia Spavento di Rocco D’Onghia Lettura scenica a cura di Cristina Crippa, Elio De Capitani, Nicola Stravalaci, Stefania Yermoshenko presso la Biblioteca Civica via p. Giuliani, 1 – Monza [come raggiungerci] Per informazioni e iscrizioni: 039 382272 Ofelia è una “donna di mafia”. Indurita, spigolosa. Anche quattro dei suoi sei figli erano “uomini d’onore”, ma hanno in qualche modo sgarrato e sono stati uccisi. La madre vuole i corpi, per seppellirli e sfogare su una tomba il suo pianto. Un bisogno antico, primario e misterioso. Non si dà pace, prega, si inginocchia, scongiura. Non ottiene nulla. Un sogno la spinge nella fogna. Lucida e folle a un tempo allestisce con fiori e fotografie il suo personale cimitero, un luogo di confine col regno dei morti.
Suo marito Aniceto, vecchio comunista deluso e impaurito, incapace di combattere per le sue idee, la accompagna, attonito, preoccupato dall’imprudenza della moglie. Nel suo vagabondare irrequieto lungo il canale della fogna, la donna scopre casualmente la prigione dove è rinchiuso un giudice rapito dalla mafia e nascosto in una specie di gabbia sotto una pescheria. La donna lo conforta, gli passa del cibo, gli parla, lo ascolta. Ma rifiuta con determinazione di esporsi per salvarlo. L’uomo, prossimo alla morte, ripercorre squarci della propria vita, dell’infanzia, della giovinezza. Momenti teneri e drammatici, sogni, battaglie, fino all’ultima, fatale imboscata. Ofelia contrappone i propri ricordi, le proprie paure. Dov’è lo stato, a chi può rivolgersi una donna come lei? –Siamo gente perduta, gente abbandonata. Se fossi nata maschio anch’io li avrei sbattuti in fondo a un pozzo i pazzi come te, perché sono solo d’ostacolo, e non possono cambiare nulla della follia del mondo-. In quella anticamera del regno dei morti, si incontrano e si contrappongono due esperienze, due vite, due concezioni del mondo radicalmente distanti eppure indissolubilmente legate. Ofelia –(…) quando non sapevamo dove sbattere la testa quegli uomini si sono mostrati benevoli nei nostri confronti; quando i ragazzi erano in prigione mai ci è mancata la protezione e il denaro per andare avanti alla meglio. Prima dov’eri tu con le tue auto blu e con la tua vita agiata? Avrei mai potuto parlarti se tu non fossi rinchiuso in questa lurida prigione, sceso anche tu nell’inferno dove io vivo abitualmente? Prigioniero – (…) Chi sono i più forti in questa città? Quelli che per una parvenza di tranquillità, per un poco di protezione accampano diritti sulla vostra lingua, sui vostri occhi, sulle vostre orecchie. Pretendono l’osservaza delle regole e l’obbedienza a tutti gli ordini. Ordini facili da eseguire al principio. Magari solo un voto chiedono. Ma inseguito potranno esigere il tradimento di un amico o la consegna di un parente. (…) E’ possibile non vi accorgiate che quei padreterni a cui baciate le mani e chiedete favori, proprio quelli hanno tutto il vantaggio a far sì che non cessi la vostra miseria, che la guerra non abbia mai termine perché voi rappresentate, allo stesso tempo, le armi e il bottino? Se consideri amici i miei nemici, consideri nemica te stessa. La conclusione della storia è dura, ma apre un varco al mutamento. Scritto da Rocco D’Onghia nel ’93 sull’onda dell’emozione per le morti di Falcone e Borsellino, Il camposanto di Ofelia Spavento è un testo incisivo, concreto e visionario insieme, che ci sembra importante proporre oggi. Per ribadire insieme il bisogno della partecipazione, della capacità di reagire. Perché nulla di ciò che qui si racconta ha avuto a oggi termine o soluzione. Per continuare a parlarne. Cento di questi giorni, biblioteca. |
da martedì 16 a domenica 21 dicembre 2008
Cavallerizza Reale - MANICA CORTA
Via Verdi 8 - TORINO
di Carlo Goldoni
riscrittura Letizia Russo
con Leonardo Maddalena, Tania Garribba, Gino Curcione, Fabrizio Ferracane, Salvatore Caruso, Luigi Biondi, Aurora Mascheretti, Elisa Lucarelli, Viviana Calò, Michelangelo Dalisi, Anna Gualdo
scene Francesco Ghisu
costumi Enzo Pirozzi
musiche Francesco Forni
disegno luci Luigi Biondi
progetto video Simone Covini
regia Pierpaolo Sepe
foto di scena Brunella Giolivo
trucco Vincenzo Cucchiara
NUOVO TEATRO NUOVO - LA BIENNALE DI VENEZIA
in collaborazione con CLÀSICOS EN ALCALÀ
Il Feudatario è il funerale che il potere fa a se stesso per perpetuarsi e proiettarsi nel futuro. Montefosco, Italia. Un feudo – nome generico per città, stato, azienda, discarica, pozzo – perde il suo capo e attende di consegnare il testimone della Merda – nome generico per potere, affari, soldi, industria, petrolio – al nuovo capo, figlio del vecchio.
Nessuno sembra desiderare questo passaggio di testimone: ognuno tesse un intreccio per ottenere ciò che vuole: per ottenere queste cose, ognuno è pronto a ferire, fuggire, tradire, comprare, vendere. Ma nessuno più dei potenti sa comprare, nessuno più dei miseri sa vendersi, nessuno più degli amanti sa tradire.
Così, in una dinamica goldonianamente aderente alla logica di ritorno all’ordine, tutto finirà come i meccanismi sociali vogliono che finisca: ognuno al suo posto, e alla fine della commedia non ci sarà spazio né per ridere né per tornare indietro.
www.fondazionetpe.it
info@fondazionetpe.it
011 5184711