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ascanio celestini | MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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Ad Ascanio Celestini, che dei teatri della nostra regione è stato spesso ospite sin dall’inizio della carriera, l’Amat – con il sostegno della Regione Marche e in collaborazione con i Comuni di Apiro, Pesaro, San Benedetto del Tronto, San Ginesio e Senigallia- dedica dall’11 al 15 marzo un viaggio in cinque tappe e altrettanti spettacoli.
Ascanio Celestini nelle Marche. Ritratto d’artista in cinque città – questo il titolo dell’iniziativa – è un’antologia e a corredo c’è una serie di eventi collaterali per conoscere meglio il teatro del giovane narratore romano.
DALL’11 AL 15 MARZO A PESARO, SAN GINESIO, APIRO, SAN BENEDETTO DEL TRONTO E SENIGALLIA
ASCANIO CELESTINI NELLE MARCHE. RITRATTO D’ARTISTA IN 5 CITTÀ
L’Amat dedica ad Ascanio Celestini dall’11 al 15 marzo – con il sostegno della Regione Marche e in collaborazione con i Comuni di Apiro, Pesaro, San Benedetto del Tronto, San Ginesio e Senigallia - un viaggio in cinque tappe e altrettanti spettacoli.
11 marzo / Pesaro, Teatro Rossini h 21
VITA, MORTE E MIRACOLI
In un clima sospeso tra realtà e folclore Ascanio Celestini ripropone il suo inconfondibile stile narrativo. Discostandosi però questa volta dagli schemi consueti della rievocazione per entrare in una dimensione visionaria e fiabesca.
12 marzo / San Ginesio, Teatro Leopardi h 21.15
LA FINE DEL MONDO
Uno spettacolo dove l’ironia rammenta, mitiga e riscatta la durezza quotidiana del vivere.
13 marzo / Apiro, Teatro Mestica h 21.15
RADIO CLANDESTINA
“storia degli uomini – scrive nelle note dello spettacolo - sepolti da tonnellate di terra in una cava sull'Ardeatina e delle donne che li vanno a cercare, delle mogli che lavorano negli anni '50 e dei figli e dei nipoti che quella storia ancora la raccontano”.
14 marzo / San Benedetto del Tronto, Teatro Concordia h 21
LA PECORA NERA
Un reportage fatto alla maniera degli “antichi cartografi”, che ricostruisce il manicomio a partire dal ricordo di chi il manicomio prima della Legge Basaglia del ‘78 l’aveva vissuto da internato o da esterno.
15 marzo / Senigallia, Teatro La Fenice h 17
APPUNTI PER UN FILM SULLA LOTTA DI CLASSE
Un racconto di come il precariato e le condizione del lavoro di oggi abbiano profondamente modificato, fino quasi a ribaltarle, coscienza sociale e identità di classe.
Visitare la memoria collettiva attraverso il teatro ma partendo dallo sguardo dell’antropologo. Potrebbe essere questa una possibile chiave per inquadrare il lavoro che Ascanio Celestini, forte di una formazione anche in questo senso, sta compiendo a teatro da oltre un decennio.
Il racconto (“pronunciare il nome di un morto e sentire uno vivo che ti risponde”, come dice il protagonista di un suo spettacolo) ci aiuta a leggere una società che dalla seconda guerra mondiale ad oggi – l’ambientazione temporale dei suoi lavori – si è completamente trasformata e che ha rivisto alcuni concetti fondanti come quelli di identità individuale e sociale, di lavoro, e persino di memoria. Quella di Celestini è insomma una visione “pasoliniana” del tramandare per far vivere, della memoria orale di chi si trova al margine. Registra, rinunciando all’immunità del cronista per assumersi invece la responsabilità di un giudizio, una società che cambia e un nostro mondo borghese e attestatamente consumista ricercandone l’archetipo, il modello sociale, la ragione. Celestini incarna un nuovo modo di fare teatro, in cui impegno civile e valore di spettacolo, così come il racconto e l’atto stesso di tramandarlo a voce, sono indistricabili. Narratore della seconda generazione, dopo Baliani e Paolini e insieme a Perrotta ed Enia, ciò che interessa Celestini non è l’oggettività del narrato, quanto lo sguardo di chi racconta e tramanda, quella freschezza del poter deformare che è concessa solo a chi ha partecipato. Anche se storicamente inesatta (e non è del teatro il compito dell’esattezza storica), anche se per spiegare o rendere verosimile attinge al super-normale, la memoria narrata ha un valore enorme. È insieme sapere e giudizio che si tramanda di padre in figlio e diventa patrimonio comune. È la natura del mito elemento antropologico: come tale, il racconto regola la vita sociale.
Eventi collaterali
11 marzo, ore 17
Pesaro, Casetta Vaccai Cafè (Via Don Primo Mazzolari, 22)
brindisi inaugurale con la stampa
13 marzo, ore 17
Apiro , foyer del Teatro Mestica
incontro con il pubblico
15 marzo, ore 18,30
Senigallia (An), Piccola Fenice
proiezione del documentario Parole Sante
Info e prevendite
Amat 071 2072439