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MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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commissionato dal Festival della Scienza di Genova per festeggiare i 70 anni del gruppo ERG e realizzato a cura di Codice. Idee per la cultura.
Nella nuova partitura composta da Michael Nyman per Sentieri selvaggi l’imprevedibile curiosità intellettuale del compositore inglese lo porta a intrecciare un dialogo con la scienza, ponendo al centro della propria riflessione il tema dell’energia. Dalle note di Nyman trabocca un vortice ritmico di instancabile e vigorosa vitalità che sembra alludere a come ogni forma di energia possa trovare il modo di auto-alimentarsi.
In Michael Nyman’s new work, composed for Sentieri selvaggi, the English composer’s unpredictable curiosity weaves a dialogue with science around the central theme of energy. Nyman’s score creates a vigorous, untiring, rhythmic vortex which seems to allude to how all forms of energy can feed themselves.
in collaborazione con ![]()
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www.musicaleggera.sentieriselvaggi.org
Collettivo in scena Sei attori sul palcoscenico per rappresentare il testo di Rolf Hochhuth scritto nel 1963
Sarà per quella stella di David dipinta come marchio sopra al manto candido di un agnello, sarà per quella polemica mai sopita tra salvezza e tradimento, sarà per la storia che guarda a due facce la vicenda di Papa Pio XII, ma don Sergio Andreoli, parroco di Foligno, è comunque categorico: quella messa in scena è solo una provocazione. Così la croce santissima si alza sopra quella uncinata raccontata da Rolf Hochhuth ne “Il vicario” e rappresentata a Foligno attraverso la lettura teatrale diretta da Rosario Tedesco e prodotta dal teatro Stabile dell'Umbria. Una lettura che parla dell’atteggiamento di Pio XII di fronte ai crimini nazisti. Il “no” di don Sergio Andreoli si alza e circola con la velocità della rete nel suo sito personale, attraverso mail inviate ai fedeli e in sede di riunione mensile del clero della diocesi di Foligno, dove mercoledì scorso erano presenti il vescovo monsignor Gualtiero Sigismondi e il vescovo emerito monsignor Giovanni Benedetti. Don Sergio Andreoli si amareggia e protesta. Intanto “Il vicario” si sposta oggi da Foligno a Terni, dove replicherà fino a domenica al Videocentro e, di seguito, arriverà a Perugia al Centro universitario teatrale da martedì 24 marzo fino a domenica 5 aprile.
Sei attori in scena, compreso l’autore regista Rosario Tedesco. Tutti appartenenti a un collettivo teatrale nato e cresciuto sotto l’ala di Antonio Latella. Tra gli attori in scena anche Marco Foschi, apprezzato protagonista di Moby Dick insieme a Giorgio Albertazzi, e di altre opere teatrali prodotte negli ultimi anni dallo Stabile dell’Umbria con il premiato marchio “Latella”. Marco Foschi comunque di fronte all’atteggiamento di don Sergio Andreoli non si sorprende. Anzi, cita su “Il vicario” un precedente illustre: il ritiro dalle scene, senza mai debutto, di una versione teatrale del 1965 rappresentata da Carlo Cecchi con Maria Volonté. Lo spettacolo fu interrotto dalla polizia prima di andare in scena e la Compagnia, intimidita dalla scomunica, si autocensurò. Oggi della versione di allora non esiste più traccia.
Dopo 43 anni “Il vicario” è stato riportato a Roma da Rosario Tedesco. Foschi, i vaticanisti vi osteggiano? “Non so spiegare eppure ancora succede. Il testo di Hochhuth viene ritenuto insolente, come lo giudica don Andreoli. Ma non è così: è un testo complesso, molto profondo. La nostra operazione se non altro ha avuto il merito di riportare Rolf Hochhuth in Italia. E sto parlando di uno dei drammaturghi più importanti del Novecento”. In Germania è letto addirittura nelle scuole... “In Germania ha venduto più di un milione di copie”. Voi lo avete scelto per la posizione espressa da Ratzinger verso Pio XII? “No. Ci sono state una serie di circostanze concomitanti assolutamente casuali. In verità noi ci siamo solamente innamorati del volume scoprendolo negli scaffali in libreria”. Sa che ci sono delle testimonianze di ebrei, proprio relative all’Umbria, ad Assisi, che portano alla luce una collaborazione tra papa Pio XII e i vescovi locali per salavare degli ebrei. Che ne pensa? “Non è questo il punto. Nascondere ebrei lo hanno fatto in molti, gli stessi tedeschi si sono adoperati in diverse situazioni rischiando la propria vita e quella dei familiari. Il fatto è che il Sacro soglio non prese mai una posizione aperta nei confronti del conflitto e contro lo sterminio. Se il Vaticano avesse espresso critiche verso Hitler avrebbe mosso milioni di cattolici in tutta Europa, e probabilmente il Fuhrer non avrebbe avuto campo aperto”.
Stare contro Hitler avrebbe voluto dire però favorire Stalin... “Certo, il regime nazista serviva alla Chiesa come baluardo contro l’Urss”. Al di là dell’Olocausto, il valore drammaturgico del testo come lo avete rappresentato? “Come una sorta di oratorio della parola, tra lettura e messinscena riducendo all’osso un volume di quasi 500 pagine”. La chiave di lettura scelta qual è stata? “Abbiamo cercato di vedere come si esplica la coscienza individuale in momenti straordinari”. Seguendo percorsi tracciati dall’autore? “Ovviamente. Abbiamo individuato la strada seguita da un ufficiale delle Ss che tradisce la sua divisa per salvare delle persone; e di un prete, costretto in qualche modo a tradire la sua divisa per andare a salvare altre vite. Da chi, invece, come papa Pio XII non ha potuto tradire se stesso”. Dove finisce dunque la responsabilità individuale e comincia quella collettiva? “La risposta sta in come si muovono questi personaggi, nelle loro scelte. Il dramma storico di Hochhuth, come di Schiller, va visto alla luce dei valori portati”. La sua voce nell’oratorio a chi appartiene? “Sono padre Riccardo Fontana, un prete a diretto contatto con i poteri forti: dalla sua posizione cerca di sensibilizzare i suoi superiori perché facciano scelte precise di fronte alla deportazione. Non accadrà. E, dunque, per salvare il senso del suo mandato cristiano andrà volontario ad Auschwitz”. Foschi, che risponde a don Andreoli? “Lo vorrei invitare allo spettacolo. Del resto Wojtyla ha chiesto scusa per la questione ebraica...vorrà dire pure qualcosa.”
www.corrieredellumbria.it - 21.3.09
Il regista Gabriele Salvatores inizierà a girare il prossimo giugno Happy Family, adattamento dell'omonimo testo teatrale di Alessandro Genovesi portato in scena nel 2007 dalla Compagnia del Teatro dell'Elfo. A produrre il film sarà la Colorado Film di Maurizio Totti, il quale ha spiegato che il film sarà "una commedia sofisticata ed elegante ambientata interamente a Milano. Da un paio d'anni io e Gabriele stavamo sviluppando questo progetto e il cast è in via di formazione". Happy Family vede al centro del plot due famiglie di oggi, in continua evoluzione e dall'equilibrio precario. I loro destini si incrociano a causa dei figli quindicenni caparbiamente decisi a sposarsi. Un banale incidente stradale catapulta il protagonista-narratore Ezio al centro del conflitto tra le due famiglie strampalate popolate da figli innamorati, genitori sballati, madri nevrotiche e coraggiose e nonne irrimediabilmente svampite. Si attende ora di conoscere i nomi del cast che, vista la natura corale del testo di partenza, si preannuncia decisamente nutrito.
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Incontro e prova aperta con Riccardo Chailly, Fabio Vacchi e Ferdinando Bruni
Il 22 marzo In considerazione dell’eccezionalità del programma |
Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno firmato insieme la regia di questo bestseller del teatro americano, ottenendo da subito il Premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro). A questo riconoscimento sono seguiti, due Premi Ubu ’07, il Premio Hystrio ’08 alla regia e due Premi ETI-Gli Olimpici del Teatro ’08, come miglior regia e miglior spettacolo di prosa.
Angels in America, saga provocatoria e commovente, composta in due parti: Si avvicina il millennio e Perestroika. La prima parte, coprodotta da ERT e da Teatridithalia, ha debuttato con successo al Teatro delle Passioni di Modena nel maggio 2007. La seconda parte, Perestroika, debutterà nell'ottobre 2009 al Festival Vie, Scena contemporanea di Modena.
Il sottotitolo esplicito, Fantasia gay su temi nazionali, non sintetizza tutta la ricchezza dell’opera di Tony Kushner e la complessità dei suoi personaggi: l’autore sa infatti indagare il tema dell’identità in profondità, sondandone tutte le componenti, razziali, religiose e culturali, e riesce a dipingere un mondo - il nostro - nel quale gli esseri umani faticano disperatamente a riconoscersi e accettarsi con consapevolezza e dignità.
Lo scenografo Carlo Sala si è ispirato all’ambiente essenziale del Teatro delle Passioni, creando uno spazio ampio e semivuoto, luogo ideale per le immagini video di Francesco Frongia, capaci di trasformare la scena ora nello skyline che domina Central Park, ora nel panorama di Salt Lake City, nei cumuli di ghiaccio dell’Antartico, in bilico tra realtà e allucinazioni mentali. Il cast è guidato da Elio De Capitani nel ruolo di Roy Cohn (Premio Ubu come miglior attore non protagonista). Insieme a lui un gruppo affiatato di attori non ancora quarantenni: Edoardo Ribatto nel ruolo centrale di Prior, Umberto Petranca in quello di Louis (per il quale a vinto l’Ubu come attore under 30), Elena Russo Arman, Cristian Maria Giammarini e Fabrizio Matteini. Completano il cast due volti celebri della compagnia dell’Elfo: Ida Marinelli e Cristina Crippa.
Per lo storico gruppo milanese ancora uno sguardo politico su realtà nascoste e fiammeggianti in un approccio severo e forte, costruito con semplicità ma anche con profondità nella casta scena di Carlo Sala. Un merito che tocca in egual misura agli interpreti e alla regia illuminista, ma anche carica di sentimento, firmata a quattro mani da Bruni e De Capitani che interpreta da par suo il ruolo di una carogna storica.
È con enorme emozione che si vede e si vive, tra il riso e il pianto, la prima parte di Angels in America. [...] Si sovrappongono dunque le situazioni intime e i dialoghi, in uno spettacolo ricco di fantasia e voglia espressiva che supera i vincoli ambientali, importa fantastiche visioni registrate e ridondanti sonorità. E per una volta si può contare su un’adesione interpretativa di felice compattezza in cui spiccano le tormentate raffigurazioni di Cristian Maria Giammarini e Elena Russo Arman, i trasformismi di Ida Marinelli, l’introspezione di Umberto Petranca e Edoardo Ribatto, assieme al redivivo Fabrizio Matteini.
Cito il film di Nichols perché dalla prima scena De Capitani, nella parte dell’avvocato Roy Cohn, colui che nel 1952 spedì sulla sedia elettrica i coniugi Rosenberg, si diverte a gareggiare con Al Pacino, subito ponendo un problema: non solo chi sia più bravo, più gigionesco, più cattivo; ma che cosa sia la cosiddetta copia rispetto all’originale, e che cosa sia il teatro che nasce come teatro, diventa cinema, e torna a essere teatro. [...] D’altra parte la commistione dei mezzi tecnici e degli stili – da quello della recitazione psicologico-naturalistica a quello barocco delle visioni, sogni nel caso degli uomini, tutti omosessuali, allucinazioni nel caso di Harper, l’eterna moglie americana, insoddisfatta e impasticcata – questa commistione è l’essenza sia formale che concettuale di Kushner. Nel senso della forma per Bruni e De Capitani è una pacchia, un vero tripudio: sono a casa loro, sembrano i committenti di un testo spasmodico e appassionato, poi finito al cinema e in televisione.
Martedì 17 marzo (ore 20.30), debutta in prima nazionale sul palcoscenico della Corte il nuovo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova, con Mariangela Melato protagonista nel doppio ruolo della buona Shen-Te e del “cattivo” Shui-Ta. Si tratta di L’anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht, messo in scena da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, sulla base della versione italiana da loro stessi curata.
L’anima buona del Sezuan, che rimarrà in scena alla Corte sino a giovedì 9 aprile, è il dodicesimo spettacolo dello Stabile con Mariangela Melato. «Dal 1992 a oggi sono ormai sedici anni che lavoriamo insieme e sono stati anni artisticamente molto felici» annota Carlo Repetti, aggiungendo: «Anche continuare il lavoro di riproposta del teatro di Brecht è oggi importante per il nostro Teatro, qui al suo settimo incontro con il grande drammaturgo tedesco (due Madre Courage con Volonghi prima e Melato poi, due Cerchio di gesso con Squarzina e più recentemente Besson, un Arturo Ui con Pagni e Sciaccaluga, uno Schweyk con Ferrini), un lavoro lungo ormai quarant’anni di letture sempre aggiornate, un percorso in Italia secondo soltanto a quello del Piccolo di Milano».
Scritta da Brecht negli anni Trenta, L’anima buona del Sezuan racconta con i toni della favola una vicenda che affronta il tema universale del rapporto tra Etica e Società, tra il Bene e il Male; nella concretezza della Storia. E lo fa ambientandola in una lontana Cina di fantasia, che assomiglia però molto da vicino al mondo attuale sconvolto da una crisi economica che ben si rispecchia in quella che Brecht immagina si stia svolgendo nella capitale del Sezuan. Con Mariangela Melato, è in scena la compagnia stabile del Teatro di Genova: Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Marco Avogadro, Fabrizio Careddu, Rachele Ghersi, Alberto Giusta, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Fiorenza Pieri, Vito Saccinto e Federico Vanni, con Margherita Di Rauso, Ernesto M. Rossi e il giovanissimo Giacomo Costella. Scena e costumi di Andrea Taddei, musiche di Paul Dessau, suono di Renato Rinaldi, luci di Sandro Sussi.
Per L’anima buona del Sezuan – in scena alla corte dal 17 marzo al 9 aprile – sono validi tutti gli abbonamenti (Fisso, Libero e Giovani), oltre che le consuete agevolazioni per studenti e gruppi organizzati in collaborazione con l’Ufficio Rapporti con il Pubblico.
Info: 010/53421 www.teatrostabilegenova.it info@teatrostabilegenova.it orari: feriali ore 20,30 festivi ore 16 prezzi: 23,50 euro (1° settore), 16,00 euro (2° settore).
Foligno - Palazzo Trinci dal 17 al 19 marzo 2009 ore 21:00
Terni - Videocentro, Teatro C -dal 20 al 22 mar 2009 ore 21:00 domenica ore 18:00
Perugia - Centro Universitario Teatrale - dal 24 mar al 5 apr 2009 ore 21:00 domenica ore 17
Roma - Teatro Piccolo Eliseo - dal 14 al 19 aprile 2009 ore 20:45 domenica ore 17:00

di Rolf Hochhuth
progetto e lettura
Matteo Caccia, Marco Foschi, Annibale Pavone,
Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Rosario Tedesco
adattamento e regia
Rosario Tedesco
recensione:
“Ad un certo momento dovrai assumerti la responsabilità del tuo tempo e di ciò che in esso avviene...
Non sottovalutare questa responsabilità e l'obbligo di rendere conto delle nostre azioni, potrebbe venire il momento prima del previsto. Io quest’obbligo lo conosco e ammetto che mi divora...”
Kurt Gerstein, Lettera al padre.
CRONOLOGIA EVENTI LEGATI A IL VICARIO:
1963
La pièce viene pubblicata in Germania e subito rappresentata a Berlino, il 20 febbraio dello stesso anno al teatro Frei Volksbuhne dal regista Erwin Piscator. Esplode la polemica. Il Vaticano è costretto ad affrontare la questione e ad aprire gli archivi.
1964
In Italia il testo viene pubblicato da Feltrinelli.
1965
Il Vicario viene messo in scena da Carlo Cecchi e Gian Maria Volontè al circolo “Letture nuove” al centro di Roma. La rappresentazione è clandestina. Esplode la polemica in Italia. Il dibattito è violentissimo. Intervengono le forze dell’ordine, seguono scomuniche, divieti, lo spettacolo è
interrotto, gli intellettuali si confrontano, il pubblico si interroga e poi più nulla. Successivamente del testo cominciano a perdersi le tracce. Feltrinelli non lo pubblica più. Nessuno lo mette più in scena, anche se qualche tentativo non manca. Il testo fino ad oggi è stato particolarmente difficile da recuperare. Recentemente una piccola casa editrice di Porto Sant’Elpidio, la Wizarts, lo sta ripubblicando. Nel resto d’Europa per più di quarant’anni, grazie al Vicario, l’argomento è stato oggetto di dibattiti e riflessioni. Numerosi studiosi si sono interessati all’argomento ed hanno scritto libri e trattati partendo da quello spunto.
2002
il regista Costa Gavras realizza Amen, un film
ispirato alla pièce. Oliviero Toscani ne realizza la locandina, che verrà
censurata.
dall'energia di amleto... in bocca al lupissimo!!!
| Musiche di Mario Castelnuovo Tedesco
Testi di Juan Ramòn Jmènez
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Platero y Yo, del poeta spagnolo Juan Ramòn Jimènez, premio Nobel per la letteratura, racconta la storia dell'amicizia tra Platero, un asino, e il poeta.
È un poema in prosa che evoca un mondo agreste in bilico tra fantasia e realtà. Il poeta fa riferimento alla vita e ai sentimenti dell'asino per conoscere e riflettere sul mondo degli uomini. Il dialogo tra il narratore e il musicista scorre intenso e la musica non si limita a un semplice commento, ma collabora con il testo alla creazione di un unico linguaggio poetico.
Elena RUSSO ARMAN, da anni calca le scene dei più importanti teatri italiani. Ha iniziato a Torino dove si è diplomata alla Scuola del Teatro Stabile sotto la direzione di Luca Ronconi dal quale ha poi avuto i primi ruoli. Successivamente viene diretta in altri spettacoli da Gabriele Vacis, Gabriele Lavia, Marco Baliani, Lorenzo Loris, Francesco Gagliardi e Paola Rota. Ma l'incontro più importante lo ha nel 1994 quando lavora per la prima volta con il Teatro dell'Elfo a Milano diretta da Elio De Capitani.
Alessandra NOVAGA si è diplomata in chitarra con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Vicenza sotto la guida di Stefano Grondona e presso la Musik-Akademie Musikhochschule di Basilea dove ha studiato con Oscar Ghiglia. Importante il suo incontro ad Atene con Paul Galbraith.
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