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mercoledì, 02 dicembre 2009

LIBRI DA ARDERE: IN GIRO, MILANO COMPRESA

ELFO | 9 - 31 dicembre 2009
LIBRI DA ARDERE
di Amélie Nothomb © Editions Albin Michel
traduzione Alessandro Grilli
regia Cristina Crippa
con Elio De Capitani, Elena Russo Arman, Corrado Accordino
luci di Nando Frigerio
suono di Jean-Christophe Potvin
produzione Teatridithalia/Asti Teatro

E' valido l'abbonamento Invito a Teatro - tagliando Elfo
Martedì-sabato ore 20.45, domenica ore 16. Riposo il lunedì e il 24 e 25 dicembre.
Replica per le scuole: venerdì 18 dicembre ore 11

In tournée dal 2 dicembre 2009 al 24 gennaio 2010

libridaardere

Quando la guerra invade l’ordinario, cosa resta? Dove finiscono gli ideali, le parole e la morale? L’unico dramma teatrale scritto da Amélie Nothomb, diretto da Cristina Crippa, è un’appassionante parabola su un bene irrinunciabile: la capacità di ricordare,raccontare e immaginare insieme ad altri esseri umani. Interpreta la pièce un cast affiatatissimo: un “corposo e solido (e infaticabile)” Elio De Capitani è il professore universitario “col giusto spirito da intellettuale narcisista”, che divide casa sua con il giovane assistente, Daniel e Marina, amante di turno di Daniel. Fuori, una città presa d’assedio stretta dalla morsa del gelo. Per scaldarsi, i tre protagonisti innescano con graffiante ironia un sottile gioco intellettuale, un complicato distinguo fra buona e cattiva letteratura. Un gioco all’ultimo libro e all’ultima fiammata, “sottolineato con arguzia dalla regia di Cristina Crippa” (Sara Chiappori) prima di affrontare la morte sulla grande piazza coperta di neve.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

«Messo in scena - con sobria incisività e una notevole penetrazione nella scrittura fintamente semplice della Nothomb – da Cristina Crippa, che rivela sensibilità e curiosità nei confronti di scelte drammaturgiche non ovvie, Libri da ardere può contare su un trio di interpreti affiatato, a partire da Elio De Capitani, che disegna con profondità e nevrotica, ironica immedesimazione il personaggio del professore al quale si contrappongono idealmente l’inquieta, disperata Marina, interpretata dalla brava Elena Russo Arman, e l’assistente scostante di Corrado Accordino, forse il personaggio più scettico di questo testo senza speranza ma mai melodrammatico».

Maria Grazia Gregori, delteatro.it

«La vicenda è quella di un professore di letteratura, interpretato dal bravissimo Elio De Capitani, perfetto nei panni del suo cinico, colto, tromboneggiante e vile personaggio, del suo assistente Daniel, idealista ma non troppo, Corrado Accordino, della giovane allieva Marina, iconoclasta, anoressica, attanagliata dal gelo, la prima a ”soccombere” alla barbarie della guerra, cui dà vita con bel temperamento Elena Russo Arman. (...) Ma la domanda che il testo sollecita non è se in guerra la vita sia più importante della letteratura, bensì: l’uomo privato della ragione, dell’arte, del suo godere per una parola, un quadro, un tramonto, che uomo è?».

Magda Poli, Corriere della Sera
giovedì, 22 ottobre 2009

PERESTROIKA: GLI ANGELI TORNANO ALL'ELFO

ELFO | 22 ottobre - 22 novembre 2009
ANGELS IN AMERICA
Parte II Perestroika
di Tony Kushner
traduzione di Ferdinando Bruni (edita da ubulibri)
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Elena Russo Arman, Cristina Crippa, Ida Marinelli, Cristian Giammarini, Edoardo Ribatto, Fabrizio Matteini, Umberto Petranca, Sara Borsarelli
scene di Carlo Sala
costumi di Ferdinando Bruni
video di Francesco Frongia
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli
produzione Teatridithalia/ERT Emila Romagna Teatro Fondazione
con il contributo di Next-Laboratorio delle idee per Oltre il palcoscenico

Orario repliche: da martedì a sabato ore 20.30 - domenica ore 16.00
durata 165'

Prima Nazionale
16 e 17 ottobre Correggio, Teatro Asioli - Vie Scena Contemporanea Festival

angelsinamericaperestroika

Bestseller del teatro americano, che ha fatto incetta di premi nella versione teatrale come in quella televisiva guidata da Al Pacino, Angels in America ha trionfato anche nella messinscena di Bruni e De Capitani, che con la prima parte di questa epopea hanno conquistato i maggiori premi teatrali.
Finalmente va in scena la seconda parte, Perestroika, sempre ambientata nella New York febbrile e onnivora degli anni Ottanta, contenitore ideale delle inquietudini di un’epoca che arriva fino ai nostri giorni. Qui riprende vita l’intreccio che mischia le vite di uomini semplici con quelle di angeli barocchi, di allucinazioni psicotiche che diventano reali e di personaggi storici trasformati in fantasmi.
Ritroviamo dunque i personaggi a cui molti spettatori si erano affezionati: Prior Walter, solo e malato di AIDS, e Louis, il suo ex fidanzato, adesso amante dell’avvocato mormone Joe Pitt; la giovane moglie di quest’ultimo, che in preda alla depressione si costruisce un’identità immaginaria, e sua suocera Hannah, rigida mormone costretta ad allargare le proprie vedute. L’AIDS ha colpito anche Roy Cohn, l’avvocato corrotto, colpevole realmente di aver mandato a morte i coniugi Rosenberg durante il maccartismo.
Il passato non gli fa sconti e gli infligge l’umiliazione di dipendere dalle cure di Belize, “l’infermiera negra del turno di notte, il mio negativo”. Con l’incalzare della morte, i suoi sogni si popolano di incubi e fantasmi: sarà proprio l’apparizione della sua vittima più famosa, Ethel Rosenberg, ad accompagnarlo verso la fine.

www.elfo.org

IN BOCCA AL LUPISSIMO!!!

giovedì, 15 ottobre 2009

PERESTROIKA AL DEBUTTO

ANGELS IN AMERICA PARTE II

Perestroika

Teatro dell'Elfo


Teatro Asioli, Correggio (RE)

16/10/2009 21.00  
17/10/2009 15.00  

di Tony Kushner
traduzione di Ferdinando Bruni (edita da Ubulibri)
uno spetttacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Cristina Crippa, Cristian Maria Giammarini, Edoardo Ribatto, Fabrizio Matteini, Umberto Petranca, Sara Borsarelli
scene di Carlo Sala, costumi di Ferdinando Bruni
video di Francesco Frongia, luci di Nando Frigerio
coproduzione Teatridithalia ed Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il contributo di Next

Prima assoluta


Durata 2h 45' compresi due intervalli di 10 minuti ciascuno


Atteso debutto per Perestroika, seconda parte di Angels in America progetto nato dalla collaborazione tra Theatridithalia ed Emilia Romagna Teatro. Già bestseller del teatro americano dove all’inizio degli anni Novanta ha fatto incetta di premi, sia al debutto teatrale che nella versione televisiva, il testo di Tony Kushner, pubblicato in Italia da Ubulibri, viene qui messo in scena da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Già registi di Si avvicina il Millennio, Bruni e De Capitani proseguono e portano a compimento il loro impegno curando l’allestimento del secondo capitolo di Angels Perestroika, forti dei numerosi premi ricevuti per l’allestimento della prima parte, e lo fanno rinnovando la fiducia allo stesso cast artistico.
Kushner traccia il ritratto di una New York febbrile e onnivora ed ambienta la storia nel pieno degli anni Ottanta del secolo scorso, cornice ideale delle inquietudini di un’epoca. Una saga contemporanea divisa in due parti che intreccia le vite di uomini semplici e disarmati con quelle di angeli barocchi e narcisisti, di allucinazioni psicotiche che si fanno reali e di personaggi della storia recente degli Stati Uniti d’America.

Come e ancor più che nella prima parte, in Perestroika si moltiplica il gioco di specchi tra realtà, immaginazione e rappresentazione, in un continuo sovrapporsi e sdoppiarsi di scene e personaggi: una sfida per la fantasia creativa dei due registi.


Nella scena conclusiva della prima parte avevamo lasciato Prior Walter solo e malato di AIDS, alle prese con un angelo che gli si era introdotto in casa sfondando il soffitto. Le “visite celesti” in Perestroika s’infittiscono, rivelando quanto questi angeli contemporanei siano creature amareggiate e disorientate, per nulla salvifiche; sembrano anzi aspettarsi qualcosa da Prior, riconoscendo in lui un Profeta. Intanto Louis, ex fidanzato di Prior, è divenuto amante dell'avvocato mormone Joe Pitt, che, a sua volta, ha abbandonato la giovane moglie. Quest’ultima, in preda alla depressione, si costruisce un’identità immaginaria tra i ghiacci dell’Antartide, assistita da Mr Bugia. Hannah, sua suocera, si stabilisce a New York per cercare di riportare i due sposi sulla “retta via” del matrimonio, secondo la confessione mormone.

Nelle scene conclusive di Si avvicina il millennio, i sintomi dell’AIDS iniziavano a minare anche la salute di Roy Cohn, figura storica di avvocato perverso e corrotto, colpevole di aver mandato a morte i coniugi Rosenberg durante il maccartismo. Sebbene “la numero uno delle velate di New York” continui a negare di avere contratto la malattia, il passato non le fa sconti e, con una sorta di contrappasso, gli infligge l’umiliazione di dipendere dalle cure di Belize, “l’infermiera negra del turno di notte, il mio negativo”. Con l’incalzare della morte, le sue notti si popolano di incubi e fantasmi: sarà proprio l’apparizione della sua vittima più famosa, Ethel Rosenberg, ad accompagnarlo verso la fine.

www.elfo.org
www.emiliaromagnateatro.com

lunedì, 05 ottobre 2009

L'ELFO A MADRID

LA CONSTANCIA VERAZ

Franz Joseph Haydn (1732-1809)

Dramma giocoso en tres actos

Libreto de Francesco Puttini y Pietro Travaglia

Nueva producción del Teatro Real en coproducción con el Teatro Comunale de Treviso, la Ópera St. Etienne, la Opéra Royal de Wallonie de Lieja, la Ópera de Ruán de la Alta Normandia, y el Teatro Nacional de Sofía

A partir de los 14 años

Teléfono de información de venta de entradas: 91 308 99 99.

 

Cantantes gandores del 39 Concurso Internacional Toti Dal Monte de Treviso
Orquesta-Escuela de la Sinfónica de Madrid


 

Introducción: El catálogo operístico de Joseph Haydn es un verdadero tesoro que está todavía por descubrir. Una de las más deliciosas joyas que se encuentran dentro de la larga docena de títulos teatrales es La vera costanza (La constancia veraz), un dramma giocoso cuyo libreto es una versión reducida del elaborado por Francesco Puttini para una obra de igual título con música de Pasquale Anfossi, representada en 1776. La obra fue escrita para la corte de Esterházy y se representó por primera vez el 25 de abril de 1779. Para su reposición, en este mismo escenario, en abril de 1785, al parecer su autor tuvo que rehacer gran parte de la música de memoria, puesto que el original se había perdido. La obra se estrenó en varias ciudades entre 1786 y 1792, con el texto en alemán, y denominada Der flatterhafte Liebhaber (El amante inconstante), y en París se representó en 1791 como Laurette.
Con motivo del 200 aniversario de la muerte del gran compositor austrohúngaro, el Teatro Real ha puesto en marcha un proyecto en coproducción con varias ciudades europeas que supondrá el estreno en España de esta encantadora ópera. El director de escena italiano Elio De Capitani ha querido presentar la ópera como una extravagante locura, llena de personajes cómicos, de una manera nada realista, sino muy sugerente y teatral, jugando con la ambigüedad de la historia. El director musical del Teatro Real, Jesús López Cobos, y José Antonio Montaño se pondrán al frente de la Orquesta-Escuela de la Sinfónica de Madrid y de un equipo de jóvenes cantantes formado por los ganadores de la 39ª edición del Concurso Internacional Toti dal Monte de Treviso, uno de los certámenes más prestigiosos del panorama lírico de todo el mundo.

Emisión en radio: 15/10/2009 19:00 horas. RNE (Radio Clásica)

Descargas e items relacionados

Equipo artístico:
Dirección musical:
Jesús López Cobos (11, 15, 17)
Dirección musical:
José Antonio Montaño (13, 14, 16)
Dirección de escena:
Elio De Capitani
Escenografía:
Carlo Sala
Figurines:
Ferdinando Bruni
Iluminación:
Nando Frigerio
Reparto:
Rosina:
Sandra Ferrández
Rosina:
Federica Carnevale
La baronesa Irene:
Susana Cordón
La baronesa Irene:
Andrea Puja
Lisetta:
Auxiliadora Toledano
Lisetta:
Arianna Donadelli
El conde Errico:
Yuri Gorodezky
El conde Errico:
Anicio Zorzi Giustiniani
El marqués Ernesto:
Pablo García López
El marqués Ernesto:
Cosimo Panozzo
Masino:
César San Martín
Masino:
Elier Muñoz
Villotto:
Károly Szemerédy
Villotto:
Gianluca Margheri
El pequeño hijo de Rosina:
Mario Pinela

www.teatro-real.es

a pagina 20 della guida i bozzetti dei costumi :-)

 

 

venerdì, 21 agosto 2009

TORNA 'NEMICO DI CLASSE'

Ieri domani oggi  - Torna lo spettacolo che scoprì Bisio e Paolo Rossi
ROMA
Nel marzo del 1983 sei attori tra i venti e i trent' anni pressocchè sconosciuti mettevano in scena uno spettacolo oggi ricordato in tutte le enciclopedie del teatro. Erano Paolo Rossi, Claudio Bisio, Antonio Catania, Sebastiano Filocamo, Riccardo Bini e Elio De Capitani che era anche il regista. Lo spettacolo che li avrebbe affrancati per sempre al lavoro di palcoscenico e alla popolarità era Nemico di classe, in effetti indimenticabile: tanto per cominciare per lo stile recitativo e la prepotenza della loro personalità e poi per le due ore di parolacce, urla, sporcizia, due ore sgangherate, violente, cariche di emozione. Il tema, quasi un feticcio giovanile: sei studenti in un' aula di scuola, bulli, sbruffoni, incazzati; un piccolo gruppo di adolescenti senza alcun contatto col mondo dove presto si innesta la legge del più forte, il contagio del bullismo, il piacere del sadismo. Un microcosmo che si potrebbe ancora immaginare sulla breccia e anche questo contribuisce a rendere la riproposta di Nemico di classe un piccolo evento della prossima stagione teatrale. Lo rifaranno (da febbraio a Cervia, Roma, Faenza, Brescia...) altri sei giovani attori, Luca Avagliano, Gabriele Bajo, Nicola Nicchi, Daniele Parisi, Giovanni Prosperi, Carlo Zanotti freschi di diploma (in buona parte usciti dalla Silvio D' Amico di Roma), riuniti con una trentina circa di altri esordienti in quella che ha tutte le carte per essere la novità dell' anno prossimo, una compagnia di soli giovani attori per un pubblico di giovani spettatori. Si chiama Kitchen Company ed è nata lo scorso ottobre con due spettacoli The Kitchen di Arnold Wesker e Mea Culpa di Eleonora d' Urso e forte del successo caloroso all' ultimo festival di Spoleto con Un piccolo gioco senza conseguenze di Jean Dell e Gerald Sibleyras. Nei sogni del regista e fondatore, Massimo Chiesa, figlio d' arte (suo padre Ivo è stato l' anima del Teatro Stabile di Genova), impresario teatrale, c' è la speranza di lasciare un segno. «In passato ho prodotto gli spettacoli di celebrità che vanno da Castellitto a Accorsi, ma mi pare di non aver lasciato nulla. Dare a dei giovani l' opportunità di mostrare cosa sanno fare mi sembra più importante. E Nemico di classe potrebbe essere l' occasione di "creare" nuovi attori, proprio come fece allora». «La verità è che allora nessuno pensava che Nemico di classe potesse essere quell' esperienza sorgiva che poi si è rivelata, il trampolino per una generazione di attori e un successo teatrale che durò più stagioni - ricorda oggi Elio De Capitani - Il merito che mi faccio da solo è quello di aver capito subito che il testo di Williams avrebbe funzionato se c' erano gli attori giusti. Non gente che recitava come si doppiano i film americani. Bisognava far recitare la persona. Dunque avevo bisogno delle persone e ci impiegai un anno a trovarle». Claudio Bisio fu il primo, il capetto Cabriolet, un misto di rabbia e paura, poi venne Antonio Catania per Vix, l' indolente: entrambi avevano lavorato con De Capitani nel Sogno di Gabriele Salvatores. «Io avrei fatto Iron, il capo - continua - Eravamo in tre ne mancavano tre». Mancavano l' immancabile emarginato "geografico", il "terrone" che poi divenne Sebastiano Filocamo, Angel per cui fu scelto Riccardo Bini, oggi uno degli attori cardine degli spettacoli di Luca Ronconi e Ciu ciù, il drogatello, il più arrabbiato e ribelle. «Per lui avevo fatto un mucchio di provini. La rosa era tra otto. Sentiamoci domattina alle sette, dissi. Mi chiamarono tutti, tranne Rossi che si fece vivo a mezzogiorno: "Ciu ciù sono io, no?" Risposi di sì». Quel leggendario Nemico nacque in sei mesi di prove, in un' atmosfera claustrale, difficile, alla ricerca dei dettagli, delle sfumature per ogni personaggio, delle rivelazioni impercettibili di uno stato d' animo. Elio De Capitani la racconta così: «Quella recitazione-non recitazione che oggi pare normale era tutta da inventare allora - A un certo punto Paolo e gli altri volevano mollare, erano pieni di dubbi. Lavoravamo al Beccaria, il carcere minorile di Milano, all' inizio isolati poi via via a contatto con i ragazzi che erano soprattutto zingari. La sera andavamo nei centri sociali a rubare. Rubavamo parole, frasi, gesti, facce. Fu durante una prova che capimmo che forse tutto avrebbe funzionato». Fecero due anni di esauriti, con spettatori che tornavano a vedere lo spettacolo due, tre volte. «Smettemmo quando capimmo che stavamo copiando noi stessi». Il turbolento cast di allora oggi ha altri nomi anche nei personaggi: è rimasto Iron (Nicola Nicchi), Cabriolet è diventato Spillo, Ciu Ciù è Bago, Vix è Broz, Angel - Kernit, il meriodionale Marrakesch è l' extracomunitario Kinder. «I miei ragazzi sono bravissimi - dice Massimo Chiesa- Certo, daranno altre coordinate ai quei cattivi ragazzi. Ventisei anni fa erano arrabbiati, ribelli. Oggi sono annoiati. Sono i ragazzi di Nettuno che per noia danno fuoco a un immigrato indiano, sono quelli che torturano un compagno down e si riprendono col telefonino, sono i giovani che si strafanno il sabato sera, nei rave. Ragazzi che non riescono a vedere il loro futuro».
ANNA BANDETTINI - repubblica.it
(sentiti ringraziamenti all'amico Calibanoo, preciso segnalatore dell'articolo)
postato da: erica1cate alle ore 23:02 | link | commenti
categorie: eventi, elio de capitani
sabato, 25 luglio 2009

AVEVI VISTO 'DECADENZE'?

 

- io no, l'avevano visto dei miei amici a genova e a milano...

- beh, lo rifacciamo a fine stagione

- chi va in scena?

- io e Ida!

(milano, teatro dell'elfo, 22.7.09)

lunedì, 29 giugno 2009

E' IN RETE L'AVANT-PROGRAMME DI TEATRIDITHALIA

 

http://www.elfo.org/scena.html

... da notare un'assenza sofferta (dalla scena ma nn dalle quinte), un'attesa seconda parte ed alcuni lieti ritorni...

in bocca al lupo fin d'ora!!!

postato da: erica1cate alle ore 20:35 | link | commenti
categorie: eventi, festival, programma, elio de capitani, ferdinando bruni
martedì, 02 giugno 2009

FINALMENTE ALL'ELFO LA NUMERO 13

ELFO | 3 - 28 giugno 09
LA NUMERO 13
di Pia Fontana
regia di Elio De Capitani
con Cristina Crippa
luci di Nando Frigerio
produzione Teatridithaliain collaborazione con Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea

E' valido l'abbonamento Invito a Teatro

lanumero13

Un angelo azzurro, senza testa né braccia, con ali dorate logorate dall’avvicendarsi delle stagioni, veglia sulla tomba numero 13 al Cimitero Monumentale di Milano. Una passeggiata in quel luogo scatena nella protagonista un flusso ininterrotto di ricordi e pensieri, da cui emergono un passato confuso, apparentemente segnato dal conflitto doloroso e irrisolto con una sorella gemella e dalla morte di una giovane nipotina - di tredici anni - contesa all’amore della madre. «Costretta sempre a scegliere tra me e lei – racconta la protagonista – fra una natura femminile e una natura artistica». Come le due facce di una medaglia, le sorelle hanno caratteri opposti: «di mia sorella dicevano che era femminile. Di me dicevano che ero intelligente. Mia sorella conquistava con la sua femminilità. Io allontanavo con la mia intelligenza… Lei era il grembo! ‘Solo fra uomo e donna il rapporto è ideale’, diceva mia sorella. ‘Solo con se stessi il rapporto è ideale’, dicevo io». Cristina Crippa, dopo il debutto del 2002 allo Spazio Xpò, propone per la prima volta nello spazio dell’Elfo questo intenso ritratto di donna, nata dalla penna sensibile di Pia Fontana, narratrice e drammaturga scomparsa prematuramente nel febbraio di quest’anno. Un monologo dai toni concitati, che si fanno via via febbrili e si rispecchiano nel gesto vitale e disperato di dipingere la propria stanza di giallo, di sole e luce, per cancellare il bianco, da sempre odiato, che sa di cliniche e di sepolcri. Si svela lo strazio di una personalità dilaniata, che l’autrice tratteggia con sapiente progressione e che l’attenta regia di Elio De Capitani sottolinea, evidenziando intima fragilità della protagonista, fino alla dolorosa confessione finale.

L’atmosfera di quel capannone spoglio verrà ricreata sul palcoscenico del Teatro dell’Elfo dove la protagonista e gli spettatori saranno a stretto contatto.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

Parafrasando il poeta inglese Gray, De Capitani ci propone, toccando la quasi invisibile nostra drammaturgia contemporanea, un’elegia nel Cimitero monumentale di Milano. Un monologo al femminile [...] che racconta la schizofrenia di una donna trasformata in poesia, costretta a trovare un doppio, una sorella immaginaria nella quale sublimare il dolore per la perdita di una figlia. Un’anima metropolitana che traduce nella sua testoriana milanesità il mithos dell’antica tragedia. [...] Cristina Crippa dipinge col giallo, amato dalla figlia scomparsa, le pareti con la cromatica frenesia di Van Gogh e la sfacciata grandiosità spaziale di Polloch. Anima buon e cattiva di Sezuan, questa donna, assumendo come correlativo oggettivo la scultura tomba numero 13 del Monumentale, un angelo senza testa, si abbandona ad un ininterrotto flusso di coscienza alla ricerca di una impossibile catarsi, di una gaddiana cognizione del dolore. L’attrice con la sua dolorosa agilità si arrampica e si muove nella sua bianca cattività obbedendo all’imperativo paint in yellow. La sua interpretazione ricorda a tratti la provocatoria garçonerie della Moreau truffautiana. La sua fonazione è il risultato di una psicosi interpretativa e se da una parte incarna il sospeso flautistico pudore dell’io artistico, proiezione delle pulsioni della figlia, dall’altra si lascia sporcare da una clocharderie che lascia sulla laringe il catrame degli “uomini da marciapiede”.

Danilo Caravà, Hystrio

Una luce livida la colpisce in viso, prima che si impossessi della scena misurandola a passi veloci, ridendo in modo follemente furbesco, imbrattando il muro spoglio di giallo, cullando la latta di vernice come fosse la sua bambina perduta. Cristina Crippa è lì, nello spazio scarno e vuoto, a dar voce e gesti con tutta l’energia che le è propria alla protagonista di La numero 13. [...] Impresa non facile perché il monologo di Pia Fontana è carico di temi dolorosi e delicati, e si addentra senza rete in una impervia analisi della psiche. [...]. La regia di Elio De Capitani attraverso la gestualità espressionista e il vagare fintamente deciso – ma in realtà spaesato – del personaggio ne sottolinea l’intima fragilità, che culmina nella dolorosa confessione finale. E la Crippa, attrice generosa, è brava [...].

Simona Spaventa, La Repubblica
domenica, 10 maggio 2009

ELIO DE CAPITANI DICE CHE...

MANIFESTO PER LA CULTURA

De Capitani: cultura? Senso civico
e giovani. Sì all’Expo del teatro

Il regista fondatore dell’Elfo: in Triennale mostra sulla scena italiana. Una rete per sostenere creatività e talenti

  «Che bel lavoro questo Ma­nifesto». Elio De Capitani, pre­sidente di Teatridithalia, fon­datore 36 anni fa con Gabrie­le Salvatores, Ferdinando Bru­ni e un gruppo di entusiasti ventenni dello spazio dell’El­fo, segue con puntuale inte­resse i tanti interventi appar­si sul Corriere. «Ne è uscito un quadro importante, un’oc­casione unica per meditare e proporre nuove idee», sostie­ne.

Elio De Capitani
Elio De Capitani

 

Ora dica le sue.
«Tra le carte vincenti di Mi­lano c’è il teatro. Un modello abbastanza straordinario, che ha dato grandi frutti. Un pro­getto nato in due tempi: nel dopoguerra al Piccolo con Strehler e Grassi che propu­gnarono un teatro d’arte per tutti. Anni dopo lo stesso con­cetto fu allargato da un solo spazio a un’intera rete».

Rete che ha incrociato i destini di tanti teatri.
«E ha innescato sinergie inattese. Tra le ultime in ordi­ne di tempo, il nuovo film di Salvatores, tratto dalla com­media di Alessandro Genove­si che abbiamo portato in gi­ro per tutta Italia, Happy Fa­mily. O anche l’incontro tra un compositore come Fabio Vacchi, che viene a vedere La tempesta di Bruni e chiede a Ferdinando di fargli da voce recitante per il suo melologo su Prospero presentato qual­che settimana fa alla Scala. Dove il 7 dicembre a firmare la Carmen sarà una regista scoperta sulle scene del Crt, Emma Dante. E ancora all’El­fo anni fa un ragazzo sardo, Antonio Marras, vide il So­gno e decise di sognare anche lui. Scappa dalla Sardegna, vai a Parigi, gli suggerì Bruni, ricordandogli che ognuno de­ve cercare la sua città di liber­tà. Per noi è stata Milano».

Rispetto a quello dei vo­stri esordi, oggi però il pano­rama teatrale sembra meno ricco, meno vivace.
«Non sono d’accordo. So­no nati nuovi teatri, altri gio­vani di talento stanno speri­mentando nuove strade. Pen­so in particolare a tre spazi: il Teatro Cooperativa, interes­sante esperimento di teatro di quartiere, il Teatro I e il nuovo Filodrammatici. Il ri­cambio c’è, e vitalissimo. Se appare meno evidente è per­ché il teatro è scomparso dal­la superficie della città, è di­ventato catacombale. Rende­re pubblico quello che fai è or­mai complicatissimo. I costi delle affissioni hanno fatto sparire i manifesti che annun­ciavano gli spettacoli. Sui mu­ri di Milano trovano spazio solo la moda e il consumo. La creatività c’è sempre, ma è sommersa».

Insomma, Milano sembrascordarsi che deve molto al teatro.
«La rete vera si chiama cit­tà. I teatranti che hanno lavo­rato dal dopoguerra a oggi, anche negli anni bui, hanno contribuito a tenerla viva. Un servizio pubblico enorme. Se nonostante tutto a Milano re­siste ancora un forte senso ci­vico, il merito va anche ai suoi teatri».

Come ridargli visibilità?
«Fare ancora più rete. Pro­pongo un’Expo del teatro. La Triennale potrebbe essere la giusta sede per una grande mostra del teatro vivente. L’anno prossimo si aprirà il Puccini, occasione per inne­scare altri intrecci. Con l’Uni­versità, la Civica Paolo Gras­si... ».

E Internet, e la tv?
«Chi non ha fatto il suo la­voro è la Rai. In 36 anni non ha ripreso neanche uno dei nostri spettacoli, e temo nean­che degli altri teatri. La sede Rai di Milano avrebbe potuto realizzare delle magnifiche te­che. Nulla. Quanto a Internet, è un fantastico strumento per facilitare l’accesso alle sce­ne, io lo uso per prenotare i biglietti, ma poi a teatro vado “fisicamente”. Bergman dice­va: 'Il teatro dovrebbe essere un incontro tra esseri umani. Tutto il resto serve solo a con­fondere'. Sottoscrivo».

Il teatro è passione, ma anche educazione
«Per questo da cinque anni tengo dei corsi propedeutici allo Iulm. Contro la stupidità dilagante diffusa da troppi media, bisogna diffondere il virus della curiosità, la malat­tia della cultura. Forse non sa­ranno tanti a venir contagia­ti, ma vale comunque la pena di provare. I 120mila spettato­ri che ogni anno vengono a vederci ci confortano. Ieri se­ra, per la ripresa di Angels in America, la sala era strapiena. Come lo sono quasi sempre gran parte dei teatri di questa città. Un chiaro segno per an­dare avanti. Con più forza e più passione che mai».

Giuseppina Manin
06 maggio 2009 - www.corriere.it - www.elfo.org

Un «manifesto» per la cultura
Tutti gli interventi al dibattito

A febbraio Davide Rampello, presidente della Triennale, ha avviato la discussione sul Corriere

 

Davide Rampello, presidente della Triennale

Salvatore Carrubba, ex assessore alla Cultura

Giovanni Reale, filosofo

Alberto Abruzzese, sociologo

Francesco Micheli, finanziere e presidente del Festival MiTo

Francesco Casetti, semiologo

Antonio Scurati, scrittore

Rosellina Archinto, editrice

Fabio Novembre, architetto e designer

Paola Calvetti, scrittrice

Giulio Giorello, filosofo

Arnaldo Pomodoro, scultore

Nicolò Cardi, gallerista

Andrée Ruth Shammah, regista

Roberto Abbado, direttore d'orchestra

Severino Salvemini, docente di economia

Dario Fo, premio Nobel

Gianfranco Ravasi, arcivescovo

Grazia Neri, esperta di fotografia

Ermanno Olmi, regista

Massimo De Carlo, gallerista

Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri

Alberto Artioli, sovrintendente

Stefano Mauri, editore

Giancarlo Majorino, poeta

Massimo Vitta Zelman, editore

Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università Cattolica

Luigi Brioschi, editore

Aldo Bonomi, sociologo

Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità

Flavio Caroli, storico dell'arte

Lionello Cerri, produttore

Angelo Torricelli, presidente Facoltà Architettura Civile Politecnico

Fabio Vacchi, compositore

Antonio Ricci, autore tv

Bob Noorda, designer

Sandrina Bandera, sovrintendente della Pinacoteca di Brera

Giovanna Cavazzoni, presidente del Vidas

Roberto Bolle, étoile della danza

Luigi Corbani, direttore dell'Orchestra Verdi

Angelo Guglielmi, autore tv

Carlo Mazzoni, scrittore

Luca Doninelli, scrittore

Franco Loi, poeta

Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit Salone del Mobile

Elio De Capitani, regista


06 maggio 2009

postato da: erica1cate alle ore 19:06 | link | commenti
categorie: interviste, articoli, elio de capitani
martedì, 05 maggio 2009

GLI ANGELS VOLANO DI NUOVO SU MILANO

Riconoscimenti: Premio ANCT 07 (Associazione Nazionale Critici di Teatro). Premio Ubu per il teatro 2007 a Elio De Capitani quale migliore attore non protagonista e Umberto Petranca quale miglior attore under 30. Premio Hystrio ’08 alla regia e due Premi ETI-Gli Olimpici del Teatro ’08, come miglior regia e miglior spettacolo di prosa.
• programma di sala 2008/2009 (1MB pdf)
galleria fotografica
X Fuori Scena - Repubblica.it, Anna Bandettini intervista Elio de Capitani e Ferdinando Bruni. (33.8MB mp3)
X Intervista integrale di Roberto Festa a Tony Kushner - 2007 (61.9MB mp3)
X spot radio (1,3MB mp3)
Video Premio ETI - Gli Olimpici del Teatro 2008: Miglior spettacolo di prosa e Miglior regia
Trailer Angels in America (video)

Recensioni:
Masolino D'Amico su La Stampa
Franco Quadri su La Repubblica
Franco Cordelli sul Corriere della Sera
Gianni Manzella su Il Manifesto
Sandro Avanzo su Liberazione
Maria Grazia Gregori su L'Unità
Renato Palazzi su Il sole 24 ore
Magda Poli su Corriere della sera
Rita Sala su Il Messaggero

Milano per lo spettacolo - Mercoledì 6 maggio h. 18 al Mondadori Multicenter Duomo: Ferdinando Bruni, Elio De Capitani e gli attori della compagnia presentano Angels in America. Conduce Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano.
Mercoledì Naba - Mercoledì 13 maggio h. 18 al Naba, Spazio Elastico Edificio Amaranto (Via Darwin, 20): Ferdinando Bruni e Elio De Capitani presentano Angels in America
ELFO | 5 - 24 maggio 09
ANGELS IN AMERICA
Fantasia gay su temi nazionali
Prima parte: Si avvicina il millennio
di Tony Kushner
traduzione Mario Cervio Gualersi (edita da Ubulibri)
regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Elena Russo Arman, Cristina Crippa, Ida Marinelli, Cristian Maria Giammarini, Edoardo Ribatto, Fabrizio Matteini, Umberto Petranca
scene di Carlo Sala
costumi di Ferdinando Bruni
video Francesco Frongia
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli
produzione Teatridithalia/ERT Emila Romagna Teatro Fondazione

Orario repliche: da martedì a sabato ore 20.30 - domenica ore 16.00

E' valido l'abbonamento Invito a Teatro

angelsinamerica

Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno firmato insieme la regia di questo bestseller del teatro americano, ottenendo da subito il Premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro). A questo riconoscimento sono seguiti, due Premi Ubu ’07, il Premio Hystrio ’08 alla regia e due Premi ETI-Gli Olimpici del Teatro ’08, come miglior regia e miglior spettacolo di prosa.

Angels in America, saga provocatoria e commovente, composta in due parti: Si avvicina il millennio e Perestroika. La prima parte, coprodotta da ERT e da Teatridithalia, ha debuttato con successo al Teatro delle Passioni di Modena nel maggio 2007. La seconda parte, Perestroika, debutterà nell'ottobre 2009 al Festival Vie, Scena contemporanea di Modena.
Il sottotitolo esplicito, Fantasia gay su temi nazionali, non sintetizza tutta la ricchezza dell’opera di Tony Kushner e la complessità dei suoi personaggi: l’autore sa infatti indagare il tema dell’identità in profondità, sondandone tutte le componenti, razziali, religiose e culturali, e riesce a dipingere un mondo - il nostro - nel quale gli esseri umani faticano disperatamente a riconoscersi e accettarsi con consapevolezza e dignità.

Lo scenografo Carlo Sala si è ispirato all’ambiente essenziale del Teatro delle Passioni, creando uno spazio ampio e semivuoto, luogo ideale per le immagini video di Francesco Frongia, capaci di trasformare la scena ora nello skyline che domina Central Park, ora nel panorama di Salt Lake City, nei cumuli di ghiaccio dell’Antartico, in bilico tra realtà e allucinazioni mentali. Il cast è guidato da Elio De Capitani nel ruolo di Roy Cohn (Premio Ubu come miglior attore non protagonista). Insieme a lui un gruppo affiatato di attori non ancora quarantenni: Edoardo Ribatto nel ruolo centrale di Prior, Umberto Petranca in quello di Louis (per il quale a vinto l’Ubu come attore under 30), Elena Russo Arman, Cristian Maria Giammarini e Fabrizio Matteini. Completano il cast due volti celebri della compagnia dell’Elfo: Ida Marinelli e Cristina Crippa.

DALLA RASSEGNA STAMPA:

Per lo storico gruppo milanese ancora uno sguardo politico su realtà nascoste e fiammeggianti in un approccio severo e forte, costruito con semplicità ma anche con profondità nella casta scena di Carlo Sala. Un merito che tocca in egual misura agli interpreti e alla regia illuminista, ma anche carica di sentimento, firmata a quattro mani da Bruni e De Capitani che interpreta da par suo il ruolo di una carogna storica.

Maria Grazia Gregori, l’Unità

È con enorme emozione che si vede e si vive, tra il riso e il pianto, la prima parte di Angels in America. [...] Si sovrappongono dunque le situazioni intime e i dialoghi, in uno spettacolo ricco di fantasia e voglia espressiva che supera i vincoli ambientali, importa fantastiche visioni registrate e ridondanti sonorità. E per una volta si può contare su un’adesione interpretativa di felice compattezza in cui spiccano le tormentate raffigurazioni di Cristian Maria Giammarini e Elena Russo Arman, i trasformismi di Ida Marinelli, l’introspezione di Umberto Petranca e Edoardo Ribatto, assieme al redivivo Fabrizio Matteini.

Franco Quadri, la Repubblica

Cito il film di Nichols perché dalla prima scena De Capitani, nella parte dell’avvocato Roy Cohn, colui che nel 1952 spedì sulla sedia elettrica i coniugi Rosenberg, si diverte a gareggiare con Al Pacino, subito ponendo un problema: non solo chi sia più bravo, più gigionesco, più cattivo; ma che cosa sia la cosiddetta copia rispetto all’originale, e che cosa sia il teatro che nasce come teatro, diventa cinema, e torna a essere teatro. [...] D’altra parte la commistione dei mezzi tecnici e degli stili – da quello della recitazione psicologico-naturalistica a quello barocco delle visioni, sogni nel caso degli uomini, tutti omosessuali, allucinazioni nel caso di Harper, l’eterna moglie americana, insoddisfatta e impasticcata – questa commistione è l’essenza sia formale che concettuale di Kushner. Nel senso della forma per Bruni e De Capitani è una pacchia, un vero tripudio: sono a casa loro, sembrano i committenti di un testo spasmodico e appassionato, poi finito al cinema e in televisione.

Franco Cordelli, Corriere della Sera