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elio de capitani | MF e compagnia bella
aggiornamenti su Marco Foschi, Antonio Latella e altre notizie teatrali
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Quando la guerra invade l’ordinario, cosa resta? Dove finiscono gli ideali, le parole e la morale? L’unico dramma teatrale scritto da Amélie Nothomb, diretto da Cristina Crippa, è un’appassionante parabola su un bene irrinunciabile: la capacità di ricordare,raccontare e immaginare insieme ad altri esseri umani. Interpreta la pièce un cast affiatatissimo: un “corposo e solido (e infaticabile)” Elio De Capitani è il professore universitario “col giusto spirito da intellettuale narcisista”, che divide casa sua con il giovane assistente, Daniel e Marina, amante di turno di Daniel. Fuori, una città presa d’assedio stretta dalla morsa del gelo. Per scaldarsi, i tre protagonisti innescano con graffiante ironia un sottile gioco intellettuale, un complicato distinguo fra buona e cattiva letteratura. Un gioco all’ultimo libro e all’ultima fiammata, “sottolineato con arguzia dalla regia di Cristina Crippa” (Sara Chiappori) prima di affrontare la morte sulla grande piazza coperta di neve.
«Messo in scena - con sobria incisività e una notevole penetrazione nella scrittura fintamente semplice della Nothomb – da Cristina Crippa, che rivela sensibilità e curiosità nei confronti di scelte drammaturgiche non ovvie, Libri da ardere può contare su un trio di interpreti affiatato, a partire da Elio De Capitani, che disegna con profondità e nevrotica, ironica immedesimazione il personaggio del professore al quale si contrappongono idealmente l’inquieta, disperata Marina, interpretata dalla brava Elena Russo Arman, e l’assistente scostante di Corrado Accordino, forse il personaggio più scettico di questo testo senza speranza ma mai melodrammatico».
«La vicenda è quella di un professore di letteratura, interpretato dal bravissimo Elio De Capitani, perfetto nei panni del suo cinico, colto, tromboneggiante e vile personaggio, del suo assistente Daniel, idealista ma non troppo, Corrado Accordino, della giovane allieva Marina, iconoclasta, anoressica, attanagliata dal gelo, la prima a ”soccombere” alla barbarie della guerra, cui dà vita con bel temperamento Elena Russo Arman. (...) Ma la domanda che il testo sollecita non è se in guerra la vita sia più importante della letteratura, bensì: l’uomo privato della ragione, dell’arte, del suo godere per una parola, un quadro, un tramonto, che uomo è?».
Bestseller del teatro americano, che ha fatto incetta di premi nella versione teatrale come in quella televisiva guidata da Al Pacino, Angels in America ha trionfato anche nella messinscena di Bruni e De Capitani, che con la prima parte di questa epopea hanno conquistato i maggiori premi teatrali.
Finalmente va in scena la seconda parte, Perestroika, sempre ambientata nella New York febbrile e onnivora degli anni Ottanta, contenitore ideale delle inquietudini di un’epoca che arriva fino ai nostri giorni. Qui riprende vita l’intreccio che mischia le vite di uomini semplici con quelle di angeli barocchi, di allucinazioni psicotiche che diventano reali e di personaggi storici trasformati in fantasmi.
Ritroviamo dunque i personaggi a cui molti spettatori si erano affezionati: Prior Walter, solo e malato di AIDS, e Louis, il suo ex fidanzato, adesso amante dell’avvocato mormone Joe Pitt; la giovane moglie di quest’ultimo, che in preda alla depressione si costruisce un’identità immaginaria, e sua suocera Hannah, rigida mormone costretta ad allargare le proprie vedute. L’AIDS ha colpito anche Roy Cohn, l’avvocato corrotto, colpevole realmente di aver mandato a morte i coniugi Rosenberg durante il maccartismo.
Il passato non gli fa sconti e gli infligge l’umiliazione di dipendere dalle cure di Belize, “l’infermiera negra del turno di notte, il mio negativo”. Con l’incalzare della morte, i suoi sogni si popolano di incubi e fantasmi: sarà proprio l’apparizione della sua vittima più famosa, Ethel Rosenberg, ad accompagnarlo verso la fine.
IN BOCCA AL LUPISSIMO!!!
ANGELS IN AMERICA PARTE II
Perestroika
Teatro dell'Elfo
16/10/2009 ,
21.00
17/10/2009 ,
15.00
di Tony Kushner
traduzione di Ferdinando Bruni (edita da Ubulibri)
uno spetttacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Cristina Crippa, Cristian Maria Giammarini, Edoardo Ribatto, Fabrizio Matteini, Umberto Petranca, Sara Borsarelli
scene di Carlo Sala, costumi di Ferdinando Bruni
video di Francesco Frongia, luci di Nando Frigerio
coproduzione Teatridithalia ed Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il contributo di Next
Prima assoluta
Durata 2h 45' compresi due intervalli di 10 minuti ciascuno
Atteso debutto per Perestroika, seconda parte di Angels in America progetto nato dalla collaborazione tra Theatridithalia ed Emilia Romagna Teatro. Già bestseller del teatro americano dove all’inizio degli anni Novanta ha fatto incetta di premi, sia al debutto teatrale che nella versione televisiva, il testo di Tony Kushner, pubblicato in Italia da Ubulibri, viene qui messo in scena da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Già registi di Si avvicina il Millennio, Bruni e De Capitani proseguono e portano a compimento il loro impegno curando l’allestimento del secondo capitolo di Angels Perestroika, forti dei numerosi premi ricevuti per l’allestimento della prima parte, e lo fanno rinnovando la fiducia allo stesso cast artistico.
Kushner traccia il ritratto di una New York febbrile e onnivora ed ambienta la storia nel pieno degli anni Ottanta del secolo scorso, cornice ideale delle inquietudini di un’epoca. Una saga contemporanea divisa in due parti che intreccia le vite di uomini semplici e disarmati con quelle di angeli barocchi e narcisisti, di allucinazioni psicotiche che si fanno reali e di personaggi della storia recente degli Stati Uniti d’America.
Come e ancor più che nella prima parte, in Perestroika si moltiplica il gioco di specchi tra realtà, immaginazione e rappresentazione, in un continuo sovrapporsi e sdoppiarsi di scene e personaggi: una sfida per la fantasia creativa dei due registi.
Nella scena conclusiva della prima parte avevamo lasciato Prior Walter solo e malato di AIDS, alle prese con un angelo che gli si era introdotto in casa sfondando il soffitto. Le “visite celesti” in Perestroika s’infittiscono, rivelando quanto questi angeli contemporanei siano creature amareggiate e disorientate, per nulla salvifiche; sembrano anzi aspettarsi qualcosa da Prior, riconoscendo in lui un Profeta. Intanto Louis, ex fidanzato di Prior, è divenuto amante dell'avvocato mormone Joe Pitt, che, a sua volta, ha abbandonato la giovane moglie. Quest’ultima, in preda alla depressione, si costruisce un’identità immaginaria tra i ghiacci dell’Antartide, assistita da Mr Bugia. Hannah, sua suocera, si stabilisce a New York per cercare di riportare i due sposi sulla “retta via” del matrimonio, secondo la confessione mormone.
Nelle scene conclusive di Si avvicina il millennio, i sintomi dell’AIDS iniziavano a minare anche la salute di Roy Cohn, figura storica di avvocato perverso e corrotto, colpevole di aver mandato a morte i coniugi Rosenberg durante il maccartismo. Sebbene “la numero uno delle velate di New York” continui a negare di avere contratto la malattia, il passato non le fa sconti e, con una sorta di contrappasso, gli infligge l’umiliazione di dipendere dalle cure di Belize, “l’infermiera negra del turno di notte, il mio negativo”. Con l’incalzare della morte, le sue notti si popolano di incubi e fantasmi: sarà proprio l’apparizione della sua vittima più famosa, Ethel Rosenberg, ad accompagnarlo verso la fine.
www.elfo.org
www.emiliaromagnateatro.com
LA CONSTANCIA VERAZ
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Dramma giocoso en tres actos
Libreto de Francesco Puttini y Pietro Travaglia
Nueva producción del Teatro Real en coproducción con el Teatro Comunale de Treviso, la Ópera St. Etienne, la Opéra Royal de Wallonie de Lieja, la Ópera de Ruán de la Alta Normandia, y el Teatro Nacional de Sofía
A partir de los 14 años
Teléfono de información de venta de entradas: 91 308 99 99.
Cantantes gandores del 39 Concurso Internacional Toti Dal Monte de Treviso
Orquesta-Escuela de la Sinfónica de Madrid
Introducción: El catálogo operístico de Joseph Haydn es un verdadero tesoro que está todavía por descubrir. Una de las más deliciosas joyas que se encuentran dentro de la larga docena de títulos teatrales es La vera costanza (La constancia veraz), un dramma giocoso cuyo libreto es una versión reducida del elaborado por Francesco Puttini para una obra de igual título con música de Pasquale Anfossi, representada en 1776. La obra fue escrita para la corte de Esterházy y se representó por primera vez el 25 de abril de 1779. Para su reposición, en este mismo escenario, en abril de 1785, al parecer su autor tuvo que rehacer gran parte de la música de memoria, puesto que el original se había perdido. La obra se estrenó en varias ciudades entre 1786 y 1792, con el texto en alemán, y denominada Der flatterhafte Liebhaber (El amante inconstante), y en París se representó en 1791 como Laurette.
Con motivo del 200 aniversario de la muerte del gran compositor austrohúngaro, el Teatro Real ha puesto en marcha un proyecto en coproducción con varias ciudades europeas que supondrá el estreno en España de esta encantadora ópera. El director de escena italiano Elio De Capitani ha querido presentar la ópera como una extravagante locura, llena de personajes cómicos, de una manera nada realista, sino muy sugerente y teatral, jugando con la ambigüedad de la historia. El director musical del Teatro Real, Jesús López Cobos, y José Antonio Montaño se pondrán al frente de la Orquesta-Escuela de la Sinfónica de Madrid y de un equipo de jóvenes cantantes formado por los ganadores de la 39ª edición del Concurso Internacional Toti dal Monte de Treviso, uno de los certámenes más prestigiosos del panorama lírico de todo el mundo.
Emisión en radio: 15/10/2009 19:00 horas. RNE (Radio Clásica)
| Día | Hora | Lugar | Turno | |
|---|---|---|---|---|
| D | 11 de octubre de 2009 | 18:00 | Teatros del Canal | Fuera de abono |
| M | 13 de octubre de 2009 | 11:00 | Teatros del Canal | Sólo colegios |
| X | 14 de octubre de 2009 | 11:00 | Teatros del Canal | Sólo colegios |
| J | 15 de octubre de 2009 | 19:00 | Teatros del Canal | Fuera de abono |
| V | 16 de octubre de 2009 | 11:00 | Teatros del Canal | Sólo colegios |
| S | 17 de octubre de 2009 | 19:00 | Teatros del Canal | Fuera de abono |
- io no, l'avevano visto dei miei amici a genova e a milano...
- beh, lo rifacciamo a fine stagione
- chi va in scena?
- io e Ida!
(milano, teatro dell'elfo, 22.7.09)
http://www.elfo.org/scena.html
... da notare un'assenza sofferta (dalla scena ma nn dalle quinte), un'attesa seconda parte ed alcuni lieti ritorni...
in bocca al lupo fin d'ora!!!
Un angelo azzurro, senza testa né braccia, con ali dorate logorate dall’avvicendarsi delle stagioni, veglia sulla tomba numero 13 al Cimitero Monumentale di Milano. Una passeggiata in quel luogo scatena nella protagonista un flusso ininterrotto di ricordi e pensieri, da cui emergono un passato confuso, apparentemente segnato dal conflitto doloroso e irrisolto con una sorella gemella e dalla morte di una giovane nipotina - di tredici anni - contesa all’amore della madre. «Costretta sempre a scegliere tra me e lei – racconta la protagonista – fra una natura femminile e una natura artistica». Come le due facce di una medaglia, le sorelle hanno caratteri opposti: «di mia sorella dicevano che era femminile. Di me dicevano che ero intelligente. Mia sorella conquistava con la sua femminilità. Io allontanavo con la mia intelligenza… Lei era il grembo! ‘Solo fra uomo e donna il rapporto è ideale’, diceva mia sorella. ‘Solo con se stessi il rapporto è ideale’, dicevo io». Cristina Crippa, dopo il debutto del 2002 allo Spazio Xpò, propone per la prima volta nello spazio dell’Elfo questo intenso ritratto di donna, nata dalla penna sensibile di Pia Fontana, narratrice e drammaturga scomparsa prematuramente nel febbraio di quest’anno. Un monologo dai toni concitati, che si fanno via via febbrili e si rispecchiano nel gesto vitale e disperato di dipingere la propria stanza di giallo, di sole e luce, per cancellare il bianco, da sempre odiato, che sa di cliniche e di sepolcri. Si svela lo strazio di una personalità dilaniata, che l’autrice tratteggia con sapiente progressione e che l’attenta regia di Elio De Capitani sottolinea, evidenziando intima fragilità della protagonista, fino alla dolorosa confessione finale.
L’atmosfera di quel capannone spoglio verrà ricreata sul palcoscenico del Teatro dell’Elfo dove la protagonista e gli spettatori saranno a stretto contatto.
Parafrasando il poeta inglese Gray, De Capitani ci propone, toccando la quasi invisibile nostra drammaturgia contemporanea, un’elegia nel Cimitero monumentale di Milano. Un monologo al femminile [...] che racconta la schizofrenia di una donna trasformata in poesia, costretta a trovare un doppio, una sorella immaginaria nella quale sublimare il dolore per la perdita di una figlia. Un’anima metropolitana che traduce nella sua testoriana milanesità il mithos dell’antica tragedia. [...] Cristina Crippa dipinge col giallo, amato dalla figlia scomparsa, le pareti con la cromatica frenesia di Van Gogh e la sfacciata grandiosità spaziale di Polloch. Anima buon e cattiva di Sezuan, questa donna, assumendo come correlativo oggettivo la scultura tomba numero 13 del Monumentale, un angelo senza testa, si abbandona ad un ininterrotto flusso di coscienza alla ricerca di una impossibile catarsi, di una gaddiana cognizione del dolore. L’attrice con la sua dolorosa agilità si arrampica e si muove nella sua bianca cattività obbedendo all’imperativo paint in yellow. La sua interpretazione ricorda a tratti la provocatoria garçonerie della Moreau truffautiana. La sua fonazione è il risultato di una psicosi interpretativa e se da una parte incarna il sospeso flautistico pudore dell’io artistico, proiezione delle pulsioni della figlia, dall’altra si lascia sporcare da una clocharderie che lascia sulla laringe il catrame degli “uomini da marciapiede”.
Una luce livida la colpisce in viso, prima che si impossessi della scena misurandola a passi veloci, ridendo in modo follemente furbesco, imbrattando il muro spoglio di giallo, cullando la latta di vernice come fosse la sua bambina perduta. Cristina Crippa è lì, nello spazio scarno e vuoto, a dar voce e gesti con tutta l’energia che le è propria alla protagonista di La numero 13. [...] Impresa non facile perché il monologo di Pia Fontana è carico di temi dolorosi e delicati, e si addentra senza rete in una impervia analisi della psiche. [...]. La regia di Elio De Capitani attraverso la gestualità espressionista e il vagare fintamente deciso – ma in realtà spaesato – del personaggio ne sottolinea l’intima fragilità, che culmina nella dolorosa confessione finale. E la Crippa, attrice generosa, è brava [...].
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| Elio De Capitani |
Ora dica le sue.
«Tra le carte vincenti di Milano c’è il teatro. Un modello abbastanza straordinario, che ha dato grandi frutti. Un progetto nato in due tempi: nel dopoguerra al Piccolo con Strehler e Grassi che propugnarono un teatro d’arte per tutti. Anni dopo lo stesso concetto fu allargato da un solo spazio a un’intera rete».
Rete che ha incrociato i destini di tanti teatri.
«E ha innescato sinergie inattese. Tra le ultime in ordine di tempo, il nuovo film di Salvatores, tratto dalla commedia di Alessandro Genovesi che abbiamo portato in giro per tutta Italia, Happy Family. O anche l’incontro tra un compositore come Fabio Vacchi, che viene a vedere La tempesta di Bruni e chiede a Ferdinando di fargli da voce recitante per il suo melologo su Prospero presentato qualche settimana fa alla Scala. Dove il 7 dicembre a firmare la Carmen sarà una regista scoperta sulle scene del Crt, Emma Dante. E ancora all’Elfo anni fa un ragazzo sardo, Antonio Marras, vide il Sogno e decise di sognare anche lui. Scappa dalla Sardegna, vai a Parigi, gli suggerì Bruni, ricordandogli che ognuno deve cercare la sua città di libertà. Per noi è stata Milano».
Rispetto a quello dei vostri esordi, oggi però il panorama teatrale sembra meno ricco, meno vivace.
«Non sono d’accordo. Sono nati nuovi teatri, altri giovani di talento stanno sperimentando nuove strade. Penso in particolare a tre spazi: il Teatro Cooperativa, interessante esperimento di teatro di quartiere, il Teatro I e il nuovo Filodrammatici. Il ricambio c’è, e vitalissimo. Se appare meno evidente è perché il teatro è scomparso dalla superficie della città, è diventato catacombale. Rendere pubblico quello che fai è ormai complicatissimo. I costi delle affissioni hanno fatto sparire i manifesti che annunciavano gli spettacoli. Sui muri di Milano trovano spazio solo la moda e il consumo. La creatività c’è sempre, ma è sommersa».
Insomma, Milano sembrascordarsi che deve molto al teatro.
«La rete vera si chiama città. I teatranti che hanno lavorato dal dopoguerra a oggi, anche negli anni bui, hanno contribuito a tenerla viva. Un servizio pubblico enorme. Se nonostante tutto a Milano resiste ancora un forte senso civico, il merito va anche ai suoi teatri».
Come ridargli visibilità?
«Fare ancora più rete. Propongo un’Expo del teatro. La Triennale potrebbe essere la giusta sede per una grande mostra del teatro vivente. L’anno prossimo si aprirà il Puccini, occasione per innescare altri intrecci. Con l’Università, la Civica Paolo Grassi... ».
E Internet, e la tv?
«Chi non ha fatto il suo lavoro è la Rai. In 36 anni non ha ripreso neanche uno dei nostri spettacoli, e temo neanche degli altri teatri. La sede Rai di Milano avrebbe potuto realizzare delle magnifiche teche. Nulla. Quanto a Internet, è un fantastico strumento per facilitare l’accesso alle scene, io lo uso per prenotare i biglietti, ma poi a teatro vado “fisicamente”. Bergman diceva: 'Il teatro dovrebbe essere un incontro tra esseri umani. Tutto il resto serve solo a confondere'. Sottoscrivo».
Il teatro è passione, ma anche educazione
«Per questo da cinque anni tengo dei corsi propedeutici allo Iulm. Contro la stupidità dilagante diffusa da troppi media, bisogna diffondere il virus della curiosità, la malattia della cultura. Forse non saranno tanti a venir contagiati, ma vale comunque la pena di provare. I 120mila spettatori che ogni anno vengono a vederci ci confortano. Ieri sera, per la ripresa di Angels in America, la sala era strapiena. Come lo sono quasi sempre gran parte dei teatri di questa città. Un chiaro segno per andare avanti. Con più forza e più passione che mai».
Giuseppina Manin
06 maggio 2009 - www.corriere.it - www.elfo.org
Davide Rampello, presidente della Triennale
Salvatore Carrubba, ex assessore alla Cultura
Francesco Micheli, finanziere e presidente del Festival MiTo
Fabio Novembre, architetto e designer
Roberto Abbado, direttore d'orchestra
Severino Salvemini, docente di economia
Gianfranco Ravasi, arcivescovo
Grazia Neri, esperta di fotografia
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri
Alberto Artioli, sovrintendente
Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università Cattolica
Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità
Flavio Caroli, storico dell'arte
Angelo Torricelli, presidente Facoltà Architettura Civile Politecnico
Sandrina Bandera, sovrintendente della Pinacoteca di Brera
Giovanna Cavazzoni, presidente del Vidas
Roberto Bolle, étoile della danza
Luigi Corbani, direttore dell'Orchestra Verdi
Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit Salone del Mobile
06 maggio 2009
Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno firmato insieme la regia di questo bestseller del teatro americano, ottenendo da subito il Premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro). A questo riconoscimento sono seguiti, due Premi Ubu ’07, il Premio Hystrio ’08 alla regia e due Premi ETI-Gli Olimpici del Teatro ’08, come miglior regia e miglior spettacolo di prosa.
Angels in America, saga provocatoria e commovente, composta in due parti: Si avvicina il millennio e Perestroika. La prima parte, coprodotta da ERT e da Teatridithalia, ha debuttato con successo al Teatro delle Passioni di Modena nel maggio 2007. La seconda parte, Perestroika, debutterà nell'ottobre 2009 al Festival Vie, Scena contemporanea di Modena.
Il sottotitolo esplicito, Fantasia gay su temi nazionali, non sintetizza tutta la ricchezza dell’opera di Tony Kushner e la complessità dei suoi personaggi: l’autore sa infatti indagare il tema dell’identità in profondità, sondandone tutte le componenti, razziali, religiose e culturali, e riesce a dipingere un mondo - il nostro - nel quale gli esseri umani faticano disperatamente a riconoscersi e accettarsi con consapevolezza e dignità.
Lo scenografo Carlo Sala si è ispirato all’ambiente essenziale del Teatro delle Passioni, creando uno spazio ampio e semivuoto, luogo ideale per le immagini video di Francesco Frongia, capaci di trasformare la scena ora nello skyline che domina Central Park, ora nel panorama di Salt Lake City, nei cumuli di ghiaccio dell’Antartico, in bilico tra realtà e allucinazioni mentali. Il cast è guidato da Elio De Capitani nel ruolo di Roy Cohn (Premio Ubu come miglior attore non protagonista). Insieme a lui un gruppo affiatato di attori non ancora quarantenni: Edoardo Ribatto nel ruolo centrale di Prior, Umberto Petranca in quello di Louis (per il quale a vinto l’Ubu come attore under 30), Elena Russo Arman, Cristian Maria Giammarini e Fabrizio Matteini. Completano il cast due volti celebri della compagnia dell’Elfo: Ida Marinelli e Cristina Crippa.
Per lo storico gruppo milanese ancora uno sguardo politico su realtà nascoste e fiammeggianti in un approccio severo e forte, costruito con semplicità ma anche con profondità nella casta scena di Carlo Sala. Un merito che tocca in egual misura agli interpreti e alla regia illuminista, ma anche carica di sentimento, firmata a quattro mani da Bruni e De Capitani che interpreta da par suo il ruolo di una carogna storica.
È con enorme emozione che si vede e si vive, tra il riso e il pianto, la prima parte di Angels in America. [...] Si sovrappongono dunque le situazioni intime e i dialoghi, in uno spettacolo ricco di fantasia e voglia espressiva che supera i vincoli ambientali, importa fantastiche visioni registrate e ridondanti sonorità. E per una volta si può contare su un’adesione interpretativa di felice compattezza in cui spiccano le tormentate raffigurazioni di Cristian Maria Giammarini e Elena Russo Arman, i trasformismi di Ida Marinelli, l’introspezione di Umberto Petranca e Edoardo Ribatto, assieme al redivivo Fabrizio Matteini.
Cito il film di Nichols perché dalla prima scena De Capitani, nella parte dell’avvocato Roy Cohn, colui che nel 1952 spedì sulla sedia elettrica i coniugi Rosenberg, si diverte a gareggiare con Al Pacino, subito ponendo un problema: non solo chi sia più bravo, più gigionesco, più cattivo; ma che cosa sia la cosiddetta copia rispetto all’originale, e che cosa sia il teatro che nasce come teatro, diventa cinema, e torna a essere teatro. [...] D’altra parte la commistione dei mezzi tecnici e degli stili – da quello della recitazione psicologico-naturalistica a quello barocco delle visioni, sogni nel caso degli uomini, tutti omosessuali, allucinazioni nel caso di Harper, l’eterna moglie americana, insoddisfatta e impasticcata – questa commistione è l’essenza sia formale che concettuale di Kushner. Nel senso della forma per Bruni e De Capitani è una pacchia, un vero tripudio: sono a casa loro, sembrano i committenti di un testo spasmodico e appassionato, poi finito al cinema e in televisione.