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giovedì, 17 settembre 2009

CHE TRAGEDIA! AL TEATRO QUIRINO PER REVOLUTION MAD

Che tragedia!

dalle ore 20:45 - Continua al Teatro Quirino- Vittorio Gassman il Festival Revolution MAD - Maestri Avanguardie Derive del Teatro Contemporaneo: Lorenzo Gleijeses, Egumteatro e il Teatro Stabile di Calabria presentano questa sera lo spettacolo 'Che Tragedia'.

La regia è affidata ad Annalisa Bianco e Virginio Liberti, che così raccontano il progetto:"La nostra avventura nel labirinto tragico è vissuta da giovani attori. Sappiamo che l'aspettativa di vita nell'antica Grecia era di 40 anni. Aldilà della filologia, quello che ci interessava era formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione attoriale come si faceva un tempo, cioè, attraverso la realizzazione di spettacoli".


Sul palco per questa sperimentazione teatrale Lorenzo Gleijeses, Andrea Capaldi, Armando Iovino, Davide Pini Carenzi. Scene e costumi Rita Bucchi. Con Revolution Mad il Teatro Quirino vuole includere, all'interno di uno spazio istituzionale, tanto le realtà più importanti e consolidate della scena contemporanea, quanto i nuovi talenti della ricerca fioriti negli ultimi anni.


Il 15 settembre è iniziata la programmazione del Teatro Quirino- Vittorio Gassman con il Revolution – MAD –Maestri Avanguardie Derive del teatro contemporaneo.

 

Siamo convinti della necessità di immaginare un domani sondando quello che succede oggi su altre sponde ed in altri continenti teatrali, di dare spazio a nuove sensibilità e nuovi linguaggi, di ricercare vie espressive che sfuggano alle catalogazioni e che sfocino in un teatro nuovo per abbattere così le barriere tra i pubblici di genere. Aprire a nuove forze, a ricerche artistiche differenti, non fossilizzarsi in proposte unidirezionali, accogliere spettatori mai incontrati prima: MAD è uno spaesamento con cui desideriamo arricchire la nuova identità del Teatro Quirino.

 

MAD sarà un modo per ricordare, all'interno della tradizione del grande attore di prosa, la lezione di maestri come Jerzy Grotowski, Eugenio Barba e l’Odin Teatret, Leo De Berardinis;un modo necessario per includere, all'interno di uno spazio istituzionale, tanto le realtà più importanti e consolidate della scena contemporanea, quanto i nuovi talenti della ricerca fioriti negli ultimi anni. Uno spaesamento, una rivoluzione anche nel modo di intendere gli spazi del teatro: per ogni spettacolo ci sarà una collocazione diversa della scena e del pubblico, con gli spettatori che saliranno sul palco e i performer che invaderanno tutti gli spazi interni, fino al foyer, per arrivare all'esterno del teatro ed oltre.

 

Con MAD, pazzo Quirino, proponiamo un ricambio-scambio di linguaggi, ricerche, generazioni, visioni, necessità... La rivoluzione del/nel Teatro Quirino riguarda il suo mettersi in marcia su nuove rotte che vediamo e sappiamo conducono ad esperienze importanti e non più trascurabili. Un attraversamento di campi, geografie e modi esplorativi apparentemente lontani tra loro ma che hanno in comune una ricerca ed un modo di orientarsi personale, riconoscibile, autoriale e autonomo. Una Rivoluzione-Rigenerazione tramite una calcolata follia che muova il Teatro Quirino e lo porti a mettere in atto le sue potenzialità in più direzioni, a 360 gradi.

 

Lorenzo Gleijeses

 

 

 

 

 

postato da: erica1cate alle ore 16:57 | link | commenti
categorie: eventi, festival, programma, andrea capaldi
mercoledì, 09 settembre 2009

IO HITLER AL TEATRO FRANCO PARENTI

Il Corriere della Sera: «Un Hitler iperrealista per scuotere le coscienze»

Posted By Giuseppe Genna On 7 settembre 2009 @ 16:46 In Hitler - romanzo | Comments Disabled

La scheda dello spettacolo IO HITLER [1]
Il trailer di IO HITLER [2]
Il Corriere della Sera su IO HITLER [3]
Estratto dal libretto di IO HITLER [4]
Audiointervista al regista di IO HITLER [5]
Il Corriere della Sera – Milano su IO HITLER [6]

[clicca sull'immagine per la versione pdf [7]]

Franco Parenti / L’azione teatrale di Del Corno dal libro di Genna
«Un Hitler iperrealista per scuotere le coscienze»
di DANIELA ZACCONI

La passione civile declinata in sen­so storico è una spinta creativa forte per il compositore Filippo Del Corno: basta pensare all’opera «Non guardate al domani», sul rapimento di Aldo Moro. Questa ispirazione si concre­tizza ora in «Io Hitler», azione di teatro musicale proposta in prima assoluta il 9 e 10 al Parenti nell’ambito di MiTo (oggi alle 11.30, sempre al Parenti, il musici­sta, il librettista Giuseppe Genna e il regi­sta Francesco Frongia la presentano al pubblico).
«Sono arrivato a misurarmi con que­sto personaggio scomodo grazie alla sug­gestione di Hitler , il libro di Genna usci­to un paio di anni fa, che compie un’ope­razione radicale e coraggiosa» racconta Del Corno. «Genna invita a confrontarsi con il dittatore, a considerare se sia un uomo, rovesciando il titolo di Primo Le­vi, dove l’idea era rivolta alle vittime dei lager deprivate dell’umanità. Punto di partenza interessante: credo che l’esorci­smo praticato dal ‘900 nei confronti di Hitler sia stato quello di considerarlo un ‘alieno’. Invece era un uomo, e uomini erano i milioni di persone che gli hanno dato il consenso provocando una delle più grandi tragedie della storia».
L’azione teatrale, interpretata dall’atto­re Fulvio Pepe e dall’ensemble «Sentieri selvaggi» diretto da Carlo Boccadoro (scene e costumi di Giovanni De France­sco), racconta il dittatore dai 17 ai 44 an­ni, quando prende il potere. «Partendo dal libro, Genna ha scritto un testo nuo­vo » prosegue Del Corno. «L’azione teatra­le è frutto del lavoro dell’intera équipe, che ha scelto di rappresentare Hitler in modo iperrealista. La forza di Hitler era la sua retorica, capace di una coercizione emotiva che superava il significato delle cose che diceva e stava nel ritmo con cui parlava. Con la ’speech melody’, ho tra­sformato alcuni suoi discorsi in musica, inscindibile dalla recitazione».
«Inoltre» conclude Del Corno «ci sono apparizioni fantasmatiche di autori del passato come Wagner e Czerny, che ri­mandano alle frequentazioni musicali di Hitler. Presenze melodiche che serpeg­giano nell’ensemble, alimentando il sor­do rumore che è la musica del pensiero di Hitler».

IO HITLER, Teatro Franco Parenti, 9 e 10 settembre. Ore 21. Tel. 02.88.46.47.25. Ingr. 10 euro


Article printed from G I U S E P P E  G E N N A: http://www.giugenna.com

URL to article: http://www.giugenna.com/2009/09/07/iohitlercorrieremilano/

URLs in this post:

[1] La scheda dello spettacolo IO HITLER: http://www.mitosettembremusica.it/it/programma/09092009-2100-teatro-franco-parenti.html

[2] Il trailer di IO HITLER: http://www.youtube.com/watch?v=fp60atbnqfY

[3] Il Corriere della Sera su IO HITLER: http://www.giugenna.com/2009/08/31/io-hitler-sul-corriere-della-sera/

[4] Estratto dal libretto di IO HITLER: http://www.giugenna.com/2009/09/01/dal-libretto-di-io-hitler-mein-kampf-branchi-di-scimmie/

[5] Audiointervista al regista di IO HITLER: http://www.giugenna.com/2009/09/04/io-hitler-kondor-rai-radio2-intervista-il-regista-francesco-frongia/

[6] Il Corriere della Sera – Milano su IO HITLER: http://www.giugenna.com/2009/09/07/il-corriere-della-sera-%C2%ABun-hitler-iperrealista-per-scuotere-le-coscienze%C2%BB/

[7] versione pdf: http://www.giugenna.com/wp-content/uploads/2009/09/milano_20090907_10.pdf

 

Filippo Del Corno: io ed Hitler

hitlerLa notizia è freschissima: Adolf Hitler, dittatore nazista, responsabile di uno dei più grandi genocidi avvenuti nel nostro continente, è diventato recentemente protagonista di uno spot contro l’AIDS, in cui la sua figura è stata associata al diffondersi stesso del contagio. Da personaggio storico tridimensionale Hitler sembra trasformarsi oggi in un’icona virtuale. A dispetto di questa raffigurazione simbolica, mercoledì 9 settembre presso il Teatro Franco Parenti, Filippo Del Corno presenta a MITO Milano uno spettacolo incentrato sulla figura storica di Hitler. Il lavoro è una piece di teatro musicale, scritta da Giuseppe Genna e rappresentata musicalmente dall’Ensemble Sentieri Selvaggi. Insieme a Del Corno vi anticipiamo i contenuti dello spettacolo, che debutterà in scena proprio a MITO.

Filippo, cosa si dovranno aspettare gli spettatori di “Io Hitler”?
filippo_del_corno_c_f_savastano_per_sitoUn’ora di teatro musicale duro e cupo. La drammaturgia si articola in 21 piccole scene precedute da un altrettanto breve introduzione: sono come le metope di un frontone greco, che alla fine costruiscono una traiettoria narrativa completa; nel percorso si incontrano vicende note a tutti (come la bocciatura all’Accademia di Arte di Vienna) ad altri episodi meno conosciuti. C’è una grande compattezza tra testo, musica, recitazione, regia, scenografia, esecuzione musicale: insomma tutti gli aspetti di questo lavoro sono nati e cresciuti insieme, con una serie fondamentale di apporti creativi che sono arrivati da tutti coloro che vi hanno partecipato. L’impostazione  iperrealista dell’aspetto visivo dello spettacolo dovrebbe acuire una sensazione di disagio: ci si trova davvero di fronte a un uomo che dice “io Hitler”. In definitiva credo che sia un lavoro a cui è impossibile applicare le tradizionali categorie del bello o del brutto. E se devo essere sincero, non so neanche se la giusta reazione alla fine debba essere l’applauso.

Perché ha scelto di realizzare questo lavoro di teatro musicale su una figura controversa come quella di Hitler?
Ho voluto accogliere il terribile invito con cui Giuseppe Genna apre il suo libro Hitler: “Confrontatevi con lui. Considerate se questo è un uomo.” Rovesciando il titolo di Primo Levi, Genna ci impone di guardare in faccia Hitler, questa maschera che emette morte e conquista il consenso. Non è più tempo di esorcizzare Hitler affidandosi alla parodia, perché una risata purtroppo non lo seppellisce affatto. E al tempo stesso non credo sia più possibile considerare Hitler come una sorta di apparizione aliena, destinata a non più ripetersi. Hitler ha fatto parte del genere umano, e ha consapevolmente generato, con il concorso di colpa di alcuni milioni di nostri conspecifici, la più efferata tragedia della storia. Tutto questo è avvenuto (e potrebbe ancora avvenire) sulla Terra, non più di ottanta anni fa. Per questo ho sentito l’esigenza di fissare negli occhi Adolf Hitler, e sentirgli dire “Io”.

Lavorando su questo personaggio, anche da un punto di vista
storico, che idea si è fatto dell’Hitler in quanto uomo?

prove_io_hitlerDevo precisare che, mentre il libro di Genna racconta l’intera vita di Hitler, nell’azione di teatro musicale Io Hitler ho chiesto a Genna di scrivere un nuovo testo che si concentra sugli anni di formazione del dittatore, ossia dai suoi sedici anni (1905) fino alle soglie della definitiva presa del potere, quando Hitler ha quarantaquattro anni.
Scandagliando con rigore quegli anni già si scorgono alcuni elementi che andranno a costituire la personalità di Hitler cancelliere del Terzo Reich: è un ragazzo (e poi un uomo) che costruisce una fitta rete di menzogne per mascherare la sua sostanziale nullità. E’ il vuoto assoluto, una sorta di non persona (come ebbe a definirlo genialmente Joachim Fest), che riesce a riempirsi solo di un’ideologia basata sul razzismo e sul totale disprezzo dell’altro. La lunga catena di fallimenti personali che Hitler colleziona nella sua giovinezza non ne fiacca la volontà, anzi è il motore che muove la sua inesauribile necessità di rivalsa fino all’affermazione definitiva. Il giovane Hitler alterna momenti di disperata abulia ad altri di alterata eccitazione, e questa catena di picchi e sprofondamenti saranno tipici anche della sua azione di governo, fino alla disfatta totale.

Su un personaggio come questo, ricordato come autore di uno dei più grandi genocidi della storia dell’uomo, è possibile trovare degli aspetti di umanità, per non dire di positività nel suo agire, nel suo vivere, nel suo essere umano?
Hitler era biologicamente un uomo, non dobbiamo dimenticarlo. E’ stato concepito dall’atto sessuale di suo padre e sua madre, è stato partorito, allattato, e poi ha imparato ad alimentarsi, a giocare, a leggere, e così via. IQuindi ogni aspetto della vita di Hitler è assolutamente umano, ed è proprio questo che dovrebbe atterrirci. La cultura dominante del Novecento ha cercato di esorcizzare Hitler relegandolo nella sfera di ciò che è alieno dall’umano. Ma questo è un tragico errore, dal mio punto di vista, una forma di rimozione anche delle corresponsabilità che milioni e milioni di umani hanno avuto e continuano ad avere nello spezzare la vita dell’altro per affermare la propria. Detto questo Hitler non ha avuto niente di positivo: l’ordine e l’apparente prosperità della Germania pre-bellica da lui governata erano una distorsione ipnotica, un autorappresentazione di un mondo apparentemente (o forse tragicamente) s-pensierato. E non riesco a provare nessuna compassione, come altri, pur senza alcuna simpatia per il nazismo, invece hanno fatto nei confronti delle sconfitte e delle durezze che comunque hanno costellato la vita di Hitler. In lui io vedo soltanto l’assoluta consapevolezza di una vita votata alla distruzione eall’acquisizione del consenso.

Secondo l’interpretazione data nel suo lavoro, che cosa può
aver portato un uomo a desiderare risolutamente e razionalmente la morte di milioni di propri simili?

Genna ha ben rappresentato nel suo libro, e successivamente nel testo scritto per me, la caratteristica fondamentale della personalità di Hitler: la mancanza di empatia. Senza lasciarsi andare a spiegazioni psicoanalitiche è evidente che ogni atto di Hitler, pubblico o privato, tradisce la totale incapacità di far vibrare dentro di sé i pensieri e le emozioni dell’altro da sé. Ed è anche per questo motivo che nel nostro lavoro Hitler è sempre completamente solo, e anche quando apparentemente sembra rivolgersi ad altre persone parla solo con sé o con la propria immagine.
Questo è l’aspetto di Hitler tragicamente attuale, al di là di ogni  approfondimento storiografico sulle ragioni dell’affermazione del totalitarismo nel primo Novecento: l’Italia di questi ultimi mesi, con le aggressioni agli omosessuali, i barconi ricacciati in mare, le disposizioni che limitano ospedali e scuole ai migranti è un esempio di come Hitler sia sempre in agguato là dove l’altro diventa sinonimo di nemico.

Come si sviluppa la relazione tra la sua musica e il testo di Genna?
sentieri_selvagggi_c_michela_veicsteinas_per_sito_0Ho voluto rendere evidente con un segno estremo proprio la mancanza di empatia: tutta la musica è infatti “costretta” nel registro grave degli strumenti, e non supera mai il do centrale. Mancano tutti i suoni acuti, mancano cioè le vibrazioni. La musica appare quindi dis-percepita, ed è come se Hitler soffrisse di una mancanza fisiologica di percepire le frequenze acute. I suoni che escono dall’ensemble strumentale (clarinetto basso, trombone, 2 pianoforti, marimba, 2 violoncelli) sono la vibrazione malata del nervo acustico di Hitler, metafora sonora della sua mancanza di empatia. Ma è anche centrale nella costruzione della relazione tra musica e testo un altro elemento che ho tratto da Genna, ossia il fatto che Hitler porta all’estremo limite la pratica della retorica (pratica nobile quanto rischiosa) come strumento di coercizione emotiva. La vita di Hitler conosce infatti una svolta, come egli stesso scrive nel Mein Kampf, quando si accorge di saper parlare. La scena centrale di Io Hitler, la vera architrave dell’intero lavoro, è proprio la scena in cui Hitler per la prima volta parla in pubblico, in una birreria durante la riunione di un oscuro partito dell’estrema destra bavarese. Studiandone i discorsi ho pensato che la retorica di Hitler sia costruita non tanto sul senso delle parole che dice, ma sul loro suono, cioè altezze, ritmi, pause. Così ho fatto uno studio tanto disgustoso quanto necessario: ho trascritto utilizzando le tecniche della “speech melody” i discorsi di Hitler, costruendomi così una griglia di altezze e ritmi (e relative pause) che costituiscono la trama sonora dell’ensemble nelle scene dello spettacolo in cui Hitler parla in pubblico. E’ una forma di espressione retorica violenta e basale, che dà vita a un suono che percuote orecchie e cervello andando a smuovere qualcosa di perturbante.

(MITOBLOG - www.mitosettembremusica.it)


giovedì, 03 settembre 2009

DA OGGI MITO SETTEMBRE MUSICA

http://www.mitosettembremusica.it/

Per la sua terza edizione MITO SettembreMusica moltiplica le occasioni di incontro e di dialogo con gli appassionati di musica e, in generale, di eventi culturali. Come sempre, saranno molteplici gli appuntamenti, in luoghi diversi e dedicati a una grande varietà di spettatori. E, a un programma così ricco, si aggiunge una presenza significativa su Internet e sulle reti sociali.
Da quest’anno, il Festival ha un suo blog: MITOBLOG. Un’agorà su cui seguire l’intera rassegna, per scoprirne gli aspetti più intriganti e intimi e soprattutto per condividere con altri le proprie impressioni ed emozioni.
MITO SettembreMusica approda inoltre su facebook uno dei social network più di successo della rete. Su queste pagine, grazie alla partecipazione del pubblico, emerge fortissima la percezione di un Festival capace di animare due città e di renderle un’attrazione unica. Tutto il pubblico è chiamato a dare un contributo.
Un contributo atteso anche su Sistema Musica, il magazine on-line dedicato ai principali eventi legati alla musica classica a Torino e che offre spazio a tutti i concerti torinesi di MITO SettembreMusica e che accoglie i commenti dei melomani della città.
Il Festival conferma infine la presenza delle proprie ricche gallerie fotografiche su flickr.
postato da: erica1cate alle ore 09:11 | link | commenti
categorie: eventi, festival
lunedì, 31 agosto 2009

AMLETO E ORAZIO A ROTTERDAM 16 E 17 SET 2009

NON ESSERE Hamlet’s portraits – AMLETO

Antonio Latella (Italië)
Kleine Zaal


The essence of Hamlet 

Italian director Antonio Latella allows us to watch one of the most frequently performed plays in the history of theatre in a completely new way: Shakespeare´s Hamlet. Together with his charismatic actors he throws himself into the text of this theatrical bible. He takes the perspective of two characters: Hamlet and Horatio. There’s a world of difference between those characters, both in nature and descent. Nevertheless, their solidarity is intense and of immense beauty. In a nonpsychological way and with the most minimal of means, Marco Foschi and Annibale Pavone perform this major play with much flexibility and depth. It seems as if Latella had in mind: “let’s play (with) Hamlet, and let’s listen to him.”

Antonio Latella began his career as a film actor. In 1998, he made his debut as a theatre director with Marguérite Duras’ Agatha. He has now become one of the most important Italian directors of his generation. Since 2007 he has been focussing on unravelling Shakespeare’s most famous play. His staging of Amleto forms the closing part of an extensive project called NON ESSERE Hamlet’s portraits. Latella has made ten separate plays, where each time he highlights another character or theme from Shakespeare’s masterpiece. Playing with styles and language, he investigates the endless possibilities contained within Shakespeare’s scripts.

Performed in Italian with Dutch surtitles

Speellijst
wo 16 sep 20:30 Kaarten
do 17 sep 19:15 Kaarten

Prijs (€)
Normaal 15,00
R'dampas/65+/CJP 13,50
Schouwburgkaart 12,50
TF-Keuzepas 10,00

http://www.rotterdamseschouwburg.nl/deinternationalekeuze/

un grazie sentito e pieno di stupore all'amico e segnalatore Calibanoo :-o

giovedì, 09 luglio 2009

LE NUVOLE: FINALMENTE IL DEBUTTO!!!

 le nuvole locandina
Teatro Nuovo
giovedì 09 luglio - 20:00
venerdì 10 luglio - 17:00
sabato 11 luglio - 16:00
sabato 11 luglio - 20:00
domenica 12 luglio - 16:00 
 
Le nuvole

Prima assoluta
 
Νεφέλαι di Aristofane
 
Traduzione Letizia Russo
Regia Antonio Latella
 
Con
Marco Cacciola, Annibale Pavone,
Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani
 
Scene e costumi Annelisa Zaccheria
Suono e musiche Franco Visioli
Ideazione luci Giorgio Cervesi Ripa
 
Produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con
Spoleto52 Festival dei 2Mondi
 
La partecipazione del Teatro Stabile dell´Umbria a Spoleto 52 Festival dei Due Mondi nasce dal legame ideale che unisce le due Istituzioni, da sempre votate al sostegno e alla promozione delle arti sceniche: con questo spirito, lo Stabile umbro presenta in prima assoluta al cinquantaduesimo Festival di Spoleto Le Nuvole di Aristofane, per la regia di Antonio Latella.
 
Nel 423 a. C., quando Le Nuvole va in scena per la prima volta, Aristofane (presumibilmente 450 – 388 a.C.) è un giovane commediografo già affermato che coglie con la nuova opera, forse, il suo successo più importante. Ancora oggi Le Nuvole è la commedia antica più rappresentata, assieme a Gli Uccelli, a Lisistrata e a Le Rane, appartenenti alla maturità del commediografo.
Il suo esordio era avvenuto, più o meno, quattro anni prima, quando Atene, sfiancata da una violenta epidemia di peste, era già nel pieno della guerra del Peloponneso. Le sue prime due commedie non ci sono pervenute ma ne conosciamo l’argomento e sappiamo che, fin dai suoi inizi, Aristofane calò la realtà contemporanea nel genere comico e, più di una volta, personaggi pubblici dell’epoca hanno agito nel suo teatro, fatti oggetto dal commediografo di una satira aggressiva e pragmatica. Il giovane Aristofane viveva il suo presente come decadenza dell’età d’oro di Atene e contestava sia la politica della supremazia ad ogni costo, sia la filosofia e la poesia che si erano allontanate dalla tradizione e ricercavano nuovi metodi e nuovi linguaggi. Socrate, suo contemporaneo, anche se più vecchio di quasi vent’anni, è il personaggio centrale de Le Nuvole, rappresentato come un buffo vecchio, che però parla da sofista ed è maestro di disonestà intellettuale. L’involontario protagonismo di Socrate in questa commedia ha da sempre suscitato curiosità e divertimento nei lettori e negli spettatori.
 
“LE NUVOLE sono tutto e non sono niente, sono i nostri desideri e le nostre paure, le nostre gioie e i nostri orrori, e diventano tutto ciò che vogliamo ma non potranno mai essere. Eppure in quel gesto estremo compiuto dall’uomo (la distruzione per la sopravvivenza) la sola cosa che si salverà sono LE NUVOLE che non sono mai state e mai esistite, quindi sono indistruttibili, come i pensieri, LE IDEE […]
Il giuoco del Teatro si moltiplica in questa commedia umana, la porta della conoscenza si è fatta minuscola, varcarla è impegnativo ma è dietro a quel cancello di velluto rosso che si imparano i trucchi della finzione, a bluffare sulla verità o a saperla riconoscere […]
Questa commedia antica non mette in scena un personaggio ma l’ICONA di un PERSONAGGIO, che ha nome SOCRATE e il luogo che lo ospita, IL PENSATOIO, è il vero personaggio con il quale Strepsiade si deve confrontare: un luogo non luogo, uno spazio che ha porte da varcare ma non ha pareti, una stanza dove il Maestro può sospendersi nell’aria, lontano dalla banalità della forza di gravità; solo così può pensare, riflettere, creare, preparare discorsi giusti e ingiusti, un luogo dove l’inafferrabile diventa forma ma resta incomprensibile per il suo continuo mutare essenza. Il Pensatoio, personaggio che non è maschile né femminile, non può essere, come ironicamente Aristofane fa dire a Socrate, né pollo né polla. […]”.
Antonio Latella
Antonio Latella
nasce a Castellammare di Stabia nel 1967. Dopo aver frequentato la scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Franco Passatore e la scuola de La Bottega Teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman, inizia la sua professione teatrale come attore. Dal 1986 al 2000, lavora, fra gli altri, con: Pagliaro, Di Marca, Ronconi, Gassman, Castri, De Capitani, Syxty, Bruni, Piscitelli. Fra il 1997 e il 1998, mette in scena i suoi primi spettacoli come regista. Nel 1999, con Otello, affronta per la prima volta il teatro di Shakespeare; a questa, seguono le messinscene di: Macbeth, Romeo e Giulietta, Amleto. Nel 2001 vince il premio speciale Ubu per il progetto “Shakespeare e oltre”. Torna a Shakespeare, una prima volta nel 2001, con uno studio sul Riccardo III, poi, nel corso del 2003, mette in scena La dodicesima notte, La tempesta, La bisbetica domata. Parallelamente, dal 2001 al 2004, si dedica anche a Genet (Stretta sorveglianza, I negri, Querelle) e a Pasolini ( Pilade, Porcile, Bestia da stile). Nella primavera 2004 è all’Opéra di Lione con l’Orfeo di Monteverdi, sua prima regia lirica, alla quale seguono, nell’autunno dello stesso anno, la regia dell’Orfeo e Euridice di Gluck al Piccinni di Bari e, nel luglio 2005, la regia della Tosca di Puccini allo Sferisterio di Macerata. Nel 2004, riceve il premio Vittorio Gassman come miglior artista dell’anno. Nel novembre dello stesso anno, con Edoardo II, affronta per la prima volta il teatro di Christopher Marlowe. A ottobre 2005, porta in scena un testo filosofico di Giordano Bruno mai rappresentato prima, La cena de le ceneri, premiato dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro: “Spettacolo dell’anno”, nel settembre 2006. Nel giugno 2006, al Festival delle Colline Torinesi, a conclusione di un intenso lavoro di sperimentazione iniziato nell’inverno 2004 a Berlino, Latella presenta al pubblico italiano lo Studio su Medea, un racconto in tre capitoli del mito di Medea. Premio UBU 2008, come migliore spettacolo dell’anno. Durante l’estate 2006, ha condotto l’Atelier su Pericle, nell’ambito della terza edizione del Progetto Thierry Salmon, diretto da Franco Quadri per l’Ecole des Maîtres. Dal lavoro dell’Atelier è scaturito lo spettacolo Pericle, da William Shakespeare, di cui Latella ha curato adattamento e regia, presentato come “Creazione del Progetto Thierry Salmon – la nuova Ecole des Maîtres 2006 - 2007 diretto da Franco Quadri”, che ha debuttato nel luglio 2007 al Festival del Teatro della Biennale di Venezia – 39. Nella Stagione Teatrale 2006/2007, ha messo in scena Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder, con Laura Marinoni protagonista e con alcune delle attrici del suo gruppo comprimarie, e Aspettando Godot di Samuel Beckett, con un quartetto dei suoi attori nei ruoli principali. A ottobre 2007, ha debuttato in prima assoluta al San Nicolò di Spoleto con un’elaborazione drammaturgia da Moby Dick di Herman Melville, che ha segnato l’incontro fra Latella e Giorgio Albertazzi, interprete ideale del Capitano Achab, circondato da un bel gruppo di attori, assidui compagni di lavoro del regista. Nel marzo 2008, Latella ha messo in scena alla Schauspielhaus di Colonia La trilogia della villeggiatura, con attori tedeschi e italiani. Intanto, fin dall’inizio del 2007, aveva cominciato a lavorare con tutto il gruppo su un progetto di studio e smontaggio di Amleto, che ha debuttato in prima assoluta nel giugno 2008 al Teatro Astra di Torino, nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi, con il titolo: NON ESSERE progetto Hamlet´s Portraits.
Il 14 maggio scorso ha debuttato alla Schauspielhaus di Vienna, nell’ambito delle Festwochen, con Wild wuchern die Wörter in meinen Kopf. Ein Triptychon (Selvaggiamente le parole lussureggiano nella mia testa. Un trittico), drammaturgia di Alexandra Millner sulla base dei testi di Josef Winkler.
Da sempre Antonio Latella vive il suo lavoro come un bisogno primario: si avvicina a un autore, al suo mondo, al suo tempo e vi si ferma a lungo. Comunque, arriva alla messinscena sempre attraverso un percorso laboratoriale di conoscenza. Questo suo modo di lavorare fa sì che ogni sua regia sia, al contempo, uno spettacolo a sé e parte di un progetto di ricerca e ha favorito, nel tempo, la formazione di un gruppo di attori e di collaboratori con i quali egli mantiene un rapporto di elezione.

 le_Nuvole

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lunedì, 29 giugno 2009

E' IN RETE L'AVANT-PROGRAMME DI TEATRIDITHALIA

 

http://www.elfo.org/scena.html

... da notare un'assenza sofferta (dalla scena ma nn dalle quinte), un'attesa seconda parte ed alcuni lieti ritorni...

in bocca al lupo fin d'ora!!!

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venerdì, 26 giugno 2009

SPOLETO52

 

DAL 26 GIUGNO AL 12 LUGLIO 2009

www.festivaldispoleto.com

 

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categorie: eventi, festival, antonio latella
domenica, 21 giugno 2009

METTI UNA SERA AL SAN CARLO DI NAPOLI...

La 'Villeggiatura' di Latella a Napoli

 

La trilogia della villeggiatura (photo: teatrofestivalitalia.it)

La trilogia della villeggiatura (photo: teatrofestivalitalia.it)

La bellezza controcorrente di questa “Trilogia della villeggiatura” firmata Antonio Latella  non è una novità. Era infatti già andata in scena nel 2008 in Germania, terra d'adozione di Latella, con il titolo “Die Trilogie der Sommerfrische”, introducendo il pubblico all’utilizzo della doppia lingua, italiano e tedesco, e alla duplice provenienza degli attori.
Gli spettatori, spaventati dalla durata dello spettacolo (cinque ore inclusi due intervalli) e dalle lunghe parti recitate in tedesco, si accomodano straniti e pronti a fuggire al primo intervallo. Poi avviene la magia, e alla prima nazionale al San Carlo di Napoli il pubblico non stacca gli occhi da palcoscenico ed attori; e perfino l’orecchio meno esterofilo si adatta alle dure sonorità della lingua tedesca.

 

Tre le parti, come di consueto. Ma questa volta si assiste a tre spettacoli differenti in uno. La prima parte, riscrittura contemporanea della giovane autrice Letizia Russo, è inquietante. Nessuna ambientazione goldoniana: gli spettatori entrano con un palcoscenico a telone aperto, che resterà tale fino alla fine dello spettacolo, mentre gli attori, figurine in controluce su un palco nero illuminato di spalle da luce bianchissima, posano, camminano, osservano incuriositi il pubblico che si affanna ad accomodarsi, al suono di un ronzio che aumenterà fino all’inizio della recitazione. Al centro solo panche di legno: sedili di una metropolitana o di un tram.
Angosciose figure, che ricordano i “Sei personaggi in cerca d’autore” pirandelliani, fuoriescono e rientrano da un’oscurità irreale. Figure irreali che escono dalla mente del regista, dai fogli del copione, per rendersi vivi agli occhi del pubblico, anime in pena del purgatorio dantesco. E, in alto, i lampadari mobili imprigionati in gabbie giganti: il tempo si è fermato e la ragione è stata imprigionata.

La trama conosciuta tratta di intrecci amorosi fra alcuni ragazzi di famiglia borghese, scatenati da un battibecco nato per un vestito. La partenza per la villeggiatura, più volte rimandata, è imminente. Tra intrighi amorosi, incesti e bancarotte, la villeggiatura - che Letizia Russo trasforma ironicamente in una “buffonata” - si farà.

La seconda parte, goldoniana per ambientazioni, vestiti e parti recitate, si svolge durante la villeggiatura: qui si snodano le vicende amorose, si intrecciano i tradimenti e nascono nuove storie d’amore. Finalmente entra in scena la tanto amata cioccolata goldoniana, anche se i servi, veri protagonisti di questo atto, per vendicarsi dei padroni prepareranno tazze di una mistura puzzolente che scopriremo non essere altro che feci.
Su un sottofondo di cicale, Latella si sbizzarrisce non solo linguisticamente, con un'alternanza tra italiano, tedesco e brevi tratti di latino (mettendo spesso in bocca all’attore tedesco Michaeil Weber difficilissimi versi danteschi), ma soffermandosi anche su un'attenta ricerca musicale: dalla taranta pugliese, ballata sul palco con svenimento finale della giovane Sabina, ad un’antica cantata siciliana che rese famosa Rita Botto, “Mi voto e m’arrivotu suspirannu”.

L’atmosfera del terzo atto cambia completamente: il rientro dalla villeggiatura ha sconvolto tutto. Le coppie si sono rimescolate, le persone che non si amano si sposano, e si abbandona chi si ama davvero. Girano le lettere, gli intrighi, su un palcoscenico svuotato, con botole magiche da cui appaiono e scompaiono gli attori e le loro nuove vite, in cui si ritrovano completamente nudi, così come in scena.
A chiudere la pièce, insieme a Leonardo e Costanza, anche il guanto rosso dell’amore, della passione, della follia e del sentimento torbido indossato da alcuni personaggi: da chi, a turno, tesse i fili della vicenda.

Il pubblico resta immobile (con alcune eccezioni) dalle 19 alle 24 grazie ad uno spettacolo visionario che contiene grandi riferimenti alla storia del teatro moderno e contemporaneo. Ma che non manca di sottolineare la perdita d'identità contemporanea a favore di una logica dell'apparire.
Il trionfo di Latella movimenta (“bene o male, purché se ne parli”) il Napoli Teatro Festival Italia 09, capovolgendo le aspettative di alcuni spettacoli, troppo pubblicizzati ed acclamati, felicemente soppiantati da altri “meno attesi”.


LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA
di Carlo Goldoni
adattamento: Letizia Russo, Antonio Latella
regia: Antonio Latella
produzione: Schauspiel Koln
riallestimento commissionato da Napoli Teatro Festival Italia
durata: 280'
applausi del pubblico: 3' 50''
prima nazionale
 
Visto a Napoli, Teatro San Carlo, il 13 giugno 2009

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sabato, 13 giugno 2009

La "Trilogia della villeggiatura" secondo Antonio Latella al Napoli Teatro Festival

Due giorni a Napoli (13 e 14 giugno) per mostrare il risultato di uno scambio culturale tra attori tedeschi e italiani, l'opera di Goldoni anche come possibilità di ragionare sul teatro.

di  Andrea Pocosgnich (link)

Dopo Servillo ecco un altro celebrato e premiato artista italiano cimentarsi con l’emblematica opera goldoniana. Il 13 e 14 giugno Antonio Latella presenterà al Teatro San Carlo, nell’ambito del Napoli Teatro Festival, il suo lavoro sulla Trilogia della villeggiatura. Lo spettacolo prodotto dalla Schauspiel Koln andò in scena proprio a Colonia nel Marzo del 2008 con un ensemble di attori tedeschi e italiani che, come afferma il regista, “si confrontano e in qualche modo si seducono nel nome del teatro o dell’amore”.

La storia sulle due famiglie diventa l’incontro di due culture, quella tedesca e quella italiana, di due lingue che, come afferma Latella, “diventano una lingua e una cultura sola” e il canovaccio goldoniano diventa uno spunto per ripensare il teatro e “un viaggio verso la conoscenza”. Latella ha diviso i tre momenti (smanie, avventure e ritorno) in tre stazioni differenti, ognuno con una sua autonomia scenica, nel primo la lingua è “ricostruita” viene avvicinata insomma ai giorni nostri, mentre nella seconda parte c’è un ritorno alla lingua originaria con l’uso del dialetto, per arrivare poi alla terza parte in cui la parola è rarefatta, qui si assiste, lo afferma il regista a “un quadro pittorico dove le parole sono poche, dove diventa difficile parlare”.

Trilogia della Villeggiatura
di Carlo Goldoni
adattamento Letizia Russo, Antonio Latella
regia di Antonio Latella
produzione Schauspiel Koln
riallestito da Napoli Teatro Festival Italia

in scena
13, 14 giugno (ore 19.00)
Teatro di San Carlo -
Napoli Teatro Festival

postato da: cabepfir alle ore 09:50 | link | commenti (1)
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lunedì, 08 giugno 2009

MEDEA E' STATA A SIBIU

Sibiu International Theatre Festival

Welcome to the Sibiu International Theatre Festival

 

The 16th edition of the Sibiu International Theatre Festival will take place between the 28th of May and the 7th of June 2009 and with the theme "INNOVATIONS", coming to support the initiative of the European commission, which declared 2009 the Year of creativity and innovation.  The STIF, the most important annual theatre and performing arts festival in Romania and the third in the world, given its magnitude, proposes a program that brings participants from 70 countries and presents 350 events that take place in 55 venues, awaiting 60000 spectators per day. Renowned companies from the world of performing arts, Romanian and foreign stage directors, critiques, local and regional tourism operators, foreign cultural operators, tens of thousands of local, regional and international spectators meet in Sibiu for 11 days to celebrate creation within a cultural event whose sole purpose is promoting value at an international level.

The cultural offer of this edition is quite rich and varied, embracing representative productions of Romanian theatres, important international productions, street performances taking place in the old city, it's fortresses and medieval fortified churches, theatre-dance performances(flamenco and contemporary dance), light shows, music, pantomime, conferences, debates, photography expos, book-launches, meetings of international networks.

Theatre Performances - Event Performances

Metamorfoze

In premiere, The "Radu Stanca" National Theatre, Theatre D'Esch-Sur-Alzette and  Centre Culturel de Rencontre Abbaye de Neumünster will present Ovidiu's "Metamorphosis", directed by Silviu Purcarete, a mega-performance originally made in Luxembourg in 2007 for the Sibiu and Luxembourg and the Great Region - Capital Cultures of Europe programs. With "Metamorphoses" Purcarete succeeds in grasping the core of Ovidiu's poems and conquers their essence, creating a complete sensory experience, a disturbing and memorable performance, presented to the Romanian public with a new cast on the 28th and 29th of May.

Another two impressive creations of Silviu Purcarete will be presented on the 30th of May and the 6th of June: "Faust" by J. W. Goethe ("Radu Stanca" National Theatre of Sibiu, 2007) and "The mountain giants" by Luigi Pirandello ("Vasile Alecsandri" National Theatre of Iasi, 2009).

This edition of the Sibiu International Theatre Festival hosts some of the most important theatre stage directors of international level, giving the Romanian audience extraordinary performances based on classical texts. Eimuntas Nekrosius presents Anton Chekov's "The cherry orchard" (International Stanislavsky Foundation, Russia, and Theatre „Meno Fortas", Lithuania), an event performance on the Russian stage, in which the actors play magisterially, creating a tender, loving, joyful and even disappointing atmosphere. Andriy Zholdak proposes an avant-garde montage of Georg Büchner's „Woyzeck" (Agency Culture-Europe, Ukraine), and Antonio Latella holds a "Study of Medeea", after Euripides (Teatro Stabile dell'Umbria, Italia).

Dance performances

Monger

Theatre-dance performances occupy, this year as well, an important place in the Sibiu Festival's schedule. Polish Dance Theatre (Poland) present the performance „Carpe Diem", choreography Ewa Wycichowska, who invite us to feel things with all our being and to assimilate colours, tastes, sounds, movements in a suspended moment between past and future. The Flamenco Company Adrian Sanchez (Spain) present 12 types of flamenco in a single show that overflow with energy and harmony: „Taracea". The Suzanne Dellal Centre (Israel) propose in the performance „Monger", choreography Barak Marshall, a precise theatrical body language, which includes contemporary ethnic motives, and Nadine Bommer Dance Company (Israel), a humoristic dance inspired by animation in „Manimation", choreography Nadine Bommer.

Street performances

 

Impressive street performances, of installations or itinerants, circus elements, exploiting air, water or fire, will animate yet again the historical centre of the city. The French company Korbo presents a „Elephant parade" of lights, Treteaux du Coeur Volant (France) brings us the miracle of technology which create life in the performance „Coconi", Teatro do Mar (Portugal) gives life to the Faust's myth in the performance „Daimonion", which unites theatre, dance and circus, Neighbourhood Watch Stilts animate the streets with huge birds and ants in „Les oiseaux de lux" and „The ant Orchestra", cal Y Canto Teatro (Spain) creates a panorama of fantastic animals that swarm over the public in „A-Ta-Ka!" , and the Malabar Company (France) presents us with two fantastic journeys with „L'Odyssée des Saltimbanques" and „Le Voyage des Aquarêves".Parada elefantesca

Music performances

 

Tito TarantulaAs far as music goes, The International Theatre from Sibiu is preparing us two special moments of fado, traditional Portuguese music, with the group Fado Português (Portugal) and Stockholm Lisboan Project (Portugal/Sweden), a project that concentrates on the creation of musical ports between north and south, taking on Portuguese music, as well as the Scandinavian one. Also, the Mexican-American group Tito & Tarantula, famous for hits life „After Dark", „Back to the House that Love Built", „Strange Face to Love" or „Angry Cockroaches", will perform for the first time in Romania, in this Festival from Sibiu.

Major events of the festival

Throughout the festival there will be exhibitions, book launches, reading-performances and lectures, that will bring personalities of the national and international cultural world, like Jonathan Mills, Theodor Paleologu, Horia Roman Patapievici, George Banu, Andriy Zholdak, Mike Phillips, Saviana Stănescu, Emile Lansman or Mircea Dinescu. The 16th edition of the Performance Scholarship will take place from the 3rd to the 6th of June.

A major event of FITS 2009 is the exhibition organised by the Centre for Documentation of Tadeusz Kantor's work CRICOTEKA, Cracow, with original design pieces from "Closed Work", which fit perfectly in the context of George Banu's book launch "Repetitions and renewed theatre - the century of stage direction".

Organizers

The Sibiu International Theatre Festival is organized by The "Radu Stanca" National Theatre of Sibiu with the support of the City Hall of the City of Sibiu, the Local Council of the City of Sibiu, the Ministry of Culture, Cults and National Heritage, the "Lucian Blaga" University of Sibiu, the Council of Sibiu County.

Co-organizers: "Democracy through culture" Foundation, Romanian Lottery.

Associated producers: the Romanian Television Society and the Romanian Radio broadcasting Society.

This event takes place under the high patronage of the President of Romania and of the Representative of the European Education, Training, Culture and Youth Commission.

  www.sibfest.ro

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categorie: eventi, festival