Repubblica — 18 agosto 2009 pagina 42 sezione: SPETTACOLI
ROMA
Nel marzo del 1983 sei attori tra i venti e i trent' anni pressocchè sconosciuti mettevano in scena uno spettacolo oggi ricordato in tutte le enciclopedie del teatro. Erano Paolo Rossi, Claudio Bisio, Antonio Catania, Sebastiano Filocamo, Riccardo Bini e Elio De Capitani che era anche il regista. Lo spettacolo che li avrebbe affrancati per sempre al lavoro di palcoscenico e alla popolarità era Nemico di classe, in effetti indimenticabile: tanto per cominciare per lo stile recitativo e la prepotenza della loro personalità e poi per le due ore di parolacce, urla, sporcizia, due ore sgangherate, violente, cariche di emozione. Il tema, quasi un feticcio giovanile: sei studenti in un' aula di scuola, bulli, sbruffoni, incazzati; un piccolo gruppo di adolescenti senza alcun contatto col mondo dove presto si innesta la legge del più forte, il contagio del bullismo, il piacere del sadismo. Un microcosmo che si potrebbe ancora immaginare sulla breccia e anche questo contribuisce a rendere la riproposta di Nemico di classe un piccolo evento della prossima stagione teatrale. Lo rifaranno (da febbraio a Cervia, Roma, Faenza, Brescia...) altri sei giovani attori, Luca Avagliano, Gabriele Bajo, Nicola Nicchi, Daniele Parisi, Giovanni Prosperi, Carlo Zanotti freschi di diploma (in buona parte usciti dalla Silvio D' Amico di Roma), riuniti con una trentina circa di altri esordienti in quella che ha tutte le carte per essere la novità dell' anno prossimo, una compagnia di soli giovani attori per un pubblico di giovani spettatori. Si chiama Kitchen Company ed è nata lo scorso ottobre con due spettacoli The Kitchen di Arnold Wesker e Mea Culpa di Eleonora d' Urso e forte del successo caloroso all' ultimo festival di Spoleto con Un piccolo gioco senza conseguenze di Jean Dell e Gerald Sibleyras. Nei sogni del regista e fondatore, Massimo Chiesa, figlio d' arte (suo padre Ivo è stato l' anima del Teatro Stabile di Genova), impresario teatrale, c' è la speranza di lasciare un segno. «In passato ho prodotto gli spettacoli di celebrità che vanno da Castellitto a Accorsi, ma mi pare di non aver lasciato nulla. Dare a dei giovani l' opportunità di mostrare cosa sanno fare mi sembra più importante. E Nemico di classe potrebbe essere l' occasione di "creare" nuovi attori, proprio come fece allora». «La verità è che allora nessuno pensava che Nemico di classe potesse essere quell' esperienza sorgiva che poi si è rivelata, il trampolino per una generazione di attori e un successo teatrale che durò più stagioni - ricorda oggi Elio De Capitani - Il merito che mi faccio da solo è quello di aver capito subito che il testo di Williams avrebbe funzionato se c' erano gli attori giusti. Non gente che recitava come si doppiano i film americani. Bisognava far recitare la persona. Dunque avevo bisogno delle persone e ci impiegai un anno a trovarle». Claudio Bisio fu il primo, il capetto Cabriolet, un misto di rabbia e paura, poi venne Antonio Catania per Vix, l' indolente: entrambi avevano lavorato con De Capitani nel Sogno di Gabriele Salvatores. «Io avrei fatto Iron, il capo - continua - Eravamo in tre ne mancavano tre». Mancavano l' immancabile emarginato "geografico", il "terrone" che poi divenne Sebastiano Filocamo, Angel per cui fu scelto Riccardo Bini, oggi uno degli attori cardine degli spettacoli di Luca Ronconi e Ciu ciù, il drogatello, il più arrabbiato e ribelle. «Per lui avevo fatto un mucchio di provini. La rosa era tra otto. Sentiamoci domattina alle sette, dissi. Mi chiamarono tutti, tranne Rossi che si fece vivo a mezzogiorno: "Ciu ciù sono io, no?" Risposi di sì». Quel leggendario Nemico nacque in sei mesi di prove, in un' atmosfera claustrale, difficile, alla ricerca dei dettagli, delle sfumature per ogni personaggio, delle rivelazioni impercettibili di uno stato d' animo. Elio De Capitani la racconta così: «Quella recitazione-non recitazione che oggi pare normale era tutta da inventare allora - A un certo punto Paolo e gli altri volevano mollare, erano pieni di dubbi. Lavoravamo al Beccaria, il carcere minorile di Milano, all' inizio isolati poi via via a contatto con i ragazzi che erano soprattutto zingari. La sera andavamo nei centri sociali a rubare. Rubavamo parole, frasi, gesti, facce. Fu durante una prova che capimmo che forse tutto avrebbe funzionato». Fecero due anni di esauriti, con spettatori che tornavano a vedere lo spettacolo due, tre volte. «Smettemmo quando capimmo che stavamo copiando noi stessi». Il turbolento cast di allora oggi ha altri nomi anche nei personaggi: è rimasto Iron (Nicola Nicchi), Cabriolet è diventato Spillo, Ciu Ciù è Bago, Vix è Broz, Angel - Kernit, il meriodionale Marrakesch è l' extracomunitario Kinder. «I miei ragazzi sono bravissimi - dice Massimo Chiesa- Certo, daranno altre coordinate ai quei cattivi ragazzi. Ventisei anni fa erano arrabbiati, ribelli. Oggi sono annoiati. Sono i ragazzi di Nettuno che per noia danno fuoco a un immigrato indiano, sono quelli che torturano un compagno down e si riprendono col telefonino, sono i giovani che si strafanno il sabato sera, nei rave. Ragazzi che non riescono a vedere il loro futuro».
ANNA BANDETTINI - repubblica.it
(sentiti ringraziamenti all'amico Calibanoo, preciso segnalatore dell'articolo)