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MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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Il sentiero dei passi pericolosi di Michel Marc Bouchard, autore di punta della nuova drammaturgia canadese di lingua francofona, è un atto unico di forte impatto emozionale e visivo. In scena, nello spettacolo di Tommaso Tuzzoli, ci stanno tre fratelli - Ambroise, Carl e Victor - che hanno avuto un incidente stradale nello stesso luogo in cui, 15 anni prima, è morto sotto i loro occhi il padre, un poeta ubriacone , un padre padrone. I tre stanno lì, davanti a noi, a torso nudo con dei pantaloni bianchi, immersi in una oscurità illuminata da rari sprazzi di luce che proiettano al suolo gli intrecci di rami degli alberi della foresta. E ci raccontano e si raccontano la loro vita: vita di fratelli coltelli, sembrerebbe, in realtà vita di ragazzi che hanno scelto il silenzio, il non dire per non rivelare la parte più segreta di se stessi, qualche inconfessabile segreto. Da parte sua Bouchard mantiene volutamente, con accortezza, questo suo testo dentro margini intriganti di ambiguità, dentro una realtà sospesa dove la vita può improvvisamente incontrare la morte.
I tre protagonisti non potrebbero essere più diversi: Ambroise, omosessuale snob, è un gallerista; Carl, il più giovane, fa il commesso in un grande ipermercato e sta per sposarsi; Victor è un duro boscaiolo quebecchese pieno di donne e di figli. È proprio lui a convincere i fratelli, che si sono riuniti per il matrimonio di Carl, a fare quella gita disgraziata sul suo camion lanciato a grande velocità, che si rovescia all'improvviso per l'improvvisa apparizione di una pernice, lì alla curva sopra il fiume nel quale il padre è annegato. All'inizio potremmo credere che Ambroise e Carl siano sopravvissuti al tragico incidente perché parlano fra loro della morte di Victor. Poi ci si rende conto che in realtà sono tutti morti sia pure in ore diverse e che stiano lì a guardarsi per la prima volta in faccia e a dirsi le cose non dette a partire dall'amore incestuoso di Ambroise per Carl fino alla rivelazione che la morte del padre in realtà è stato un parricidio e che la loro fine ha in Victor il suo deus ex machina.
Bouchard, considerato il Genet canadese, costruisce Il sentiero dei passi pericolosi con grande abilità drammaturgica, con una forte e crescente suspence, contraddicendo in parte l'affermazione di uno dei fratelli che la parola sia morta e dunque "viva l'immagine". Proprio su questo sottile crinale Tommaso Tuzzoli, grazie anche alla prova convincente dei tre interpreti Andrea Crepaldi, Andrea Manzalini, Silvio Laviano, costruisce uno spettacolo carico di fisicità pur senza mai rinnegare la parola, ponendo i suoi attori sui di un ring ideale in cui la vita (e la morte) va giocata a suon di pugni come in un rito virile di iniziazione.
di maria grazia gregori - delteatro.it
(21 mag 2009)
un lieto ritorno dopo 3 anni...
ricordo questa pièce ad aprire il festival Shakespeare di Verona 2003, prima della 'dodicesima notte' di Latella e del 'mercante di Venezia' dell'Elfo :-)))
Il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli
è lieto d'invitarla
Venerdì 22 maggio 2009, alle ore 12.00
negli spazi del teatro, in via Montecalvario 16
alla presentazione della
Stagione Teatrale 2009/2010
all'incontro, durante il quale saranno illustrate le attività,
gli eventi e le iniziative della programmazione
saranno presenti
Igina Di Napoli, direttore artistico
Angelo Montella, direttore organizzativo
Mario Crasto De Stefano, presidente di CDTM
gli artisti residenti
Antonio Latella, Pierpaolo Sepe, Tommaso Tuzzoli
gli artisti ospiti
Carlo Cerciello, Roberto Del Gaudio, Pino Carbone, Emiliano Masala, Lisa Nur Sultan, Armando Pirozzi
ed alcuni fra i protagonisti e le compagnie presenti nella programmazione
a seguire aperitivo/buffet sulla terrazza dell'Hotel Toledo
Da cui si arguisce che per quasi un mese, dal 26 dicembre 2009 al 24 gennaio 2010, il Teatro Nuovo ospiterà un nuovo spettacolo di Antonio Latella, Don Chisciotte, di cui aspettiamo di apprendere qualcosa in più.
19 > 24 maggio
Nuovo
Festival Castel dei Mondi di Andria e PIM Spazio Scenico, presenta
IL SENTIERO DEI PASSI
PERICOLOSI
una tragedia stradale
di Michel Marc Bouchard

Traduzione di Francesca Moccagatta
con Andrea Capaldi, Andrea Manzalini, Silvio Laviano
disegno luci Simone De Angelis
suono Franco Visioli
trainer Sabrina Jorio
personal boxing trainer Lino Silvestri (Napoli Boxe/Mediterranea)
foto di scena Brunella Giolivo
progetto video Paco Capaldi
assistente alla regia Luisa Tuzzoli
regia Tommaso Tuzzoli
Tre fratelli hanno un incidente stradale e si trovano bloccati nella foresta dove il loro padre era morto esattamente lo stesso giorno di quindici anni prima. Ambroise, Carl e Victor sono così costretti a confrontarsi con il passato che avevano tentato di cancellare. Abituati a dimenticare e a non guardare in faccia la vita, i loro pezzi di verità emergono a fatica. I tre fratelli si confrontano come se facessero a pugni, con la violenza liberatoria di chi muore e si rigenera ad ogni colpo inferto o incassato.
Attraversarsi, scavarsi dentro, spingersi fino alla soglia dei propri silenzi e così ridar vita ai ricordi alle immagini ai suoni, a volte lontani, a volte dimenticati, che ci compongono nel corpo e nei sentimenti.
A questo compito duro e violento il testo di Michel Marc Bouchard ci rimanda indiscutibilmente per ottenere verso se stessi e gli altri quella franchezza a cui ci siamo disabituati.
Una tragedia che vede il ricongiungimento di tre fratelli da anni lontani, il giorno del matrimonio del più piccolo che involontariamente coincide con quello della scomparsa del padre, avvenuta quindici anni prima.
Un luogo, la foresta, spettro del ricordo per queste vite bloccate. Una spirale fatta di continui deja vù: ripercorrere freneticamente le proprie vite costruite negli anni sulla colpa, credendo di essere ancora vivi.
Corpi in continuo movimento che sudano, si abbracciano, si liberano, diventano con la luce sagome ed ombre.
Uno spazio riempito dalla presenza dei corpi, che per mezzo della luce si sospendono in un luogo sconosciuto, in bilico tra l’essere e il non essere.
Un’immagine in bianco e nero di un fiume che appare come da una memoria sfocata non del tutto decifrabile, un continuo movimento di acqua che vivendo sui corpi li tramuta in tele. Un suono che è ripetizione di tre temi, ossessione che non vuole essere udita e solo alla fine diviene liberazione, aria.
Tommaso Tuzzoli
L’impianto drammaturgico (sono tutti già morti ma rivedono per un istante tutta la loro vita) spiazza lo spettatore e lo costringe mentalmente a ricostruire l’equilibrio dei fatti mano a mano che si dipana il dialogo che sferra colpi allo stomaco e lascia l’amaro in bocca. La sensazione di camminare su una strada dritta ma di ritrovarsi sempre allo stesso punto, il continuo déjà-vu, il meravigliarsi dell’assenza delle zanzare in un luogo dove ci sono sempre state sono alcuni espedienti per rappresentare il loro drammatico “essere già morti”. Geniale e poetico essere vivi ma morti sul palcoscenico, sorprendente il tempo circolare, quasi metafisico in cui è immersa la vicenda familiare.
Teresa Terranova, www.connessomagazine.it
Ricco di sorprese, il testo viene gratificato dall’incontro con un regista giovanissimo, Tommaso Tuzzoli, che ci presenta i suoi personaggi a torso nudo, pronti a gettarsi addosso fiumi di parole coi gesti e la forza di lottatori capaci anche di qualche tenerezza nel penetrare storie di vita dai contrastanti ideali …
Michel Marc Bouchard (1958) è uno degli autori canadesi più noti al mondo e docente universitario. Inizia la sua attività nei primissimi anni Ottanta, segnalandosi al National Arts Centre con La Contre-nature de Chrysippe Tanguy, écologiste (1983), ma il successo arriva alcuni anni più tardi con Le feluettes, in italiano Le mammole, prova o ripetizione di un dramma romantico (1988), tradotto in inglese (Lilies), e trasposto in film per la regia di John Greyson, presentato in Italia al festival a tematiche omosessuali Da Sodoma a Gomorra di Torino. Nello stesso anno compone Le muse orfane, testo rappresentato in vari paesi, Il viaggio dell'incoronazione (1995), Pierre et Marie... et le Demon (1997), Il sentiero dei passi pericolosi. Tragedia stradale (1998), Sous le regard des mouches (2000), I manoscritti del diluvio (2003). Ha scritto appositamente per Intercity Festival Il pittore di madonne. Nascita di un quadro (2003), durante una sua permanenza in Italia. Ha ricevuto molti riconoscimenti fra i quali il Premio Chalmer, il Dora Moore, il premio dell'Associazione Critici Teatrali del Québec, il premio del Journal de Montréal.
Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20
Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19, il sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30
Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it
Biglietti: 16,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro
Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano)
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16
Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso disabili: con aiuto
Teatro OUT OFF v. Mac
Uffici, via
Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105
E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it
"...Una produzione del napoletano Nuovo Teatro Nuovo che ne ha affidato la regia a Tommaso Tuzzoli, bravo a consegnare soltanto alle parole dette, alle luci di taglio, al torso nudo di tre attori, la delicata materia di questa “tragedia stradale” che più va avanti, più si addentra tra gli alberi, più stringe la morsa intima e dolorosa dei rapporti famigliari... Roberto Canziani, IL PICCOLO di TRIESTE, mars 2009
"...Un autore che sfugge a ogni definizione scrivendo testi arrabiati realistici e metaforici a un tempo su storie locali col dono dell'universalita...Da vedere!" Franco Quadri, LA REPUBLICA, decembre 2007
LE CHEMIN DES PASSES DANGEREUSES
Création : hiver 1998, Cie Jean-Duceppe, Montréal, mise en scène de Serge Denoncourt et Théâtre en Scène, mise en scène de Vincent Goethals
Down dangerous passes road, traduit en anglais par Linda Gaboriau
El camino de los passos peligrosos traduit en espagnol par Boris Schoemann
Il sentiero dei Passi Pericolosi, una tragedia stradale, traduit en italien par Francesca Moccagatta
Gefahrenzone, traduit en allemand par Frank Heibert
Editions Théâtrales, Paris (1998)
©Giuseppe Distefanowww.michelmarcbouchard.com
A Genova, da lunedì 18 a domenica 24, il Teatro della Tosse organizza una mini-rassegna dedicata al tema dell'inferno, esplorato in tutte le sue sfumature e possibili declinazioni: alla ripresa di uno storico spettacolo dantesco firmato anni fa da Tonino Conte, e ambientato nel Chiostro dei Canonici del Museo Diocesano, si aggiungono una tavola rotonda, una conferenza su diavoli e fiamme nell'arte, un viaggio "in barca con Caronte" su pescherecci in navigazione nella Darsena e diverse visite guidate alla scoperta di figure infernali nel territorio genovese.
All'Out Off di Milano, da martedì 19, il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli propone Il sentiero dei passi pericolosi, un'inquietante "tragedia stradale" del canadese Michel Marc Bouchard allestita dal giovane, interessante regista Tommaso Tuzzoli. Il testo mostra tre fratelli che, nel giorno del matrimonio di uno di loro, subiscono un incidente d'auto proprio nella foresta dove quindici anni prima il padre era morto in circostanze simili. L'occasione li costringe a confrontarsi con un passato rimosso: ma a poco a poco si scopre che loro stessi non sono più in vita.
Per il festival Fabbrica Europa, alla Stazione Leopolda di Firenze, mercoledì 20 e giovedì 21 François Kahn, il bravo attore-regista francese a lungo attivo in Italia, rappresenta il suo spettacolo I dormienti, ricavato da alcune poesie della raccolta Foglie d'erba di Walt Whitman: in particolare, Kahn ha tratto ispirazione dai versi di Sleepers, in cui Withman immagina di coricarsi accanto a uomini e donne addormentati per sognare "tutti i sogni degli altri sognatori", facendosi trascinare in un mondo onirico sospeso tra l'infanzia, l'amore, la vita, la morte.
Tornano al Piccolo Teatro di Milano i Propeller, la singolare compagnia inglese che affronta le opere scespiriane unicamente con attori di sesso maschile, così come venivano interpretate al tempo dell'autore: da giovedì 21 a domenica 24 il regista Edward Hall presenta al Teatro Studio un'ironica, spiazzante versione del Sogno di una notte di mezza estate - commedia già ricca di sottili ambiguità - che sarà seguita, la settimana successiva, da un analogo approccio al Mercante di Venezia.
di renato palazzi
(delteatro.it - 15 mag 2009)

Debutta oggi al Schauspielhaus di Vienna un nuovo lavoro di Antonio Latella, Wild wuchern die Wörter in meinem Kopf. Ein Triptychon. Repliche il 14, 15, 19, 27 e 28.
Sabato 23 maggio alle 17 Antonio Latella sarà al Teatro Nuovo di Napoli per gli incontri di Nuove Sensibilità.
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| Elio De Capitani |
Ora dica le sue.
«Tra le carte vincenti di Milano c’è il teatro. Un modello abbastanza straordinario, che ha dato grandi frutti. Un progetto nato in due tempi: nel dopoguerra al Piccolo con Strehler e Grassi che propugnarono un teatro d’arte per tutti. Anni dopo lo stesso concetto fu allargato da un solo spazio a un’intera rete».
Rete che ha incrociato i destini di tanti teatri.
«E ha innescato sinergie inattese. Tra le ultime in ordine di tempo, il nuovo film di Salvatores, tratto dalla commedia di Alessandro Genovesi che abbiamo portato in giro per tutta Italia, Happy Family. O anche l’incontro tra un compositore come Fabio Vacchi, che viene a vedere La tempesta di Bruni e chiede a Ferdinando di fargli da voce recitante per il suo melologo su Prospero presentato qualche settimana fa alla Scala. Dove il 7 dicembre a firmare la Carmen sarà una regista scoperta sulle scene del Crt, Emma Dante. E ancora all’Elfo anni fa un ragazzo sardo, Antonio Marras, vide il Sogno e decise di sognare anche lui. Scappa dalla Sardegna, vai a Parigi, gli suggerì Bruni, ricordandogli che ognuno deve cercare la sua città di libertà. Per noi è stata Milano».
Rispetto a quello dei vostri esordi, oggi però il panorama teatrale sembra meno ricco, meno vivace.
«Non sono d’accordo. Sono nati nuovi teatri, altri giovani di talento stanno sperimentando nuove strade. Penso in particolare a tre spazi: il Teatro Cooperativa, interessante esperimento di teatro di quartiere, il Teatro I e il nuovo Filodrammatici. Il ricambio c’è, e vitalissimo. Se appare meno evidente è perché il teatro è scomparso dalla superficie della città, è diventato catacombale. Rendere pubblico quello che fai è ormai complicatissimo. I costi delle affissioni hanno fatto sparire i manifesti che annunciavano gli spettacoli. Sui muri di Milano trovano spazio solo la moda e il consumo. La creatività c’è sempre, ma è sommersa».
Insomma, Milano sembrascordarsi che deve molto al teatro.
«La rete vera si chiama città. I teatranti che hanno lavorato dal dopoguerra a oggi, anche negli anni bui, hanno contribuito a tenerla viva. Un servizio pubblico enorme. Se nonostante tutto a Milano resiste ancora un forte senso civico, il merito va anche ai suoi teatri».
Come ridargli visibilità?
«Fare ancora più rete. Propongo un’Expo del teatro. La Triennale potrebbe essere la giusta sede per una grande mostra del teatro vivente. L’anno prossimo si aprirà il Puccini, occasione per innescare altri intrecci. Con l’Università, la Civica Paolo Grassi... ».
E Internet, e la tv?
«Chi non ha fatto il suo lavoro è la Rai. In 36 anni non ha ripreso neanche uno dei nostri spettacoli, e temo neanche degli altri teatri. La sede Rai di Milano avrebbe potuto realizzare delle magnifiche teche. Nulla. Quanto a Internet, è un fantastico strumento per facilitare l’accesso alle scene, io lo uso per prenotare i biglietti, ma poi a teatro vado “fisicamente”. Bergman diceva: 'Il teatro dovrebbe essere un incontro tra esseri umani. Tutto il resto serve solo a confondere'. Sottoscrivo».
Il teatro è passione, ma anche educazione
«Per questo da cinque anni tengo dei corsi propedeutici allo Iulm. Contro la stupidità dilagante diffusa da troppi media, bisogna diffondere il virus della curiosità, la malattia della cultura. Forse non saranno tanti a venir contagiati, ma vale comunque la pena di provare. I 120mila spettatori che ogni anno vengono a vederci ci confortano. Ieri sera, per la ripresa di Angels in America, la sala era strapiena. Come lo sono quasi sempre gran parte dei teatri di questa città. Un chiaro segno per andare avanti. Con più forza e più passione che mai».
Giuseppina Manin
06 maggio 2009 - www.corriere.it - www.elfo.org
Davide Rampello, presidente della Triennale
Salvatore Carrubba, ex assessore alla Cultura
Francesco Micheli, finanziere e presidente del Festival MiTo
Fabio Novembre, architetto e designer
Roberto Abbado, direttore d'orchestra
Severino Salvemini, docente di economia
Gianfranco Ravasi, arcivescovo
Grazia Neri, esperta di fotografia
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri
Alberto Artioli, sovrintendente
Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università Cattolica
Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità
Flavio Caroli, storico dell'arte
Angelo Torricelli, presidente Facoltà Architettura Civile Politecnico
Sandrina Bandera, sovrintendente della Pinacoteca di Brera
Giovanna Cavazzoni, presidente del Vidas
Roberto Bolle, étoile della danza
Luigi Corbani, direttore dell'Orchestra Verdi
Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit Salone del Mobile
06 maggio 2009
23 - 28 febbraio 2010
di Aristofane
traduzione ed elaborazione drammaturgica Letizia Russo
con Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani
regia Antonio Latella
Teatro Stabile dell’Umbria
Le nuvole cominciano di notte: il gallo ha già cantato e la scena comincia a essere invasa da odori e colori della campagna Aristofane “dedica” a Socrate questa commedia e lo fa attraverso il personaggio di Strepsiade, di suo figlio Fidippide e di Socrate. Antonio Latella la mette in scena con l’intento di renderne pienamente la ricchezza, la versatilità e soprattutto l’attualità: «Le nuvole - scrive il regista - sono tutto e non sono niente, sono i nostri desideri e le nostre paure, le nostre gioie e i nostri orrori, e diventano tutto ciò che vogliamo ma non potranno mai essere. Eppure in quel gesto estremo compiuto dall’uomo la sola cosa che si salverà sono le nuvole che non sono mai state e mai esistite quindi sono indistruttibili, come i pensieri, le idee».
www.teatrostabiletorino.it